COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News la Forza del Territorio del 19 luglio 2021

19 Luglio 2021
News la Forza del Territorio del 19 luglio 2021

Primo piano

 

PUGLIA

CONSUMO SUOLO: IN 15 ANNI +37% IMPIANTI FOTOVOLTAICI

Mangiati 157.718 ettari di suolo, subito legge contro pannelli selvaggi

Mangiati in 15 anni in Puglia 157.718 ettari di suolo, uno dei dati più negativi d’Italia, con le forme di consumo indagate riferite ai nuovi impianti fotovoltaici installati a terra che hanno assorbito il 37% del suolo consumato in Puglia in un anno tra il 2019 e il 2020. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia, in base al nuovo rapporto sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”.

“In un anno la Puglia ha perso altri 493 ettari di suolo per colpa della cementificazione, dell’abbandono e degli impianti fotovoltaici a terra che sottraggono terreni fertili all’agricoltura e pezzi di ambiente e paesaggio alla collettività. La Puglia è stata già abbondantemente violentata da una presenza invasiva di specchi e pale eoliche, sulla cui utilità per la produzione di energia pulita non si discute. Ciò che invece si scontra con le grandi potenzialità agroalimentari e turistiche dei nostri territori è la collocazione selvaggia di tali impianti e del fotovoltaico a terra che sfrutta terreni agricoli di qualità e compromette la fruibilità turistica e paesaggistica delle aree interessate”, denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Approfittando di una sorta di limbo giurisdizionale fra province confinanti – aggiunge Coldiretti Puglia – il grosso della competenza e quindi del potere decisionale è in capo alla Regione Puglia e non agli organi amministrativi locali.

“Se il concetto di sostenibilità ambientale fosse declinato in modo concreto e scevro da meri interessi economici – insiste il presidente Muraglia – si penserebbe ai milioni di metri quadrati disponibili sui tetti di case e capannoni industriali invece che alla comoda fruibilità di terra “viva”, vista la non lusinghiera posizione della classifica nazionale sul consumo di suolo, in cui la Puglia già si trova”.

Coldiretti è da sempre convintamente a favore della green economy, a patto che non si deturpi il territorio, considerato che la Puglia pare si sia candidata a risolvere da sola il deficit nazionale di energie rinnovabili, considerato lo scempio già perpetrato con le foreste di pali eolici e le distese di pannelli.

Per questo Coldiretti Puglia sollecita una legge che metta freno all’impianto selvaggio e che destini al fotovoltaico aree e siti idonei come zone marginali, capannoni dismessi, cave in disuso, tetti di stalle e aziende agricole, coniugando la necessaria transizione ecologica con la tutela del settore agricolo e agroalimentare, del paesaggio e del turismo pugliese.

La pandemia da Coronavirus ha rivoluzionato le priorità dei mercati e dei consumatori – conclude Coldiretti Puglia – con le produzioni agricole, dalle quali dipendono le forniture alimentari, diventate più preziose e richieste del petrolio, con l’emergenza che ha ribaltato la geografia del valore della terra che è devenuta una ‘riserva naturale’ strategica da tutelare e proteggere.

 

Dal Territorio

 

CAMPANIA, VACANZE: PAURA CONTAGI SPINGE AREE INTERNE

Tre italiani su quattro, il 75% di coloro che vanno in vacanza, visiteranno uno dei quasi 5.500 piccoli borghi presenti in Italia per coniugare la voglia di tranquillità con la possibilità di godere di spazi di libertà più ampi lontano dalle città o dai luoghi turistici più affollati. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti-Ixe’ sulle ferie degli italiani che evidenzia una vera svolta nella scelta delle destinazioni spinta anche dalla ripresa dei contagi. In Campania sono 339 i piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti e si trovano in prevalenza nelle aree interne dell’Irpinia, del Matese, del Sannio e del Cilento, lontano dai grandi attrattori turistici. Luoghi che – sottolinea Coldiretti Campania – nella seconda estate dell’era covid, registrano un nuovo protagonismo e possono ambire a consolidare un trend sempre più forte verso una vacanza nei piccoli borghi, da sempre fortemente caratterizzati dalla presenza dell’agricoltura, esempio di turismo sostenibile che, se adeguatamente valorizzato, può diventare una risorsa strategica per il rilancio economico e occupazionale dopo la crisi causata dall’emergenza sanitaria.

