COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio dell’11 gennaio 2019

11 gennaio 2019
News La Forza del Territorio dell’11 gennaio 2019

Primo piano

REGGIO EMILIA

SITUAZIONE IDRICA 2019 PESANTE COME NEL 2017

Nel territorio reggiano praticamente non piove e non nevica dall’inizio dell’inverno e cresce l’allarme degli agricoltori per la mancanza di acqua necessaria a creare le riserve idriche per i prossimi mesi.

 

Mentre il sud è bloccato dalle bufere di neve al nord cresce l’allarme siccità con il livello del Po sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, rispetto al monitoraggio della Coldiretti al Ponte della Becca (Pavia) sullo stato del più grande fiume italiano che è rappresentativo dell’anomalie climatiche con una Italia alla rovescia e spaccata in due.

“E ci risiamo, commenta Assuero Zampini direttore Coldiretti Reggio Emilia. Questo inverno rispecchia la situazione climatica del 2017 e le riserve idriche già scarseggiano. Di fronte a questi presupposti – continua Zampini – c’è ancora chi parla di risparmio idrico senza rendersi conto che per risparmiare acqua è necessario prima averla”.

Nel nostro territorio praticamente non piove e non nevica dall’inizio dell’inverno e cresce l’allarme degli agricoltori per la mancanza di acqua necessaria a creare le riserve idriche per i prossimi mesi. Un antico proverbio contadino dice che “sotto la neve c’è il pane” per rimarcare l’importanza di nevicate che coprano i terreni e le semine con una coltre protettive contro i grandi geli dell’inverno, ma la mancanza di precipitazioni rischia di compromettere colture come grano e mais che sono anche alla base dell’alimentazione zootecnica.

“Se non si accelera l’iter per l’invaso sull’Enza – precisa il direttore Zampini – avremo presto, anche a Reggio Emilia, la nostra quota di deserto. La presenza di un invaso a scopi plurimi è la soluzione non solo per l’agricoltura ma per tutti i cittadini reggiani e parmensi. Pur di fronte ad una presa di coscienza di tutti gli enti in regione abbiamo ancora chi tuona contro con la solita politica che i sacrifici li facevano altri”.

“La reiterata e prolungata carenza idrica arriverà forse a non riguardare solo gli agricoltori – conclude il direttore di Coldiretti Reggio Emilia – ma anche altri settori produttivi e la popolazione e forse, a quel punto, finalmente si potrà lavorare in modo concreto senza i soliti noti che parlano a vanvera”.

La mancanza di precipitazioni è accompagnata al nord da una anomalia nelle temperature dopo che l’anno appena trascorso – rileva la Coldiretti – è stato per l’Italia il più caldo dal 1800 ad oggi con una anomalia di +1,58 gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000), secondo Isac Cnr.

L’aumento medio delle temperature è accompagnato dall’eccezionalità degli eventi atmosferici che è ormai diventata la norma e – sottolinea la Coldiretti – si manifesta il rincorrersi di siccità e gelate, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo al sole. Il risultato – conclude la Coldiretti – è il ripetersi di eventi estremi che provocano danni all’agricoltura che nel solo 2018 ha subito perdite per 1,5 miliardi di euro.                                                                                         

 

Dal territorio

 

PUGLIA, GRANO: IN 1 ANNO -50% IMPORT DA CANADA. STOP SPECULAZIONI SU PREZZI

 

Crollato del 50% l’import di grano canadese in 1 anno, dall’agosto 2017 a luglio 2018, e le battaglie per la valorizzazione del grano italiano – secondo Coldiretti Puglia – hanno invertito la rotta della filiera cerealicola, dando grande risalto alla pasta 100% made in Italy e da grani antichi.  La Puglia che è il principale produttore italiano di grano duro, con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali prodotto ed è paradossalmente – denuncia Coldiretti Puglia – anche quello che ne importava di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione.

“La guerra del grano di Coldiretti e il generale riposizionamento dell’industria pastaia hanno invertito la rotta delle navi provenienti dal Canada. E’ letteralmente crollata l’importazione del grano, ridotta da 1 milione di tonnellate nel 2017 a meno di 400mila tonnellate nel 2018. Bisogna mettere un punto fermo alle speculazioni sui prezzi, perché agricoltori per una giusta remunerazione del proprio lavoro sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia dove è vietato l’uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi”, afferma Savino Muraglia, Presidente di Coldiretti Puglia.

Improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio “percorsi di abbandono e depauperamento dell’attività cerealicola che deve, invece, specializzarsi, – aggiunge Muraglia – puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati e tendere ad una sempre più alta qualità, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale”.

A determinare il drastico cambiamento è stato il fatto che in Canada il grano duro viene trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate in Italia, come denunciato più volte dalla Coldiretti. “Va sfruttato al massimo lo strumento dei contratti di filiera che possono riportare in trasparenza i passaggi dal grano alla pasta, supportati oggi dall’etichettatura dell’origine obbligatoria del grano per la pasta. Al contempo sta riscuotendo molto successo in Puglia – aggiunge Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – la coltivazione di grani antichi, come il Senatore Cappelli, che nella campagna 2017-2018 ha quintuplicato le superfici coltivate, passando dai 1000 ettari del 2017 ai 5000 attuali, trainato dal crescente interesse per la pasta 100% italiana e di qualità, grazie al lavoro di selezione e promozione svolto da SIS”.

