2 Marzo 2016
Vino: 30 anni fa lo scandalo del metanolo: il made in italy dalla quantità alla qualità
Il made in Italy dalla quantità alla qualità: i dati su agroalimentare, meccanica, abbigliamento, legno arredo, occhiali, calzature
Trent’anni fa l’Italia veniva sconvolta da un grande scandalo del settore agroalimentare, quello del metanolo che nel marzo 1986 provocò 23 vittime con decine di persone con lesioni gravi a causa delle intossicazioni causate dalla pratica di ‘dopare’ il vino, col metanolo, un alcool naturale che, aumentato dolosamente, provoca danni permanenti, portando anche alla morte. E’ quanto emerge dal Dossier della Coldiretti con la Fondazione Symbola ‘Accadde domani. A 30 anni dal metanolo il vino e il made in Italy verso la qualità’. Quello che è accaduto dopo nel vino italiano rappresenta una straordinaria metafora del passaggio, ancora in corso non solo nel vino ma in tutto il sistema produttivo italiano, da un’economia basata sulla quantità ad un’economia che punta invece su qualità e valore. Ed è altamente simbolico che i luoghi in cui nacque lo scandalo del metanolo producano oggi vini straordinari e i loro paesaggi sono stati inseriti nei siti Unesco. Anche se molto resta da fare, dopo il metanolo, il mondo del vino e dell’agroalimentare made in Italy ha saputo infatti risollevarsi: scommettendo sulla sua identità, sui legami col territorio, sulle certificazioni d’origine.
“Ora la nuova sfida è quella di rafforzare e difendere le posizioni acquisite combattendo la concorrenza sleale forte e agguerrita dei produttori internazionali che si concretizza nella vinopirateria con le contraffazioni e imitazioni dei nostri vini e liquori piu’ prestigiosi che complessivamente provocano perdite stimabili in oltre un miliardo di euro sui mercati mondiali”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “a preoccupare sono anche i tentativi di minare la distintività delle produzioni come dimostra la recente discussione comunitaria sulla liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione che consentirebbe anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi quali Aglianico, Barbera, Brachetto, Cortese, Fiano, Lambrusco, Greco, Nebbiolo, Picolit, Primitivo, Rossese, Sangiovese, Teroldego, Verdicchio, Negroamaro, Falanghina, Vermentino o Vernaccia, solo per fare alcuni esempi.
“Quello che è accaduto dopo lo scandalo metanolo nel vino italiano – spiega il presidente della Fondazione Symbola Realacci – rappresenta una straordinaria metafora della missione del nostro Paese. La domanda di Italia nel mondo è legata alla qualità, alla bellezza, alla cultura. Per intercettarla l’Italia deve fare l’Italia, andare avanti nel cammino intrapreso verso la qualità e puntare sull’innovazione senza perdere la sua identità. Questa parabola produttiva e culturale che ha nel vino il suo campione riguarda una parte rilevante della nostra economia. Questa tensione costante alla qualità rivela il cuore e il motore del made in Italy. E porta al successo in tutti i settori. Siamo primi per quote di mercato nell’abbigliamento in pelle (19%) e per quelle di macchine per l’industria alimentare (16,6%). I bambini di Shanghai, Pechino, Coney Island e Copenaghen, giocano su giostre italiane che sono le migliori del mondo. Non abbiamo rivali perché i nostri prodotti sono oltre che più belli e flessibili, anche più leggeri e consumano la metà dell’energia delle giostre concorrenti”.