COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News la Forza del Territorio del 21 ottobre 2019

21 ottobre 2019
News la Forza del Territorio del 21 ottobre 2019

Primo piano

 

SARDEGNA

LATTE. BENE DECRETO E BUONA ANNATA ALLE PORTE

Meno produzione di Pecorino romano ed esportazioni che volano 

Accogliamo positivamente il decreto attuativo della legge 44 del 2019 per il Fondo nazionale latte ovino, ma allo stesso tempo ribadiamo la necessità di dare risalto, da parte di tutta la filiera, alla nuova stagione che si preannuncia positiva visto una produzione di Pecorino romano al di sotto di 270mila quintali (come non accadeva dal 2014 quando portò l’annata successiva alla remunerazione del latte a 1,10 euro al litro al pastore con punte di 1,40 euro-litro), la fine positiva della telenovela dei dazi americani, l’accordo Unione europea e Gran Bretagna e le esportazioni che volano con un + 34% nei primi sei mesi del 2019.

E’ il commento di Coldiretti Sardegna al decreto attuativo dei ministri delle Politiche agricole e dell’Economia approvato all’unanimità dalla Commissione Politiche agricole della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Coldiretti Sardegna, ricorda, che proprio sui 10 milioni di euro stanziati nella “legge emergenze” con il Fondo nazionale latte ovino avevamo a suo tempo avanzato le nostre proposte al Prefetto e al Capo di gabinetto del ministero delle Politiche agricole, per indirizzarlo per interventi strutturali e di trasparenza proprio per mettere le basi ad una filiera sana che si riforma e pensa al futuro. “Abbiamo proposto – evidenzia il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – di valorizzare attraverso i distretti la distintività dei nostri prodotti ed il loro legame con il territorio affinché possano diventare un valore aggiunto e incentivare i pastori alla trasformazione diretta del proprio latte favorendo in questo modo la qualità e la competitività del latte ovino, come disposto dalla legge in oggetto”.

Allo stesso tempo, secondo Coldiretti Sardegna, con questo fondo, si ha l’occasione di garantire la trasparenza nelle produzioni per il consumatore e il produttore del pecorino simbolo ed orgoglio dei pastori, il Fiore sardo Dop, attraverso il finanziamento dell’approfondimento e la realizzazione della tecnologia necessaria per stabilire l’utilizzo o meno di latte crudo per la produzione di uno dei pecorini più antichi d’Europa”.

Ma allo stesso tempo occorre anche non continuare a confondere maliziosamente la scorsa annata con quella che sta per cominciare che si preannuncia molto positiva per tutta la filiera.

“Non ho sentito nessuna voce positiva sulla nuova annata che parte con i migliori presupposti – sottolinea il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. E’ importante dirlo che questa che sta arrivando sarà una buona annata. Era dall’annata 2013 – 14 che non si produceva così poco Romano (l’annata successiva, ricordo, il latte si pago a 1,10 euro al litro al pastore e il prezzo del Pecorino romano batté tutti i record superando anche Parmigiano e Grana). Le esportazioni stanno andando a gonfie vele con un + 34% nei primi sei mesi del 2019 in tutto il mondo. Adesso, inoltre non abbiamo più l’assillo dei dazi, né americani, né gli eventuali per la Brexit”.

 

Dal territorio

 

 

PUGLIA, SICCITA’: OTTOBRE ROSSO CON PUNTE DI 32 GRADI; IRRIGAZIONE DI SOCCORSO 

Ottobre rosso in Puglia con temperature fino a 32 gradi, assenza di piogge da settimane e campi a secco, con l’irrigazione di soccorso a Bari, Lecce e Brindisi per dare acqua agli olivi e agli ortaggi. “Le temperature anomale di questo pazzo ottobre estivo stanno costringendo gli agricoltori all’irrigazione di soccorso per salvare le coltivazioni in sofferenza, dagli ortaggi agli oliveti fino al foraggio, con gravi ritardi delle semine e un insostenibile aggravio dei costi. Temiamo tra l’altro la brusca inversione di tendenza, che la straordinaria ondata di caldo sia seguita da altrettanto dannosi eventi estremi”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

In provincia di Bari stanno soffrendo gli olivi a Terlizzi, Palo e Toritto, turni di irrigazione di 8 giorni a Corato ed Andria – segnala Coldiretti Puglia – a Fasano ed Ostuni la grave carenza danneggia gli ulivi prevalentemente nelle zone dove il sistema irriguo è carente, in generale sono in asfissia gli ortaggi in tutta la provincia di Brindisi.

“In provincia di Lecce, soprattutto tra Gallipoli, Racale, Ugento, Melissano, Taviano, Alliste, Ruffano, Alezio, Taurisano sulla costa jonica a rischio le primizie come le cicorie e i finocchi, con l’irrigazione di soccorso degli ortaggi – insiste Muraglia – per non perdere la produzione invernale che stanno piantando in questi giorni. Per non parlare della necessità di acqua dei nuovi impianti di Favolosa che abbisognano più di qualunque altra varietà di essere irrigati già in condizioni normali”, conclude il presidente Muraglia.

I pozzi stanno lavorando a pieno regime, come a luglio, per irrigare campi di cime di rapa, broccoli, cicorie, cavolfiori, carciofi, mentre si sta anticipando la raccolta per scongiurare la perdita dei prodotti, ad iniziare dai carciofi brindisini, per la prima volta raccolti ad ottobre, aggiunge Coldiretti Puglia.

I cambiamenti climatici, la tropicalizzazione e il global warming, ormai una costante in Puglia, determinano la maturazione precoce dei prodotti agricoli come mandorli e peschi in fiore a febbraio, mimose già pronte a dicembre e a gennaio, maturazione contemporanea degli ortaggi in autunno e brusca variazioni climatiche con ingenti danni in campagna. A nulla vale più la programmazione degli orticoltori che in Puglia raccolgono broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili, dice ancora Coldiretti.

Si teme, tra l’altro, che il tempo cambi bruscamente con gravi danni in campagna. Dal 1° agosto ad oggi si sono verificati 32 eventi estremi, nel dettaglio 16 nubifragi a Monte Sant’Angelo, San Severo e a Foggia, a Toritto, Ruvo di Puglia e a Gravina in Puglia, a Martina Franca, a Francavilla Fontana e Villa Castelli, a Leverano, Lizzanello, 2 a Nardò, Galatina, Casarano e Ruffano, 2 trombe d’aria a Ruvo di Puglia e a Nardò, 4 tornado a Galatina, Melendugno, Otranto e Lizzano e 10 grandinate a Martina Franca, Castellaneta, Palagianello, Manduria, Melendugno, Bitritto, Binetto, Palo del Colle, Grumo Appula e Bari, denuncia Coldiretti Puglia, sulla base della Banca dati europea sugli eventi estremi ESWD.

 

BRESCIA, PROGETTO SCUOLA: CIBO SANO, EDUCAZIONE ALIMENTARE E SPORT IN CLASSE 

Sai cosa mangi? Ti piace fare sport? Rispetti la natura? A scuola si impara anche questo, grazie all’iniziativa didattica di Coldiretti Brescia pronta a coinvolgere, anche quest’anno, oltre 15.000 bambini degli istituti primari bresciani.

Progetto nato tre anni fa dalla collaborazione con l’Ufficio Territoriale Scolastico di Brescia e altri partner del mondo agricolo e imprenditoriale, “Il cibo sano per ogni bambino” cresce nei numeri e nei contenuti, abbracciando per l’anno scolastico 2019/2020 nuovi strumenti tecnologici e percorsi dedicati alla vita contadina, alla sana alimentazione e allo sport.

Una quarta edizione all’insegna dell’innovazione e della sinergia con il territorio, presentata questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Loggia alla presenza di Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, Emilio Del Bono, sindaco del Comune di Brescia, Federica di Cosimo, Referente per l’Area Sostegno all’Autonomia Scolastica, Fabio Capra, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei con la Presidente Francesca Bazoli.

“L’educazione alimentare è la chiave per crescere nuove generazioni più consapevoli, attente al proprio stile di vita e all’ambiente – commenta Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – non solo, il percorso rientra in un importante progetto di valorizzazione della filiera agroalimentare del territorio e del vero made in Italy, più che mai fondamentale in questa epoca di attacchi alle nostre eccellenze produttive”.

Al centro degli 11 percorsi didattici dell’anno scolastico 2019/2020, tante attività pratiche e laboratori volti a stimolare nei ragazzi la riflessione sulla genesi dei cibi, sulle produzioni agricole e sulla biodiversità animale e vegetale. Focus inoltre sulla sana alimentazione, integrata a uno stile di vita sano e alla promozione di sport e benessere. Senza dimenticare, nell’educazione dei consumatori del futuro, l’importanza dell’economia circolare, in ottica di riciclo, riduzione degli sprechi, acquisti consapevoli e sostenibilità ambientale. Il tutto, arricchito da due importanti novità: la possibilità di vivere inedite esperienze immersive di agricoltura con i percorsi di realtà aumentata, e la proposta di attività in inglese, da affiancare ai consueti percorsi didattici.

Al termine delle attività in aula, saranno gli alunni a esprimere il bagaglio di conoscenze ed esperienze acquisite con un elaborato finale. Tutti i progetti troveranno spazio nella mostra allestita durante la festa conclusiva del progetto scuola, in primavera, occasione che vedrà anche la premiazione dei lavori più meritevoli.

 

LIGURIA, BREXIT NON DEVE CONDIZIONARE L’EXPORT DELLE ECCELLENZE MADE IN 

A pagare il conto della Brexit non deve essere l’agricoltura e le grandi eccellenze dei territori, compreso quello ligure, che nei primi sei mesi del 2019, ha registrato il buon andamento nell’export del settore primario (agricoltura, silvicoltura e pesca) verso il Regno Unito, per un valore di oltre 4milioni di euro.

E’ quanto afferma Coldiretti Liguria, su base dati Istat, nel commentare positivamente l’accordo raggiunto sull’uscita ordinata della Gran Bretagna dall’Unione Europea: un risultato che evita il rischio dell’applicazione immediata delle regole WTO in caso di “hard Brexit” e quindi dell’arrivo di dazi e ostacoli amministrativi e doganali alle esportazioni che nell’agroalimentare 2018 ha raggiunto, a livello nazionale, i 3,4 miliardi di euro e classificano la Gran Bretagna al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese nell’agroalimentare. Con l’accordo si creano le condizioni anche per il mantenimento della tutela giuridica dei prodotti a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp), almeno fino alla fine del periodo transitorio, prodotti che, senza protezione europea, rischiavano di subire la concorrenza sleale delle imitazione provenienti da Paesi extracomunitari.