Aggiornare i parametri qualitativi per questa materia prima strategica e garantire il rispetto alla lettera dei contratti di filiera – conclude Coldiretti Puglia – non può che rendere il grano sempre più forte nelle fasi di contrattazione con gli industriali.

 

EMILIA ROMAGNA, MADE IN ITALY: CRESCONO (+16%) INVESTIMENTI GRANO DURO

 

Il crollo delle importazioni di grano duro dal Canada nei primi 9 mesi del 2018 è un importante segnale per i 30 mila produttori di cereali dell’Emilia Romagna. È quando afferma Coldiretti Emilia Romagna alla luce del calo del 78% delle importazioni di grano duro dal Canada nei primi nove mesi del 2018. Il calo – ricorda Coldiretti regionale – è dovuto all’utilizzo in Canada in fase di pre-raccolta del glifosato, un diserbante che in Italia è vietato per questo uso. In Emilia Romagna – informa Coldiretti – vengono prodotti 4,2 milioni di quintali di grano duro, pari circa al 10% della produzione nazionale.

La richiesta delle garanzie sull’italianità della pasta da parte dei consumatori italiani – commenta Coldiretti Emilia Romagna – ha portato alla crescita di accordi di filiera tra agricoltori e primarie industrie di pasta italiana con la proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato, dalla romagnola pasta Ghigi a De Sortis, da Sgambaro a Divella, fino a Voiello; che fa capo a Barilla.

Sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano e grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta, la produzione del grano duro e in Emilia Romagna, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, è cresciuta negli ultimi otto anni del 16% passando dai 3,6 milioni di quintali del 2010 agli attuali 4,2 milioni, che colloca la nostra regione al terzo posto dopo Puglia e Sicilia.

Intanto – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – è boom in Italia anche per la pasta di grani antichi come il Cappelli, un grano oggi selezionato in purezza dalla bolognese Sis (Società italiana Sementi), le cui semine sono aumentate del 400% raggiungendo nel 2018 i 5000 ettari.

 

MARCHE, MENO INCIDENTI SUL LAVORO: AGRICOLTURA SETTORE CON IL MAGGIOR CALO

 

Diminuiscono gli infortuni nelle campagne marchigiane ed è proprio l’agricoltura, tra i vari settori, a registrare il maggior calo di infortuni nella nostra regione: -3,7% tra gennaio e novembre 2018. Lo afferma Coldiretti Marche nel commentare dati Inail. Nel settore agricolo si sono registrati 1.230 incidenti. Il decremento degli infortuni è un trend positivo che va avanti da anni: il dato attuale è circa il 20% in meno rispetto a tre anni fa, addirittura il 69% rispetto a 15 anni fa. E questo nonostante un aumento dell’occupazione nelle campagne marchigiane (+7,5%) registrato nel secondo trimestre 2018 dall’Osservatorio regionale per il mercato del lavoro.

“Segno che in questi anni – spiegano da Coldiretti – si è lavorato molto sull’ammodernamento delle imprese agricole e sulla formazione”. Sono decine i corsi formativi relativi alla sicurezza sul lavoro che Coldiretti Marche propone ogni anno. Dai corsi base e relativi aggiornamenti per responsabile alla prevenzione e protezione dagli incidenti al primo soccorso, fino all’antincendio. Non mancano corsi per conseguire le patenti di trattori e altri veicoli da lavoro. Ore di lezione gratuite che vengono proposte periodicamente in tutte le province marchigiane.

 

CAMPANIA, MIGLIORI OLI EVO D’ITALIA, COLDIRETTI OSPITA IL PANEL TEST REGIONALE

 

La selezione dei migliori extravergine per la Guida Oli d’Italia 2019, a cura di Gambero Rosso, ha celebrato ieri la tappa regionale della Campania. Il panel test è stato curato da Aprol Campania, la principale organizzazione di olivicoltori, ed è stata ospitata presso la sede regionale di Coldiretti. Gli oli Evo (extravergine d’oliva) candidati sono stati 46, provenienti dalle cinque province: 14 da Avellino, 13 da Benevento, 11 da Salerno, 7 da Caserta e 1 da Napoli. Il panel test, guidato da Maria Luisa Ambrosino e con la supervisione della referente di Gambero Rosso Adele Chiagano, era composto da esperti, scelti tra i tecnici di Aprol e gli assaggiatori accreditati presso la Camera di Commercio di Napoli. Tra i 46 candidati, il panel test ha selezionato un numero significativo di oli Evo che parteciperanno alla finale nazionale di Roma, prevista a fine gennaio.

Gli extravergine che hanno partecipato al panel test rappresentano uno spaccato della produzione olivicola regionale. Forte la presenza di oli a denominazione di origine e biologici, con una netta prevalenza di monovarietali. Quello che emerge con evidenza – sottolinea Aprol Campania – è l’alto livello qualitativo dell’olio extravergine prodotto nella nostra regione nonostante l’annata difficile, flagellata dal freddo e dalle gelate che hanno colpito le olive già in settembre e ottobre. La produzione dell’annata 2018/2019, come nel resto d’Italia, risulta ridimensionata rispetto all’anno precedente. Nei dati ufficiali aggiornati sul Sian – sistema informativo agricolo nazionale – la produzione 2018 è stimata in circa 6 mila tonnellate di olio, a fronte delle 19 mila del 2017/2018. Una situazione su cui Coldiretti ha presentato il suo piano “Salvaolio” in dieci punti, tra cui la difesa del panel test come strumento necessario per la classificazione e valutazione delle caratteristiche organolettiche degli oli di oliva, al fine di tutelare i produttori di oli di qualità ed i consumatori.

