COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 7 novembre 2018

9 novembre 2018
News La Forza del Territorio del 7 novembre 2018
  Massimiliano Paoloni <massimilianopaoloni@gmail.com>
n.186 – NEWS COLDIRETTI LA FORZA DEL TERRITORIO DEL 7 NOVEMBRE 2018
Coldiretti – Relazioni Esterne <relazioniesterne@coldiretti.it> 7 novembre 2018 18:30
 

 

 

 

 

 

N.186 – 7 NOVEMBRE 2018

 

 

Speciale Assemblea

 

REGIONI VARIE

IN COLDIRETTI INIZIA L’ERA PRANDINI

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita a Roma. Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte).

 

SICILIA, ETTORE PRANDINI PRESIDENTE NAZIONALE. IN GIUNTA FRANCESCO FERRERI

 

Con l’elezione del lombardo Ettore Prandini alla guida di Coldiretti, la Sicilia entra in giunta con il presidente Francesco Ferreri.  Ettore Prandini, 46 anni, laureato in Giurisprudenza, titolare di un’azienda zootecnica di bovini da latte e di un’impresa vitinicola che a Brescia produce Lugana,  prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

Francesco Ferreri poco più che quarantenne, è viticoltore e dopo gli studi in Scienze e Tecnologie Alimentari e numerose esperienze in aziende siciliane, ha ricoperto varie cariche istituzionali mirate alla tutela del patrimonio agricolo regionale.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese.

Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

UMBRIA, ETTORE PRANDINI ELETTO PRESIDENTE NAZIONALE DI COLDIRETTI

 

Grande soddisfazione viene espressa dal Presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti, da quelli di Perugia e Terni, Farchioni e Lanzi e dal Direttore regionale Furia, per l’elezione di Ettore Prandini a nuovo Presidente nazionale di Coldiretti.

Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. È stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

In occasione dell’Assemblea elettiva di oggi, dov’erano presenti anche i massimi dirigenti umbri, Coldiretti ha convocato la task force sull’emergenza maltempo, presentando tra l’altro, il decalogo #risanaItalia per ridurre in maniera strutturale gli effetti del maltempo e dei cambiamenti climatici. Nel giro di un decennio infatti, il rincorrersi di eventi estremi causati dai cambiamenti climatici è costato all’agricoltura oltre 14 miliardi di euro tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

Si tratta di una serie di proposte che prevedono, innanzitutto, un cambio di passo nell’attività di prevenzione, così da evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza.

Si pensa, in particolare – spiega Coldiretti – alla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, così come serve ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli; un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree e la piena attuazione della legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per la tutela del territorio. Parimenti, serve rilanciare, tramite sostegno all’acquisto dei capi e delle strutture di ricovero necessarie, la zootecnia di montagna e delle aree interne, che permette a tali superfici di essere pascolate e mantenute, ma occorre pure l’introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna. Per limitare gli effetti devastanti del maltempo occorre inoltre contrastare ogni forma di abusivismo e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica. Dal punto di vista ambientale è necessario poi avviare un piano per la riforestazione delle aree ad alto rischio; allo stesso modo serve un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano, in particolare nel Centro Sud del Paese, tutta l’acqua piovana che va perduta, contribuendo a ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. Infine, occorre intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città – conclude Coldiretti – coinvolgendo direttamente le imprese agricole nelle iniziative di riqualificazione ambientale.

Il decalogo coldiretti #risanaitalia contro il dissesto – 1. Realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica. 2. Ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli. 3.Attuare un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree. 4. Dare piena attuazione alla legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per la tutela del territorio. 5. Rilanciare gli allevamenti di montagna, la zootecnia di montagna con apposite misure per garantire la manutenzione dei territori interni. 6. Introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali. 7. Contrastare ogni forma di abusivismo e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio. 8. Avviare un piano per la riforestazione delle zone a maggior pericolo di dissesto. 9. Un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano, in particolare nel Centro Sud del Paese, tutta l’acqua piovana che va perduta. Un esempio è il progetto promosso da Coldiretti, Terna, Anbi e Maccaferri per la realizzazione di 10.000 laghetti. 10. Intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città coinvolgendo direttamente le imprese agricole.

 

MARCHE PER LA PRIMA VOLTA NELLA GIUNTA NAZIONALE DI COLDIRETTI

 

Maria Letizia Gardoni è la prima marchigiana della storia a entrare nella giunta nazionale di Coldiretti. La nomina è arrivata questa mattina nel corso dell’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati, che ha eletto il lombardo Ettore Prandini alla presidenza nazionale. Coldiretti Marche, presente a Roma con presidenti e direttori provinciali, augura al neo presidente Prandini un buon lavoro all’insegna della collaborazione e ringrazia il presidente uscente Roberto Moncalvo per gli ottimi risultati conseguiti in questi anni.

Osimana di 29 anni, la Gardoni è presidente di Coldiretti Marche oltre che delegata nazionale di Giovani Impresa. Entra a far parte della giunta confederale più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco inferiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia. Con lei, in giunta, anche Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania), nominati alla vicepresidenza, oltre a Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte).

 

MOLISE, GLI AUGURI DEI DIRIGENTI E DEGLI ASSOCIATI DI COLDIRETTI A ETTORE PRANDINI

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. Eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni, riunita a Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati, Prandini, laureato in giurisprudenza, guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. In neopresidente nazionale dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia, mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia; dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. Prandino è stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

Ad Ettore Prandini sono subito giunte le congratulazioni dei dirigenti di Coldiretti Molise che hanno formulato, anche a nome di tutti gli associati molisani, al neo eletto presidente i “più sinceri auguri di buon lavoro”. Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini “, spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini, aggiungendo che “gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori.”

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

CALABRIA, PRANDINI PRESIDENTE: IL SUO PRIMO PENSIERO AL MEZZOGIORNO D’ITALIA

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, laureato in giurisprudenza è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma. Insieme al presidente Regionale Franco Aceto, all’assemblea hanno partecipato i dirigenti della Coldiretti della Calabria.  Nel suo indirizzo di saluto dopo l’elezione il neo-presidente nazionale ha rivolto parole di grande attenzione e di personale impegno per Sud Italia che – ha detto – “ha capacità, uomini e possibilità di straordinario valore e questo trova riscontro nella crescita dell’agricoltura e dell’agroalimentare e di quanto stanno facendo moltissime nuove imprese condotte da giovani nate nel settore agricolo.

Lo sviluppo del sud deve rafforzarsi ed essere stabile consolidando i tassi di crescita verso l’alto.  In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” ha spiegato il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini aggiungendo “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Il Presidente Regionale Aceto ha rivolto un ringraziamento al presidente Prandini per l’attenzione particolare che dedicherà al sud e Coldiretti Calabria – ha continuato – proseguirà lavorando con sempre maggiore determinazione al suo fianco”.  Nello speciale approfondimento sui danni del maltempo degli ultimi giorni effettuato dalla speciale task force della confederazione, è stato confermato che l’olivicoltura è il settore che ha subito quest’anno più di tutti gli effetti del cambiamento climatico con l’ultima ondata di maltempo.

 

CAMPANIA, PRANDINI PRESIDENTE. GENNARINO MASIELLO RIELETTO VICE PRESIDENTE

 

“Ci attendono nuove sfide per il consolidamento di un modello vincente di agricoltura e di cibo made in Italy, sano tracciato e garantito, che Coldiretti ha fortemente voluto costruire”. Gennarino Masiello saluta così la sua rielezione a vice presidente nazionale della Coldiretti. L’Assemblea nazionale ha eletto questa mattina a Roma i nuovi vertici nazionali dell’organizzazione, come previsto dallo statuto. Masiello affiancherà il nuovo presidente nazionale Ettore Prandini. “Ringrazio il presidente uscente Moncalvo – sottolinea Masiello – per i cinque anni di intenso lavoro e di grandi conquiste. Coldiretti dimostra ancora una volta di essere capace di esprimere il meglio della classe dirigente di questo Paese. Ettore saprà proseguire il percorso tracciato, aggiungendo la sua passione, le sue competenze e la sua visione maturata in una regione importante come la Lombardia. Il mio impegno continua con rinnovato entusiasmo in un’organizzazione che ha dimostrato di essere punto di riferimento per l’Italia, con il senso di responsabilità di una forza sociale che ha saputo andare oltre la rappresentanza del mondo agricolo, aprendo un dialogo diretto con i cittadini e mettendo al centro l’interesse nazionale, la qualità della vita, la sostenibilità ambientale”.

A Masiello e ai nuovi vertici nazionali di Coldiretti rivolgono l’augurio di buon lavoro il direttore regionale Salvatore Loffreda, i presidenti delle federazioni provinciali Francesco Acampora (Avellino), Manuel Lombardi (Caserta), Andrea D’Ambra (Napoli) e Vito Busillo (Salerno), i direttori provinciali Michele Errico, Angelo Milo e Vincenzo Tropiano, i collaboratori e i dipendenti dell’organizzazione.

Gennarino Masiello, classe ’72 e papà di due figli, gestisce l’azienda di famiglia situata nei pressi della città di Benevento. Coltiva grano duro e tabacco, oltre a produrre vino e a gestire un agriturismo aderente alla rete Campagna Amica. Dopo gli studi e il diploma di perito agrario, muove i primi passi nel mondo dell’associazionismo nel movimento giovanile della Coldiretti. Nel 1998 diventa delegato nazionale della Coldiretti e nel 2001 il salto alla vicepresidenza nazionale. Nel 2003 diventa presidente di ONT Italia e nel 2004 è eletto presidente di Coldiretti Benevento. Nel 2006 è stato il più giovane presidente di una Camera di Commercio italiana. Dal 2017 è presidente europeo di Elti – European Leaf Tobacco Interbranch, la più grande associazione di produttori e trasformatori del comparto. È stato rieletto presidente di Coldiretti Campania per il prossimo quinquennio.

Ettore Prandini, bresciano, prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70% degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennarino Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

 

PUGLIA, PRANDINI PRESIDENTE. IL PUGLIESE SAVINO MURAGLIA IN GIUNTA NAZIONALE

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

La Puglia con il Presidente Savino Muraglia fa parte della nuova Giunta confederale che affiancherà Ettore Prandini, composta, inoltre, dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

Classe 1979, Savino Muraglia si laurea all’Università Luiss di Roma in Economia Aziendale. Dopo specializzazioni e master, diviene consulente in operazioni di fusioni e acquisizioni aziendali. Nel 2005 decide di tornare in Puglia, ad Andria, per guidare l’azienda agricola di famiglia Frantoio Oleario Muraglia Savino & C. snc, realtà storica, attiva nella produzione e vendita di olio extravergine di oliva. Oggi l’azienda olivicola si estende su 50 ettari nell’agro tra Andria e Trani, caratterizzati da un oliveto di varietà coratina. Savino Muraglia crea sin da subito una divisione aziendale per canale retail con elevata propensione allo sviluppo su mercati esteri. Oggi tale divisione esporta oltre il 65% del fatturato in 45 paesi nel mondo, anche grazie alla bellezza di colori e disegni degli ormai noti orci in ceramica di Frantoio Muraglia.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

LAZIO: CONGRATULAZIONI AL NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE ETTORE PRANDINI

“Desideriamo rivolgere i più sinceri auguri di buon lavoro a Ettore Prandini, eletto oggi a Roma nuovo Presidente nazionale della Coldiretti. Siamo sicuri che saprà affrontare con competenza, responsabilità, dedizione e passione le tante sfide che si prefigurano, sia a livello nazionale sia internazionale, per sviluppare il settore agricolo. E’ doveroso ringraziare Roberto Moncalvo per l’eccellente lavoro svolto in questi cinque anni costantemente dedicati alla valorizzazione dell’agricoltura e alla difesa del ruolo dei produttori e del made in Italy”. – Lo comunica in una nota Coldiretti Lazio.