 “La Brexit – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – preoccupa non poco anche l’export della nostra regione soprattutto per eccellenze locali come l’olio DOP Riviera Ligure e il vino DOC, un prodotto quest’ultimo che soprattutto negli ultimi anni è uscito dai confini regionali e ha conquistato, per la sua qualità, molti paesi esteri. L’accordo raggiunto quindi è un passo importante per la tutela delle nostre produzioni dalla e in generale dell’agricoltura italiana, che è un settore chiave per vincere le nuove sfide che l’Unione deve affrontare, dai cambiamenti climatici all’immigrazione alla sicurezza”.

 

PUGLIA, BUROCRAZIA: RUBA 100 GIORNI ANNO AD AZIENDE OLIVICOLE ROSA 

La burocrazia ruba fino a 100 giorni all’anno al lavoro in azienda ma soprattutto frena con le inefficienze l’avvio di nuove attività e l’ingresso di giovani nell’attività di impresa di cui la Puglia ha enorme bisogno per crescere. E’ quanto denunciato nel corso dell’incontro organizzato da Coldiretti Donne Impresa Puglia al Castello Carlo V di Monopoli, dove le donne dell’olio si sono fatte 4 chiacchiere sullo stato di salute del settore olivicolo – oleario e sulle prospettive di crescita, coordinate dal presidente di Coldiretti Monopoli, Carlo Barnaba.

“Abbiamo bisogno di sburocratizzazione, di fare impresa con i tempi delle imprese e non della politica. L’olio extravergine è uno delle leve economiche della Puglia e per crescere ha bisogno di una burocrazia meno matrigna. L’olio extravergine è divenuto l’elemento attorno a cui ruotano anche le altre attività aziendali, gastronomiche, didattiche, formative, di promozione del territorio, è al centro della multifunzionalità aziendale”, ha detto Floriana Fanizza, leader nazionale di Coldiretti Donne Impresa.

Non a caso Coldiretti sta spingendo sulla ‘cultura dell’olio’ da promuovere e far crescere in Italia e all’estero, per cui è nata la Evoo School Italia, la scuola dell’olio promossa da Unaprol, Coldiretti e Campagna Amica che ha aperto i battenti a Roma in via Nazionale, per poter diffondere la conoscenza dell’olio, formare professionisti del settore, supportare lo sviluppo delle aziende olivicole e dialogare con le istituzioni e con i consumatori, un nuovo centro di riferimento per tutti gli operatori della filiera olivicola.

“E’ grande lo sforzo di olivicoltori e frantoiani di arrivare sui mercati nazionali ed esteri con un prodotto di alta qualità e una rinnovata immagine e visibilità – ha aggiunto Fanizza, donna dell’olio di Fasano – rispondendo alla crescente domanda mondiale su cui incide la maggiore consapevolezza degli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva, provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che anche negli USA è attento alla qualità della propria alimentazione”.

Qualità e quantità dell’olio EVO di Puglia sono innegabili, ciò che manca è una seria politica di accompagnamento delle aziende, aggiunge Coldiretti Puglia, a differenza di quanto accaduto in Spagna, con frequenti ed efficaci Piani Olivicoli Nazionali.

“Sono giovane e ho scelto di lavorare in agricoltura, in un’azienda complessa con annesso frantoio aziendale. Potrei fare molto di più e soprattutto sarei in grado di sviluppare progettualità e sogni con maggiore facilità se la burocrazia non creassi continui e quotidiani ostacoli alle mie attività imprenditoriali”, ha spiegato Arianna Di Palma, vice responsabile di Coldiretti Donne Impresa Bari, olivicoltrice e frantoiana di Conversano.

Da qualche giorno si è ha aperta ufficialmente la raccolta di olive in Puglia, con la produzione regionale di extravergine stimata nel 2019 in aumento del 70-80% – spiega Coldiretti – dopo il drastico crollo registrato l’anno scorso a causa delle calamità, con una ripresa straordinaria delle aree di Bari, BAT e Foggia con quantità tornate nella media e qualità eccellente, ottime performance di Taranto e Brindisi al netto degli ulivi improduttivi per la Xylella, con un aumento produttivo che oscilla a macchia di leopardo tra il 40 ed il 60%. Incontrovertibile lo scenario produttivo a Lecce, dove si stima un calo del 90-95% rispetto alle medie storiche, perché sia nell’area Ionica che nell’Adriatica la produzione di cellina e ogliarola è azzerata e – riferisce Coldiretti – risultano produttive solo le piante di leccino.

“La sfida di lavorare in agricoltura in momenti così difficili, su un territorio che vive una emergenza nazionale qual è la Xylella può sembrare una odissea insuperabile. Noi ci siamo reinventati, diversificando le attività aziendali, potenziando i servizi a beneficio dei turisti, investendo ancora e aspettando di poter reimpiantare, mentre proponiamo l’olio extravergine di olive, quasi imbarazzante per il colore smeraldo che lo caratterizza, degli alberi di Leccino produttivi”, ha detto Rita Esposito, imprenditrice di Masseria Stali di Caprarica di Lecce. Si commuove Rita quando ricorda il suo cambio vita “ma non mi pento – ha spiegato – di aver lasciato l’insegnamento per impegnarmi attivamente in azienda. La nostra esperienza degli ultimi 6 anni può servire d’esempio, perché la Xylella non deve continuare ad avanzare, bisogna affidarsi esclusivamente alla scienza e non farsi prendere dall’emotività. Quando un albero è malato va purtroppo espiantato per non far ammalare tutti gli altri. Chi ancora non ha fatto un giro in Salento, lo faccia per capire qual è l’entità del dramma, paesaggistico prima ancora che produttivo, un disastro che i numeri non riescono a rappresentare adeguatamente”.

 

VERONA, CIMICE ASIATICA, STIME DANNI IN ATTESA INTERVENTI DEL GOVERNO E DELLA UE 

Le ultime stime evidenziano che sono almeno 400 i milioni di danni nel nord Italia causati dalla cimice asiatica, senza conteggiare quelli dei kiwi di cui non si hanno ancora i dati. C’è attesa per le prossime decisioni del Governo e dell’Unione Europea a sostegno degli agricoltori veneti e veronesi perché a rischio ci sono migliaia di aziende agricole. Del resto, la cimice asiatica è un flagello come la Xylella in Puglia. Sono queste, in sintesi, le tematiche emerse all’incontro organizzato da Coldiretti Verona “Cimice asiatica, nuova calamità per le imprese agricole” ieri a Castagnaro.

“Questo incontro così partecipato dimostra il forte interesse per la gravità della situazione causata dalla cimice asiatica all’agricoltura veronese e veneta – ha precisato Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona – Il documento proposto da Coldiretti è stato peraltro sottoscritto già da numerosi comuni della provincia di Verona. Noi continueremo a tenere alto l’interesse e a interloquire con le Istituzioni per trovare soluzioni urgenti”.  

“A livello nazionale si attende urgentemente il via libera alla vespa samurai nemica naturale della cimice ma, nel frattempo – ha concluso Salvagno – è necessario colmare questo arco di tempo con sostegni adeguati, come un congruo sostegno economico all’installazione delle reti anti insetto, per consentire alle aziende agricole di sopravvivere all’assedio del pericoloso insetto “.

Manuel Benincà, capo area Ambiente e Territorio Coldiretti Veneto, ha illustrato il documento di Coldiretti con le proposte alle Istituzioni per gli interventi urgenti. Gianluca Fregolent, Direzione Agroambiente, caccia e pesca Regione Veneto ha ricordato che la Regione ha stanziato finora tre milioni di euro ma ora si attende l’intervento del Governo e dell’Unione Europea. “La Regione – ha aggiunto il funzionario -vuole anche dare vita a un coordinamento tra tutti i tecnici per rendere il lavoro di contrasto alla cimice asiatica più veloce ed efficace”.

Luca Casoli, direttore Consorzi Fitosanitari di Reggio Emilia e di Modena ha fatto un intervento, evidenziando che“i parassitoidi, in primis la vespa samurai, dal 2014 è passata dal 2% di parassitizzazione al 16% valutato recentemente”.

All’incontro sono intervenuti Alessandro Montagnoli, consigliere della Regione Veneto; Andrea Trivellato, Sindaco di Castagnaro;?Tarcisio de Grandis, presidente Coldiretti Castagnaro e Lucindo Furia, presidente Consorzio Tutela Cavolo dell’Adige.

 

TORINO, PER FERMARE CINGHIALI OCCORRE DARE ATTUAZIONE AI PIANI DI CONTENIMENTO 

E’ un appello unitario e determinato quello che Città metropolitana di Torino, la Coldiretti e le altre associazioni agricole lanciano per poter realmente fronteggiare l’emergenza cinghiali sui nostri territori.

Nella riunione convocata nei giorni scorsi a Torino dal vicesindaco metropolitano Marco Marocco e dalla consigliera delegata all’Ambiente e tutela flora e fauna Barbara Azzarà, i vertici di Coldiretti Torino e le altre associazioni agricole hanno concordato che non si può più aspettare nè limitarsi a riconoscere i danni subìti: ne va di mezzo l’ambiente, oltre che la sicurezza della collettività e le attività agricole imprenditoriali.

Barbarà Azzarà, consigliera metropolitana afferma: «E’ necessario intervenire subito per consentirci di dare attuazione ai piani di contenimento della popolazione dei cinghiali che abbiamo approvato: ci servono con urgenza gli agenti faunistico venatori ai quali affidare le azioni previste per legge. Noi abbiamo formato gratuitamente 300 operatori volontari che devono necessariamente essere coordinati da personale pubblico. Chiedo alla Regione Piemonte di investire subito nelle assunzioni, oltre di assegnarci i fondi indispensabili per rifondere i danni. La prevenzione è la strada da seguire».

Secondo il presidente provinciale di Coldiretti Fabrizio Galliati «Occorre dare applicazione e ulteriore incisività al piano intrapreso. Dove è stato possibile applicarlo si sono visti segnali di miglioramento che vanno sostenuti. La situazione continua a rimanere critica in molte aree della provincia amplificata dallo stop forzato che lo scorso anno si è verificato in seguito ai vari ricorsi presentati». Michele Mellano, direttore Coldiretti Torino aggiunge: «Chiediamo una riforma organica complessiva e, nel frattempo, bisogna concentrarsi sugli strumenti attualmente a nostra disposizione che vanno potenziati ed implementati».

 

PISA-LIVORNO, ECOBALLE IN MARE; E’ NECESSARIO RECUPERARLE IN FRETTA 

La notizia dell’avvio delle procedure per la localizzazione delle cosiddette “ecoballe” disperse tra Piombino e l’Isola d’Elba ci fa piacere ma non ci tranquillizza. Dal 2014 una bomba ecologica giace sui fondali a due passi dal Santuario dei Cetacei e soltanto questa estate è stato finalmente nominato un commissario straordinario del governo per affrontare questa emergenza.