La Campania possiede oltre 74 mila ettari coltivati ad oliveto, di cui il 5% circa con metodi di produzione biologica. Le principali varietà olivicole campane sono: l’Ogliarola, la Marinese e la Ravece in provincia di Avellino; l’Ortice, l’Ortolana e la Racioppella in provincia di Benevento; l’Asprinia, la Tonda, la Caiazzana e la Sessana in provincia di Caserta; l’Olivo da olio (detta anche Cecinella o Minucciolo) in penisola Sorrentina, Napoli; la Rotondella, la Carpellese, la Nostrale, la Salella, la Biancolilla e la Pisciottana in provincia di Salerno. A queste autoctone vanno aggiunte varietà come il Leccino e il Frantoio, che pur non essendo autoctone sono presenti da lungo tempo in varie zone della regione. L’olio nuovo esprime al meglio le proprietà organolettiche, antiossidanti e nutrizionali che tendono a deperire nel tempo. In Campania sono cinque le Dop: Cilento, Colline Salernitane, Irpinia – Colline dell’Ufita, Penisola Sorrentina e Terre Aurunche.

Il panel test è rappresentato da un gruppo di persone opportunamente allenate e preparate all’assaggio degli oli vergini di oliva con il compito di valutare e certificare le caratteristiche organolettiche (pregi e difetti): sapore, colore, odore e aspetto. Si tratta di un metodo oggettivo che sfrutta gli organi sensoriali umani i quali, secondo studi certificati, si comportano come dei veri e propri strumenti di misura. Infatti, numerosi studi effettuati in questi anni, hanno stabilito con certezza che gli organi sensoriali umani sono costituiti da cellule specializzate nel riconoscere i singoli tipi di molecole con cui vengono a contatto. L’esame organolettico “panel test” sugli oli d’oliva vergini come parametro di valutazione della qualità è stato introdotto nel 1991 dal regolamento comunitario.

 

CATANIA, BENE SEQUESTRO AGRUMI:CONTROLLI TUTELANO PRODUTTORI E CONSUMATORI

 

Coldiretti Sicilia da tempo denuncia lo stato di crisi degli agrumicoltori determinato dalle importazioni dall’estero di arance, limoni, clementine e dai furti che intaccano uno dei tesori agroalimentari italiani. Il maxi sequestro da parte delle autorità di prodotti arrivati a Catania senza matrice di provenienza e sequestestrati al Maas (Mercati agro- alimentari Sicilia) del capoluogo etneo è l’ennesima conferma che occorre intervenire presto e bene sui controlli anche dell’etichettatura per sciogliere ogni dubbio al consumatore e riconoscere al produttore siciliano il giusto prezzo e la dignità del suo lavoro.

Sono le parole del presidente della Coldiretti di Catania, Andrea Passanisi, che commenta   una questione ormai cronica per uno dei più importanti comparti dell’economia regionale. Il paradosso é che a livello nazionale stiamo assistendo alla scomparsa di un patrimonio se si pensa che una pianta di arance su tre (31%) è stata tagliata negli ultimi quindici anni, ma si sono anche verificati il dimezzamento dei limoni (-50%) e una riduzione del 18% delle piante di clementine e mandarini. Va dato il giusto riscontro al Prefetto, Claudio Sammartino, conclude Andrea Passanisi e alle forze dell’ordine che contribuiscono alla tutela degli imprenditori e dei consumatori.

 

ROVIGO, DIVENTA REALTÀ LO STOP ALL’INVASIONE DI RISO ASIATICO

 

Cala la scure dell’Ue sul riso asiatico. “Dalla prossima settimana dazi nei confronti delle importazioni di riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myamar) – spiega il presidente provinciale di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan – finalmente sarà avviata da parte della Commissione Europea la procedura di approvazione del provvedimento”. Iter che, salvo colpi di scena, si concluderà mercoledì 16 gennaio 2019 a seguito dell’adozione del regolamento con procedura scritta per l’entrata in vigore il giorno successivo la pubblicazione. Viene in particolare previsto un periodo di reintroduzione dei dazi solo sul riso indica lavorato per un periodo non superiore a tre anni, con un valore scalare dell’importo stesso da 175 euro a tonnellata nel 2019, 150 euro a tonnellata nel 2020 e 125 euro a tonnellata nel 2021; una proroga è possibile ove sia giustificata da particolari circostanze.

“Si tratta del risultato della mobilitazione di Coldiretti nelle piazze e nelle sedi istituzionali che ha portato Bruxelles a riconoscere il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso che giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero” sottolinea il presidente Salvan, che aggiunge “ora occorre lavorare per estendere anche al riso non lavorato”.  Il riso Indica prodotto in Cambogia e Myanmar arriva infatti sul mercato della Ue in volumi e livelli di prezzo tali da determinare serie difficoltà agli operatori europei del settore e pertanto è stato giustamente chiesto il ripristino dei dazi nel triennio 2019-2022.

