ARTICOLO | Consumi, Economia

Covid: con -30 mld spesa alimentare al minimo del decennio

4 Dicembre 2020
Covid: con -30 mld spesa alimentare al minimo del decennio

Il taglio delle spese di fine anno a tavola rischia di dare il colpo di grazia ai consumi alimentari degli italiani che nel 2020 scendono al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti da 30 miliardi con un calo del 12% rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Ismea divulgata in occasione dell’incontro con i soci di Filiera Italia con la partecipazione del presidente della Coldiretti Ettore Prandini e del Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli dopo il varo del Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte.

Il maggior tempo trascorso a casa a cucinare – sottolinea la Coldiretti – determina un aumento della spesa alimentare domestica del 7% che tuttavia non compensa il crack che si è verificato nella ristorazione con il dimezzamento del volume di affari (- 48%). Una situazione di sofferenza che porterà a fine anno ad una perdita di fatturato per la filiera agroalimentare di oltre 9,6 miliardi solo per i mancati acquisti in cibi e bevande da parte della ristorazione.

Una drastica riduzione dell’attività stimata pari al 48% su base annuale che – sottolinea la Coldiretti – pesa sulla vendita di molti prodotti, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato.

Una nota positiva viene dal commercio estero dove, in controtendenza rispetto all’andamento generale l’agroalimentare – sottolinea la Coldiretti – fa registrare un aumento del 2,9% al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy come il tessile (-20,1%) e i mezzi di trasporto (-16.1%) sulla base dell’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi ai primi nove mesi del 2020.

“L’agroalimentare può essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza del Made in Italy sui mercati stranieri” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “vanno aiutate le imprese a superare questo difficile momento e va preparata la ripresa anche con la creazione di nuovi canali commerciali e una massiccia campagna di comunicazione superando l’attuale frammentazione e dispersione delle risorse puntando, in primo luogo, ad una regia nazionale attraverso un’agenzia unica che accompagni le imprese in giro nel mondo, valorizzando il ruolo strategico dell’ICE e con il sostegno delle ambasciate”.

“L’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con un piano nazionale per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di investire nel settore con il Recovery fund, dall’innovazione, con l’agricoltura 4.0 di precisione, alle energie rinnovabili come il biogas e il biometano, fino alle infrastrutture, sia viarie che telematiche.

Ma serve anche sostenere i progetti strategici per lo sviluppo del Paese che abbiamo messo in cantiere come la rete di circa mille bacini nelle zone di media montagna con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti o – conclude il presidente della Coldiretti –  il piano per lo sviluppo della zootecnia al Sud con una linea vitelli-vacche da latte e carne 100% Made in Italy che porterebbe nuove opportunità occupazionali.

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