Ora le ricerche, condotte dai militari della Guardia Costiera sono partite, ma sappiamo che le operazioni non saranno rapide. Infatti, secondo le previsioni espresse dal commissario straordinario contrammiraglio Aurelio Caligiore, l’effettivo recupero avverrà non prima della primavera 2020.

Siamo consapevoli delle difficoltà amministrative che queste operazioni richiedono, ma i nostri pescatori sono preoccupati e chiedono il massimo sforzo per velocizzare il ritrovamento e il recupero di questi rifiuti, che potrebbero compromettere interi ecosistemi e contaminare specie ittiche destinate all’alimentazione umana.

Da parte nostra vigileremo sulle tempistiche annunciate, così come attendiamo con fiducia la chiusura delle indagini da parte della Procura di Grosseto. Ma oggi l’allarme è quello più volte sollevato anche dall’Arpat e riguarda il rischio di deterioramento dei rifiuti compattati che giacciono sui fondali. Gli operatori della filiera ittica sono in prima linea nel presidio del mare, hanno a cuore sia le loro attività che il benessere dei consumatori. Coldiretti Impresa Pesca sostiene le loro legittime preoccupazioni e conferma che porterà avanti tutte le azioni necessarie per la loro tutela.

 

BERGAMO, DAZI: DAL PARMESAN AL CAMBOZOLA, A BERGAMO I FINTI FORMAGGI ITALIANI 

Dal Parmesan realizzato negli Stati Uniti al Cambozola che arriva dalla Germania, per la prima volta a Bergamo è stata apparecchiata dalla Coldiretti provinciale la “tavola degli inganni” con diversi esempi di formaggi che imitano le vere produzioni italiane, scovati in giro per il mondo, a cominciare proprio da quelli realizzati negli Stati Uniti d’America dove il 99 per cento dei formaggi di tipo italiano sono tarocchi. Lo rende noto la Coldiretti Bergamo in occasione dell’apertura di “Forme”, la manifestazione dedicata all’arte casearia e nel giorno in cui entrano in vigore i dazi americani sui prodotti europei.

“In concomitanza dell’avvio delle nuove barriere economiche volute dal Presidente americano Trump – spiega Alberto Brivio, Presidente di Coldiretti Bergamo –, in un evento dedicato ai prodotti lattiero-caseari, non poteva mancare un momento di sensibilizzazione sul dilagare delle imitazioni dei formaggi italiani nel mondo, una piaga che interessa allevatori, casari, stagionatori, gastronomi e consumatori”.

“Il fenomeno del falso made in italy ha raggiunto cifre pazzesche – afferma Brivio – e ha ormai oltrepassato i 100 miliardi di euro di valore, di cui circa 24 miliardi attribuibili ai nostri formaggi più famosi copiati negli Stati Uniti. Il danno per la nostra economia è enorme, non solo perché ci sottrae quote di mercato ma anche perché c’è il rischio che i consumatori stranieri percepiscano come eccellenze italiane prodotti che invece hanno una scarsa qualità e ne restino delusi”.

A differenza di quanto avviene per altri articoli come la moda o la tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi a partire proprio dagli Stati Uniti. Le brutte copie dei prodotti caseari nazionali ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni raggiungendo complessivamente i 2,5 miliardi di chili e sono realizzate per quasi i 2/3 in Wisconsin e California mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto. In termini quantitativi in cima alla classifica c’è la mozzarella con 1,97 miliardi di chili all’anno, seguita dal Parmesan con 192 milioni di chili, dal provolone con 181 milioni di chili, dalla ricotta con 113 milioni di chili e dal Romano con 25 milioni di chili realizzato però senza latte di pecora, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Usda, il Dipartimento dell’agricoltura statunitense.

In Fiera a Bergamo la “tavola degli inganni” è stata apparecchiata anche con altre imitazioni provenienti dalla Stati Uniti come il Romano, l’Asiago e il Romano Cheese, ma ci sono anche il Reggianito prodotto in Argentina, il Parmesan dolce prodotto in Russia, il Crotonese prodotto in Canada, il Ricotta Cheese prodotto in Sudafrica, la Zottarella prodtta in Germania e il Romanello prodotto in Canada.

“L’imitazione dei formaggi Made in Italy – prosegue Brivio – è una grave incognita anche per gli allevatori bergamaschi in quanto rappresenta un concreto pericolo per le dinamiche del mercato del latte in generale, se poi aggiungiamo anche l’effetto dei dazi, la situazione è ancora più problematica”.

Secondo Coldiretti, per i prodotti agroalimentari Made in Italy colpiti dai superdazi di Trump si prevede un calo del 20% delle vendite. Dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano fino al Gorgonzola ma anche salumi, agrumi, succhi e liquori, nella black list decisa dalla Rappresentanza Usa per il commercio (Ustr) ci sono beni alimentari per un valore delle esportazioni di circa mezzo miliardo di euro colpiti da dazi aggiuntivi che provocano il rincaro dei prezzi al consumo ed una preoccupante riduzione degli acquisti da parte dei cittadini e ristoratori statunitensi.

Il dazio per il Parmigiano Reggiano e per il Grana Padano ad esempio passa, spiega Coldiretti, dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo. Il risultato è che il consumatore americano lo dovrà acquistare sullo scaffale ad un prezzo che sale dagli attuali circa 40 dollari al chilo ad oltre i 45 dollari, con una conseguente frenata dei consumi.

 

SARDEGNA, ORISTANO, CAMBIAMENTI CLIMATICI: PROGRAMMAZIONE PER NUOVO PSR 

Maggiori costi e minori ricavi di produzione comunicano meglio gli effetti dei cambiamenti climatici rispetto ai dati scientifici. Vale per l’agricoltura come per gli altri settori. Ci riguardano ormai da vicino con effetti che rispetto al passato si susseguono con intervalli di tempo sempre più ravvicinati e lasciano degli strascichi spesso devastanti. “Nel 2018 abbiamo dichiarato tre stati di calamità in un anno” (Manuela Pintus, sindaco di Arborea).  Per questo servono scelte intelligenti e di prospettiva anche perché i fondi ci sono grazie al nuovo programma di sviluppo rurale 2020 – 2027.

E’ quanto emerso ieri mattina ad Arborea nel corso del convegno promosso da Coldiretti Oristano su “Cambiamenti climatici e agricoltura resiliente – sfide e opportunità”.

“La temperatura media sta aumentando, l’anno scorso di 3 gradi in più rispetto alla media degli ultimi 40 anni cosi come cresce la presenza di alcuni gas ed in particolare dell’anidride carbonica che cresce in modo inedito: oggi abbiamo un dato mai visto prima” (Pier Paolo Roggero docente dell’università di Sassari).

“La Sardegna è tra le Regioni a rischio desertificazione, per questo è necessaria una sfida infrastrutturale: per esempio di tutta l’acqua che cade ne raccogliamo solo l’11%. Cosi come bisogna pensare ad un consumo del suolo intelligente: in questa Regione assistiamo ad uno spopolamento ed abbandono delle zone interne con un conseguente spostamento e pressione nelle coste” (Massimo Gargano, direttore nazionale di Anbi).

Insomma il clima cambia è cambiano anche le produzioni: “oggi in media il 25% delle annate sono buone per la produzione di fieno, il 50% sono in media e l’altro 25% cattive. La prospettiva per i prossimi anni è che le annate cattive arrivino ad oltre il 50%. Il nuovo clima cambia l’agricoltura: le quantità, le perdite, le spese. In generale ci sono maggiori costi o minori ricavi. Comunque ogni settore e ogni territorio avrà effetti diversi. Oggi sono pochissime le aziende che ancora non hanno fatto nulla per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Ma occorre farlo in modo strategico e sinergico, mettendo insieme le competenze scientifiche, con le esperienze delle aziende e programmare insieme alla politica” (Pier Paolo Roggero).

“Abbiamo la grande occasione con il nuovo programma di sviluppo rurale ma serve programmare, avere un orizzonte su cui indirizzare la politica agricola e di conseguenza anche i fondi comunitari” (Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna).

“Dobbiamo ragionare a lungo termine e utilizzare i fondi del Psr oculatamente e intelligentemente infrastrutturando il territorio e garantendo la crescita dell’agricoltura” (Giovanni Murru, presidente Coldiretti Oristano), rispondendo “anche all’esigenza di qualità e competitività richiesta dal mercato” (Giancarlo Capraro, presidente Coldiretti Arborea).

“Un ruolo fondamentale per metterle in pratica è quello svolto dai Consorzi di Bonifica” (Emanuele Spanò, direttore di Coldiretti Oristano) che in Sardegna sono 7 e gestiscono 170 mila ettari infrastrutturati, anche se per farli funzionare meglio serve il coraggio di metterci mano in alcune cose che li frenano”. (Gavino Zirattu, presidente Anbi Sardegna). 

Consorzi che comunque “sono già in campo con progetti e iniziative finalizzate a tagliare gli sprechi e raccogliere dati necessari per programmare consapevolmente” (Cristiano Carrus, commissario Consorzio Bonifica dell’Oristanese).

“Un sistema complesso, com’è il sistema agricolo oggi, necessità di una visione sistemica. I fondi ci sono ma purtroppo mancano i dati e l’elaborazione politica che va programmata per tempo consentendo di arrivare preparati pena la presentazione frettolosa e disorganica di programmi attinti da esperienze pregresse e quindi non adeguate alle nuove sfide” (Alfonso Orefice, consulente Psr Coldiretti Sardegna).

“I cambiamenti climatici sono nella nostra agenda politica dove al centro c’è l’uomo custode del territorio con l’agricoltore artefice protagonista” ha chiuso l’assessore all’Ambiente Gianni Lampis.

 

EMILIA ROMAGNA, CIMICE ASIATICA: BELLANOVA IN PREFETTURA A FERRARA 

Perdite in tutta Italia per oltre 350 milioni di euro. In Emilia Romagna la produzione di pere, pesche, nettarine, ciliegie, kiwi, albicocche e piante da vivai ha subito perdite che in alcune aziende sono arrivate al 100%.

La situazione drammatica causata dall’invasione della cimice marmorata asiatica resta in cima alle priorità di Coldiretti Emilia Romagna che lunedì 21 ottobre parteciperà in Prefettura a Ferrara all’incontro con la ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova per discutere della piaga che dalla scorsa primavera si è abbattuta sul comparto ortofrutticolo del Nord Italia causando ingenti danni non solo in Emilia Romagna, ma anche Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

La cimice marmorata asiatica arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che, con le punture, rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo parte del raccolto. “Servono risorse finanziarie straordinarie per far fronte a una vera e propria calamità – afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli – ma anche una politica europea che vigili sull’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici e applichi le stesse cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati”.

Coldiretti, che nelle ultime settimane, al Villaggio di Bologna e al forum di Cernobbio, ha discusso del tema a più riprese con il Premier Giuseppe Conte alla ministra Bellanova, ricorda che si attende urgentemente il via libera del ministero dell’Ambiente che, sentiti il ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e quello della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai nemica naturale della cimice.