“Oltre a fare concorrenza sleale ai nostri produttori – ricorda il leader dei coltivatori polesani – sulla Birmania pesa l’accusa di violazione dei diritti umani ed addirittura di “genocidio intenzionale” per i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya”. L’Italia è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 219.300 ettari, che copre circa il 50% dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica.

“Nel Delta il riso è una vera e propria eccellenza – conclude Carlo Salvan – prodotto nel rispetto delle regole e dell’ambiente, un ulteriore motivo per proteggerlo dalla concorrenza sleale di prodotti privi di questi requisiti”. Si conclude così una vicenda durata troppo tempo ed avviata formalmente il 16 febbraio 2018, quando l’Italia aveva presentato, su sollecitazione di Coldiretti a Bruxelles, richiesta per il ripristino dei dazi invocando la clausola di salvaguardia, prevista dalle norme europee nel caso i regimi commerciali preferenziali adottati dall’Ue nei confronti dei paesi poveri creassero difficoltà ai produttori europei.

 

ALESSANDRIA, SELVATICI IN AUMENTO: SITUAZIONE CHE GRAVA SU BILANCI AZIENDE

 

L’escalation dei danni, delle aggressioni e degli incidenti che causano purtroppo anche vittime, procurata dall’incontrollata proliferazione degli animali selvatici è l’occasione per rilanciare un confronto su caccia, agricoltura e tutela dell’ambiente, tre attività che possono tra loro interagire positivamente per la gestione del territorio. 

“Purtroppo la nostra provincia non è immune e i danni procurati da cinghiali e fauna selvatica in generale sono all’ordine del giorno, per questo, dopo che la Giunta regionale ha approvato recentemente il provvedimento che dà il via alle norme per attivare interventi riguardanti la prevenzione ed il controllo dei cinghiali, è urgente che le province si attivino per rendere operative tali misure. – hanno affermato il Presidente e il Direttore di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo – La tutela dell’ambiente non deve farci dimenticare la sicurezza stradale per questo non devono più esserci impedimenti ad intervenire in modo concreto, senza intralci amministrativi”.

Nello scorso mese di dicembre Coldiretti Alessandria ha organizzato una serie di incontri durante i quali è stato fatto il punto sulle problematiche e le priorità da affrontare.

“Siamo soddisfatti per il ruolo strategico che occuperanno gli Enti Locali, posti al vertice, quale linea condivisa da agricoltori e cacciatori. – hanno continuato il presidente Bianco e il direttore Rampazzo – Ora possiamo ripensare alla presenza faunistica partendo dalla considerazione che insiste su un territorio dove si svolgono attività economiche che danno reddito e lavoro”.

Per Coldiretti il controllo della fauna selvatica deve essere svolto in modo razionale e pragmatico: “Noi agricoltori chiediamo, in sostanza, di fare il nostro mestiere liberati dalla calamità rappresentata da cinghiali, caprioli, daini e storni. – ha aggiunto Bianco – Ecco perché come Coldiretti abbiamo chiesto che le Presidenze e Vicepresidenze fossero assunte da rappresentanti degli Enti locali, soggetti il cui ruolo possa essere garante di posizioni super partes tali da favorire le necessarie e adeguate sintesi degli interessi del mondo agricolo, venatorio e ambientalista”.

Gli agricoltori segnalano continuamente, e da molto tempo, i danni subiti alle coltivazioni a causa della presenza incontrollata della fauna selvatica, che mette peraltro a rischio anche l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale: l’agricoltura non deve essere più sacrificata sull’altare di una gestione faunistica approssimativa e inefficace. L’equazione più ungulati meno agricoltura continua a produrre risultati devastanti per il settore che, con l’avanzata della fauna selvatica, vede aumentare la moria di imprese e la scomparsa di realtà importanti per l’economia e il presidio del territorio.

L’obiettivo principale è quello di esporre la posizione e le richieste del settore, riguardo ad alcune tematiche che da anni interessano molto da vicino gli imprenditori agricoli. Il tutto per non far ricadere sulle aziende agricole queste problematiche, che oltre a gravare sui loro bilanci, generano anche costi notevoli per la pubblica amministrazione.

 

AREZZO, L’INDICAZIONE DELLO STABILIMENTO DI PRODUZIONE E’ UNA PRIORITA’

 

L’indicazione nell’etichetta degli alimenti, la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento, insieme alla provenienza degli ingredienti impiegati, è oramai una priorità per i cittadini. Lo dimostrano i dati della consultazione on-line del Ministro delle Politiche Agricole secondo la quale l’84% dei consumatori, vuole essere informato. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla inapplicabilità delle norme nazionali che prevedono di riportare sulle confezioni in il luogo in cui è avvenuto il processo di lavorazione secondo la decisione del tribunale di Roma.

“La tracciabilità degli alimenti aiuta i consumatori a fare scelte di acquisto consapevoli ma è importante anche in caso di emergenze alimentari per individuare i prodotti a rischio e sottrarli al consumo più facilmente – spiega il Presidente di Coldiretti Arezzo Lidia Castellucci – insieme allo stabilimento di lavorazione va però prevista l’indicazione obbligatoria in etichetta per tutti gli alimenti anche dell’origine degli ingredienti che è di gran lunga considerato l’elemento determinate per le scelte di acquisto dal 96% dei consumatori”.