 

TOSCANA, AUGURI A ETTORE PRANDINI NUOVO LEADER NAZIONALE COLDIRETTI

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ed è legittimo che vengano create le condizioni per garantire reddito alle loro imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori. Dovremo altresì affrontare alcune problematiche di straordinaria attualità a partire dal dissesto idrogeologico, sino al flagello causato alle nostre aziende dagli ungulati”.

Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

Uno dei primi appuntamenti del neo-presidente Coldiretti e della sua giunta è fissato in Toscana domenica prossima 11 novembre a Pisa per la celebrazione della 68^ Giornata nazionale del Ringraziamento che si svolge alle ore 11.00 nel Duomo di Santa Maria Assunta al centro di Piazza dei Miracoli.

 

SARDEGNA, PRANDINI NUOVO PRESIDENTE: CUALBU E SABA NEL CONSIGLIO NAZIONALE

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

A rappresentare la Sardegna nel nuovo Consiglio nazionale ci saranno il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e il direttore Luca Saba. Del consiglio fanno, infatti, parte anche tre direttori in rappresentanza del nord, centro e sud Italia. Saba è stato eletto dall’assemblea dei direttori in rappresentanza del centro.  

Con l’elezione di questa mattina si chiudono i rinnovi delle cariche della Coldiretti. A livello nazionale la Sardegna oltre che da Cualbu e Saba, è rappresentata anche da Elisabetta Secci nella Giunta di Donne Impresa, Gianni Girasole e Sisinnio Fadda eletti rispettivamente nel Consiglio nazionale e nel Collegio dei revisori di Coldiretti Pensionati.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

PIEMONTE, PRANDINI PRESIDENTE. MONCALVO NELLA NUOVA GIUNTA NAZIONALE

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L.Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana.

Coldiretti Piemonte nel congratularsi con il nuovo presidente, farà parte, con il presidente regionale Roberto Moncalvo, della giunta confederale con impegno ed entusiasmo per portare avanti concretamente il progetto sindacale, economico e sociale di Coldiretti che, fondata nel 1944, rappresenta la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

Oltre a Roberto Moncalvo, nella giunta, ad affiancare Ettore Prandini, ci saranno i tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) e Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

 

EMILIA-R., PRANDINI PRESIDENTE. L’EMILIANO NICOLA BERTINELLI VICEPRESIDENTE

 

Il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli di Medesano (Parma), è stato eletto alla vice presidenza nazionale della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che Bertinelli, parmigiano di 45 anni, è stato eletto dall’assemblea dei delegati di tutte le regioni che ha eletto alla presidenza Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli.

Bertinelli, dopo due lauree in Scienze Agrarie e in Economia e Commercio, conseguite in Italia, alla Cattolica di Milano, e un master in Business Administration all’Università di Guelph, in Canada, ha preso in mano le redini dell’azienda agricola di famiglia a Medesano, che ha trasformato innovandola profondamente in pochi anni grazie alle opportunità offerte dalla legge 228 del 2001, la cosiddetta legge d’Orientamento fortemente voluta da Coldiretti per il rinnovamento dell’agricoltura italiana.

Nel nuovo incarico Bertinelli affiancherà il neopresidente nazionale Ettore Prandini, laureato in giurisprudenza, che guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori.”.

Oltre a Nicola Bertinelli, nel suo mandati Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta da altri due vice presidenti, David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

 

VERCELLI-BIELLA, BUON LAVORO A MONCALVO NEO PRESIDENTE DI COLDIRETTI PIEMONTE

 

Roberto Moncalvo è il nuovo presidente di Coldiretti Piemonte. E’ stato eletto dall’Assemblea regionale della principale organizzazione agricola europea per il prossimo quinquennio, durante il quale sarà affiancato da due vice presidenti, l’astigiano Marco Reggio, presidente di Coldiretti Asti, e il torinese Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino. “Tutti gli imprenditori agricoli piemontesi, vercellesi e biellesi possono essere orgogliosi per la nomina di Moncalvo alla guida della Coldiretti regionale” commenta Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli Biella. “Da parte nostra, l’impegno nell’essergli a fianco e nel “fare squadra”, sentendo nel pieno la responsabilità della rappresentanza di un’agricoltura che, nei nostri territori e nella regione, è di importanza strategica e fondamentale per il tessuto economico”.                                                            

Nato l’8 agosto 1980 e residente a Settimo Torinese, Roberto Moncalvo da neolaureato in Ingegneria al Politecnico di Torino, ha preferito impegnarsi nell’azienda agricola familiare con innovazioni tecniche, gestionali e di orientamento produttivo. Un lungo percorso in Coldiretti intrapreso nel 1996 in Piemonte quando entra a far parte del Movimento Giovanile e dal 2003 al 2007 è delegato provinciale del Movimento Giovanile di Coldiretti Torino. Dal 2005 è membro componente dell’Esecutivo nazionale Giovani Impresa e, dal 2007 al 2011, vice presidente di Coldiretti Torino. Nel 2009 è eletto delegato regionale Giovani Impresa Coldiretti Piemonte. A dicembre del 2011 diviene presidente di Coldiretti Torino ed il 3 dicembre 2012 è eletto presidente di Coldiretti Piemonte. Dal gennaio 2013 è membro di giunta della Confederazione nazionale di Coldiretti ed il 15 novembre 2013 viene eletto, all’età di 33 anni, presidente nazionale di Coldiretti. Carica che ha appena lasciato, dopo cinque anni, come previsto dallo Statuto, modificato ad inizio mandato per volontà sua e di tutta la Giunta, per favorire e garantire il rinnovamento. Mantiene, invece, l’impegno a livello internazionale con la carica di vice presidente del Copa Cogeca, l’organizzazione di rappresentanza degli agricoltori e delle loro cooperative a livello europeo.

“Torno in Piemonte con l’orgoglio e la determinazione di restituire, almeno in parte, quanto mi è stato donato e l’esperienza accumulata in questi anni” ha affermato Moncalvo. “Coldiretti in questi anni si è sempre più radicata come vera forza sociale ‘Amica del Paese’ e ha vinto grandi battaglie proprio grazie al lavoro di tutti. I progetti economici e gli accordi di filiera, la valorizzazione delle produzioni del territorio attraverso Campagna Amica, l’export del Made in Piemonte, l’attenzione al sociale e ai giovani che sempre di più scelgono questo settore sono solo alcune delle tematiche su cui continueremo a lavorare”.

 

BERGAMO: PRANDINI PRESIDENTE: SODDISFAZIONE DEGLI AGRICOLTORI BERGAMASCHI

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

“Anche Coldiretti Bergamo esprime grade soddisfazione per la elezione di Ettore Prandini – afferma il Presidente della Federazione provinciale Alberto Brivio -, una figura pienamente rappresentativa dell’essenza di Coldiretti, specchio di un’agricoltura moderna anche se fortemente ancorata alla tradizione e alla distintività delle proprie produzioni. A maggior ragione il programma che ha già proposto in assemblea non può che essere lineare con la valorizzazione del tessuto aziendale e delle produzioni agricole bergamasche, caratterizzate da un livello di innovazione particolarmente avanzato, configurato non solo nelle imprese di  grandi dimensioni ma ancor più sviluppato negli ultimi anni nelle piccole e medie imprese che più di altre hanno saputo cogliere le sfide del futuro  innovando  non solo nei processi e nei prodotti, ma anche nel rapporto con il consumatore”.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

 

PADOVA, BUON LAVORO A ETTORE PRANDINI NEO ELETTO PRESIDENTE NAZIONALE

 

“Auguriamo a Ettore Prandini buon lavoro alla guida di Coldiretti, la più grande e rappresentativa organizzazione agricola. A lui e alla nuova giunta nazionale, la più giovane di sempre, il compito di guidare la nuova Coldiretti in questo frangente particolarmente importante per il settore primario, per la tutela del made in Italy e i riflessi sulla nostra economia”. Con queste parole Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, saluta l’elezione all’unanimità del nuovo presidente di Coldiretti stamattina all’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati, a cui era presente la delegazione padovana guidata dal direttore Giovanni Roncalli.

“Ringrazio il presidente uscente Roberto Moncalvo per il prezioso contributo dato in questi anni alla guida di Coldiretti – aggiunge Bressan – l’unica organizzazione agricola che si distingue nel panorama nazionale come una vera e propria forza sociale, in grado di dialogare e confrontarsi sia con le istituzioni, a tutti i livelli, che con la società civile e i cittadini, attenti ai temi che stanno a cuore alle nostre imprese, dall’origine e dalla tracciabilità dei prodotti alla qualità e alla sicurezza alimentare. Le battaglie di Coldiretti e i risultati ottenuti in questi anni vanno a vantaggio dell’intera collettività, pensiamo al grande impegno con la vendita diretta attraverso i mercati e i villaggi, ma anche al rilancio della zootecnia con il giusto riconoscimento del prezzo del latte, alla tutela dell’olio d’oliva e di tutti gli altri prodotti italiani dalle contraffazioni, dal contrasto attivo alle agromafie e alle infiltrazioni criminali nelle campagne, alla difesa del lavoro e del reddito delle nostre imprese. In questi anni l’agroalimentare sta trainando l’economia italiana e gli agricoltori si sono conquistati un ruolo da protagonista. Anche il Veneto è ben rappresentato nella giunta nazionale di Coldiretti con l’ingresso di Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Veneto”.

Laureato in giurisprudenza, 46 anni, lombardo con tre figli, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori.”.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

 

RAVENNA, ETTORE PRANDINI ELETTO PRESIDENTE NAZIONALE. BERTINELLI VICE

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni alla quale ha preso parte il Presidente di Coldiretti Ravenna Nicola Dalmonte. L’Assemblea si è riunita questa mattina presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”.

E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale. Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna), David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte).

Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini – queste le prime parole del neo Presidente nazionale che poi ha proseguito – gli agricoltori stanno facendo la loro parte, ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

VERONA, SALVAGNO NELLA NUOVA GIUNTA NAZIONALE CON IL PRESIDENTE PRANDINI

 

Con l’elezione del lombardo Ettore Prandini alla guida di Coldiretti, il Veneto e Verona entrano in Giunta nazionale con Daniele Salvagno presidente regionale e provinciale. Oggi l’assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita a Roma a Palazzo Rospigliosi, sede della Coldiretti, ha anche proclamato i tre vice Nicola Bertinelli (Emilia Romagna), David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre agli altri componenti: Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta dell’organo esecutivo più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

Ettore Prandini, 46 anni, laureato in Giurisprudenza, titolare di un’azienda zootecnica di bovini da latte e di un’impresa vitivinicola che a Brescia produce Lugana,  prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

SIENA, L’ASSEMBLEA DEI DIRIGENTI COLDIRETTI HA SCELTO PRANDINI PRESIDENTE

 

Sono arrivati a Roma da tutta Italia. A guidare i delegati toscani nella capitale per l’assemblea nazionale elettiva di Coldiretti, Fabrizio Filippi e Antonio De Concilio, presidente e direttore di Coldiretti Toscana. Con loro presidenti e direttori delle Federazioni provinciali. Per Siena il direttore Simone Solfanelli e la prima uscita ufficiale nelle vesti di delegato confederale per Fabrizio Filippi: il presidente di Coldiretti Toscana è stato infatti nominato Delegato Confederale e succede ad Alberto Bertinelli che ha ricoperto questo ruolo negli ultimi due anni.