Le aree rurali sono scelte sia come meta turistica vera e propria oltre che come meta di gite magari in occasione del maltempo che impedisce di stare al mare. Un trend che contagia anche gli stranieri con quasi un turista su dieci in arrivo dall’estero in Italia quest’estate che sceglie la campagna e l’agriturismo per il bisogno di libertà, sicurezza e voglia di stare all’aria aperta, secondo un’analisi Coldiretti su dati Demoskopica. Questo fenomeno è favorito anche – continua Coldiretti – dalla diffusione capillare dei piccoli comuni che incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, enogastronomico, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali.

In Campania l’offerta agrituristica – al netto delle prescrizioni anticovid – conta su circa 24 mila coperti per la ristorazione/degustazione e circa 5 mila posti letto al coperto, a cui vanno aggiunte le quasi 700 piazzole per il camping. In provincia di Salerno gli agriturismi dispongono di 7.500 coperti e i 1.900 posti letto. Nel Sannio si superano i 5.000 coperti e si sfiorano i 1.000 posti letto. Poi Napoli con i quasi 3.900 coperti e 740 letti. Nelle province di Avellino e Caserta con circa 3.700 coperti e 690 letti ciascuna.

Ma l’interesse dei turisti per i piccoli centri è importante – continua Coldiretti – anche per la ricerca del buon cibo. Non a caso il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo l’indagine Coldiretti/Symbola nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

 

VENETO CLIMA: PETIZIONE REGIONALE CONTRO PANNELLI MANGIA SUOLO E’ NAZIONALE

La petizione lanciata da Coldiretti Veneto contro i pannelli solari mangia suolo è da oggi una raccolta firme che interessa tutta la Penisola. Diventa dunque nazionale l’iniziativa avviata su territorio regionale che ha già prodotto 24 mila sottoscrizioni e che da oggi continua il suo percorso da Nord a Sud con lo slogan SI all’energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo. L’annuncio è degli under 30 di Coldiretti che in occasione del G20 dei giovani a Milano dal 19 al 23 luglio presieduto dall’Italia dà il via ufficiale alla raccolta firme per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici e spingere invece il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole.

Sul sito www.giovanimpresa.coldiretti.it e in tutti gli uffici di Coldiretti, nei mercati e negli agriturismi di Campagna Amica sarà possibile dare la propria adesione alla mobilitazione promossa da Giovani Impresa Coldiretti per chiedere alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra.

“Preoccupati per l’emergenza climatica, i giovani agricoltori – spiega Alex Vantini delegato regionale e vice nazionale – intendono cogliere ogni opportunità offerta dalle tecnologie innovative, avendo come obiettivo la piena attuazione dell’accordo di Parigi sul clima e l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il consumo di suolo agricolo destinato al fotovoltaico a terra minaccia il futuro alle nuove generazioni di agricoltori.

Il coordinamento veneto – aggiunge Vantini – è stato pioniere dell’iniziativa. Per prima proprio Federica Vidali alla guida dei giovani di Coldiretti Rovigo è scesa in campo con una protesta inizialmente social denunciando da subito lo scempio ambientale nel Comune di Loreo. Da quel momento il Veneto è stato interessato da un’escalation di progetti fotovoltaici che riguardano tutte le province e distese di campi coltivati. Una responsabilità sociale che come imprenditori agricoli – continua Vantini –  ci sentiamo addosso per rivendicare che il suolo vocato all’agricoltura appartiene agli agricoltori e la multifunzionalità energetica va sviluppata come attività integrata alla coltivazione e all’allevamento, sino a un massimo del 5% della superficie dell’azienda, da realizzare direttamente dagli agricoltori e in aree marginali”.

I giovani agricoltori della Coldiretti propongono che le Regioni e gli enti locali identifichino nelle aree da bonificare, nei terreni abbandonati, nelle zone industriali obsolete e nei tetti delle strutture produttive anche agricole, il luogo idoneo all’installazione del fotovoltaico per la corretta produzione di energia da fonti rinnovabili. “L’Italia – evidenzia Veronica Barbati presidente nazionale di Giovani Impresa – possiede terreni non destinati all’agricoltura che potrebbero essere messi a valore con il fotovoltaico, ci domandiamo perché utilizzare terreni fertili che già producono valore economico, sociale ed ambientale togliendo traiettorie di futuro alle nuove generazioni di agricoltori”.