Una battaglia per la trasparenza condotta dalla Coldiretti che ha portato molti risultati anche se oltre 1/4 della spesa degli italiani è ancora anonima con l’etichetta che non indica la provenienza degli alimenti, dai salumi ai succhi di frutta fino alla carne di coniglio. Per questo la Coldiretti ha promosso insieme ad altre nove organizzazioni l’Iniziativa Europea dei Cittadini “EatORIGINal – Unmask your food” per estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti nell’Unione Europea. Un’iniziativa autorizzata dalla stessa Commissione con la Decisione (UE) 2018/1304 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 244 del 28 settembre 2018 che gode del sostegno di numerose organizzazioni e sindacati di rappresentanza al fianco della Coldiretti: dalla Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese) alla Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), da Solidarnosc (storico sindacato polacco) alla Upa (l’Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), da Slow Food a Gaia (associazione degli agricoltori greci), da Campagna amica a Fondazione Univerde, fino a Green protein (ONG svedese)

“Siamo ancora una volta in campo, nelle piazze e nei mercati per difendere il vero Made in Italy – spiega il Direttore di Coldiretti Arezzo Mario Rossi – stiamo portando avanti la petizione per chiedere all’Europa di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti, lo facciamo per tutelare il lavoro delle aziende agricole, proteggere la salute dei cittadini, per prevenire le frodi alimentari e garantire i diritti dei consumatori. Vogliamo che la normativa comunitaria possa prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia. E’ possibile sottoscrivere la petizione Stop cibo anonimo in tutti i nostri mercati di Campagna Amica e nei nostri uffici”.

 

PIACENZA, CAMPAGNA AMICA: IL VALORE DELLA BIODIVERSITA’ SPIEGATO AGLI STUDENTI

 

E’ stata la scuola primaria Due Giugno ad ospitare oggi, venerdì 11 gennaio, l’avvio del progetto di Coldiretti Piacenza di Educazione alla Campagna Amica, che ogni anno coinvolge circa 3mila studenti e che nel 2019 ruoterà intorno al tema della biodiversità, per sensibilizzare – come ha ricordato il presidente provinciale di Coldiretti Marco Crotti – le nuove generazioni al valore della nostra agricoltura, al rispetto della territorialità e quindi della distintività e della stagionalità delle nostre produzioni. Temi importanti che anche quest’anno verranno declinati grazie al contributo dei tanti partner che affiancano Coldiretti Piacenza nell’attività didattica.

Tra le novità il coinvolgimento degli agriturismi di Terranostra, oggi rappresentati dalla vicepresidente Elisabetta Azzalin, che ha illustrato l’impegno che in prima persona porta avanti da 20 anni nelle fattorie didattiche e l’importanza di avvicinare i bambini al mondo rurale, per spiegare il legame stretto tra il campo e la tavola.

Oltre ai rappresentanti delle istituzioni locali (l’assessore comunale Paolo Mancioppi, il vicepresidente della Provincia Sergio Bursi e il viceprefetto vicario Leonardo Bianco), oggi sono intervenuti anche alcuni dei partner organizzativi, in particolare il Consorzio di Bonifica, rappresentato dal suo presidente Fausto Zermani e l’Ausl di Piacenza con il dottor Giacomo Biasucci, primario della Pediatria. Il primo ha rimarcato il tema dell’acqua, mentre Biasucci ha parlato di come la maggiore consapevolezza nei consumi si sposi con una corretta alimentazione e con uno stile di vita regolare, fondamentali per la salute fin dalla tenera età.

E’ stata l’occasione anche per evidenziare la mobilitazione europea contro il cibo, la raccolta firme “Eat Original. Unmask your food” che vede Coldiretti impegnata per chiedere l’estensione dell’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti. Il progetto di Educazione alla Campagna Amica si concluderà con la tradizionale festa finale nel mese di maggio alla quale verranno premiati gli elaborati realizzati dagli studenti, sul tema delle lezioni.

Titolo progetto: “Biodiversità versus omologazione. Perché la diversità è una risorsa? Trova la risposta nell’agricoltura italiana di qualità”.

Tutti i partner – Fondazione Campagna Amica, Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca – Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna, Prefettura di Piacenza, Provincia di Piacenza, Comune di Piacenza, Camera di Commercio, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Polo Territoriale di Piacenza del Politecnico di Milano, Consorzio Grana Padano, Consorzio Agrario Terre Padane, Consorzio di Bonifica, Cio, Associazione Apicoltori, Azienda USL di Piacenza (reparti di Cardiologia e di Pediatria), Ordine dei Medici Chirurgi e Odontoiatri di Piacenza, Associazione Il Cuore di Piacenza, Associazione Autonoma Diabetici Piacentini, le Associazioni del Dono (AIDO, ADMO e AVIS), Associazione Panificatori di Piacenza, Associazione Gelatieri Piacentini, Campus Agroalimentare Raineri, Adiconsum Parma e Piacenza, CONI. Referenti del progetto per Coldiretti Piacenza: Cinzia Pastorelli e Valerio Galli

 

CALABRIA, PESANTE CRISI DELL’AGRUMICOLTURA: SOLLECITATI URGENTI INTERVENTI

 

“Il comparto agrumicolo, in tutta la Calabria, sta vivendo una crisi molto pesante che limita ogni giorno di più la capacità d’impresa degli agricoltori. La gravissima situazione che riguarda in particolare le clementine, sta compromettendo la tenuta economica e finanziaria di numerose imprese. Insomma, l’agrumicoltura non solo langue ma rischia il tracollo!” Inizia così la lettera inviata dal presidente della Coldiretti Calabria, Franco Aceto, al Presidente della Regione Oliverio, e al Dirigente Generale del Dipartimento Agricoltura Giovinazzo. 