L’assise è stata convocata per questa mattina al Centro Congressi Palazzo Rospigliosi con le delegazioni provenienti dalle campagne di tutte le regioni, unitamente ai movimenti di giovani, donne e pensionati che hanno eletto il nuovo Presidente della Coldiretti, in rappresentanza di un milione e seicentomila iscritti.

Il nuovo presidente di Coldiretti nazionale, Ettore Prandini,ha 46 anni e possiede un’azienda agricola che produce vino Lugana a Lonato del Garda. Dal 2006 guida l’organizzazione bresciana e dal 2012 è al vertice di Coldiretti Lombardia, mentre dal 2014 è vicepresidente nazionale.

Subito dopo l’elezione, avvenuta all’unanimità, il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli ha espresso gli “auguri per un buon lavoro al nuovo presidente”.

L’assemblea è stata poi portata avanti con l’ordine del giorno. Al centro dei lavori i primati qualitativi e di sicurezza alimentare della produzione Made in Italy e le prospettive future, a chiusura di un anno di lavoro nelle campagne che tradizionalmente coincide con l’11 novembre, giorno di San Martino. Con l’occasione focus sul maltempo con gli agricoltori delle aree più colpite che hanno presentato la prima mappa territoriale dei danni nelle campagne e nei boschi con le conseguenze sull’ambiente, sull’economia, sull’occupazione e sui consumi. È stata anche l’occasione per proporre le tipologie di intervento, con cui affrontare efficacemente le difficoltà immediate e pianificare il futuro, così come elaborate dalla task force Coldiretti sull’emergenza.

 

MANTOVA, ELEZIONE PRANDINI: SAREMO AL SUO FIANCO

 

“Congratulazioni a Ettore Prandini, neo eletto presidente di Coldiretti. La sua competenza e la passione lo hanno portato alla guida delle prima organizzazione agricola d’Europa e Mantova sarà in prima linea per affiancarlo nella missione di difendere l’agricoltura italiana”. Così il presidente di Coldiretti Mantova, Paolo Carra.

“La Lombardia è la prima regione agricola d’Italia e le province di Mantova e Brescia rappresentano la punta di diamante della zootecnia e della produzioni agricole a più alto valore aggiunto – dichiara Erminia Comencini, direttore di Coldiretti Mantova -. Siamo orgogliosi che a rappresentare in Italia e in Europa il settore e a tutelare il Made in Italy agroalimentare ci sia Ettore Prandini, lombardo, al quale auguriamo buon lavoro”.

Ettore Prandini, 46 anni, laureato in Giurisprudenza, titolare di un’azienda zootecnica di bovini da latte e di un’impresa vitivinicola che a Brescia produce Lugana,  prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e l’Osservatorio Agromafie, promossa nel 2014 per favorire la cultura della legalità in agricoltura, tutelare il Made in Italy agroalimentare e monitorare la penetrazione della criminalità organizzata nella filiera agricola.

 

CUNEO, CAMBIO AI VERTICI: PRANDINI NUOVO PRESIDENTE NAZIONALE

 

Il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti è Ettore Prandini. Lo ha eletto all’unanimità l’Assemblea dei delegati di tutte le Regioni, riunita oggi a Roma. 46 anni, lombardo, Prandini è laureato in giurisprudenza e guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Prima alla guida di Coldiretti Brescia, dal 2006, poi di Coldiretti Lombardia, dal 2012, ha ricoperto per quattro anni la carica di Vicepresidente nazionale prima di subentrare a Roberto Moncalvo nel ruolo di Presidente nazionale di Coldiretti.

Moncalvo, già Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo, ha lasciato nei giorni scorsi la carica di Presidente nazionale dopo cinque anni, secondo quanto prevede lo Statuto, modificato ad inizio mandato per volontà sua e di tutta la Giunta, per garantire il rinnovamento continuo della nostra Organizzazione agricola, la maggiore a livello europeo con 1,6 milioni di associati in Italia.

Moncalvo farà parte della nuova Giunta confederale – la più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi – per portare avanti con impegno ed entusiasmo il progetto sindacale, economico e sociale di Coldiretti.

“L’agroalimentare Made in Italy – dichiara il neo Presidente Prandini – rappresenta una certezza da cui partire per far crescere l’economia e l’occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini. Continueremo il nostro impegno per ottenere prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino ad una Legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

 

VENEZIA, PRANDINI PRESIDENTE COLDIRETTI: IN GIUNTA DANIELE SALVAGNO

 

Con l’elezione del lombardo Ettore Prandini alla guida di Coldiretti, il Veneto entra in Giunta nazionale con Daniele Salvagno neo presidente regionale. Oggi l’assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita a Roma a Palazzo Rospigliosi ha anche proclamato i tre vice Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre agli altri membri: Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta dell’organo esecutivo più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi.

Ettore Prandini, 46 anni, laureato in Giurisprudenza, titolare di un’azienda zootecnica di bovini da latte e di un’impresa vitinicola che a Brescia produce Lugana,  prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

“A Ettore Prandini, e alla nuova giunta vanno le congratulazioni di Coldiretti Venezia che augura un buon lavoro, con la conferma di una collaborazione sempre più vicina portando beneficio alle imprese e ai consumatori. Una sfida per il progresso e la crescita del nostro Paese che Ettore Prandini ha annunciato con chiarezza e per la quale noi diamo tutto il nostro appoggio.” Affermano il presidente Andrea Colla e il direttore di Coldiretti Venezia Giovanni Pasquali presenti all’assemblea di oggi rappresentando gli agricoltori veneziani.

 

CREMONA, PRANDINI: AGRICOLTURA E MADE IN ITALY RISORSE STRATEGICHE PER PAESE

 

“Congratulazioni da parte di tutti gli agricoltori cremonesi, con un grande augurio di buon lavoro a Ettore Prandini, da oggi Presidente nazionale della Coldiretti. Come agricoltori lombardi abbiamo un motivo d’orgoglio in più, per questo incarico che premia un percorso straordinario vissuto in questi anni dalla Coldiretti, al quale tutta la squadra delle Coldiretti lombarde ha dato un importante contributo, fatto di impegno e risultati raggiunti. Continueremo ad essere al fianco del Presidente Prandini, sentendo ancora più forte la responsabilità di contribuire all’azione della Coldiretti a difesa del futuro della nostra agricoltura e delle nostre imprese”. Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona, saluta con queste parole l’elezione di Ettore Prandini al vertice della Coldiretti, la maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati.

L’elezione è avvenuta stamattina, con voto unanime dell’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma. Per Coldiretti Cremona erano presenti il Presidente Voltini e il Direttore Mauro Donda. Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, laureato in giurisprudenza, guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” ha spiegato il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini, aggiungendo che “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

ROVIGO, ETTORE PRANDINI ELETTO PRESIDENTE NAZIONALE DI COLDIRETTI

 

Con l’elezione del lombardo Ettore Prandini alla guida di Coldiretti, il Veneto entra in Giunta nazionale con Daniele Salvagno neo presidente regionale. Oggi l’assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita a Roma a Palazzo Rospigliosi ha anche proclamato i tre vice Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre agli altri membri: Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). “Si tratta dell’organo esecutivo più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio, che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia” – ha sottolineato il presidente provinciale di Coldiretti Rovigo, Carlo Salvan a Roma con il direttore provinciale, Silvio Parizzi.

Succede quindi a Roberto Moncalvo, Ettore Prandini, 46 anni, laureato in Giurisprudenza, che è titolare di un’azienda zootecnica di bovini da latte e di un’impresa vitivinicola che a Brescia produce Lugana. Il primo pensiero condiviso con l’assemblea, anche alla luce dei recenti episodi di maltempo, è stato rivolto alla sostenibilità ambientale ed ai cambiamenti climatici, per la salvaguardia dei territori. “Il nuovo presidente – ha aggiunto Carlo Salvan – prende il timone di un’organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana”.

Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola nazionale ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

“Auguro un buon lavoro al nuovo presidente Prandini a nome del Consiglio provinciale di Coldiretti Rovigo – ha concluso Carlo Salvan – affinché  siano affermate le condizioni per garantire reddito a tutte le imprese agricole rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge europea per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

 

GROSSETO, ETTORE PRANDINI NUOVO LEADER NAZIONALE COLDIRETTI

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ed è legittimo che vengano create le condizioni per garantire reddito alle loro imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori. Dovremo altresì affrontare alcune problematiche di straordinaria attualità a partire dal dissesto idrogeologico, sino al flagello causato alle nostre aziende dagli ungulati”. Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti Nicola Bertinelli (Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

Da Coldiretti Grosseto i più sinceri auguri di benvenuto e di buon lavoro per il nuovo Presidente. Uno dei primi appuntamenti del neo-presidente Coldiretti e della sua giunta è fissato proprio in Toscana domenica prossima 11 novembre a Pisa per la celebrazione della 68^ Giornata nazionale del Ringraziamento che si svolgerà alle ore 11.00 nel Duomo di Santa Maria Assunta al centro di Piazza dei Miracoli.

 

PIACENZA, ETTORE PRANDINI PRESIDENTE NAZIONALE. REPORT MALTEMPO IN ITALIA

 

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo Presidente nazionale di Coldiretti. E’ stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita presso Palazzo Rospigliosi a Roma. Presenti Marco Crotti e Giovanni Luigi Cremonesi, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Piacenza. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vice presidenti, Nicola Bertinelli (neoeletto alla guida di Coldiretti Emilia Romagna) e David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

La provincia piacentina è tra le più colpite in Emilia Romagna dall’ultima ondata di maltempo. Il forte vento che si è abbattuto, soprattutto nelle aree montane nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, ha provocato crolli di mura, capannoni, tettoie e tunnel. Il numero di aziende colpite continua a salire: circa 80 le segnalazioni raccolte dagli uffici zona di Coldiretti Piacenza, fino a 4 milioni di euro i danni stimati. E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti nazionale che ha convocato la task force sull’emergenza maltempo in occasione dell’Assemblea elettiva della maggiore organizzazione degli agricoltori in Europa.  

In Italia, si concentra nelle campagne un terzo dei danni provocati dal maltempo con raffiche di vento, nubifragi, esondazioni, trombe d’aria e grandinate che hanno colpito pesantemente l’agricoltura e le foreste con un conto complessivo di circa un miliardo di euro tra ulivi secolari sradicati, boschi decimati, coltivazioni distrutte, semine perdute, campi allagati, muri crollati, serre abbattute, stalle ed edifici rurali scoperchiati e animali morti o dispersi, ma anche problemi alla viabilità provocati da frane e smottamenti.

Nel giro di un decennio il rincorrersi di eventi estremi causati dai cambiamenti climatici è costato all’agricoltura oltre 14 miliardi di euro tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, anche a causa dell’incuria e dell’abbandono del territorio determinati da politiche carenti o sbagliate.

L’ultima ondata di maltempo ha provocato anche la strage di circa 14 milioni di alberi compromettendo l’equilibrio ecologico ed ambientale di vaste aree montane e mettendo a rischio la stabilità idrogeologica. Ad essere abbattuti sono stati soprattutto faggi ed abeti bianchi e rossi nei boschi dal Trentino all’Alto Adige, dal Veneto al Friuli dove nelle montagne – sottolinea la Coldiretti – la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge senza dimenticare gli effetti sulla grande varietà di vegetali e sulla popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che popolano i boschi.

Coldiretti ha anche presentato un Piano di rinascita delle foreste italiane: trentacinquemila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere dalla riscossa del bosco italiano con l’aumento del prelievo del legname dai boschi che oggi coprono una superficie record di 10,9 milioni di ettari, praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari.

