Eurobarometro antibiotico resistenza, solo il 39% italiani sa che antibiotici come promotori crescita è proibito

1 Luglio 2016
Eurobarometro antibiotico resistenza, solo il 39% italiani sa che antibiotici come promotori crescita è proibito

L’antibiotico-resistenza è un tema di grande attualità, che vede sforzi concertati globali e intersettoriali: se in Europa Efsa collabora con l’Agenzia Europea per la Medicina (EMA) e l’European Center for Disease Control (ECDC), la cooperazione vede anche una task force Europa –Usa specifica. E più recentemente, nelle proprie posizioni negoziali, la Commissione europea ha inserito un capitolo proprio sulla resistenza microbica, per provare a coordinare sforzi su una piaga globale. Circa 25.000 decessi ogni anno sono attribuiti in Europa a fenomeni di insensibilità agli antibiotici, ed una cifra di pari entità è considerata attibuibile agli Usa (23.000), ma vi è il forte sospetto che tali dati ne sottostimino la reale portata. Se il piano europeo per contrastare la resistenza microbica (Action Plan on Antimicrobial  Resistance) copre il periodo 2011-2016, proprio ad aprile 2016 la Commissione europea ha voluto, tramite il proprio strumento di indagine “Eurobarometro”, verificare la consapevolezza dei cittadini europei in materia, per capire anche la virtuosità dei comportamenti di utilizzo. E’ proprio un eccessivo e scriteriato uso degli antibiotici, anche grazie alla complicità di medici accondiscendenti alle richieste dei pazienti, che si deve almeno in parte la resistenza agli antibiotici da parte dei ceppi sempre più aggressivi di batteri.

Si riduce l’uso di antibiotici

Sebbene oltre 1/3 degli europei abbia fatto uso di antibiotici nell’anno solare che precede l’indagine, il consumo è nel complesso diminuito di circa il 6% , ma con enormi variazioni tra i paesi. L’Italia purtroppo rimane uno dei paesi che abusano maggiormente di antibiotici (con il 43% dei cittadini che ne ha fatto uso nell’ultimo anno, a livello domestico), secondo tra i grandi paesi solo alla Spagna (47%). Per un confronto, la Svezia ha solo un 18% di uso, l’Olanda un 20% e la Germania un 23%.

Inoltre circa il 73% dei cittadini intervistati dichiara di aver ottenuto gli antibiotici dal proprio medico tramite prescrizione: una cifra troppo elevata. Basterebbe agire quindi sui medici per ridurre significativamente il consumo di antibiotici da parte dei pazienti.

Bassa conoscenza

Ma le conoscenze generiche e specifiche sugli antibiotici e meccanismo di azione sono in buona parte ancora ignorate: il 57% degli europei non sa che gli antibiotici non hanno alcuna efficacia contro i virus; la causa principale che ha motivato a prender gli antibiotici? Bronchite (18%), influenza (16%) e dolore alla gola (14%): tutti sintomi che possono essere attribuiti ad un quadro virale.

Le conoscenze sugli antibiotici e sul fenomeno dell’antibiotico resistenza rimangono basse, con la maggioranza degli europei (57%) che non sa che gli antibiotici sono inefficaci contro i virus, ad esempio. Solo il 28% degli italiani –contro il 72% degli svedesi- sa che gli antibiotici non uccidono i virus- siamo al quart’ultimo posto in Europa-. Solo il 49% degli italiani sa che gli antibiotici non sono efficaci per l’influenza, contro il 79% dei finlandesi. Inoltre gli italiani sono i più ignoranti circa la consapevolezza che un uso smodato di antibiotici aumenti la resistenza dei batteri (solo un 49% lo sa), contro il 98% degli svedesi, il 96% degli olandesi, ed il 94% dei danesi e finlandesi.

L’indagine mostra chiaramente che esiste una correlazione virtuosa tra migliore informazione e basso consumo di antibiotici. Un gap culturale insomma che riflette lo stato del paese e che dimostra come sempre più sia necessario fare qualcosa. Solo il 15% degli italiani ricorda di aver ricevuto informazioni per evitare l’abuso di antibiotici. Ma il paradosso italiano è che i nostri connazionali sono quelli che ricevono maggiori informazioni dagli operatori sanitari sugli antibiotici. Informazioni che però non si traducono-evidentemente- né in conoscenza né successivamente in comportamenti concreti.

Allevamento e agricoltura

Nonostante l’abuso di antibiotici per l’uomo, gli italiani dimostrano una tendenziale avversione per l’uso di antibiotici negli allevamenti, anche quando necessario come trattamento.

Solo il 44% degli intervistati italiani è infatti d’accordo con il fatto che gli animali d’allevamento ammalati debbano essere trattati con antibiotici se questo è il trattamento più appropriato (contro il 56% della media europea).

Solo il 39% degli intervistati italiani sa che l’utilizzo degli antibiotici per stimolare la crescita degli animali d’allevamento è proibito all’interno dell’Ue. La media europea è ancora più bassa: 37%.

"La mancanza di consapevolezza che emerge dall’indagine indica che bisogna intensificare gli sforzi", ha detto, il commissario europeo per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, "dando una forte spinta alla ricerca per lo sviluppo di nuovi antibiotici e di alternative agli antibiotici".

La sintesi (in inglese)

La scheda informativa sull’Italia

Il Piano d’azione di lotta ai crescenti rischi di resistenza antimicrobica Ue (2011)