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Crisi: 3 giovani su 4 infelici al lavoro, è fuga in campagna

4 Luglio 2013
Crisi: 3 giovani su 4 infelici al lavoro, è fuga in campagna

?Dall’informatica alle capre, dalla borsa all’agricolonia, dalla toga alla manna

Non c’è solo il problema della disoccupazione, piu’ di tre giovani sotto i 40 anni su quattro (77 per cento) una volta trovato il lavoro pensano di cambiarlo perché sono scontenti. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Swg presentata all’Assemblea nazionale della principale organizzazione agricola dove è stato aperto il primo Open Space “Mollo tutto, nuova vita in campagna“ con le storie, il lavoro ed i curiosi prodotti di chi ha cambiato radicalmente vita per andare a fare l’agricoltore in campagna, realizzando il sogno di tanti italiani. Secondo l’indagine Coldiretti/Swg, infatti, il 38 per cento dei giovani italiani oggi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare in una multinazionale (28 per cento) o fare l’impiegato in banca (26 per cento). “Oggi si registra dunque un profondo cambiamento rispetto al passato, quando la vita in campagna era considerata spesso sinonimo di arretratezza e ritardo culturale nei confronti di quella in città”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “si tratta di una vera rivoluzione culturale con il contatto con la natura ed i suoi prodotti che è diventato premiante rispetto all’impegno negli strumenti finanziari di un istituto di credito o nei prodotti fortemente pubblicizzati di una grande multinazionale”. Dalla maestra che rinuncia al posto fisso per diventare “agriartista” all’operatore di borsa che molla la finanza per dedicarsi alle agricolonie, da chi abbandona lo studio dentistico per dedicarsi al soccorso antifrane a chi dice addio alla promettente carriera da grafica editoriale per produrre “agricosmetici”, fino all’informatico che dimentica i computer per allevare capre ed aprire un agriturismo e all’avvocato che appende al chiodo la toga e va in campagna a produrre manna. Sono solo alcune delle fortunate storie di tanti giovani che hanno deciso con coraggio ed un pizzico di ottimismo di mollare i precedenti lavori e dedicarsi con entusiasmo all’agricoltura, raccontate attraverso le brillanti e innovative idee imprenditoriali durante l’Assemblea nazionale della Coldiretti. La creatività giovanile spazia dall’imprenditrice toscana, Valentina Rappelli, che ha mollato il suo precedente lavoro da assistente di uno studio dentistico per dedicarsi – afferma la Coldiretti –  con passione alla produzione di Vetiver, una pianta erbacea che viene utilizzata in ingegneria verde per  sostituire il cemento e consolidare le zone franose, al giovane bergamasco Paolo Rotoli, che ha fatto un percorso inverso rispetto a molti suoi coetanei passando dall’informatica all’agricoltura. Da titolare di un negozio di informatica ben avviato nel centro di Clusone  – sottolinea la Coldiretti -, Paolo ha deciso, nonostante il diploma di perito informatico, di abbassare la serranda e dedicarsi alla sua grande passione: la campagna e le capre dalle quali oggi ricava squisiti formaggi che fa assaggiare a tutti gli ospiti del suo agriturismo. Tra le novità del cambio lavoro – afferma la Coldiretti – non può mancare l’affascinante storia marchigiana di Paolo Guglielmi che da broker è diventato agricoltore “sociale” avviando le prime agricolonie, cioè veri e propri campi scuola in campagna per far trascorrere ai bambini del buon tempo a contatto con la natura e far scoprire loro i tempi e i sapori del mondo contadino, seguendo il ciclo delle piante dal seme fino alla raccolta del frutto, ma anche costruendo giocattoli di campagna con legno riciclato, giocando alla “zappa al tesoro”, realizzando stampe tramite l’utilizzo delle foglie. Ma tra le moltissime storie di ingegno imprenditoriale c’è anche quella di Annamaria Musotto che, dopo essersi laureata in giurisprudenza a Milano ed aver intrapreso gli studi per diventare notaio, ha deciso di tornare in Sicilia per produrre manna, non è quella che cade dal cielo ma uno straordinario dolcificante a basso contenuto di glucosio e fruttosio che si ottiene attraverso una particolare e tradizionale lavorazione del frassino.  E ancora – continua la Coldiretti –  c’è anche la nuova esperienza emiliana di Silvia Bendanti che ha rinunciato al posto fisso da maestra per produrre dell’ottimo vino emiliano Igt di cui disegna personalmente e con molta cura le esclusive etichette, trasformandosi così in agriartista, e poi la brillante idea di Chiara De Miccolis che ha detto addio alla carriera da grafica editoriale per dedicarsi totalmente alla sua masseria dove produce ottimo olio extravergine di oliva Dop e cosmetici naturali in una vastissima gamma che va dalla crema corpo al doposole fino al sapone interamente realizzati con olio extravergine di oliva ed olii essenziali.