 

PARMA, PRANDINI PRESIDENTE. IL PARMENSE BERTINELLI VICEPRESIDENTE NAZIONALE

 

Il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli di Medesano (Parma), è stato eletto alla vice presidenza nazionale della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che Bertinelli, parmigiano di 45 anni, è stato eletto dall’assemblea dei delegati di tutte le regioni che ha eletto alla presidenza Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli.

Bertinelli, dopo due lauree in Scienze Agrarie e in Economia e Commercio, conseguite in Italia, alla Cattolica di Milano, e un master in Business Administration all’Università di Guelph, in Canada, ha preso in mano le redini dell’azienda agricola di famiglia a Medesano, che ha trasformato innovandola profondamente in pochi anni grazie alle opportunità offerte dalla legge 228 del 2001, la cosiddetta legge d’Orientamento fortemente voluta da Coldiretti per il rinnovamento dell’agricoltura italiana. Nel nuovo incarico Bertinelli affiancherà il neopresidente nazionale Ettore Prandini, laureato in giurisprudenza, che guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti Brescia mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è inoltre vice Presidente dell’Associazione Italiana Allevatori e Presidente dell’Istituto Sperimentale Italiano “L. Spallanzani”. E’ stato eletto Presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vice Presidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare Made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale fino a una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Oltre a Nicola Bertinelli, nel suo mandato Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta da altri due vice presidenti, David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

Prandini prende il timone di una organizzazione in crescita che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati, e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera Agricola tutta Italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana che la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

 

PIACENZA, L’EMILIANO NICOLA BERTINELLI VICEPRESIDENTE NAZIONALE

 

Il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli di Medesano (Parma), è quindi stato eletto alla vice presidenza nazionale della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che Bertinelli, parmigiano di 45 anni, è stato eletto dall’assemblea dei delegati di tutte le regioni che ha indicato alla presidenza Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli.

Bertinelli, dopo due lauree in Scienze Agrarie e in Economia e Commercio, conseguite in Italia, alla Cattolica di Milano nella sede piacentina, e un master in Business Administration all’Università di Guelph, in Canada, ha preso in mano le redini dell’azienda agricola di famiglia a Medesano, che ha trasformato innovandola profondamente in pochi anni grazie alle opportunità offerte dalla legge 228 del 2001, la cosiddetta legge d’Orientamento fortemente voluta da Coldiretti per il rinnovamento dell’agricoltura italiana.

 

VICENZA, PRANDINI PRESIDENTE DELLA PRIMA ORGANIZZAZIONE AGRICOLA ITALIANA

 

“Agricoltura e made in Italy sono risorse strategiche per il Paese. E con questa ferma convinzione, dopo i cinque anni di mandato di Roberto Moncalvo, a cui va il nostro grazie, siamo certi che Ettore Prandini saprà prendere le redini dell’Associazione portandola ancora più in alto in termini di visibilità, autorevolezza e capacità di rappresentare imprese e consumatori”. Con queste parole il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù plaudono all’elezione del nuovo presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini.

Ettore Prandini, 46 anni, lombardo con tre figli, è il nuovo presidente nazionale di Coldiretti. È stato eletto all’unanimità dall’Assemblea dei delegati di tutte le regioni riunita a Palazzo Rospigliosi a Roma, sede della maggiore organizzazione di imprese agricole d’Italia con 1,6 milioni di associati. Laureato in giurisprudenza, Prandini guida un’azienda zootecnica di bovini da latte e gestisce un’impresa vitivinicola con produzione di Lugana. Dal 2006 è alla guida della Coldiretti di Brescia, mentre dal 2012 è al vertice della Coldiretti Lombardia. Dal 2013 è vicepresidente dell’Associazione italiana allevatori e presidente dell’Istituto sperimentale italiano “L. Spallanzani”. È stato eletto presidente nazionale di Coldiretti dopo aver ricoperto per quattro anni la carica di vicepresidente nazionale.

“In un momento così importante con sfide e cambiamenti per il nostro Paese, l’agroalimentare made in Italy rappresenta una certezza da cui partire per far crescere economia ed occupazione ma anche per tutelare l’ambiente, il territorio e la sicurezza dei cittadini” spiega il presidente di Coldiretti Ettore Prandini e aggiunge “Gli agricoltori stanno facendo la loro parte, ma possiamo e dobbiamo dare di più creando le condizioni per garantire reddito alle imprese, rilanciando un sistema in grado di offrire prezzi più giusti alla produzione, meno burocrazia e maggiore competitività, a partire da una politica di accordi di libero scambio che non penalizzino i nostri prodotti a livello internazionale, fino ad una legge comunitaria per l’etichettatura d’origine che garantisca vera trasparenza e libertà di scelta ai consumatori”.

Prandini prende il timone di un’Organizzazione in crescita, che ha esteso la propria rappresentanza dalle imprese singole alle cooperative, dal settore agricolo a quello della pesca, dall’agricoltura tradizionale alla filiera agroalimentare con le fattorie, i mercati e le botteghe di Campagna Amica ed il progetto per una Filiera agricola tutta italiana. La Coldiretti, fondata nel 1944, conta su 1,6 milioni di associati ed è una grande forza sociale che rappresenta la maggioranza assoluta delle imprese che operano nell’agricoltura italiana e la rendono la più grande Organizzazione agricola italiana ed europea a cui fanno capo circa il 70 per cento degli iscritti alle Camere di Commercio tra le organizzazioni di rappresentanza.

La Coldiretti è anche la prima organizzazione agricola datoriale come numero di imprese che assumono manodopera. La sua diffusione è capillare su tutto il territorio nazionale: 20 federazioni regionali, 95 federazioni interprovinciali e provinciali, 853 Uffici di Zona e 4.143 sezioni comunali. In pratica, l’organizzazione è presente in quasi ogni comune del nostro Paese. Del sistema Coldiretti fa parte, tra l’altro, Creditagri Italia, la prima “banca” degli agricoltori italiani e la Fondazione Campagna Amica della quale fanno parte 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi ai quali si aggiungono botteghe, ristoranti e orti urbani, per un totale di oltre 8.200 punti vendita.

Ettore Prandini sarà affiancato dalla nuova giunta confederale composta dai tre vicepresidenti: Nicola Bertinelli (Emilia Romagna), David Granieri (Lazio) e Gennaro Masiello (Campania) oltre che da Maria Letizia Gardoni (Marche), Francesco Ferreri (Sicilia), Daniele Salvagno (Veneto), Savino Muraglia (Puglia) e Roberto Moncalvo (Piemonte). Si tratta della giunta più giovane di sempre con un’età media di 41 anni e 9 mesi, poco superiore a quella media dei presidenti delle Federazioni Coldiretti sul territorio, che è di 43 anni e 10 mesi, anch’essa la più bassa della storia.

 

 

Dal territorio

 

PUGLIA, MALTEMPO: PRODUZIONE OLIO IN CADUTA LIBERA, OCCHIO AGLI ACQUISTI

 

Si sono aggravate le iniziali previsioni già disastrose del crollo del 58% della produzione di olio, ha denunciato Coldiretti Puglia alla task force riunita a Roma in occasione dell’Assemblea nazionale elettiva, a causa del maltempo che ha imperversato nel 2018 in Puglia, un bilancio drammatico che è salito fino a punte del 65% dopo la tromba d’aria e i nubifragi della settimana scorsa che hanno colpito principalmente le province di Brindisi, Taranto e Lecce, senza risparmiare Bari e BAT.

“Con l’ultima tromba d’aria il bollettino è divenuto catastrofico. In questo contesto è necessario che il Piano Olivicolo Nazionale investa e punti su una regione che produce oltre il 50% dell’olio extravergine italiano, per potenziare una filiera olearia che in Puglia vale 750milioni di euro e che ancora nei primi 6 mesi del 2018 ha visto crescere le esportazioni del 2,1% per un valore di 66 milioni di euro. Chiediamo anche una stretta dei controlli in campagna contro i furti, perché nel nord barese nelle ultime ore hanno rubato le poche olive rimaste sugli alberi”, ha ribadito il Presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Non solo danni alle produzioni, ma anche alle strutture – afferma Coldiretti Puglia – smottamenti, muretti a secco distrutti dalla violenza delle acque, fabbricati rurali allagati, collegamenti interrotti rendono drammatica una situazione ormai di difficile gestione.                         

“Siamo preoccupati che la brusca diminuzione di olio extravergine pugliese faccia crescere le importazioni di olio dall’estero, perché al danno si aggiungerebbe la beffa. Se si vuole acquistare un ‘vero’ olio extravergine 100% italiano bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 7-8 euro al litro che non coprono neanche i costi di produzione. I 3 elementi da tenere sempre d’occhio sono prezzo, anno di produzione e scadenza”, ha aggiunto il Presidente Muraglia.

“Nel primo trimestre 2018 la Puglia ha importato 43,3 milioni di euro di olio extravergine da Grecia e Tunisia – ha denunciato il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e per questo serve una stretta sui controlli perché sia accertato il pieno rispetto della Legge Mongiello, ribattezzata Legge “Salva olio italiano”, la n. 9 del 2013 che impone la tracciabilità in etichetta dell’olio extravergine di oliva e di accelerare il percorso del disegno di legge sui reati agroalimentari, elaborato dalla commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente del comitato scientifico dell’osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”.

Di fronte al moltiplicarsi di frodi e speculazioni, con olio di bassa qualità venduto come extravergine o olio straniero spacciato per italiano  – conclude  Coldiretti Puglia – bisogna stringere le maglie della legislazione per difendere un prodotto simbolo del Made in Italy e della dieta mediterranea e togliere il segreto sulle importazioni di materie prime alimentari dall’estero perché sapere chi sono gli importatori e quali alimenti importano rappresenta un elemento di trasparenza e indubbio vantaggio per i consumatori e per la tutela del ‘made in Italy’ agroalimentare. Il flusso ininterrotto di prodotti agricoli che ogni giorno dall’estero attraversano le frontiere serve a riempiere barattoli, scatole e bottiglie da vendere sul mercato come Made in Italy”.

 

LOMBARDIA, 7 MLN DI DANNI DA MALTEMPO: CAMPI ALLAGATI E CASCINALI SCOPERCHIATI

Ammonta ad almeno 7 milioni di euro il conto dei danni, tra diretti e indiretti, causati dal maltempo di questi giorni nelle campagne lombarde, secondo le prime stime della Coldiretti regionale diffuse in occasione dell’Assemblea elettiva nazionale a Roma, dove è stata convocata la task force sull’emergenza maltempo. In base alle segnalazioni fin qui raccolte dai nostri tecnici – spiega la Coldiretti Lombardia – le province più colpite sono quelle di Bergamo, Brescia, Cremona, Como e Lecco. In tutta la regione, però, si segnalano alberi sradicati dalla forza del vento e semine di cereali in ritardo o da rifare a causa dell’allagamento dei campi. Nei territori più coinvolti, i danni principali si registrano alle strutture aziendali con tetti scoperchiati, cascinali crollati, serre e tunnel distrutti e ricoveri per attrezzi rovinati.

In provincia di Bergamo, dove i danni all’agricoltura causati da raffiche di vento, nubifragi ed esondazioni ammontano a 2,5 milioni di euro, un agricoltore del Trevigliese è stato colpito da un albero riportando lesioni alle vertebre, e per questo ha subito un intervento chirurgico. Diversi i campi allagati di soia e cereali autunno vernini, oltre a crolli di cascinali, abitazioni e strutture aziendali.