A livello regionale Coldiretti Emilia Romagna ha incontrato i vertici della Regione per denunciare come la gravità della situazione imponga che venga al più presto dichiarato lo stato di calamità e vengano messi in campo interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l’intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito. 

 

PISA–LIVORNO: «IL RILANCIO DELLA VAL DI CORNIA NON È NEI RIFIUTI» 

Coldiretti Livorno e Terranostra Pisa e Livorno ribadiscono la propria contrarietà al progetto di ampliamento della discarica Rimateria. In vista di domani 22 ottobre, quando si terrà a Firenze la Conferenza dei servizi chiamata a decidere sul tema, vogliamo ricordare le ragioni dell’ambiente e dell’agricoltura, che spingono a posizionarsi contro il progetto stesso.

Non è nostra competenza entrare nel merito delle valutazioni tecniche che verranno discusse domani, ma ci sembra paradossale che un progetto di bonifica, quale dovrebbe essere quello che coinvolge il polo di Ischia di Crociano, si trasformi in un progetto che prevede un aumento di volumi. Se Rimateria è nata per bonificare l’area – in particolare ma non solo, l’attuale parte di discarica incontrollata dove sono stoccate tonnellate di scorie di acciaieria e polverino d’altoforno – il progetto non può diventare la testa di ponte per il rilancio di una società nel frattempo diventata a maggioranza privata.

In secondo luogo registriamo la profonda spaccatura politica sul tema fra amministrazioni locali, enti e lo stesso consiglio di amministrazione di Rimateria, con un presidente che prende le distanze dalle delibere di maggioranza, o consigli comunali che non riescono a trovare una sintesi per un obbiettivo comune di benessere del territorio. Uno scenario che certo non aiuta il confronto sulle soluzioni possibili o alternative, queste ultime purtroppo assenti dall’attuale dibattito.

Né aiuta i tempi, dato che in assenza di visione comune le operazioni di bonifica sono destinate inevitabilmente ad allungarsi. Ma il territorio non ha più tempo né voglia di aspettare, dato che sacrifici in questi anni ne sono stati fatti molti. Lo sviluppo in termini di crescita di quest’area industriale non è compatibile con il rilancio della Val di Cornia che abbiamo in mente, fatto di vino, agricoltura, turismo lento, valorizzazione ambientale e prodotti distintivi. I nostri agricoltori chiedono alle istituzioni di ascoltare le numerosi voci del territorio che vanno in una direzione diversa dall’economia dei rifiuti. 

 

EMILIA ROMAGNA, CIMICE ASIATICA: COLDIRETTI, BENE 80 MLN CONTRO INSETTO KILLER

 Un primo passo importante per aiutare le imprese agricole colpite dal flagello della cimice asiatica che ha fatto strage di raccolti e frutteti. È quanto afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini in relazione agli 80 milioni di euro nella legge di bilancio in favore delle imprese danneggiate annunciati dal ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che si è anche impegnata a studiare la possibilità di una moratoria dei mutui. Un atto di grande responsabilità nei confronti di una vera e propria calamità che – sottolinea Prandini – si è estesa a tutto le regioni del nord Italia distruggendo le produzioni di meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni alle produzioni ed un pesante impatto occupazionale. Gli interventi per l’emergenza – evidenzia Prandini – vanno ora accompagnati da misure strutturali per superare i ritardi burocratici nella lotta all’insetto killer con la rapida introduzione della vespa samurai, il nemico naturale della cimice venuta dall’Oriente. Ma occorre anche – continua Prandini – individuare modalità di intervento automatico a livello comunitario di fronte al moltiplicarsi dell’arrivo di parassiti alieni favoriti dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione degli scambi. In questo contesto serve soprattutto un cambio di passo nelle misure di prevenzione a livello comunitario dove una politica europea troppo permissiva consente troppo spesso l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – conclude Prandini – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati.

Durante l’incontro il presidente di Coldiretti Ferrara, Floriano Tassinari, ha presentato al ministro la grave situazione che ha colpito le produzioni ferraresi e ha fatto inoltre presente come sia determinante vigilare sui prodotti che entrano dall’estero per evitare il verificarsi di ulteriori situazioni critiche. 

 

LOMBARDIA, POVERTÀ: IN LOMBARDIA 51MILA MINORI AFFAMATI, TERZA REGIONE IN ITALIA 

In Lombardia sono circa 51 mila i bambini con un’età compresa tra gli 0 e i 15 anni che hanno avuto bisogno di aiuto per bere il latte o mangiare durante l’anno, su un totale di quasi mezzo milione in Italia. E’ quanto afferma la Coldiretti regionale in riferimento al nuovo rapporto di Save The Children, secondo il quale in Italia sono oltre un milione e 260 mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta, triplicati in 10 anni.

Anche in Italia bambini e bambine che vivono nei nuclei familiari più poveri – sottolinea la Coldiretti – non hanno accesso a fonti di cibo sicure e sufficienti sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea). In questo contesto – precisa la Coldiretti regionale – la Lombardia è la terza regione per numero di bambini assistiti (quasi 51mila), alle spalle di Campania (quasi 70 mila) e Sicilia (più di 63mila).

Di fronte a questa situazione di difficoltà sono molti gli italiani attivi nella solidarietà a partire da Coldiretti e Campagna Amica che hanno lanciato l’iniziativa della “spesa sospesa”. Si tratta della possibilità di fare una donazione libera presso i banchi dei mercato di Campagna Amica per fare la spesa a favore dei più bisognosi. In pratica, si mutua l’usanza campana del “caffè sospeso”, quando al bar si lascia pagato un caffè per il cliente che verrà dopo.

La mappa dei bambini che non hanno da mangiare per regione

PIEMONTE

30.244

VALLE D’AOSTA

0

LIGURIA

11.243

LOMBARDIA

50.965

VENETO

25.368

TRENTINO ALTO ADIGE

3.343

FRIULI VENEZIA GIULIA

9.787

EMILIA ROMAGNA

31.757

TOSCANA

20.470

UMBRIA

4.122

MARCHE

12.147

ABRUZZO

7.307

MOLISE

237

LAZIO

34.701

SARDEGNA

7.258

CAMPANIA

69.940

BASILICATA

4.312

PUGLIA

25.983

CALABRIA

40.359

SICILIA

63.537

TOTALI

453.080

  Fonte: elaborazione Coldiretti su dati Agea

 

REGGIO EMILIA, RIPARTE IL PROGETTO SULLA CORRETTA ALIMENTAZIONE 

Un percorso multidisciplinare di educazione alimentare e ambientale, di avvicinamento al mondo agricolo con il fine di educare gli studenti, futuri cittadini e consumatori, a corretti stili di vita per il loro stesso benessere e per quello dell’ambiente. È questo l’obiettivo dell’edizione 2019-2020 di Educazione alla Campagna Amica. A comunicarlo è Coldiretti Reggio Emilia che annuncia il via del nuovo progetto a carattere regionale, realizzato in collaborazione con Donne Impresa e Coldidattica Emilia Romagna, rivolto agli alunni della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado della regione.

Il progetto mira a educare gli studenti a corretti stili di vita per il loro stesso benessere e per quello dell’ambiente e coinvolgerà oltre 10.000 alunni. A ciascuna classe partecipante si richiederà di realizzare una ricerca approfondita sul tema proposto con il fine di realizzare un dipinto, una scultura, creazioni tessili o in carta pesta, video, tesine o progetti multimediali che rappresenti la sintesi delle riflessioni sul tema svolte durante l’anno.

«Il progetto è importante – ha dichiarato Luciana Pedroni, delegata regionale di Coldiretti Donne Impresa – perché oltre a diffondere un’adeguata conoscenza della stagionalità dei prodotti agricoli e della provenienza degli alimenti e favorire la conoscenza e la scelta di sani stili alimentari, mira a sensibilizzare i ragazzi su temi come il valore dell’acqua, il ruolo dell’agricoltura come custode del territorio e la necessità di evitare ogni forma di spreco alimentare. Ci aspettiamo la partecipazione di studenti e insegnanti, da sempre entusiasti del progetto, cresca ulteriormente sulla scia del grande successo del Villaggio Coldiretti in occasione del quale oltre 1000 bambini hanno partecipato ai nostri laboratori».

Per informazioni è possibile contattare la segreteria di Campagna Amica Reggio Emilia tramite mail ufficiostampa.re@coliretti.it

 

BRESCIA, PROGETTO SCUOLA: ESPERIENZE IMMERSIVE E PERCORSI IN INGLESE 

Trasformazione digitale, realtà aumentata e nuovi metodi di apprendimento delle lingue straniere: queste le “new entry” del percorso didattico di Coldiretti Brescia “Il cibo sano per ogni bambino” per l’anno scolastico 2019/2020, presentato questa mattina in Loggia.

Il progetto di realtà aumentata, realizzato in collaborazione con Carraro Lab, offre agli studenti la sorprendente esperienza di un viaggio immersivo all’origine e lungo il processo produttivo della filiera made in Italy.

La proposta didattica prevede l’inserimento in classe dei visori OculusGo, per vivere percorsi dedicati al miele, al latte, alle uova, attraverso video a 360 gradi realizzati presso aziende agricole bresciane di soci Coldiretti. I ragazzi verranno così teletrasportati virtualmente nel mondo dell’agricoltura, tra gli animali e nelle campagne, ambienti spesso ignoti agli alunni della scuola primaria. Una full immersion non ordinaria, poiché le tecnologie di ripresa permettono di percepire contesti e punti di vista insoliti: lo spettatore si trova immerso nell’alveare, nell’abito protettivo dell’apicoltore, accanto alle galline che covano e nella mangiatoia delle mucche. La sceneggiatura e la regia immersiva prevedono uno storytelling particolare, incentrato su luoghi e situazioni tutti da vivere, non sui tradizionali momenti di racconto o dialogo. Per questo, le scene legate al miele ripercorrono il campo dei fiori, dove le api cercano il nettare, l’alveare con le diverse attività correlate, l’impianto di produzione del miele e dei prodotti dell’apicoltura, fino ai vasetti. Il percorso “dal latte al formaggio” parte dalla stalla, procede nella struttura dedicata alla mungitura, per approdare infine al caseificio. Il viaggio dell’uovo ha inizio nell’allevamento di galline ovaiole, segue il prodotto dal nastro trasportatore fino alla timbratura e alla certificazione, per passare a controllo di qualità, inscatolamento e, naturalmente, punto vendita.

Sempre in tema di innovazione tecnologica è attiva anche la partnership con   Fasternet, società Informatica altamente specializzata nella progettazione e realizzazione di soluzioni ICT e percorsi di Digital Trasformation.