 

CRISI: COLDIRETTI, 1 IMPRESA AGRICOLA SU 3 HA MENO DI 10 ANNI
Il vademecum per fuggire in campagna e diventare agricoltori in 10 mosse

Quasi una impresa agricola italiana su tre è nata negli ultimi dieci anni a dimostrazione di un profondo processo di rinnovamento che si è verificato nell’agricoltura italiana, dove il 10 per cento dei conduttori ha meno di 40 anni, il 45,3 per cento è diplomato e l’11,2 per cento ha una laurea, tra gli imprenditori agricoli 25-40enni. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti presentata all’Assemblea nazionale della principale organizzazione agricola dove è stato aperto il primo Open Space “Mollo tutto, nuova vita in campagna“. Oggi in quasi un caso su dieci i giovani imprenditori scelgono proprio il settore agricolo per avviare una attività. In Italia ci sono quasi 59mila le imprese agricole condotte  da giovani “under 35” iscritte alla Camere di commercio di cui circa il 70 per cento – continua la Coldiretti – opera in attività multifunzionali: dall’agriturismo alle fattorie didattiche, dalla vendita diretta dei prodotti tipici e del vino alla trasformazione aziendale del latte in formaggio, dell’uva in vino, delle olive in olio, ma anche pane, birra, salumi, gelati e addirittura cosmetici. Per trasformare il desiderio di diventare agricoltore in realtà la Coldiretti ha presentato il vademecum su “Come aprire una azienda agricola” per rispondere alla domanda di campagna delle giovani generazioni. Per far nascere un’impresa è prima di tutto prioritario – ha sottolineato la Coldiretti – avere un “idea” intorno alla quale sviluppare un progetto senza fermarsi alla semplice visione bucolica. Non accontentarsi delle ipotesi piu’ tradizionali, ma considerare l’ampio spettro di opportunità offerte dal settore che ha esteso le sue competenze dalla produzione alla trasformazione e vendita di prodotti alimentari. E ancora – ha precisato la Coldiretti – dalle agroenergie fino all’offerta di servizi alle scuole come le fattorie didattiche, ma anche alle pubbliche amministrazioni per la cura del verde. Confrontarsi con chi ha già fatto esperienze analoghe o simili, visitando direttamente le aziende in Italia e in Europa, contribuisce a focalizzare l’idea e ad individuare le migliori soluzioni. Dopo aver verificato la tenuta dell’idea e averla trasferita in un progetto concreto con la collaborazione di esperti, vanno individuate le opportunità concrete che ci sono sul mercato in termini – ha sottolineato la Coldiretti – di località, aziende e professionalità. Non è raro trovare occasioni di acquisto soprattutto nelle aree interne o di montagna dove l’attività di coltivazione e di allevamento è piu’ difficile, ma si possono cogliere opportunità per il turismo rurale. Inoltre occorre valutare le alternative dell’acquisto, dell’affitto o della semplice gestione aziendale considerato che sono molti gli agricoltori anziani che non hanno alcuna intenzione di cedere la propria azienda, ma sarebbero disponibili a collaborazioni. Da verificare anche le eventuali ipotesi di dismissioni di terreni pubblici da parte delle autorità pubbliche. Individuato il fabbisogno finanziario complessivo, soprattutto per i giovani sotto i 40 anni di età, occorre – ha sostenuto la Coldiretti – verificare l’esistenza di agevolazioni per lo specifico progetto considerato. Agevolazioni che per la maggioranza sono di natura comunitaria e vengono erogate attraverso le regioni con la consulenza dei centri Caa avviati anche dalla Coldiretti. Per l’acquisto della terra – ha continuato la Coldiretti – occorre verificare la possibilità di un mutuo presso Ismea nell’ambito dei finanziamenti della piccola proprietà contadina, mentre molte banche offrono condizioni specifiche anche grazie ad accordi con il Consorzio fidi Creditagri Italia, promosso dalla Coldiretti per la ricerca delle migliori condizioni di accesso al credito. Dal punto di vista burocratico sono tre i passaggi fondamentali: apertura di una Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio, e iscrizione e dichiarazione presso l’Inps. Una formazione di base in campo agricolo è importante, ma non decisiva anche perché – ha concluso la Coldiretti – sono numerosi i corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze e avere la qualifica di imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale.