Nel Bresciano si stima che il conto arrivi già a un milione di euro. Le zone più interessate sono la Valle Camonica e la Valle Sabbia. L’esondazione del fiume Mella ha provocato allagamenti tra i comuni di Gardone Val Trompia e Marcheno, mentre a Verolanuova e Manerbio i terreni sono stati sommersi da oltre 20 centimetri di acqua. A Ponte Caffaro e a Sabbio Chiese, in Valle Sabbia, il forte vento ha distrutto due serre e l’esondazione del fiume Chiese ha invaso i campi nei comuni di Vestone e Barghe. Vento e acqua non hanno risparmiato neppure i comuni di Iseo e Comezzano Cizzago, dove è stata scoperchiata una cascina.

In base alle prime indicazioni raccolte da Coldiretti, nelle province di Lecco e Como risulta particolarmente colpita la zona del Meratese, ma danni importanti si segnalano anche lungo la fascia prealpina comasca. Nel Triangolo Lariano, inoltre, sono state segnalate diverse frane che hanno compromesso la funzionalità della filiera del legno con cedimenti di terreni, piante sradicate e abbattute dalla furia del maltempo. Nelle due province si stimano danni per circa due milioni di euro, i due terzi dei quali nel Lecchese. Colpite soprattutto le strutture aziendali e, a livello colturale, i vivai e le coltivazioni orticole.

Nel Cremonese – continua la Coldiretti Lombardia – le conseguenze maggiori si segnalano nella striscia tra i comuni di Rivolta d’Adda, Agnadello e Pandino, colpiti da una tromba d’aria che si è abbattuta su stalle, ricoveri per attrezzi e abitazioni per un totale di almeno un milione e mezzo di euro di danni. In tutta la provincia, poi, a causa delle forti piogge si registrano mancate semine dei cereali con perdite stimate fino al 30% rispetto al normale andamento stagionale.

Disagi, sebbene più contenuti – precisa la Coldiretti regionale – si contano anche tra Mantova, Milano, Lodi e Pavia, con danni stimati complessivamente in oltre centomila euro tra terreni allagati, semine da rifare e coperture strappate dal vento. In particolare nell’Asolano (MN) l’esondazione del fiume Chiese ha sommerso circa 200 ettari di golena di cui 40 ettari coltivati a cereali autunno vernini.

Il maltempo – prosegue la Coldiretti – ha flagellato, però, le campagne lungo tutta la Penisola, dalla Sardegna alla Puglia, dalla Liguria al Veneto, dalla Toscana al Friuli, dalla Calabria alla Sicilia, dal Lazio all’Emilia, dal Piemonte alla Campania, con un conto di circa un miliardo di euro. Tutto questo dopo un autunno asciutto in cui a settembre, in Italia, sono cadute addirittura il 61% in meno di precipitazioni rispetto alla media storica, con i terreni secchi che hanno amplificato il rischio idrogeologico.

 

ABRUZZO, NEI CAMPI DANNI PER 14 MLD IN UN DECENNIO A CAUSA DEL MALTEMPO

 

Nel giro di un decennio il rincorrersi di eventi estremi causati dai cambiamenti climatici è costato all’agricoltura oltre 14 miliardi di euro tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, senza eccezione per quelle abruzzesi, anche a causa dell’incuria e dell’abbandono del territorio determinati da politiche carenti o sbagliate. E’ quanto emerge dall’analisi sulle conseguenze dell’ultima ondata di maltempo stilata dalla Coldiretti che ha convocato a Roma la task force sull’emergenza in occasione dell’Assemblea elettiva della maggiore organizzazione degli agricoltori in Europa.

“Anche nella nostra regione – dice Coldiretti Abruzzo a margine dell’incontro nazionale – l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma, tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con violenti e frequenti sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Tutto questo – dice Coldiretti Abruzzo – ha una conseguenza sulle produzioni agricole più importanti del nostro territorio, ma non solo su quelle. E’ un problema che investe tutta l’Italia e che va necessariamente affrontato”.

Basti pensare che, a livello nazionale, il 2018 – continua la Coldiretti – si è classificato fino ad ora come l’anno più bollente dal 1800, anno in cui sono iniziate le rilevazioni, con una temperatura superiore di 1,53 gradi rispetto alla media storica nei primi nove mesi dell’anno durante i quali però si sono alternati periodi di intense precipitazioni e momenti di siccità come a settembre in cui è caduta addirittura il 61% di pioggia in meno. “Su un territorio meno ricco e più fragile per l’abbandono forzato dell’attività agricola in molte aree interne si abbattono così – continua la Coldiretti Abruzzo – gli effetti dei cambiamenti climatici, favoriti anche dal fatto che negli ultimi 25 anni è scomparso in Italia oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari”. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità ma anche sicurezza ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

Per ridurre in maniera strutturale gli effetti del maltempo e dei cambiamenti climatici la Coldiretti ha presentato in occasione dell’Assemblea elettiva il decalogo #risanaItalia. Si tratta di una serie di proposte che prevedono, innanzitutto, un cambio di passo nell’attività di prevenzione, così da evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza. Si pensa, in particolare – spiega Coldiretti – alla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica. Occorre poi ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli, sostenuta dalla Coldiretti, con l’obiettivo del “saldo zero” di consumo del suolo naturale entro il 2050. Per razionalizzare gli interventi – continua la Coldiretti – è necessario un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree. Ancora, è indispensabile la piena attuazione della legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali “alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale. Parimenti, serve rilanciare, tramite sostegno all’acquisto de capi e delle strutture di ricovero necessarie, la zootecnia di montagna e delle aree interne, che permette a tali superfici di essere pascolate e mantenute.

Ciò rappresenta – rileva la Coldiretti – il giusto riconoscimento della capacità delle imprese agricole di svolgere azioni costanti di tutela del territorio anche attraverso l’introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche in particolare nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali. Per limitare gli effetti devastanti del maltempo occorre inoltre contrastare ogni forma di abusivismo che espone a fallimenti e frustrazioni ogni nuova politica di pianificazione territoriale e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio. Dal punto di vista ambientale serve poi avviare un piano per la riforestazione delle aree ad alto rischio con criteri adeguati alla vulnerabilità geologico-ambientale anche con risorse già destinate alle grandi opere di infrastrutturazione energetica e di mobilità. Allo stesso modo serve un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano, in particolare nel Centro Sud del Paese, tutta l’acqua piovana che va perduta, contribuendo a ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. Un esempio è il progetto promosso da Coldiretti, Terna, Anbi e Maccaferri per la realizzazione di 10.000 invasi e laghetti ai fini di regimazione della acque, irrigui ambientali e dell’accumulo/produzione di energia idroelettrica. Diventa qui strategica – continua la Coldiretti – la semplificazione burocratica e degli impegni amministrativi per le imprese che operano nella aree montane e interne. Infine, occorre intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città – conclude Coldiretti – coinvolgendo direttamente le imprese agricole nelle iniziative di riqualificazione ambientale.

Il decalogo coldiretti #risanaitalia contro il dissesto – 1. Realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica. 2. Ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli. 3.Attuare un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree. 4. Dare piena attuazione alla legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per la tutela del territorio. 5. Rilanciare gli allevamenti di montagna, la zootecnia di montagna con apposite misure per garantire la manutenzione dei territori interni. 6. Introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali. 7. Contrastare ogni forma di abusivismo e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio. 8. Avviare un piano per la riforestazione delle zone a maggior pericolo di dissesto. 9. Un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano, in particolare nel Centro Sud del Paese, tutta l’acqua piovana che va perduta. Un esempio è il progetto promosso da Coldiretti, Terna, Anbi e Maccaferri per la realizzazione di 10.000 laghetti. 10. Intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città coinvolgendo direttamente le imprese agricole.

 

LAZIO, MALTEMPO: NELLA REGIONE DANNI PER 30 MILIONI DI EURO

L’ondata di maltempo delle ultime settimane ha causato in tutto il Lazio danni all’agricoltura stimati intorno ai 30 milioni di euro. E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti presentato oggi a Roma, nel corso dell’assemblea elettiva.  Colpite in particolare le provincia di Roma e Latina, con serre divelte, capannoni abbattuti, ortaggi e colture ortofrutticole sommerse dall’acqua. Dal monitoraggio risultano danneggiate 118 aziende (danni per 8 milioni di euro). Nella zona di Viterbo in difficoltà in particolare il settore zootecnico (danni superiori al milione di euro), mentre a Frosinone sono stati numerosi i crolli di alberi. Il maltempo ha creato enormi criticità anche a Roma, il comune agricolo più grande d’Europa (58mila ettari di superficie agricola), e in tutta l’area metropolitana dove sono presenti circa 21.600 aziende del settore. Il forte vento, i temporali e la grandinata record del 21 ottobre hanno messo in ginocchio soprattutto il comparto olivicolo, in particolare nella zona di Rieti e nella capitale, all’inizio di una campagna olearia già molto difficile con un calo di produzione previsto che in alcune aree supererà il 50%.

“I numeri parlano chiaro, siamo in piena emergenza – spiega David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – E’ necessario che vengano attivate al più presto le misure di sostegno per le aziende agricole, dalla moratoria sui mutui agli sgravi contributivi passando per l’attivazione della misura 5.2 del PSR che prevede il sostegno a investimenti per il ripristino dei terreni agricoli e del potenziale produttivo danneggiato”.

 

BERGAMO, DANNI GIÀ PER OLTRE 2.500.000 DI EURO ALL’AGRICOLTURA BERGAMASCA

 

E’ pesantissimo il bilancio dei danni che il maltempo sta arrecando all’agricoltura bergamasca. Trombe d’aria, nubifragi, forti raffiche di vento, esondazioni e smottamenti stanno già costando più di 2.500.000 euro. E’ quanto emerge da una prima stima effettuata da tecnici di Coldiretti Bergamo che fotografa una vera e propria devastazione.

La parte più colpita sembra sia stata la zona della pianura, ma un po’ ovunque si contano strutture distrutte, campi allagati, semine perdute, oltre che problemi alla viabilità provocati da frane e smottamenti. I numerosi alberi sradicati hanno rovinato fossi e argini compromettendo anche l’importante funzione che rivestono nel far defluire le acque.

A Casirate d’Adda un agricoltore è stato colpito da un albero e ha riportato lesioni alle vertebre che hanno reso necessario un intervento chirurgico.

“E’ stato un susseguirsi di eventi estremi – sottolinea Coldiretti Bergamo – dalle forti raffiche di vento alla pioggia battente: la loro forza distruttiva è stata impressionante. In molti casi, in pochi secondi sono stati abbattuti edifici, sradicati alberi e scoperchiati tetti. Fortunatamente ora la situazione sembra essere migliorata anche se le piogge prolungate di queste ultime ore, cadendo sui terreni già impregnati di acqua, continuano ad essere causa di frane nelle zone montane dove permane anche il rischio legato ai numerosi alberi abbattuti dal vento che rappresentano un pericolo per le abitazioni e le strade sottostanti”. 

Bergamo è tra le province più colpite in Lombardia, dove complessivamente i danni nelle campagne ammontano ad almeno 7 milioni di euro. Coldiretti Bergamo rileva che quanto è successo è la conferma dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo. La tendenza alla tropicalizzazione si abbatte però su un territorio reso più fragile dall’abbandono forzato dell’attività agricola in molte aree e dalla mancata manutenzione del territorio.