 

UMBRIA, CLIMA: AL VIA PETIZIONE CONTRO PANNELLI MANGIA SUOLO

Al via la petizione contro i pannelli solari mangia suolo per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici e spingere invece il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole. Lo annuncia Coldiretti Giovani Impresa in occasione del G20 dei giovani a Milano dal 19 al 23 luglio presieduto dall’Italia con il via ufficiale alla raccolta firme per dire “Sì all’energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo” sul sito www.giovanimpresa.coldiretti.it e negli uffici della Coldiretti in tutta Italia, nei mercati e negli agriturismi di Campagna Amica.

Coldiretti Giovani Impresa lancia la petizione a tutela del suolo agricolo chiedendo alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra.

Preoccupati per l’emergenza climatica, i giovani agricoltori – spiega Coldiretti – intendono cogliere ogni opportunità offerta dalle tecnologie innovative, avendo come obiettivo la piena attuazione dell’accordo di Parigi sul clima e l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il consumo di suolo agricolo destinato al fotovoltaico a terra – afferma Coldiretti Giovani Impresa – minaccia il futuro alle nuove generazioni di agricoltori.

“Come giovani agricoltori, sosteniamo e promuoviamo ogni giorno l’innovazione tecnologica sostenibile, ma destinando i suoli agricoli al fotovoltaico non ci saranno più terreni da coltivare ed accelereremo la perdita di biodiversità unica del nostro Paese” spiega la leader del giovani agricoltori di Coldiretti Veronica Barbati nel sottolineare che “il suolo vocato all’agricoltura appartiene agli agricoltori e la multifunzionalità energetica va sviluppata come attività integrata alla coltivazione e all’allevamento, sino a un massimo del 5% della superficie dell’azienda, da realizzare direttamente dagli agricoltori e in aree marginali”.

I giovani agricoltori della Coldiretti propongono che le Regioni e gli enti locali identifichino nelle aree da bonificare, nei terreni abbandonati, nelle zone industriali obsolete e nei tetti delle strutture produttive anche agricole, il luogo idoneo all’installazione del fotovoltaico per la corretta produzione di energia da fonti rinnovabili. “L’Italia – evidenzia Veronica Barbati – possiede terreni non destinati all’agricoltura che potrebbero essere messi a valore con il fotovoltaico, ci domandiamo perché utilizzare terreni fertili che già producono valore economico, sociale ed ambientale togliendo traiettorie di futuro alle nuove generazioni di agricoltori”.

“Un’iniziativa che come giovani imprenditori agricoli condividiamo anche in Umbria – commenta Francesco Panella, delegato regionale Coldiretti Giovani Impresa. Una petizione che guarda al presente e al nostro futuro, consci dell’importante ruolo che rivestiamo, oltre che come agricoltori anche come custodi dell’ambiente e della biodiversità”.

L’Italia – continua Coldiretti – vanta oltre 822mila impianti fotovoltaici, ma è fondamentale difendere la capacità produttiva alimentare nazionale in un Paese come l’Italia in cui – conclude Coldiretti – la superficie agricola utilizzabile si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari negli ultimi 25 anni.

 

SICILIA, VACANZE: VIAGGI NEI PICCOLI COMUNI DELL’ISOLA PER RIVEDER LE STELLE

C’è Troina, in provincia di Enna in possesso della certificazione Astronomitaly che identifica i luoghi più belli dove osservare le stelle che si possono ammirare anche in molti altri borghi siciliani come Isnello (Pa) dove il centro astronomico offre la possibilità di guardare lo spazio o Roccapalumba (Pa), un altro centro famoso proprio per la limpidezza del cielo.

Lo rileva Coldiretti Sicilia che sottolinea come i tre paesi sono solo alcuni dei tanti esempi di piccoli comuni siciliani scelti per le vacanze dove alla passione per i viaggi si coniuga la voglia di tranquillità con la possibilità di godere di spazi di libertà più ampi lontano dalle città o dai luoghi turistici affollati.

Si tratta di un fenomeno favorito dalla diffusione capillare dei piccoli comuni che incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali. In Sicilia – aggiunge Coldiretti –  si trovanovere e propri scrigni di bellezza anche nel comune più piccolo, Roccafiorita, in provincia di Messina, che ha meno di 190 abitanti.

L’interesse dei turisti per i piccoli centri, oltre 200 nell’Isola, è importante – continua Coldiretti Sicilia – anche per la ricerca del buon cibo che aiuta a salvare una parte consistente del patrimonio agroalimentare Made in Sicily  a partire dagli oltre 250 prodotti alimentari tradizionali coltivati da generazioni dagli agricoltori che non hanno solo un valore economico ma anche storico, culturale ed ambientale ma garantiscono la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate. 