 

ALLEGATI

“MOLLO TUTTO. NUOVA VITA IN CAMPAGNA. LE STORIE”

DALLO STUDIO DENTISTICO  AL SOCCORSO ANTIFRANE – Valentina Rappelli (Toscana)

Ha mollato il suo precedente lavoro da assistente di uno studio dentistico per dedicarsi con passione all’agricoltura. Insieme al marito Andrea, ex operaio in mobilità – afferma la Coldiretti – a settembre del 2012 Valentina decise di buttarsi in un’impresa del tutto originale: la produzione di Vetiver, una pianta erbacea che viene utilizzata in ingegneria verde come strumento per il consolidamento e la conservazione del suolo. In poche parole – informa la Coldiretti –  il vetiver è una pianta innovativa che può sostituire il cemento per consolidare zone franose, depurare terreni e fermare l’erosione delle spiagge. Il Vetiver – informa la Coldiretti – cresce rapidamente, in verticale, ed ha la caratteristica di possedere un apparato radicale molto profondo che può raggiungere addirittura cinque metri. E’ una pianta estremamente resistente e si adatta a qualsiasi clima, da meno 10 a più 60 gradi, le sue radici – continua la Coldiretti – sono sottili, omogenee e molto forti e, proprio per queste caratteristiche, sono capaci di fissare qualsiasi terreno. Valentina e Andrea sono convinti del loro nuovo metodo estremamente efficace e meno invasivo e sperano nella sua diffusione. D’altra parte basta solo un cambio di mentalità verso una cultura eco-sostenibile.

 

DALLA BORSA ALLE AGRICOLONIE – Paolo Guglielmi (Marche)

Abitava a Roma e studiava statistica con l’obiettivo di fare il broker e lavorare nel mondo della finanza. Ad un tratto si è reso conto che non era questa la vita che faceva per lui e ha deciso di tornare nelle Marche, regione di cui la sua famiglia è originaria, dove i nonni avevano un piccolo terreno e dedicarsi all’agricoltura sociale. Così a Monte San Vito, in provincia di Ancona ha avviato le prime agricolonie, cioè veri e propri campi scuola in campagna, per far trascorrere ai bambini del buon tempo a contatto con la natura e far scoprire loro i tempi e i sapori del mondo contadino, seguendo il ciclo delle piante dal seme fino alla raccolta del frutto, ma anche costruendo giocattoli di campagna  con legno riciclato, giocando alla “zappa al tesoro”, realizzando stampe tramite l’utilizzo delle foglie. A tutto ciò ha abbinato l’organizzazione di laboratori didattici, oltre alla produzione di ortaggi biologici che commercializza nella rete di Campagna Amica.