 

PUGLIA, MALTEMPO: 7MILA ULIVI SRADICATI IN POCHE ORE, 25 MILIONI DI DANNI AGRICOLI

 

Trombe d’aria e bombe d’acqua hanno colpito prioritariamente le province di Brindisi, Taranto e Lecce, pur senza risparmiare anche le province di Bari e BAT. “Sono quasi 7mila gli ulivi anche secolari strappati dal vento, sradicati o spaccati in due, strutture e muretti ridotti in pezzi, canali esondati e distrutti dalla violenza dell’acqua e del vento, serre e impianti fotovoltaici abbattuti, tendoni di uva da tavola e da vino demoliti, ortaggi in asfissia e marciti, animali nella migliore delle ipotesi scappati per le recinzioni divelte o morti a causa del crollo delle strutture e degli allagamenti. Il danno stimato ammonta a circa 25 milioni di euro”, è il resoconto del Presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, illustrato alla task force sull’emergenza maltempo in occasione dell’Assemblea elettiva della Coldiretti a Roma, la più grande organizzazione degli agricoltori in Europa.  Il maltempo – sottolinea la Coldiretti – ha colpito le campagne lungo tutta la Penisola dalla Sardegna, colpendo duramente l’agricoltura pugliese, dopo un autunno asciutto in cui a settembre sono cadute addirittura il 61% in meno di precipitazioni rispetto alla media storica, con i terreni secchi che hanno amplificato il rischio idrogeologico con danni strutturali ad edifici e alla viabilità. 

“Non bastavano le gelate che hanno colpito a febbraio e marzo le province di Bari, BAT e Foggia, e le grandinate violente dei mesi successivi, la Xylella a Lecce, ora anche la straordinaria ondata di maltempo su Brindisi e Taranto – conclude Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – ha completato un quadro disastroso. Il 2018 sarà ricordato come l’annus horribilis per l’olivicoltura pugliese che conta i danni di un clima ostile e impietoso e di calamità naturali di gravità incalcolabili. La stima del danno ormai è salita a 1 miliardo e 600 milioni di euro, perché al crollo produttivo in termini di olive e olio va sommata la perdita del patrimonio strutturale degli ulivi. Per il ripristino del potenziale produttivo serviranno risorse ingenti e straordinarie”.

Coldiretti Puglia ha annunciato azioni di mobilitazione a partire dalla prossima settimana per rivendicare interventi urgenti di bonifica e tutti i provvedimenti utili ad aiutare le imprese agricole pugliesi in grave crisi di liquidità.

 

SALERNO, OLIO IN CRISI PER IL MALTEMPO. IN MOLTE AREE NON SI RACCOGLIE GIA’ PIU’

 

Il maltempo taglia la produzione di olio in provincia di Salerno: gravemente danneggiati i raccolti già penalizzati dalle piogge estive e dal vento di settembre. Quest’ultima ondata di maltempo ha letteralmente messo in ginocchio le campagne: in alcune aree il vento ha provocato la cascola delle olive pronte per essere raccolte. Nel Cilento, nell’area degli Alburni, e nell’alto e medio Sele, molti agricoltori hanno addirittura interrotto la raccolta. “E’ prematuro quantificare le perdite – sottolinea il direttore di Coldiretti Salerno, Enzo Tropiano – ma il maltempo che sta imperversando su vaste zone della provincia farà registrare migliaia di euro di danni, con una produzione più che dimezzata e una raccolta ai minimi storici. La situazione è delicata perché eravamo nel pieno della raccolta e stimiamo che ci fosse ancora un 70% di olive sugli alberi che dovevano essere raccolte.

Le condizioni climatiche stanno ostacolando le operazioni di raccolta lungo tutto il territorio con la caduta dei frutti in una annata già piuttosto scarsa”. Il rischio per i consumatori – denuncia la Coldiretti – è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile.

Il consiglio è di leggere le etichette con attenzione e non farsi ingannare da oli di oliva stranieri spacciati per italiani. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

 

ABRUZZO, MALTEMPO: CALA LA PRODUZIONE REGIONALE DI EXTRAVERGINE

 

Con una produzione nazionale praticamente dimezzata per il crollo vicino al 40% dei raccolti, è l’olio extravergine di oliva Made in Italy a subire quest’anno gli effetti più pesanti del cambiamento climatico con l’ultima ondata di maltempo che, con il vento, ha spazzato via le olive dagli alberi anche in alcune zone d’Abruzzo, seppure limitate. E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti che – in occasione dell’Assemblea elettiva della maggiore organizzazione degli agricoltori in Europa che questa mattina a Roma ha eletto Ettore Prandini quale presidente nazionale – ha convocato la task force sull’emergenza maltempo.

Il risultato delle condizioni climatiche e meteorologiche è il crollo dei raccolti a meno di 265 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici per la pianta simbolo della dieta mediterranea. La Puglia – continua la Coldiretti – si conferma essere la principale regione di produzione, con 87 milioni di chili, nonostante il calo del 58%, mentre al secondo posto si trova la Calabria, con 47 milioni di chili e una riduzione del 34%, e sul gradino più basso del podio c’è la Sicilia dove il taglio è del 25%, per una produzione di 39 milioni di chili, mentre in Campania il raccolto è di 11,5 milioni di chili, in riduzione del 30%. Al centro diminuisce a 11,6 milioni di chili la produzione in Abruzzo (-20%) e a 14,9 milioni di chili nel Lazio (-20%) mentre aumenta a 15 milioni di chili in Toscana (+20%) come nel nord dove complessivamente – precisa Coldiretti –si registra un aumento del 30%.

I danni agli ulivi comporteranno conseguenze pesanti anche nel lungo periodo, fermo restando il disastroso impatto a livello ambientale. In queste condizioni un piano olivicolo nazionale 2.0 deve diventare per il governo un’assoluta priorità, sostiene Coldiretti che insieme a Unaprol e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana) per calmierare gli effetti sul mercato ha sottoscritto con Federolio il più grande contratto di filiera per l’olio Made in Italy di sempre, per un quantitativo di 10 milioni di chili con  l’obiettivo di assicurare la sicurezza e la diffusione dell’olio italiano al 100% stabilizzando le condizioni economiche della vendita con un prezzo minimo garantito e programmazione pluriennale. Il rischio per i consumatori – denuncia la Coldiretti – è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione – sottolinea Coldiretti – si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile.

Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra l’altro quasi triplicati (+170%) e potrebbero crescere ulteriormente – aggiunge Coldiretti – se l’Unione Europea rinnoverà l’accordo per l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Ue per 35mila tonnellate all’anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998). Sulle confezioni – continua la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009.

“In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato – dice Coldiretti Abruzzo – il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop che in Abruzzo sono ben tre o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive”. Coldiretti Abruzzo ricorda inoltre che in regione ci sono ben tre mercati coperti di Campagna Amica a Chieti (Via Arenazze), L’Aquila (Cda Torretta) e Pescara (Via Paolucci) e che il comparto olivicolo conta circa 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e tre Dop presenti nelle province di Chieti (Colline Teatine), Pescara (Aprutino Pescarese) e Teramo (Pretuziano delle colline teramane).

 

PIEMONTE, PERNIGOTTI: LA DELOCALIZZAZIONE IMPOVERISCE IL TERRITORIO PIEMONTESE

 

Addio alla storica fabbrica Pernigotti a Novi Ligure, come annunciato dai sindacati dopo l’incontro con i rappresentanti del gruppo turco Toksoz che è il maggior produttore mondiale di nocciole e che aveva acquisito il marchio nel 2013.

L’importazione di nocciole dalla Turchia in Italia è aumentata del 23% nel primi sette mesi del 2018 secondo l’Istat, nonostante i numerosi allarmi scattati per gli elevati livelli di aflatossine cancerogene.

In Piemonte, in particolare nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, la corilicoltura conta numeri importanti: la superficie complessiva coltivata è di circa 21 mila ettari di cui 15 mila sono impianti attivi. La produzione totale è di oltre 200 mila quintali e la coltivazione si sta sviluppando anche nel torinese e nel nord Piemonte.

“Con questo meccanismo di delocalizzare si impoverisce il nostro territorio – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e il delegato confederale Bruno Rivarossa – Un circolo vizioso che inizia con l’acquisizione di marchi storici, come quello di Pernigotti, continua con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento e si conclude con la chiusura degli stabilimenti con effetti, oltretutto, sull’economia regionale e sull’occupazione. Ragione per cui siamo solidali con il personale poiché verranno meno numerosi posti di lavoro. La nocciola – concludono Moncalvo e Rivarossa – è uno dei nostri beni più preziosi e una delle maggiori risorse economiche piemontesi, riconosciuta anche all’estero, per cui dobbiamo continuare a difendere il nostro patrimonio agroalimentare che sempre più spesso, purtroppo, viene svenduto oltrepassando i confini nazionali”.

 

SARDEGNA, RISO: NEL 2019 RITORNA LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA

 

La Commissione Europea ha riconosciuto il danno verso i produttori di riso italiani a causa delle importazioni dai Pma (Una notizia positiva per tutta la risicoltura italiana e anche per quella isolana, specie oristanese, a cui plaude Coldiretti Oristano. Le conclusioni dell’inchiesta sulle importazioni dai Pma hanno portato ad applicare la Clausola di Salvaguardia a tutela della filiera risicola europea. Provvedimento chiesto a gran voce da Coldiretti Nazionale, Coldiretti Sardegna e anche dai risicoltori oristanesi che, a firma di Gianni Ferrari, sollecitarono la Commissione per una decisione in merito. La clausola di salvaguardia sarà adottata dal 2019. Consiste nell’applicare alle importazioni da tali paesi i dazi per un periodo di tre anni, pari a 175 €/ton, per il primo anno e, in misura ridotta, per il secondo e terzo anno.

E’ una decisione che può ridare fiato alle nostre produzioni – affermano il Presidente e Vice Direttore di Coldiretti Oristano Giovanni Murru ed Emanuele Spanò – quanti producono riso di qualità rispettando rigide procedure a tutela della salute dei consumatori, come i risicoltori oristanesi, possono riconquistare un mercato alterato e svilito dalle importazioni di riso asiatico, con i prezzi all’origine crollati ad un livello da non coprire i costi di produzione.

Ci attendiamo – proseguono i dirigenti Coldiretti – la revoca dal 2019 delle esenzioni daziarie, con la decisione formale assunta dagli Stati membri nell’ambito del Comitato del Sistema delle Preferenze Generalizzate, convocato per il mese di dicembre, con l’auspicio che i presupposti tecnico-giuridici consentano di fissare il dazio a 175€/ton per tutti i tre anni.

Da tempo – concludono Murru e Spanò – Coldiretti, insieme alla filiera risicola italiana, si batte per la reintroduzione dei dazi, evidenziando come   le concessioni a Cambogia e Myanmar, abbiano fatto crollare le coltivazioni di alcune varietà di riso e, – indirettamente – abbattuto i prezzi. Ci attendiamo ora che la decisione porti ad una ripresa nel mercato dei risoni dopo anni di autentica carestia e anche nell’ oristanese “l’oro bianco” riprenda la giusta remunerazione economica.

 

NOVARA-VCO: RISO: FINALMENTE IL RIPRISTINO DEI DAZI A BIRMANIA E CAMBOGIA

 

Una notizia attesa, che potrebbe aprire nuovi scenari sul fronte del riso: la Commissione Europea ha finalmente proposto di ripristinare per tre anni i dazi nei confronti delle importazioni di riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania dove è stato raccolto anche sui campi della minoranza Rohingya costretta a fuggire a causa della violenta repressione. C’è dunque soddisfazione da parte dei produttori di Coldiretti che accolgono positivamente il documento pubblicato dalla Commissione europea per la prevista valutazione di medio termine del Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) per rivedere anche le agevolazioni tariffarie a dazio zero concesse ai Paesi asiatici EBA (“Tutto tranne le armi”).