Diffondere la cultura del miglioramento e dell’innovazione tecnologica, è la mission di Fasternet, che da sempre è impegnata in progetti con le scuole del territorio, ospitando numerosi studenti in alternanza scuola-lavoro e promuovendo iniziative di formazione, e in progetti legati al tema dell’ecosostenibilità. Insieme a Fasternet stiamo sviluppando anche il progetto Around the Ground, che ha come obiettivo dotare di intelligenza campi e strumenti agricoli, per una migliore gestione dei vigneti, in tempo reale ed in sinergia con l’attività umana.

Imparare divertendosi, anche in inglese, è invece l’obiettivo della seconda novità introdotta quest’anno dallo staff Coldiretti: un percorso teorico e pratico bilingue – italiano e inglese – dedicato in particolare al tema dell’acqua e del ciclo idrico. “La contaminazione tra materie scolastiche non può che rappresentare un arricchimento per gli studenti, fin dalla scuola primaria – spiega Massimo Albano direttore di Coldiretti Brescia – per questo riteniamo importante che un insegnamento come la lingua inglese, fondamentale per le nuove generazioni, “sconfini” trasversalmente in aspetti legati alle tematiche agricole e ambientali”.

 

LIGURIA, LA CASTAGNA: GRANDE PROTAGONISTA AUTUNNALE DEI BOSCHI LIGURI  

Dalla Gabbiana in Val Bormida alla Brodasca in Val di Vara fino ai più conosciuti marroni: va avanti la ricerca del frutto autunnale per eccellenza nei castagneti della Liguria, macchie verdi che costituiscono circa il 30% del territorio boschivo distribuito sull’intero arco regionale.

È quanto afferma Coldiretti Liguria, secondo i dati della Carta Forestale SPIRL e l’Inventario Forestale Multirisorse, dai quali emerge che il castagneto è una specie arborea molto diffusa nella nostra regione, dove ha sostituito parte dei boschi misti di querce e di faggio, caratterizzando usi e costumi regionali. La castagna ligure, dopo aver rischiato la scomparsa nelle stagioni passate a causa dell’attacco del cinipide galligeno del castagno (vespina cinese), è tornata dall’anno scorso a popolare i castagneti liguri, e mentre a livello nazionale il raccolto è in calo del 30% rispetto al 2018, con una produzione nazionale stimata da Coldiretti inferiore ai 25 milioni di chilogrammi, l’annata ligure appare promettente, con frutti sani e di qualità. Ciononostante alto rimane il rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto da Portogallo, Turchia, Spagna e dalla Grecia, considerato l’aumento record del 18% delle importazioni nei primi sei mesi dell’anno dopo che nel 2018 erano arrivati in Italia ben 36 milioni di chili di castagne, spesso spacciate per italiane, con forti ripercussioni sui prezzi corrisposti ai produttori.

La castagna è un grande patrimonio autunnale del Made in Liguria, alla quale sono dedicate, da levante a ponente, sagre e feste che attirano ogni anno turisti da ogni parte del mondo, mentre in ogni borgo si riscoprono le antiche ricette a base di castagne tipiche del territorio, che permettono di gustarle come caldarroste o essiccate nei tecci, mentre con la loro pregiata farina si prepara il locale castagnaccio, trofie e tagliatelle da condire con sughi di noci, funghi e con l’intramontabile pesto alla genovese ottenuto con solo Basilico Genovese DOP.

“La castagna – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa –  è stata fin dai tempi antichi alla base dell’alimentazione della Liguria dell’entroterra, e valorizzare e tutelare questo settore, può rappresentare un’importante rilancio delle zone montane, oltre che recupero di cultura locale. Quest’anno i nostri castagneti sono ricchi di frutti, sani e di qualità che subiscono però razzie da parte della fauna selvatica, cresciuta in maniera spropositata, che rischia di ridurne notevolmente la quantità. Oltre che per la produzione dei frutti del sottobosco, poi, i castagneti in Liguria rappresentano una risorsa da non sottovalutare per la salvaguardia dell’ambiente e dell’assetto idrogeologico di una regione fragile come la nostra, dove è indispensabile, visti anche i cambi climatici in atto, la cura e pulizia delle zone boschive. Ma per difendere questo patrimonio, servono più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori. E se il consumatore vuole cucinare a casa propria questa leccornia autunnale meglio frequentare i mercati degli agricoltori di Campagna Amica Liguria, dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità al giusto prezzo, oppure rivolgersi alle imprese agricole e riscoprire il gusto di partecipare nei boschi alla raccolta delle castagne.”

 

PIEMONTE, MANOVRA: CONFERMARE BONUS VERDE” PER IL COMPARTO FLOROVIVAISTICO 

Nella lotta allo smog va confermato in manovra il bonus verde per favorire con le detrazioni fiscali la diffusione di parchi e giardini in città capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento. E’ quanto afferma la Coldiretti in relazione alla prossima manovra di bilancio. Si tratta di una misura strategica vitale per un Paese come l’Italia che fa parte del gruppo dei Paesi Ue che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici secondo il rapporto annuale sulla qualità dell’aria dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea).

“Il bonus prevede attualmente – spiegano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – una detrazione ai fini Irpef nella misura del 36% delle spese sostenute per la sistemazione a verde di aree scoperte private e condominiali di edifici esistenti, di unità immobiliari, pertinenze o recinzioni (giardini, terrazze), per la realizzazione di impianti di irrigazione, pozzi, coperture a verde e giardini pensili. Una misura utile ad implementare l’attività delle nostre imprese, a qualificare le aree urbane ma anche a ridurre l’impatto degli inquinanti nelle città che è quindi strategica per sostenere il Green New Deal del Governo. Un sostegno alle imprese del comparto florovivaistico Made in Piemonte che genera una produzione lorda vendibile di oltre 130 milioni di euro di cui con più di 1100 imprese diffuse sul territorio, una superficie complessiva di 1300 ettari, una produzione di piante ornamentali di oltre 10 milioni ed un totale di circa 3500 addetti. Il bonus rappresenterebbe, quindi, un beneficio per l’intera collettività, utile a ridurre il livello di smog sempre più pericoloso per la salute dei cittadini visto che una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Basti pensare che a Torino ogni abitante dispone di appena 22 metri quadrati di verde urbano. Non si può continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato”.

 

FERRARA: BENE IMPEGNO DI 80 MLN A SOSTEGNO DELLE IMPRESE AGRICOLE VS CIMICE 

Un primo passo importante per aiutare le imprese agricole colpite dal flagello della cimice asiatica che ha fatto strage di raccolti e frutteti. È quanto afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini in relazione agli 80 milioni di euro nella legge di bilancio in favore delle imprese danneggiate annunciati dal ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che si è anche impegnata a studiare la possibilità di una moratoria dei mutui. Un atto di grande responsabilità nei confronti di una vera e propria calamità che – sottolinea Prandini – si è estesa a tutto le regioni del nord Italia distruggendo le produzioni di meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni alle produzioni ed un pesante impatto occupazionale. Gli interventi per l’emergenza – evidenzia Prandini – vanno ora accompagnati da misure strutturali per superare i ritardi burocratici nella lotta all’insetto killer con la rapida introduzione della vespa samurai, il nemico naturale della cimice venuta dall’Oriente. Ma occorre anche – continua Prandini – individuare modalità di intervento automatico a livello comunitario di fronte al moltiplicarsi dell’arrivo di parassiti alieni favoriti dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione degli scambi. In questo contesto serve soprattutto un cambio di passo nelle misure di prevenzione a livello comunitario dove una politica europea troppo permissiva consente troppo spesso l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – conclude Prandini – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati.

Durante l’incontro il presidente di Coldiretti Ferrara, Floriano Tassinari, ha presentato al ministro la grave situazione che ha colpito le produzioni ferraresi e ha fatto inoltre presente come sia determinante vigilare sui prodotti che entrano dall’estero per evitare il verificarsi di ulteriori situazioni critiche.

 

CREMONA, VOLTINI: “SUL CASO ITALATTE SOLO COLDIRETTI SI FA SENTIRE” 

Sul “caso Italatte” solo Coldiretti si fa sentire, a difesa delle aziende agricole produttrici di latte, di fronte alla multinazionale francese che non rispetta gli accordi sottoscritti sul prezzo del latte alla stalla. E’ quanto sottolinea Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona e Coldiretti Lombardia, affidando la sua riflessione alle pagine del “Coltivatore Cremonese”, il periodico della Federazione in uscita in questi giorni.

“Le ultime puntate del complesso rapporto tra allevatori ed Italatte sono ben note agli addetti ai lavori. Ciò che invece colpisce, da un mese a questa parte, è il silenzio sulla vicenda da parte delle rappresentanze dell’agricoltura e della cooperazione agricola. Dopo l’invio delle disdette dei contratti da parte della multinazionale lo scorso fine settembre, per evitare il rinnovo tacito degli accordi in vigore anche per il 2020, i comunicati e le dichiarazioni pubbliche sono state fatte solo dalla nostra Organizzazione – rimarca Voltini –. Coldiretti ha denunciato pubblicamente e a più riprese il comportamento assolutamente scorretto tenuto dalla multinazionale francese ed ha dichiarato di non voler accettare supinamente il comportamento “intimidatorio” di Italatte, messo in atto esclusivamente per forzare l’accettazione della modifica di prezzo adottata unilateralmente a partire dallo scorso mese di aprile”.

Il Presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini – anche pubblicamente, nell’occasione del Villaggio Coldiretti di Bologna – ha chiesto ed ottenuto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal Ministro delle Risorse Agricole Teresa Bellanova l’impegno ad occuparsi della vicenda e a tutelare gli allevatori assicurando il rispetto degli accordi contrattuali sottoscritti.

“Sarebbe importante che in queste occasioni la “parte agricola” facesse quadrato dimostrando, anche nella comunicazione, una posizione compatta. I silenzi, al contrario, potrebbero essere interpretati da Italatte come segnali di debolezza, di possibile arretramento di fronte all’atteggiamento minaccioso tenuto dal gruppo Lactalis” riprende Voltini. “Noi siamo sempre aperti al dialogo e ci aspettiamo una proposta seria dal gruppo Lactalis per il 2020. Il 2019 non è infatti in discussione, visto che esiste un contratto indicizzato – che Coldiretti ha sottoscritto per conto dei Soci che hanno rilasciato delega all’Organizzazione – che nel corso dell’anno ha fotografato adeguatamente i valori del mercato del latte italiano. Anche l’inserimento del prezzo del Grana Padano nei parametri di indicizzazione è corretto e a nostro avviso il Grana deve continuare ad essere un riferimento, visto che incide sensibilmente sull’intero mercato nazionale. D’altra parte, quando il Grana quotava poco, Italatte non si è sognata di rettificare in alto il prezzo del latte dei conferenti”.