 

DALL’INFORMATICA ALLE CAPRE – Paolo Rotoli (Lombardia)

37 anni di Clusone (Bergamo) è passato dall’informatica all’agricoltura (il percorso inverso di molti suoi coetanei). Era titolare di un negozio di informatica ben avviato nel centro di Clusone, in Valle Seriana, ma aveva una grande passione per la campagna e gli animali, e non per retaggio familiare visto che il papà ha lavorato in fabbrica e la mamma ha sempre fatto la casalinga. Dopo essersi diplomato perito informatico ha aperto un negozio di computer in cui ha lavorato per 15 anni, attraversando tutto il periodo della rivoluzione del web, dalla diffusione di internet fino al boom dei social. La voglia di diventare agricoltore però non lo ha mai abbandonato. Ha quindi acquistato alcune caprette e pian piano ha dato vita a un vero e proprio allevamento. Poi ha anche imparato a caseificare il latte e a produrre  ottimi caprini. Oggi alleva anche vitelli e  maiali e ha coronato il sogno dell’apertura di un agriturismo.

 

DALLA TOGA ALLA MANNA- Annamaria Musotto (Sicilia)

Dopo essersi laureata in giurisprudenza a Milano ed aver intrapreso gli studi per diventare notaio ha deciso di tornare in Sicilia per produrre manna, che non è quella che cade dal cielo, ma uno straordinario dolcificante naturale a basso contenuto di glucosio e fruttosio che si ottiene dagli alberi di frassino e che si utilizza in eccellenti produzioni dolciarie. Annamaria la produce a Castelbuono, ricavandola attraverso particolari incisioni sul tronco dei frassini dai quali fuoriesce una sostanza azzurrina e resinosa che, esposta al caldo sole della Sicilia, si addensa formando lunghe stalattiti biancastre.

 

DA GRAFICA EDITORIALE ALL’ AGRICOSMETICA – Chiara De Miccolis (Puglia)

Nel 2007 ha preferito l’agricoltura al suo ruolo di grafica editoriale e titolare della ditta di famiglia. Oggi dirige una Masseria del 1600 dove produce ottimo olio extravergine di oliva Dop Collina di Brindisi e cosmetici naturali in una vastissima gamma che va dalla crema corpo al dopo sole fino al sapone interamente realizzati con olio extravergine di oliva ed olii essenziali. La Masseria però è anche un bellissimo agriturismo dove svolgere diverse attività, dai corsi di pittura ai golosi corsi di cucina. Inoltre in azienda è stata operata una scelta energetica innovativa con l’installazione di una caldaia di 114 kw alimentata a cippato – prodotto di scarto ottenuto dalla potatura degli olivi – e dai gusci delle mandorle.

 

DA MAESTRA AD AGRIARTISTA – Silvia Bendanti (Emilia-Romagna)

Subito dopo il diploma magistrale, Silvia Bendanti trova lavoro come maestra di scuola dell’infanzia. E’ un lavoro sicuro, a tempo indeterminato che però, dopo dieci anni, le sta stretto. E’ così che decide di cambiare vita e dedicarsi all’azienda agricola paterna. Non è una scelta facile perché come lei stessa ammette “non ci si improvvisa agricoltori” ma con coraggio e passione riesce a trasformare in breve tempo l’azienda in un vero gioiello imprenditoriale. La punta di diamante della produzione oggi è l’ottimo vino emiliano Igt e la chicca di Silvia è il vino da meditazione, ottenuto da uve stramature, ovvero fatte appassire sulla pianta, prima di essere vendemmiate. La vena artistica mutuata però dal precedente lavoro (quando disegnava per e insieme ai bambini, realizzando veri piccoli capolavori ed impegnative scenografie per le feste di fine anno) è sempre stata  molto forte per Silvia tanto che ad un certo punto della sua vita da imprenditrice agricola decide di dipingere a mano ad acquerello tutte le etichette dei suoi eccellenti vini trasformandosi così in una vera e  propria “agriartista”. Ogni bottiglia è un pezzo unico, disegnata con cura con appositi colori in rilievo per il vetro, per Silvia sono piccoli grandi successi ed ogni bottiglia è come un figlio che cura fino a quando la consegna lei stessa ai suoi clienti.