Nel documento conclusivo dell’indagine avviata nel marzo scorso, la Commissione ha riconosciuto il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso indica e ammette anche che in Cambogia si sono verificati notevoli violazioni dei diritti umani in relazione all`accaparramento delle terre che giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni. Il documento di valutazione sarà presentato in occasione del gruppo di lavoro del Consiglio di metà novembre per la decisione definitiva con il voto dei 28 Paesi.

“Una necessità sostenuta con la mobilitazione di Coldiretti per fermare la concorrenza sleale che ha provocato il crollo delle quotazioni del riso in Italia ed in Piemonte mettendo in ginocchio le imprese – sottolineano Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara Vco e Paolo Dellarole che ha delega al settore risicolo – con l’aumento del 66%, tra settembre 2017 e luglio 2018, delle importazioni di riso dalla Birmania”.

“Non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale”, prosegue Dellarole nel sottolineare invece che “è necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore”.

“Le province di Novara, Vercelli e Biella rendono il Piemonte la regione italiana con i numeri maggiori a livello produttivo con 117 mila ettari, 8 milioni di quintali di produzione e quasi 1900 aziende e questa situazione, come più volte abbiamo evidenziato, già da troppo tempo compromette il futuro di numerosi imprenditori risicoli” concludono Baudo e Dellarole.

 

EMILIA-R., CACCIA: FINALMENTE APPROVATO PIANO FAUNISTO IN RITARDO DI OLTRE 2 ANNI

 

Finalmente, dopo oltre due anni di attesa, la Regione Emilia Romagna ha approvato il Piano Faunistico-Venatorio: ora è necessario che il piano passi velocemente dalla carta all’applicazione pratica sul territorio. Così Coldiretti regionale commenta l’approvazione del Piano Faunistico-Venatorio sottolineando la necessità che diventi operativo al più presto. Secondo Coldiretti infatti il piano potrà essere realmente applicato solo dopo l’adeguamento della legge regionale nr. 8 della caccia che risale al 1994 e al regolamento nr.1 del 2008.

Senza la riforma di questi strumenti – commenta Coldiretti Emilia Romagna – il nuovo Piano ha le armi spuntate per ottenere i risultati che si prefigge, a partire dal controllo dei cinghiali. Le attuali norme legislative nella parte che riguarda gli Atc (Ambiti territoriali di Caccia) – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – risalgono al periodo in cui c’erano ancora le Province, quando si redigevano ben nove piani Faunistico-Venatori, e sono quindi decisamente inadeguate a coordinare e rendere più efficace l’azione di controllo degli animali selvatici da parte degli Atc, sia in termini di tutela dei redditi degli agricoltori, falcidiati dal libero scorrazzare dei cinghiali nei campi agricoli, sia in termini di riduzione del rischio che questi animali rappresentano per tutti i cittadini sulle strade.

I danni da animali selvatici nell’ultimo anno nelle aziende agricole dell’Emilia Romagna – informa Coldiretti regionale – sono stati superiori a 2 milioni di euro, 700 mila dei quali dovuti ai cinghiali, che nei campi danneggiano soprattutto cereali e prati pascolo, rendendo impossibile il raccolto di grano e mais e inutilizzabile i foraggio per gli allevamenti, con la conseguenza che negli ultimi dieci anni nelle zone di collina e montagna dell’Emilia Romagna sono scomparsi 300 mila animali, tra pecore, mucche e maiali, con la chiusura di 5.000 allevamenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di occupazione.

 

IMPERIA, MANDRIA ALLO STATO BRADO: PERICOLO CONCRETO PER PERSONE E AZIENDE

 

Più di 300 bovini non custoditi continuano da tempo, a vagare indisturbati nei territori dell’entroterra dianese, distruggendo tutto quello che trovano sul proprio cammino, come orti, piante ed intere coltivazioni: non bastano le recinzioni a frenare gli attacchi, ma serve una strategia immediata e risolutiva.

È un problema che si è acuito enormemente con il passare del tempo, con questi animali, ormai inselvatichiti, che si sono spinti sempre più a valle alla ricerca di cibo, colpendo in maniera sistematica, i comuni di Diano Arentino, Diano San Pietro, Villa Faraldi, San Bartolomeo e il Golfo Dianese, entrando nei recinti delle aziende agricole presenti, e compromettendo oltre alle produzioni in campo anche quelle future, danneggiando irreparabilmente le piante.

“Questi capi in stato di abbandono – afferma il Presidente di Coldiretti Imperia Gianluca Boeri e il Direttore provinciale Domenico Pautasso – si sono moltiplicati arrivando ad un numero ormai ingestibile. La questione riguarda in primis le aziende agricole della zona, che hanno subito danni per migliaia di euro, avendo perso interi vigneti, orti, siepi, fiori, alberi da frutto ecc. ma è anche, a livello generale, un problema di sicurezza delle persone, nonché di igiene pubblica dal momento che anche le carcasse di questi animali rimangono abbandonate intaccando il suolo e le acque circostanti. Fino ad oggi a quasi nulla sono servite le manovre messe in atto dai Carabinieri Forestali e dalle Autorità competenti e, continuando a ricevere numerose segnalazioni, come Coldiretti Imperia siamo a chiedere che si intervenga per risolvere definitivamente e in tempi brevissimi la situazione. Se ciò non avverrà ci vedremo costretti a chiedere un intervento decisivo alla Procura della Repubblica”.

 

EMILIA-ROMAGNA, DAZI: BENE STOP UE A RISO CAMBOGIA E BIRMANIA

 

Finalmente la Commissione Europea ha proposto di ripristinare per tre anni i dazi nei confronti delle importazioni di riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania dove è stato raccolto anche sui campi della minoranza Rohingya costretta a fuggire a causa della violenta repressione. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna, nell’esprimere soddisfazione per il documento pubblicato dalla Commissione europea per la prevista valutazione di medio termine del Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) per rivedere anche le agevolazioni tariffarie a dazio zero concesse ai Paesi asiatici EBA (“Tutto tranne le armi”).

Nel documento conclusivo dell’indagine avviata nel marzo scorso, la Commissione ha riconosciuto il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso indica e ammette, cosa ben più importante, anche che in Cambogia si sono verificati notevoli violazioni dei diritti umani in relazione all`accaparramento delle terre e dello sfruttamento ambientale e sociale che – sostiene Coldiretti regionale – giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni. Una necessità sostenuta con la mobilitazione della Coldiretti per fermare la concorrenza sleale che ha provocato il crollo delle quotazioni del riso in Italia e messo in ginocchio migliaia di aziende. Sono infatti – precisa Coldiretti – aumentate del 66%, tra settembre 2017 e luglio 2018, le importazioni europee di riso dalla Birmania. La crisi è drammatica e mette a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia – rileva Coldiretti – è il primo produttore di riso con 1,50 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 234.300 ettari (di cui circa 8.000 in Emilia Romagna per una produzione di 500 mila quintali di riso), che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica.

Il documento di valutazione – informa Coldiretti – sarà presentato in occasione del gruppo di lavoro del Consiglio di metà novembre per la decisione definitiva con il voto dei 28 Paesi. Secondo la Coldiretti non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale ed è invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore.

 

ALESSANDRIA, UN COMMENTO DOPO L’ADDIO DELLO STORICO MARCHIO PERNIGOTTI

 

“Con questo meccanismo di delocalizzare si impoverisce il nostro territorio. Un circolo vizioso che inizia con l’acquisizione di marchi storici, come quello di Pernigotti, continua con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento e si conclude con la chiusura degli stabilimenti con effetti, oltretutto, sull’economia regionale e sull’occupazione. Ragione per cui siamo solidali con il personale poiché verranno meno numerosi posti di lavoro”.

Ha commentato così il presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco la notizia della delocalizzione della storica fabbrica Pernigotti a Novi Ligure, come annunciato dai sindacati dopo l’incontro con i rappresentanti del gruppo turco Toksoz che è il maggior produttore mondiale di nocciole e che aveva acquisito il marchio nel 2013.

“La nocciola è uno dei nostri beni più preziosi e una delle maggiori risorse economiche piemontesi, riconosciuta anche all’estero, per cui dobbiamo continuare a difendere il nostro patrimonio agroalimentare che sempre più spesso, purtroppo, viene svenduto oltrepassando i confini nazionali”, ha concluso il direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo. Un allarme dovuto all’aumento di nocciole importate dalla Turchia in Italia che ha segnato un +23% nel primi sette mesi del 2018 secondo l’Istat, nonostante i numerosi allarmi scattati per gli elevati livelli di aflatossine cancerogene.

In Piemonte, in particolare nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, la corilicoltura conta numeri importanti: ad Alessandria, in particolare la quantità conferita nella campagna 2017 ha sfiorato i 2.000 quintali e le prospettive per il 2018 sono in netta crescita, praticamente il doppio, per un totale di circa 5.000 ettari coltivati. In Piemonte a superficie complessiva coltivata è di circa 21 mila ettari di cui 15 mila sono impianti attivi. La produzione totale è di oltre 200 mila quintali e la coltivazione si sta sviluppando anche nel torinese e nel nord Piemonte.

 

 

Appuntamenti

 

TREVISO: IL RINGRAZIAMENTO A VITTORIO VENETO RICORDA FINE DELLA GRANDE GUERRA

Domenica 11 novembre

“Il messaggio della 68^ Giornata del Ringraziamento è dedicato alla diversità e contro la disuguaglianza. Tema caro a Coldiretti che onora e protegge la biodiversità che rende tanto importante e generoso il made in Italy agroalimentare. In queste ore però la nostra Giornata provinciale ha sposato un altro messaggio che è quello della solidarietà per i territori del nostro Paese colpiti dall’ondata straordinaria di maltempo che nello specifico ha martoriato le vicine montagne del bellunese e con esse le aziende agricole presenti. Aziende che portano con sé un valore aggiunto di essere gestite da uomini e donne che se tolte da quel contesto andrebbero a costituire un ulteriore danno mortale per l’ambiente circostante. La nostra Giornata del Ringraziamento sarà dedicata a questi amici e colleghi a cui non mancherà il nostro supporto concreto attraverso un conto corrente dedicato o un altro sistema di aiuto”. La riflessione è del presidente di Coldiretti Treviso, Giorgio Polegato che si prepara per domenica prossima, 11 novembre 2018, ad onorare la 68^ Giornata del ringraziamento di Coldiretti Treviso che cade proprio nel giorno di San Martino, giorno in cui le famiglie contadine, senza il rinnovo del contratto agrario, partivano alla volta di un’altra campagna. 

Ad ospitare la Giornata del Ringraziamento sarà ancora il Duomo di Ceneda a Vittorio Veneto in quanto Coldiretti Treviso ha voluto onorare il Centenario della Grande Guerra e soprattutto la sua conclusione con delle rievocazioni. Per far questo in piazza Giovanni Paolo I, di fronte al duomo, domenica dalle ore 9,00 si alterneranno dei momenti a memoria della Grande Guerra e valorizzanti delle produzioni tipiche locali. In particolare ci sarà ad accogliere i vittoriesi un’edizione speciale del Mercato di Campagna Amica.  L’associazione La Ruota di Cappella Maggiore darà vita ad una rievocazione della sgranatura del mais con arrivo in piazza del carro contadino per ricordare che il giorno di San Martino le famiglie, come spiegato sotto, si spostavano nella nuova campagna. A scortare il carro ci saranno i Cavalieri Cenedesi, con i propri lancieri di Firenze a cavallo, in divisa d’epoca della prima guerra mondiale che saranno presenti anche con una postazione di trincea ricostruita perfettamente anche con oggetti originali. L’azienda Agricola Fior di Loto di Lorenzet Martina e l’azienda Agricola Quierta di De Luca Giorgio prepareranno la polenta di mais giallo denominato “Nostrano di Piadera”, antica varietà in fase di tutela. E poi ci sarà in piazza anche Agricombai, Società Cooperativa di Miane con il marrone di Combai igp.