La stagione della raccolta, che volge alla fine – continua la lettera – è caratterizza da fenomeni fortemente negativi: eccesso di produzione di clementine e contrazione di produzione di arance, prodotto invenduto rimasto sulle piante, interi stock immagazzinati in cella che, in poche ore diventano non idonei alla commercializzazione, per fenomeni di marcescenza dovuti agli eccessi di pioggia del periodo estivo/autunnale combinati alle temperature miti che hanno accompagnato, sin dall’inizio, la campagna agrumicola, fino a pochi giorni fa. A questo si associano le gelate di questi giorni dovute al brusco abbassamento delle temperature. 

È, in crisi uno dei tesori agroalimentari della Calabria: questo l’allarme che lancia Aceto. Una situazione che fa chiedere in primis alla Coldiretti l’esigenza di attivare provvedimenti specifici, a valere sul Fondo di Solidarietà Nazionale, unitamente ad altre misure che è necessario avviare in ambito regionale.  Questo – chiarisce –  può essere fatto con gli strumenti di cui disponiamo e i primi due, tamponerebbero il grave stato di difficoltà derivante dalla perdita delle produzioni.

Ed ecco le precise richieste: 1) Un intervento presso Arcea per garantire l’erogazione in tempi rapidi dei saldi PAC e PSR relativi alle annualità 2018 e pregresse a tutti gli agricoltori danneggiati; 2) riconoscimento dello stato di calamità naturale per gli eccessi di pioggia e le alluvioni del 2018; 3) l’adozione di un bando monotematico a valere sulla misura 4.1 del PSR per la riconversione varietale degli agrumi, al fine di migliorare la competitività sul mercato; 4) L’istituzione di un regime di aiuto regionale, per affrontare la situazione di crisi, con l’adozione del Piano Agrumicolo. 

Altra situazione che preoccupa Coldiretti sono le massicce importazioni di agrumi dall’estero che, confondendosi con la produzione calabrese, hanno fatto abbassare i prezzi di vendita al dettaglio e ancor più il prezzo riconosciuto all’agricoltore che non copre ormai nemmeno i costi di raccolta. “Pratiche commerciali sleali – sottolinea Aceto – che condizionano notevolmente il mercato con prezzi, alla produzione da fame”.

Sul territorio ionico, tra Sibari e Rossano Calabro, ma anche nella Piana di Rosarno -Gioia Tauro, nel Lametino e non escludiamo anche in altre aree – denuncia Coldiretti – arrivano, quasi quotidianamente, ingenti quantità di clementine, e tutt’ora arance, che abilmente vengono stoccate e poi spacciate per italiane sui mercati locali e nazionali, alimentando un circuito illegale di importazioni di prodotti agroalimentari creando concorrenza sleale.

Una situazione non più sopportabile che per Coldiretti occorre affrontare con una forte convergenza tra MIPAAF, il Dipartimento Regionale Agricoltura e la filiera. Insomma misure e azioni complementari al fine di elevare il livello dei controlli sulla totalità dei prodotti provenienti da paesi concorrenti e smascherare le false etichette di provenienza del prodotto. “Dalla pronta attuazione e da questa azione sinergica – conclude il Presidente di Coldiretti Calabria –  dipende una parte del futuro di un comparto che garantisce sviluppo e, quindi, posti di lavoro, ma anche tradizione e cultura, buona alimentazione e territorio ben gestito”.

 

COMO-LECCO, 2018 ANNO PIÙ CALDO: IL CLIMA PAZZO PROVOCA DANNI RECORD NEI CAMPI

 

Dalle gelate primaverili alla siccità estiva, dalle grandinate improvvise che hanno devastato serre, colture in pieno campo e alcuni vigneti, alle piogge che in autunno hanno portato fiumi e laghi oltre il livello di guardia: anche per l’agricoltura lariana, il 2018 è stato costellato da eventi estremi che, con la tendenza al surriscaldamento globale, hanno provocato danni ingenti, fino concludersi nella maniera peggiore: l’incendio che proprio a fine anno, alimentato dal forte vento, è divampato sul Berlinghera, devastando chilometri e chilometri di bosco. Un bilancio pesante, quindi, che si proietta a livello nazionale, dove il “clima pazzo” è costato 1,5 miliardi di euro di danni all’agricoltura.         

Nel commentare le rilevazioni il Cnr-Isac, Coldiretti evidenzia che l’anno appena trascorso è stato il più caldo dal 1800 ad oggi per l’Italia con una anomalia di +1.58°gradi sopra la media del periodo di riferimento (1971-2000). Si tratta della conferma del cambiamento climatico anche in Italia dove la classifica degli anni più caldi da oltre due secoli comprende ora nell’ordine – sottolinea la Coldiretti – il 2018, il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001 e poi il 1994.