“Mi auguro che Confagricoltura e tutta la cooperazione, quella di raccolta ovviamente, dimostrino di avere “la schiena dritta” e non sentire l’urgenza di dover correre a firmare accordi a tutti i costi – sottolinea Voltini –. Ci sono tutte le condizioni e le prospettive di mercato per avviare positivamente il 2020, sia per gli allevatori, sia per l’industria e la filiera lattiero-casearia. L’obiettivo di prezzi dignitosi alla stalla deve andare di pari passo con la necessità di non svilire o penalizzare il comparto con svendite e ribassi sullo scaffale. Siamo a conoscenza che alcune aziende del gruppo Lactalis stanno già rialzando del 5% i propri listini di vendita, motivando la pretesa con l’aumento del prezzo di acquisto del latte. La suddetta richiesta, fatta alle catene di distribuzione, non sarebbe giustificabile e non verrebbe accettata se questi venissero poi a sapere che Italatte, invece, vuol pagare al ribasso il latte italiano”.

 

PUGLIA, CRIMINALITA’: VERGOGNA SABOTAGGI CANTINE A LUCERA E SAN SEVERO 

Sabotaggi notturni alle cantine di San Severo e Torremaggiore ad opera della criminalità che continua a far vivere imprese agricole e operai in un clima estenuante da far west nelle campagne, dove ormai si teme anche per la propria incolumità personale. E’ l’ennesima denuncia di Coldiretti Puglia che negli anni ha chiesto l’intervento del Ministero degli Interni e dell’Esercito per un presidio massiccio e costante delle aree rurali. “Evidentemente si sta sottovalutando la situazione. Sabotaggi, assalti armati per rubare mezzi agricoli, furto di prodotti e ulivi, taglio di ceppi di uva e tiranti, non si contano più per frequenza e gravità i fenomeni criminosi che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo e non si tratta più soltanto di “ladri di polli”, quanto di veri criminali che organizzano raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Si assiste alla ‘stagionalità’ delle attività criminose in campagna – denuncia Coldiretti Puglia – perché squadre ben organizzate tagliano i ceppi dell’uva da vino a marzo e aprile, rubano l’uva da tavola da agosto ad ottobre, le mandorle a settembre, le ciliegie a maggio, rubano le olive da ottobre a dicembre, gli ortaggi tutto l’anno, ma preferiscono i carciofi brindisini e gli asparagi foggiani, dimostrando che alla base dei furti ci sono specifiche richieste di prodotti redditizi perché molto apprezzati dai mercati, rubano gli ulivi monumentali perché qualcuno evidentemente li ricerca.

“E’ impensabile e inaccettabile che dopo mesi di sforzi e di fatiche, lottando quotidianamente contro la burocrazia e il clima impazzito – insiste con forza Giuseppe De Filippo, presidente di Coldiretti Foggia – un’azienda agricola veda andare in fumo il frutto del proprio lavoro ad opera di bande criminali che compiono atti di gravità inaudita. Sono state boicottate due strutture del territorio e sversati migliaia di litri di vino e mosto nelle campagne, una atto intimidatorio senza eguali. Chiediamo una cabina di regia interforze che stringa le maglie dei controlli nelle aree rurali e organizzi sistemi di presidio anche tecnicamente all’avanguardia perché così non è più possibile andare avanti”, conclude il presidente De Filippo.

Oltre ai furti di rame, prodotti e mezzi agricoli, stiamo registrando fenomeni estorsivi – aggiunge Coldiretti Puglia – chiaramente evidenziati dai numerosi tendoni e ceppi di uva tagliati. Il fronte dell’illegalità è sempre più ampio e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole ed agroalimentari.

“Abbiamo bisogno di lavorare in campagna in un clima di serenità – dice Salvatore Moffa, presidente di Coldiretti San Severo e Torremaggiore – non è pensabile fare impresa guardandosi continuamente le spalle o facendo le ronde diurne e notturne per salvare aziende, mezzi e prodotti agricoli. E assistiamo anche un grande scoraggiamento degli agricoltori che per paura non denunciano. I quotidiani fenomeni criminosi hanno l’effetto di spopolare le campagne, perché le famiglie residenti nelle aree rurali ci pensano due volte prima di continuare a vivere in campagna”. 

I reati contro il patrimonio, quali furto di mezzi agricoli (15%), abigeato (11%), furto di prodotti agricoli (13%), racket (9%), usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione, rappresentano la “porta di ingresso principale” della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale, conclude Coldiretti Puglia.

 

REGGIO EMILIA, CIMICE ASIATICA: 80 MLN CONTRO INSETTO KILLER 

Un primo passo importante per aiutare le imprese agricole colpite dal flagello della cimice asiatica che ha fatto strage di raccolti e frutteti. È quanto afferma il presidente di Coldiretti Ettore Prandini in relazione agli 80 milioni di euro nella legge di bilancio in favore delle imprese danneggiate annunciati dal ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che si è anche impegnata a studiare la possibilità di una moratoria dei mutui.

Un atto di grande responsabilità nei confronti di una vera e propria calamità che – sottolinea Prandini – si è estesa a tutto le regioni del nord Italia distruggendo le produzioni di meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni alle produzioni ed un pesante impatto occupazionale. Gli interventi per l’emergenza – evidenzia Prandini – vanno ora accompagnati da misure strutturali per superare i ritardi burocratici nella lotta all’insetto killer con la rapida introduzione della vespa samurai, il nemico naturale della cimice venuta dall’Oriente. Ma occorre anche – continua Prandini – individuare modalità di intervento automatico a livello comunitario di fronte al moltiplicarsi dell’arrivo di parassiti alieni favoriti dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione degli scambi. In questo contesto serve soprattutto un cambio di passo nelle misure di prevenzione a livello comunitario dove una politica europea troppo permissiva consente troppo spesso l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – conclude Prandini – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati.

«La situazione è grave anche nella nostra provincia – commenta Maria Cerabona, direttore di Coldiretti Reggio Emilia – in modo particolare per la coltivazione delle pere che sono riconosciute dall’Indicazione Geografica Protetta, insieme a Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna, producendo complessivamente oltre il 65% dell’intera produzione italiana. È di fondamentale importanza vigilare sui prodotti che entrano dall’estero per evitare il verificarsi di ulteriori situazioni critiche».

 

PIEMONTE, CIMICE ASIATICA: BENE 80 MLN IN LEGGE DI BILANCIO PER IMPRESE COLPITE 

80 milioni di euro nella legge di bilancio in favore delle imprese colpite dal flagello della cimice asiatica. E’ quanto ha annunciato la ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, che si è anche impegnata a studiare la possibilità di una moratoria sui mutui.

“Un primo passo importante per aiutare le nostre imprese – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale. Una problematica che si è acuita con i cambiamenti climatici che si manifestano, ormai, con una tendenza al surriscaldamento, accentuatasi negli ultimi anni, e con il moltiplicarsi di eventi estremi e sfasamenti stagionali. Già lo scorso anno Coldiretti Piemonte insieme al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università degli Studi di Torino, a Fondazione Agrion e al Gruppo Ferrero hanno istituito un osservatorio per allargare e approfondire la ricerca delle strategie di lotta alla cimice asiatica. L’insetto, infatti, ha trovato in Piemonte un ambiente favorevole alla sua diffusione ed, in questi ultimi anni, si sono registrati danni ingenti su molte colture, dal nocciolo alla frutta. Gli interventi per l’emergenza vanno ora accompagnati da misure strutturali per superare i ritardi burocratici nella lotta all’insetto killer, ma occorre anche individuare modalità di intervento automatico a livello comunitario di fronte al moltiplicarsi dell’arrivo di parassiti alieni, favoriti dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione degli scambi. In questo contesto – concludono Moncalvo e Rivarossa – serve soprattutto un cambio di passo nelle misure di prevenzione a livello comunitario dove una politica europea troppo permissiva consente, spesso, l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati”. 

 

TORINO, CONSUMI: STOP A CIBI FALSI RACCOLTE 1,1 MLN FIRME IN EUROPA

E’ stato raggiunto lo storico obiettivo della raccolta di 1,1 milioni di firme di cittadini europei per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti con la petizione europea “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) promossa dalla Coldiretti assieme ad altre organizzazioni europee. Al recente Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha consegnato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte un “maxi assegno” simbolo dello storico traguardo dall’iniziativa dei cittadini europei (Ice) autorizzata dalla stessa Commissione europea.

Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, informa: «In l’Italia è stato raccolto l’85% delle firme: hanno contributo cittadini e rappresentanti delle istituzioni della politica, dello sport, della ricerca, della cultura per obbligare la Commissione ad assicurare la trasparenza dell’informazione sui cibi in tutta l’Unione Europea dove rischiano di entrare in vigore nell’aprile 2020 norme fortemente ingannevoli per i consumatori. In provincia di Torino la Coldiretti ha raccolto 20mila firme». Fabrizio Galliati, aggiunge: «Un vero e proprio fronte per la trasparenza che, forte del milione di firme raccolto in tutti i Paesi, non può essere più ignorato da una Ue che ha avuto sinora un atteggiamento incerto e contradditorio, obbligando a indicare l’origine in etichetta per le uova ma non per gli ovoprodotti, per la carne fresca ma non per i salumi, per la frutta fresca ma non per i succhi e le marmellate, per il miele ma non per lo zucchero. Nello specifico l’iniziativa dei cittadini si prefigge di rendere obbligatoria l’indicazione del paese di origine per tutti gli alimenti trasformati e non trasformati in circolazione nell’Ue, senza deroghe per i marchi registrati e le indicazioni geografiche e per quanto attiene agli alimenti trasformati, l’etichettatura di origine deve essere resa obbligatoria per gli ingredienti principali se hanno un’origine diversa dal prodotto finale. La petizione chiede infine di migliorare la coerenza delle etichette, inserendo informazioni comuni nell’intera Unione circa la produzione e i metodi di trasformazione, al fine di garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare. L’obbligo di indicare l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che, con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare, ha portato all’approvazione della legge 204 del 3 agosto 2004».

Michele Mellano, direttore Coldiretti Torino, aggiunge: «L’Italia è, infatti, all’avanguardia in Europa proprio grazie al pressing della Coldiretti che ha fatto scattare anche l’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro. Il 13 febbraio 2018 era entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vigeva l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro».

Michele Mellano chiude così: «A livello comunitario il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, mentre la Commissione Europea ha recentemente specificato che l’indicazione dell’origine è obbligatoria anche su funghi e tartufi spontanei».

 

PISTOIA, IL VESCOVO AI VIVAISTI: SIETE VOI I PALADINI DEL VERDE, RIVENDICATELO 

Si è parlato di ambiente e sviluppo sostenibile, ed è stato ricco di argomentazioni pragmatiche l’incontro con Coldiretti di Monsignor Fausto Tardelli, il Vescovo di Pistoia. Nei giorni scorsi Sua Eccellenza è stato accolto nella casa degli agricoltori pistoiesi da una rappresentanza di imprenditori, dai dirigenti e dalla struttura di Coldiretti Pistoia.