La cerimonia religiosa, cosa ancor più importante e suggestiva, andrà a celebrare la ritualità della consegna dei prodotti della nostra terra all’altare e successivamente la benedizione dei mezzi agricoli da parte del vicario Don Martino Zagonel e dai consiglieri ecclesiastici* di Coldiretti Treviso, Don Evaristo Colmagro e Don Piergiorgio Guarnier. Presente e coinvolto sarà il coro Vittorio Veneto che non mancherà di dare il proprio contributo di valore all’intera manifestazione. Seguirà pranzo sociale con 600 prenotazioni al Victoria Sport dove sarà presentata l’iniziativa solidale per le montagne bellunesi. *Coldiretti da statuto ha ancora viva e presente la figura del Consigliere ecclesiastico che partecipa di diritto ai Consigli provinciali. A Treviso vi sono due consiglieri per ognuna delle Diocesi principali del territorio.

Ma perchè si dice fare San Martino? L’anno lavorativo dei contadini terminava agli inizi di novembre, dopo la semina. Qualora il datore di lavoro, proprietario dei campi e della cascina, non avesse rinnovato il contratto con il contadino per l’anno successivo, questi era costretto a trovare un nuovo impiego altrove, presso un’altra cascina. All’epoca, in assenza di efficienti mezzi di trasporto, il lavoro era organizzato in modo tale che il contadino abitasse sul luogo di lavoro in un’abitazione messa a disposizione dal padrone del fondo agricolo. Un cambio di lavoro comportava quindi un trasloco per il contadino e la sua famiglia. La data scelta per il trasferimento, per tradizione e per ragioni climatiche (estate di San Martino), era quasi sempre l’11 novembre, giorno in cui la Chiesa ricorda San Martino di Tours. In molte località, la piazza dove contadini e proprietari si ritrovavano in tale data al fine di stipulare i contratti per l’anno seguente era spesso quella di fronte all’omonima chiesa o ha preso successivamente il nome di “piazza San Martino”.

 

MARCHE: AGROALIMENTARE E LEGALITÀ, DA FINTO PECORINO A WINE KIT VERDICCHIO

Giovedì 8 novembre

 

L’agropirateria e la contraffazione di prodotti del Made in Italy valgono ogni anno un fatturato da 60 miliardi di euro. Un fenomeno, quello dell’italian sounding, che non risparmia le Marche. L’elenco del cibo fake è davvero lungo: tra falsi pecorini e vino bianco comune spacciato per Verdicchio dei Castelli di Jesi, che addirittura in Canada viene venduto con un wine kit che nulla ha a che fare con il vero vino. Figuriamoci con la doc più premiata dalle guide di settore. Di questo si parlerà alla Mole Vanvitelliana giovedì 8 novembre (dalle 10) con la presenza del procuratore Gian Carlo Caselli, attuale presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale sulle agromafie, nel corso di un convegno dal titolo “L’agroalimentare italiano punta sulla legalità” organizzato da Coldiretti Marche.

Con Caselli, sul palco come relatori anche Stefano Masini (capo area Ambiente e Territorio Coldiretti Nazionale), il comandante del Nas delle Marche, Sandro Sborgia e Antonio Iaderosa, direttore dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari per Marche, Emilia Romagna e Lombardia). A chiudere le conclusioni di Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche. “Il grande valore economico e culturale del nostro agroalimentare – spiega la Gardoni – ha paradossalmente un suo rovescio della medaglia che si manifesta nel vizioso operato delle agromafie le quali, sfruttando la fertilità della filiera del cibo, danneggiano produttori agricoli e cittadini. I fenomeni distorsivi del mercato, la concorrenza sleale e l’illegalità compromettono ogni giorno il nostro settore così importante per la crescita e la stabilità dei nostri territori.

Dal terreno alla distribuzione, le attuali strutture normative a livello nazionale, comunitario e internazionale stanno giocando un ruolo chiave nella proliferazione dei fenomeni distorsivi. Il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. Per questi motivi è sempre più urgente l’approvazione della riforma dei reati agroalimentari che ha la finalità di rivedere l’intera materia penale riguardante il settore, la piena attualizzazione dell’etichettatura di origine, il rifiuto di ogni processo che implichi l’omologazione produttiva, l’efficientamento dei controlli e l’attuazione di sanzioni adeguate”.

Sarà l’occasione, insomma, per approfondire i temi della ricchezza del nostro paniere agroalimentare (nazionale e regionale), vedere dal vivo un’esposizione di falsi Made in Italy, conoscere le azioni di repressione degli organi preposti con esempi che arrivano proprio dalla nostra regione e non mancheranno anticipazioni rispetto al report 2018 che l’Osservatorio pubblica ogni anno.

 

PISTOIA: PANE E OLIO NUOVO PER TUTTI AL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA 

Sabato 10 novembre

 

E ora si assaggia. Sabato 10 novembre, al mercato Campagna Amica di Pistoia, va in scena il pane con l’olio nuovo extravergine ottenuto da olive del Montalbano quarratino: pane toscano, olio extravergine, un pizzico di sale e (solo per i grandi) pepe nero.

Pane e olio è una merenda graditissima dai bambini, che tutte le settimane frequentano il mercato Campagna Amica (altri appuntamenti martedì a Pescia e Giovedì a Quarrata), insieme a genitori e nonni, che fanno la spesa direttamente dai produttori agricoli: ortofrutta di stagione (con i cavoli da farla da padrone), carne prodotta in Valdinievole, formaggi della montagna pistoiese e olio nuovo appunto prodotto dall’azienda agricola Ceppeto 1° di Quarrata di Benedetta Gemignani, con raccolta manuale delle olive. Nello spirito della filiera corta, al mercato sono presenti gli agrumi del metapontino portati a Pistoia direttamente dal produttore agricolo.

 

MARCHE, AGROALIMENTARE E LEGALITÀ, CIBO FAKE IN MOSTRA ALLA MOLE 

Giovedì 8 novembre

 

Gli spaghetti italiani prodotti in Germania, gli “spagheroni” olandesi o l’olio extravergine d’oliva italiano che arriva dagli Usa. E che dire del wine kit canadese per produrre Verdicchio doc in casa? Tutto falso Made in Italy che sarà in mostra domani, giovedì 8 novembre, alla Mole Vanvitelliana dove, dalle 10, si parlerà di agroalimentare e legalità nel corso del convegno organizzato da Coldiretti Marche alla presenza del procuratore Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale sulle agromafie. Un importante appuntamento di approfondimento visto che la contraffazione del Made in Italy fattura ogni anno circa 60 miliardi di euro. E che una seria lotta alla contraffazione potrebbe incentivare anche le esportazioni agroalimentari marchigiane che, secondo dati Istat rielaborati da Coldiretti Marche, valgono oltre 173 milioni di euro nel primo semestre 2018, in calo di circa l’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Con Caselli, sul palco come relatori anche Stefano Masini (capo area Ambiente e Territorio Coldiretti Nazionale), il comandante del Nas delle Marche, Sandro Sborgia e Antonio Iaderosa, direttore dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari per Marche, Emilia Romagna e Lombardia). A chiudere le conclusioni di Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche. “Il grande valore economico e culturale del nostro agroalimentare – spiega la Gardoni – ha paradossalmente un suo rovescio della medaglia che si manifesta nel vizioso operato delle agromafie le quali, sfruttando la fertilità della filiera del cibo, danneggiano produttori agricoli e cittadini. I fenomeni distorsivi del mercato, la concorrenza sleale e l’illegalità compromettono ogni giorno il nostro settore così importante per la crescita e la stabilità dei nostri territori.

Dal terreno alla distribuzione, le attuali strutture normative a livello nazionale, comunitario e internazionale stanno giocando un ruolo chiave nella proliferazione dei fenomeni distorsivi. Il mercato del cibo ha bisogno di regole giuste che possano definirlo libero e trasparente. Per questi motivi è sempre più urgente l’approvazione della riforma dei reati agroalimentari che ha la finalità di rivedere l’intera materia penale riguardante il settore, la piena attualizzazione dell’etichettatura di origine, il rifiuto di ogni processo che implichi l’omologazione produttiva, l’efficientamento dei controlli e l’attuazione di sanzioni adeguate”.

 

MANTOVA: ALLE GRAZIE LA FESTA DEL RINGRAZIAMENTO DELLA COLDIRETTI PROVINCIALE Domenica 11 novembre

 

Coldiretti Mantova celebra la stagione appena conclusa e prega per la campagna 2018-2019 nel giorno di San Martino, data simbolica in cui per la tradizione contadina inizia l’annata agraria. L’appuntamento è per domenica 11 novembre al Santuario della Beata Vergine delle Grazie, a partire dalle 10:15. “Sarà un’occasione – dichiara Paolo Carra, presidente di Coldiretti Mantova – per pregare e ringraziare dei doni che abbiamo ricevuto e per un’annata agraria che è stata soddisfacente”.

Alle 11 il vescovo di Mantova, mons. Marco Busca, celebrerà la santa messa di Ringraziamento con le offerte all’altare dei frutti della terra. Sarà con lui il consigliere spirituale di Coldiretti Mantova, don Giuliano Spagna. Successivamente, alle 11:45, ci sarà la benedizione dei lavoratori agricoli e dei loro strumenti di lavoro.

Alle ore 12 l’intervento delle autorità e, a seguire, l’agribuffet con i prodotti alimentari della terra mantovana. Per tutta la mattinata sarà presente in piazza il mercato di Campagna Amica Mantova.

L’incontro di venerdì sera. In previsione della 68ª Festa del Ringraziamento, il Centro per la pastorale sociale e del lavoro e Coldiretti Mantova organizzano venerdì 9 novembre alle 20:45 nella sede del sindacato (via Pietro Verri, 33, Mantova) un momento di riflessione aperto a tutti sul tema “Un’agricoltura sostenibile e diversificata”, dalle parole di Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’. Parteciperà Massimo Orlandi, giornalista e autore del libro “La terra è la mia preghiera, vita di Gino Girolomoni, padre del biologico”.

 

PUGLIA, A BARI FOCUS GROUP DI COLDIRETTI SU XYLELLA CON BOSCIA, DI NOIA, GRANIERI

Giovedì 8 novembre

 

Domani giovedì 8 novembre 2018, alle ore 15,30, in Via Amendola 205/3, Coldiretti Puglia organizza un focus group sulla Xylella, a cui parteciperanno, oltre a Direttore e Presidente regionali, Angelo Corsetti e Savino Muraglia e a tutti i quadri dirigenti di Coldiretti Puglia provenienti dalle 6 province, Nicola Di Noia, Responsabile Nazionale Olio di Coldiretti, il Presidente di UNAPROL, David Granieri e Donato Boscia dell’Istituto di Virologia Vegetale del Consilio Nazionale delle Ricerche.

La Xylella è la peggior fitopatia che l’Italia potesse conoscere e che colpito da 8000 ettari a 770.000 di oliveti pugliesi, in 5 anni. Sta cambiando la faccia della Puglia agricola, con gravissimi danni a carico del mondo olivicolo, di frantoi, cooperative e vivaisti, per cui serve un approccio costantemente informato e aggiornato, coerente e di sistema per affrontare una calamità naturale epocale per la regione Puglia.