L’aumento medio delle temperature è quindi accompagnato dall’eccezionalità degli eventi atmosferici che è ormai diventata la norma e si manifesta il rincorrersi di siccità e gelate, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal maltempo al sole.

“L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli” sottolinea il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi. “Una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.          

 

SARDEGNA, CANI RANDAGI PERICOLO PER AZIENDE AGRICOLE: AMMAZZATE 30 PECORE

 

Non bastava il prezzo del latte a prezzi irrisori, i danni del maltempo, i premi comunitari sempre a rilento, la fauna selvatica che imperversa nelle aziende. I pastori devono anche combattere e fare i conti con un’altra piaga, quella dei cani randagi che popolano le campagne e fanno razzie tra le greggi, ammazzando e mendando in fin di vita diverse pecore. Un fenomeno che purtroppo riguarda tutto il territorio regionale.

Ultimo in ordine di tempo è la Nurra, dove da qualche mese diversi cani sono diventati l’incubo di pastori e greggi. Ieri notte ne ha fatto le spese anche il gregge del presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu. Due cani hanno attaccato il gregge, lasciando sul campo morte 30 pecore, altre in fin di vita e altre ancora non sono state trovate. Un saccheggio che segue quello di altri colleghi vicini di pascolo che nei giorni scorsi hanno fatto i conti con questi cani.

Questa mattina sono intervenuti carabinieri della stazione di Palmadula e i barracelli di Sassari che sono riusciti anche a catturare due cani individuando il loro proprietario, visto che avevano il microchip. Si tratta di cani da caccia che i proprietari avevano perso durante qualche battuta.

“Oggi è toccato a me ma è un destino che purtroppo colpisce diversi pastori – commenta Battista Cualbu -. L’ho voluto rendere pubblico per cercare di sensibilizzare tutti, istituzioni ma anche cittadini, su una piaga, quasi sempre sottovalutata, che però causa ingenti danni, non solo per le pecore morte ma anche per quelle che rimangono agonizzanti o ferite e quindi inabili alla produzione. Non solo. In molti casi le greggi vengono spaventate dall’assalto o solo passaggio di questi branchi compromettendone, anche solo momentaneamente, la produzione. Ma rappresentano un pericolo anche per i cittadini”.

Il presidente di Coldiretti Sardegna chiede “maggiore sensibilità e attenzione da parte non solo dei cacciatori, che spesso perdono i cani, ma anche di chi abbandona gli animali, liberandoli in campagna. “Questi animali, oltre a rischiare la vita diventano un pericolo per chi la campagna la vive e la lavora. Serve più vigilanza (nonostante il lavoro e la presenza delle forze dell’ordine e dei barracelli) e il pugno duro con chi abbandona il proprio animale”.

“La presenza dei randagi cosi come quella dei selvatici – afferma il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – come abbiamo già detto in altre occasioni, merita maggiore attenzione, perché oltre al danno immediato ed in questi casi certificabile, crea insicurezza alle aziende agricole e pericolo per l’incolumità non solo per gli operatori della campagna ma anche per i cittadini”.

 

Appuntamenti

 

PIEMONTE: IL DOCUMENTARIO RICE TO LOVE IN ANTEPRIMA NAZIONALE A TORINO

Mercoledì 16 gennaio 

 

Mercoledì 16 gennaio 2019 alle ore 20:30 al cinema Massimo, in via Verdi 18 a Torino, con ingresso gratuito, verrà proiettato il documentario “Rice to Love” del regista Stefano Rogliatti, nato da un’idea di Coldiretti Piemonte.

“In Europa le importazioni di riso dalla Birmania, dal 2016 al 2018, sono aumentate oltre l’800 percento. Si tratta, però, di un riso che proviene da soprusi, violenze e sofferenze generate da interessi politici ed economici delle multinazionali – spiegano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Da qui il desiderio di indagare e scoprire cosa stia avvenendo veramente in Birmania. Dal giusto mix tra la nostra curiosità e l’abilità del regista Stefano Rogliatti è nato Rice to Love, un filmato unico nel suo genere che denuncia la realtà dei Paesi che fanno concorrenza sleale al nostro riso italiano”.

Durante il viaggio, svolto nel mese di luglio 2018, con oltre 10 ore di girato, il regista ha documentato, in modo anche rischioso, la verità di quei luoghi e della situazione generata alle popolazioni dalle multinazionali e dai governi. Attraverso le testimonianze dei protagonisti, emerge il mondo della risicoltura in Birmania dove il riso è il comune denominatore che gioca un ruolo fondamentale sia come risorsa alimentare sia come merce di scambio. Un percorso che si snoda mostrando un connubio tra gli aspetti etici, politici e sociali in un territorio dove gli interessi nazionali e stranieri si intrecciano pericolosamente creando diseguaglianze e soprusi.

 

VICENZA: DOPO LE FESTE STOP AGLI ECCESSI E SPAZIO AL CIBO SANO ED AL BENESSERE

Sabato 12 e domenica 13 gennaio

Dopo le feste, che hanno portato con sé le grandi abbuffate tipiche del periodo natalizio, è giunto il momento di un po’ di tregua e di restituire energia e benessere all’organismo. Così Coldiretti Vicenza ha pensato di organizzare, nell’ambito delle iniziative del mercato coperto di Campagna Amica, in contra’ Cordenons 4 a Vicenza, un weekend dedicato alla sana e corretta alimentazione, attraverso alimenti del territorio e capaci di contrastare i mali di stagione.