A inizio incontro, don Piero Vannelli, Consigliere Ecclesiastico di Coldiretti Pistoia, ha ricordato a Monsignor Tardelli il costante richiamo della Coldiretti alla dottrina sociale della Chiesa.

“Abbiamo invitato Sua Eccellenza per condividere alcune preoccupazioni di noi agricoltori – ha spiegato il presidente di Coldiretti Pistoia, Fabrizio Tesi, molto grato al Vescovo di aver accolto l’invito-. Siamo una eccellenza assoluta a livello globale, con una produzione di piante (e non solo) che non ha pari, ma a scorrere cronache e commenti su organi di informazione e social network sembra che l’attività delle imprese agricole renda il nostro territorio fonte di pericolosità per la salute di tutti noi cittadini. È vero il contrario, siamo i primi a preoccuparci della salute di tutta la cittadinanza e dei nostri figli, visto che abitiamo ‘dentro’ le aziende agricole. L’agricoltura è un settore che investe molto in innovazione, che punta a migliorare la sostenibilità ambientale. Naturalmente siamo consapevoli che si può sempre migliorare e lo faremo, tenendo conto anche della sostenibilità aziendale”.

“Le piante prodotte nel polo vivaistico pistoiese portano benefici ambientali in tutta Europa, producendo ossigeno ed assorbendo CO2. Benefici prodotti anche nella fase di crescita degli alberi nei nostri vivai –aggiunge Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Pistoia-. Inoltre, grazie agli investimenti riusciamo a mantenere un bacino di occupazione senza pari sul territorio. Negli ultimi anni solo dalle aziende vivaistiche pistoiesi sono stati investiti 25 milioni di euro in interventi verdi: per conseguire certificazioni ambientali, per implementare sistemi innovativi per il recupero delle acque irrigue, per ridurre l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti e per sperimentare vasi biodegradabili. Di fronte a questa realtà, a volte prevale nel sentire pubblico l’aspetto negativo degli effetti causati dall’attività agricola, con a corredo peraltro dati senza accertate evidenze scientifiche –ha detto Ciampoli, dando la parola al Vescovo dopo le considerazioni dalla platea-. La sua autorevolezza aiuti a diffondere il seme dell’equilibrio”.

Monsignor Tardelli, dicendosi contento dell’incontro ‘in famiglia’ con Coldiretti, ha spiegato le contraddizioni della nostra società, dove nessuno ascolta più l’altro. Contraddizioni amplificate dall’evoluzione del sistema mediatico, a cominciare dai social network, che è sempre più succube del sensazionalismo. Dinamiche a cui non sfugge la comunicazione attorno al grado di inquinamento a Pistoia.

Il Vescovo ha ribadito che sarebbe una bella incongruenza se chiudesse una cosa che fa bene al mondo, come il polo vivaistico pistoiese; che non si va lontano se si sta dietro alle tante posizioni ingiuste, che non tengono conto dei dati oggettivi. In ogni caso, ha spiegato Monsignor Tardelli, non c’è dubbio che bisogna andare verso la sostenibilità, fare ricerca e produrre insieme con ancor meno impatto ambientale.

Monsignor Tardelli ha concluso il suo intervento auspicando un ruolo ancora più attivo degli agricoltori, perché chi tiene alla terra deve farsi paladino della sostenibilità dell’ambiente, rivendicando che: siamo noi che vogliamo prodotti fatti bene, siamo noi che produciamo verde attraverso il verde. Le innovazioni messe in campo devono essere comunicate ad ‘alta voce’.

 

VENETO, AUTUNNO DI RITI E FRUTTA DIMENTICATA CON SAGRE E FIERE DI TIPICITA’ VENETA 

Con l’autunno arriva anche la voglia del tepore di casa: un caminetto, una cucina economica, una stufa ed è subito atmosfera. La stessa che richiede, secondo l’usanza contadina, il perpetuare di alcuni riti: come le caldarroste col primo mosto di vino (torboin), le patate americane nel forno, i piatti a base di zucca, le confetture di mele cotogne, le prime nespole maturate tra la paglia e le giuggiole da mettere sotto spirito.

Consuetudini che coincidono soprattutto con la stagionalita’: cosa sarebbe la sagra di Noventa Padovana senza ‘el folpo col riso’ (polpo con la bottarga) o le fiere di San Luca a Treviso senza moscardini? Le generazioni tramandano storie e abitudini che rimangono tali anche se la moda definisce ora street food il cibo servito con cartocci di frittura o panini caldi a bordo strada come spezzafame. Frutta e verdura, anche in via d’estinzione, in questo periodo si prendono la loro rivincita: dal cachi al melograno, dalle pannocchie da pop corn ai bagigi (arachidi) novelli. Non e’ il caso delle castagne che in Veneto sono sempre sulla breccia in quanto tutte blasonate a cominciare dal Marrone di San Zeno Dop, al Combai e quello di Monfenera entrambi Igp. E seppur la produzione sia ridotta quest’anno a causa di un maggio piovoso, famiglie e centinaia di turisti e cittadini accorrono ai piedi delle montagne per degustarle sul posto in occasione di manifestazioni ad hoc. Coldiretti consiglia, nel caso la pigrizia prenda il sopravvento, il kmzero ovvero una visita al mercato di Campagna Amica piu’ vicino dove i produttori possono spiegare storia e segreti di ogni singolo prodotto per fare acquisti mirati.

Finite le scorte delle specialita’ autunnali – spiega Coldiretti –  si potranno ritrovare gli stessi gusti trasformati in succhi, confetture pronte ad animare le tavole. Per quanto riguarda i doni dal mare, l’attesa per mangiare le moeche, i granchi molli della laguna, e’ relativamente breve per questa prelibatezza ricercata dai migliori gourmet.

 

GORIZIA, INAUGURAZIONE DEL MERCATO COPERTO DI CAMPAGNA AMICA 

«Ci presentiamo con i nostri valori, a partire da quello della solidarietà, insito nei contadini. L’auspicio è che questa città sappia custodire il patrimonio che regaliamo alla comunità». Carmelo Troccoli, direttore nazionale di Campagna Amica, ha salutato a Gorizia, in via IX Agosto, il cinquantunesimo Mercato coperto nato sotto la stessa insegna. «Non un traguardo – ha aggiunto la presente della Coldiretti Gorizia Angela Bortoluzzi –, ma un nuovo inizio nel percorso iniziato nel 2000 dalla Federazione attraverso il Patto con il consumatore. Temi come trasparenza e tracciabilità del prodotto sono stati il presupposto di questi mercati, non solo superfici di vendita, ma mix di storia e cultura agricola».

Al taglio del nastro sono intervenuti con i saluti e i complimenti alla Coldiretti locale anche il sindaco Rodolfo Ziberna, che ha sottolineato «l’ingresso della campagna in città, con frutti della terra che hanno un volto e una voce», e il segretario generale della Cciaa Venezia Giulia Pierluigi Medeot, prima degli interventi di Troccoli e del consigliere ecclesiastico della Coldiretti don Paolo Bonetti, che ha rilevato il «binomio inscindibile cibo-agricoltura» e parlato del mercato come di uno sbocco commerciale, certo, ma soprattutto di un luogo «in cui l’agricoltura diventa prossimità».

Tante le presenze in un’occasione di festa per la città e l’agricoltura locale. C’erano i vertici della Coldiretti Fvg, con il presidente Michele Pavan e il direttore Danilo Merz, i presidenti e direttori provinciali, i rappresentanti delle forze dell’ordine e le autorità cittadine, con altri amministratori locali regionali e dell’Isontino.

Con lo spazio coperto di via IX Agosto (16 le postazioni fisse, 400 metri quadrati di esposizione), Campagna Amica propone ora un punto fisso di vendita diretta e molto altro rispetto ai temi legati al cibo, alla sana alimentazione, alla tutela del territorio rurale, al turismo in campagna e alla salvaguardia dell’ambiente. «Un nuovo passo in avanti nel progetto di valorizzazione dell’agricoltura regionale – commenta la presidente Bortoluzzi –, ma anche una leva di ravvicinamento fra campagna e città in un luogo di socialità intorno al “cibo giusto”, punto d’incontro di domanda e offerta, con un’attenzione rivolta al mondo della ristorazione, agrituristica e tradizionale, che potrà trovare materia prima sana e rispettosa dell’ambiente».

All’interno del Mercato coperto, in una specifica area eventi (che diventerà in alternativa “piazzetta” in cui passare tranquillamente alcuni minuti prima e dopo la spesa) verranno organizzati infatti anche iniziative socio-culturali e mediatiche, laboratori didattici e formativi, momenti di informazione e intrattenimento, show-cooking per la promozione delle tipicità locali, occasioni di incontro e dibattito, con l’obiettivo di contribuire alla crescita dell’agricoltura, del turismo rurale e della rete delle aziende e degli agriturismi di Campagna Amica.

 

FRIULI VENEZIA GIULIA, FESTA PENSIONATI: DIBATTITO SU SALUTE, SERVIZI E SICUREZZA 

La festa del pensionato e della famiglia, organizzata a Tricesimo dall’associazione pensionati della Coldiretti, ha assunto quest’anno un respiro regionale. Su indirizzo dei consigli provinciali e regionale, la ricorrenza ha coinvolto l’intera base sociale del Friuli Venezia Giulia. Oltre centocinquanta i partecipanti che hanno condiviso la giornata alla presenza del presidente nazionale dell’associazione Giorgio Grenzi. Presenti tra gli altri il presidente regionale di Coldiretti Michele Pavan e quello provinciale di Udine Gino Vendrame. Per i pensionati il presidente regionale Sergio Cozzarini e quelli provinciali Gino Pischiutta (Udine) Olivo Durigon (Pordenone) ed Ennio Blasizza (Gorizia-Trieste).

Dopo la messa celebrata dal consigliere ecclesiastico di Coldiretti don Gianni Molinari sono seguiti gli interventi. Grenzi, presidente nazionale, ha affermato come Coldiretti abbia una particolare attenzione nei confronti della base sociale rappresentata dai senior. A questo proposito ha richiamato tre punti sui quali l’organizzazione sta lavorando: salute, servizi e sicurezza. «L’innovazione – ha poi aggiunto – è un altro punto che abbiamo inserito per dare valore all’attività che stiamo sviluppando». Grenzi si è inoltre complimentato per il lavoro che l’associazione Fvg sta svolgendo, dimostrandosi tra le regioni più virtuose.