 

COME DIVENTARE AGRICOLTORI IN DIECI MOSSE

1) Avere un’ “idea” d’impresa intorno alla quale sviluppare un progetto di sviluppo. Avere un’idea di impresa agricola significa individuare che tipo di “imprenditore agricolo” si vuole essere o diventare: imprenditore agricolo più “tradizionale” (produzione in un specifico comparto) o più “innovativo” e “diversificato” sfruttando, a 10 anni (18 maggio 2001/2011) dalla sua introduzione, le opportunità offerte dalla legge di orientamento in agricoltura. Inoltre, avere un’idea di impresa significa valutare quali leve strategiche si intendono attivare: innovazione, vendita diretta, reti, territorio, qualità, agroenergie, agriturismo, fattoria didattica.

 

2) Analisi delle caratteristiche e delle potenzialità aziendali tramite l’osservazione del territorio, del mercato, dei concorrenti e delle normative vigenti. Significa analizzare, servendosi di appositi consulenti le componenti di base per avviare l’impresa agricola, una volta esplicitata l’idea.
3) Confrontarsi con gli altri che hanno già fatto esperienze simili in Italia o in Europa per cogliere le sfumature e focalizzare al meglio le idee.
4) Trasformare l’”idea” in un progetto di sviluppo imprenditoriale. Si tratta di determinare gli obiettivi generali del progetto, quelli specifici, i risultati attesi e le azioni e le risorse necessarie per raggiungerli. Si tratta di farsi redigere da adeguati specialisti e professionisti un Business plan economico finanziario accurato e in grado di reggere al mercato e alle richieste di finanziamento pubblico e privato.
5) Ricerca della fonte di finanziamento. Sulla base dell’idea progettuale valutare la possibile fonte di finanziamento nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale (insediamento giovani, investimenti, qualità, pacchetto giovani). Per l’acquisto di terra verificare la possibilità di un mutuo presso Ismea nel ambito dei finanziamenti della piccola proprietà contadina.
6) Presentazione del progetto per il finanziamento pubblico. Si tratta di fare la domanda per l’accesso al finanziamento unitamente alla presentazione del Business Plan. Necessaria l’assistenza di un centro Caa e la consulenza di un professionista per la parte tecnica. Oggi questo è il punto su cui si incaglia il meccanismo di avvio di un’impresa agricola. Infatti le procedure per accedere alle risorse dei Piani di Sviluppo Rurali (Psr) specificatamente dedicate ai giovani prevedono in media 275 giorni tra l’approvazione del programma e l’uscita del bando; 248 giorni tra la fine della raccolta delle domande e i decreto di concessione del contributo (istruttoria); tra i 18 e i 24 mesi per l’erogazione del contributo.
7) Presentazione del progetto per il finanziamento privato. Numerose banche offrono condizioni vantaggiose per i giovani anche grazie ad accordi con Creditagri Italia, il primo consorzio fidi nazionale, per la ricerca delle migliorie condizioni di accesso al credito e del prodotto finanziario più adatto. Particolare attenzione va riposta nella concessione della garanzie. Si tratta di un assaggio fondamentale per “non giocarsi” il capitale fisico appena costituito o i “risparmi” di papà.
8) Una formazione di base in campo agricolo è importante, ma non decisiva anche perché sono numerosi i corsi di formazione professionale organizzati a livello regionale per acquisire competenze e avere la qualifica di imprenditore agricolo dal punto di vista fiscale. Frequentarli è un modo per apprendere, ma anche per tessere una rete di rapporti con altri colleghi.
9) Per avviare un impresa agricola non sono molti gli adempimenti necessari nè i relativi costi dal punto di vista burocratico. Infatti tre sono i passaggi fondamentali:
– Apertura di una Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate.
– Iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio se si prevede di realizzare un fatturato superiore ai 7000 euro/anno.
– Iscrizione e dichiarazione presso l’Inps.

 

10) La burocrazia è un peso non solo nell’avvio, ma anche nell’esercizio dell’attività imprenditoriale. Il settore agricolo è ancora pieno di una pletora di adempimenti quotidiani (che si allungano ad elastico a seconda della branca di attività) che tolgono all’ impresa agricola 2 giorni di lavoro a settimana da distrarre dall’attività di impresa vera e propria: 100 giorni l’anno.