“Restituire energia e normalità al nostro organismo è fondamentale – commentano il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù – e pensiamo che il nostro territorio sia ricco di alimenti di stagione in grado di farlo. Inoltre, pappa reale, propoli, miele e non solo, sono rimedi naturali facilmente assimilabili e dalla straordinaria capacità di contrastare i mali di stagione, in particolare raffreddore ed influenza”.

Nell’ambito degli eventi “Aspettando Campagna Amica in città”, sabato alle 11 verrà presentata la dieta disintossicante dopo le feste. Eugenio Bolzonella, studente di Scienza dell’alimentazione, indicherà quali cibi scegliere per riprendere una sana alimentazione dopo gli sgarri delle festività. Verranno fornite semplici indicazioni per riprendere una dieta equilibrata e sana. Inoltre, sarà l’occasione per ribadire l’importanza della stagionalità e della provenienza dei cibi e di come ciò che si mangia possa influenzare la vitalità del nostro organismo.

Domenica, sempre alle 11, invece, i protagonisti saranno pappa reale, propoli, sciroppo naturale, polline e gli alimenti che ci aiutano a prevenire o a curare l’influenza ed i raffreddori. L’esperto nutrizionista, in questo caso, indicherà fisicamente ai clienti del mercato i prodotti che aiutano a contrastare i malanni di questo periodo dell’anno.

Ricordiamo che l’orario di apertura del mercato coperto di Campagna Amica di Vicenza è il sabato dalle 8.30 alle 14 e domenica dalle 8.30 alle 13. I vicentini potranno inoltre contare sulla rete di mercati Coldiretti presenti sul territorio provinciale e sulla straordinaria capillarità dei punti di vendita diretta dei produttori di Campagna Amica.

 

ANCONA: DALL’ORTO ALLA TAVOLA, TORNANO I MERCATI ANCONETANI DI C.A.

Sabato 12 e domenica 13 gennaio

 

Finite le feste torna il mercato settimanale di Campagna Amica. Dall’orto alla tavola, gli anconetani si sono abituati alla presenza degli stand gialli di Coldiretti durante il Villaggio di Natale in via Castelfidardo e da domani potranno ritrovarli in piazza Cavour dove, (dalle 8 alle 13, ci saranno 10 aziende agricola con la vendita diretta dei loro prodotti. Appuntamento di tutti i sabati al quale si aggiungerà il giorno successivo (domenica 13 e, a seguire, ogni seconda domenica del mese), il mercato in piazza Roma con 20 aziende dalle 9 alle 19. Ortofrutta a chilometro zero, pane, dolci, vino, olio extravergine di oliva ma anche la possibilità di firmare la petizione per difendere il vero cibo italiano. Eat original! Unmask your food proseguirà fino a fine 2019 per chiedere all’Ue la legge per l’obbligatorietà di indicazione di origine nelle etichette del cibo. Una questione di trasparenza per i consumatori ma anche di tutela delle produzioni di qualità del Made in Italy.

 

PADOVA: LE COLTIVAZIONI INNOVATIVE AL MERCATO COPERTO DI VIA VICENZA

Sabato 12 gennaio

 

Gli agricoltori di Coldiretti Campagna Amica Padova presentano le colture innovative e le novità per l’agricoltura padovana. Sabato 12 gennaio dalle 8 alle 13 al Mercato Coperto in via Vicenza 23 a Padova, i produttori presentano le nuove filiere che vedono gli imprenditori, specie i giovani, in prima linea. Ecco allora l’affermazione di prodotti come il melograno, il latte d’asina, i grani antichi per diversi tipi di farine, per pane, pasta e dolci, ma anche la canapa, dalla quale si ricava anche un ottimo olio.

Non mancheranno poi le tipicità di stagione dell’agricoltura padovana, con un occhio di riguardo all’ambiente, oltre alle proposte fresche e di stagione per il menù e la tavola delle Feste. E la “materia prima” si trova proprio negli stand del mercato, fra i prodotti presentati direttamente dagli agricoltori padovani.

Le aziende agricole presenti al Mercato Padova Km Zero propongono infatti il meglio dell’agricoltura padovana di stagione, dalla frutta alla verdura fresca, dalla carne ai latticini, dal miele e vino alle confetture, dal pane alle piante. Novità nella novità la possibilità di farsi consegnare la spesa gratuitamente a domicilio grazie ad un pratico furgone elettrico messo a disposizione dal Mercato per raggiungere i clienti direttamente a casa. Tutte le informazioni durante l’orario di apertura.

Il nuovo punto vendita al coperto, in uno stabile da 600 metri quadrati completamente ristrutturato, ospita in questa prima fase circa venti aziende agricole padovane che hanno intrapreso con convinzione la strada della vendita diretta. Il mercato è aperto ogni sabato mattina dalle 8 alle 13 e mercoledì pomeriggio dalle 15 alle 19. Sulla pagina Facebook Campagna Amica Padova saranno puntualmente riportate tutte le novità sulle iniziative del mercato coperto di Padova.

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