Dal canto suo Pavan ha sostenuto come i soci senior della Coldiretti rappresentino per l’associazione esperienza, saggezza e concretezza che in molti casi è dimostrata con la preziosa collaborazione nell’ambito dell’attività aziendale. Il presidente regionale dei pensionati Cozzarini ha ricordato tra i punti dell’attività dell’associazione quella che in questi giorni è forse la più attuale e cioè la riforma sanitaria regionale. «In questa vicenda – ha detto – siamo direttamente partecipi e interessati a seguire l’iter legislativo. Siamo in contatto con l’assessorato e in questo senso siamo impegnati affinché servizi e assistenza, che sono due punti legati alla salute, siano tenuti in opportuna considerazione. La nostra base sociale per la maggior parte dei casi vive in zone marginali e usufruisce di un’assistenza a livello familiare gravando di meno sul sistema sanitario assistenziale. Per questo – ha concluso il presidente – abbiamo bisogno di servizi dedicati per dare risposte mirate ai nostri soci».

 

Appuntamenti

 

PISTOIA, VIVAISMO: IL NUOVO PASSAPORTO PIANTE E LE ALTRE NOVITÀ

Giovedì 24 ottobre 

Le nuove specifiche per il passaporto delle piante è uno dei temi dell’incontro che Coldiretti ha organizzato con le aziende florovivaistiche per fare il punto sugli elementi certi, e sugli orientamenti rispetto alle novità normative a livello regionale e comunitario.

Appuntamento in Sala Gialla di Coldiretti, alle ore 18 del 24 ottobre. Nell’ambito dell’incontro saranno affrontati anche gli altri temi di stretta attualità che riguardano il vivaismo, come le problematiche rispetto alle spedizioni verso il Regno Unito di Quercus spp, la situazione del tarlo asiatico a Pistoia, le prospettive del settore come elemento indispensabile di sostenibilità ambientale.

 

CREMONA: #FACCIAMOCOSEBUONE, APPUNTAMENTO AL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA

Martedì 22 Ottobre

#facciamocosebuone. E’ l’impegno con cui le aziende agricole della Coldiretti tornano tutti i martedì mattina presso il portico del Consorzio Agrario in via Monteverdi a Cremona, per dare vita al Mercato di Campagna Amica. Ogni settimana l’appuntamento si arricchisce. C’è la presenza delle scolaresche (che sono state accolte presso il mercato in occasione della “festa d’autunno” e della “giornata della zucca”, e che ritorneranno a fine mese, per una nuova giornata a tema), ci sono in dono le ricette degli agrichef, i cuochi contadini (dalle ricette cremonesi, come  i “marubini ai tre brodi”, alle specialità cremasche, fra cui gli immancabili “tortelli cremaschi”, passando per le proposte di tutte le province lombarde, rappresentate, ad esempio, dai risotti legati alla provincia di Pavia, alle minestre d’orzo di Como-Lecco, dall’ossobuco milanese, al  bossolà bresciano), ci sono le degustazioni offerte dalle aziende agricole e c’è il gioco dei sapori (che ogni settimana consente ad un fortunato di vincere la propria spesa).

E c’è naturalmente, in primo piano, la vendita diretta del buon cibo made in Cremona, garantito dagli agricoltori che, dalla campagna, portano in città il frutto del loro lavoro. L’appuntamento è per domani, dalle ore 8 alle 12. “Aspettiamo tutti gli appassionati del vero Made in Italy – sottolineano gli agricoltori della Coldiretti –. Il mercato di Campagna Amica è il luogo ideale di incontro tra gli interessi degli agricoltori e quelli dei cittadini, uniti nella passione per il nostro territorio, le nostre tradizioni, i nostri sapori.  Il punto di forza sarà rappresentato, come sempre, dalla bontà e genuinità dei cibi che porteremo presso il mercato. Nel contempo, vogliamo che questo diventi un luogo d’incontro per tutti: stiamo arricchendo i momenti dedicati ai più piccoli, accogliendo presso il mercato le lezioni di educazione alimentare che da anni proponiamo alle scuole del territorio, e dalle prossime settimane non mancheranno nuove sorprese speciali, dedicate agli anziani”.

 

FORLI’: ‘IL SABATO DEL VILLAGGIO’ LA SPESA SI ARRICCHISCE DI GUSTO!

Sabato 26 ottobre

Al Mercato di Campagna Amica di Forlì, in viale Bologna 75, torna domani l’appuntamento con ‘Il Sabato del Villaggio’: dalle 8 alle 13 i cittadini-consumatori potranno non solo fare una vera spesa a KM0, ma anche comporre e gustare il proprio agriaperitivo o sedersi comodamente per assaporare un vero pranzetto contadino scegliendo tra le proposte gastronomiche create con i prodotti in vendita sui banchi degli agricoltori: dall’agri-tagliere, alla carne biologica della ‘bottega del manzo’, dal menù vegetariano  ‘l’orto nel piatto’ al pesce del nostro Adriatico. Un’occasione, dunque, per vivere un’esperienza gourmet all’insegna dei sapori della nostra campagna, il tutto abbinato ad un calice di vino o ad un’ottima birra agricola.

Si ricordano qui di seguito gli orari del Mercato:

Mercato dei produttori: aperto martedì e sabato dalle 8 alle 13; giovedì dalle 15 alle 19

Punto Campagna Amica-Macelleria: aperto lunedì, martedì e mercoledì dalle 8 alle 13 e dal giovedì al sabato dalle 8 alle 19.

 

LUCCA: FORMAZIONE GRATUITA ORTICOLTURA E FLORICOLTURA IN VERSILIA

Giovedì 7, Martedì 12 e Venerdì 15 novembre 

Dal bilancio al business plan passando per i mezzi di supporto allo sviluppo dell’impresa (credito), il rapporto con il clienti ed il marketing: un corso gratuito di Coldiretti spiega a chi vuole aprire un’impresa agricola nel settore dell’orticoltura e florovivaismo ma anche ai neo imprenditori, ed imprenditori già con esperienza, nozioni e strumenti fondamentali per la conduzione ottimale dell’attività finanziaria, gestionale e promozionale. Il corso, finanziato dal Psr nell’ambito del progetto Coltiform, si terrà presso la sede di Coldiretti a Lido di Camaiore (Lu) presso la Corte Magnani. Tre le lezioni in programma per completare il percorso di formazione: prima lezione giovedì 7 novembre dalle dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

Le altre sono invece in agenda martedì 12 dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00 e venerdì 15 novembre dalle 9.00 alle 13.00 (solo mattina).

Per partecipare è necessario iscriversi scrivendo a matteo.fazzi@coldiretti.it oppure rivolgersi a Silvia Gazzoni scrivendo a silvia.gazzoni@coldiretti.it o telefonando al 055-32357212

Per informazioni www.toscana.coldiretti.it oppure pagina ufficiale Facebook

 

VENETO: EXPORT, FOCUS SU AGROALIMENTARE CON SVEZIA, DANIMARCA E NORVEGIA

Mercoledì 30 ottobre 

L’ufficio export di Coldiretti Veneto, in collaborazione con il Centro Estero Veneto, organizza un incontro informativo sulle prospettive commerciali nei Paesi Scandinavi, con un focus dedicato al settore agroalimentare. Il seminario si terrà Mercoledì 30 ottobre a Treviso nella sede di t2i in Piazza delle Istituzioni 34/a e rientra nel piano promozionale della Regione del Veneto condiviso con le Camere di Commercio.

L’area scandinava rappresenta un bacino complessivo di 26 milioni di consumatori. Il valore delle esportazioni del Made in Italy verso i mercati nordici supera gli 11 miliari di euro. La Danimarca, nonostante le ridotte dimensioni, costituisce un ponte sul Baltico sia per il potere d’acquisto che per il radicamento del patrimonio enogastronomico italiano. La capacità di spesa in Svezia ha registrato un crescita del 7% delle importazioni dall’Italia.

Il programma della giornata prevede gli interventi del Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana in Danimarca Chiara Dell’Oro Nielsen, del collega per la Svezia Giovanni Brandimarti, oltre alla presentazione di alcuni case history.

Per informazioni: https://coldirettiexportveneto.it/

 

FORLI’: A PRANZO CON L’AGRICHEF AL MERCATO CAMPAGNA AMICA

Martedì 22 Ottobre 

Secondo appuntamento, martedì 22 ottobre, con ‘A pranzo con l’Agrichef’, nuovo format gastronomico lanciato dal Mercato di Campagna Amica di viale Bologna 75, a Forlì. Ai fornelli, dalle 12.30 alle 14, Fabio Della Chiesa, vero cuoco contadino che ha conservato i sapori antichi del passato e che preparerà uno speciale menù gourmet proponendo i piatti della nonna, grandi classici della nostra tradizione rurale realizzati con i prodotti agricoli in vendita sui banchi del mercato (aperto per la vostra spesa locale e genuina sin dalle 8 del mattino). Dalle 12.30 alle 14 sarà, dunque, possibile pranzare a prezzo fisso con un menù che comprenderà un primo, un secondo, più una birra agricola o un calice di vino del territorio. Gli agrichef di Campagna Amica portano, dunque, la loro esperienza al servizio dei consumatori e del Mercato agricolo di viale Bologna, cuore della realtà contadina di Forlì nonché primo avamposto delle tradizioni agrituristiche in città.

Queste le proposte del giorno (anche da asporto):

  • Tagliolini al ragù bianco di coniglio con ricotta di bufala stagionata
  • Tagliata di porcellino marinata alle erbe, ristretto di sangiovese e scalogno
  • Parmigiana di cavolfiori alle mandorle

Fabio Della Chiesa è titolare dell’azienda agrituristica Punto Zero di Cesena. Presidente dell’Associazione Terranostra Provinciale, Della Chiesa ha lavorato in qualità di chef per 10 anni nelle cucine di Casa Artusi per poi dedicarsi, dal 2018, all’agriturismo Punto Zero, nato a fianco dell’omonima azienda agricola in cui, da anni, collabora col padre. Agrichef da un anno, Della Chiesa ha partecipato al progetto ‘Mare Vivo’ promosso da Coldiretti Impresa Pesca e Ministero dell’Agricoltura creando prelibati piatti di pesce che rispettano la tradizione romagnola ed aiutano a meglio comprendere la stagionalità del pescato. Anche lui, come la collega Sandri, è reduce dal successo del Villaggio Coldiretti di Bologna, terza esperienza di rilievo al fianco del Presidente nazionale Terranostra Diego Scaramuzza. La sua struttura agrituristica, nelle campagne cesenati, è aperta tutto l’anno su prenotazione.

 Si ricordano qui di seguito gli orari del Mercato di viale Bologna 75, a Forlì.

 – Mercato dei produttori aperto martedì e sabato dalle 8 alle 13; giovedì dalle 15 alle 19

– Punto Campagna Amica-Macelleria aperto lun, mart e mercoledì dalle 8 alle 13 e dal giovedì al sabato dalle 8 alle 19.

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