A garantire l’ospitalità nei piccoli comuni è soprattutto – rileva infine Coldiretti Sicilia – una rete composta da oltre 750 agriturismi situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile, nell’estate del covid, garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

 

TREVISO, PROSECCO: RECORD NATO DALLA QUALITA’ DELLE NOSTRE IMPRESE AGRICOLE

Festeggiamo questo record che è frutto di un vino straordinario che ha conquistato il mondo”. Così Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso saluta il rinnovato successo del Prosecco. Mai così tante bottiglie di questo straordinario vino, infatti, sono state stappate nel mondo come nel 2021 in cui si registra un aumento record delle esportazioni del 17%. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo quadrimestre dell’anno in cui sono state spedite all’estero oltre 120 milioni di bottiglie. Una crescita travolgente che classifica il Prosecco – sottolinea la Coldiretti – di gran lunga come il vino piu’ esportato a livello mondiale con circa 1/3 delle bollicine, seguito dal Cava (14%) e dallo Champagne (11%)

“Nonostante le difficoltà della pandemia il Prosecco continua a farsi conoscere e piacere ad ogni latitudine – continua Polegato – Siamo presenti con il Prosecco in duecento paesi del mondo grazie ad un vero lavoro di squadra da parte delle nostre aziende che hanno puntato sulla qualità. Coldiretti è protagonista di questo successo grazie alle tante imprese associate che lavorano nel migliore dei modi in un territorio inimitabile come lo è il nostro Prosecco”.

Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un aumento del 17% ma l’incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti – si è verificato in Germania con un +29% seguita dalla Francia (+21%) dove le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa.

In controtendenza – continua la Coldiretti – la Gran Bretagna che fa registrare un calo del 9% delle bottiglie stappate anche se si posiziona al secondo posto tra i clienti. A pesare sull’export in Uk – precisa la Coldiretti – sono le difficoltà burocratiche ed amministrative legati all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea con la Brexit. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito – precisa Coldiretti – interessano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli. Una situazione peraltro che – continua Coldiretti –rischia di favorire l’arrivo di contraffazioni ed imitazioni favorite dalla deregulation e non è un caso che proprio nei pub inglesi – riferisce la Coldiretti – sono state smascherate le vendite di falso prosecco in lattina o alla spina.

Il Prosecco è infatti anche il vino piu’ taroccato al mondo come dimostrano – sostiene la Coldiretti – le imitazioni diffuse in tutti i continenti smascherate dalla Coldiretti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, dal Whitesecco al Crisecco. A preoccupare per ultima è la richiesta di riconoscimento all’Unione Europea del Prosek croato contro la quale si è giustamente opposta l’Italia.

Il record storico delle vendite all’estero è un ottimo modo per festeggiare il compleanno del riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco avvenuto il 7 luglio 2019 per uno spumante la cui produzione abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato – conclude la Coldiretti – 600 milioni di bottiglie.

 

VENETO, VACANZE IN SICUREZZA NEI BORGHI ITALIANI: IN REGIONE 303 PICCOLI COMUNI

Vacanze nei 303 borghi del Veneto che rappresentano il 52,7% della totalità dei paesi del territorio regionale. Per sfuggire al sovraffollamento – commenta Coldiretti Veneto – tornano protagonisti quei luoghi, anche marginali, dove si nasconde l’arte minore, un paesaggio unico dall’aspetto rurale e poco urbanizzato. Realtà che, nonostante tutto, danno produzioni di nicchia e tipicità blasonate.

A garantire l’ospitalità nei piccoli centri è soprattutto – rileva Coldiretti – una rete composta da oltre mille strutture agrituristiche con posti letto e a tavola. Gli agriturismi – sottolinea la Coldiretti – spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile, nell’estate del covid, garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Il Veneto con il suo potenziale turistico green e’ pronto ad accogliere tre italiani su quattro tra coloro (75%) che in vacanza visiteranno uno dei quasi 5500 piccoli borghi presenti in Italia per coniugare la voglia di tranquillità con la possibilità di godere di spazi di libertà più ampi lontano dalle città o dai luoghi turistici più affollati. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti-Ixe’ sulle ferie degli italiani che evidenzia una vera svolta nella scelta delle destinazioni spinta anche dalla ripresa dei contagi.Le aree rurali sono scelte sia come meta turistica vera e propria oltre che come meta di gite magari in occasione del maltempo che impedisce di stare al mare.  Un trend che contagia anche gli stranieri con quasi un turista su dieci in arrivo dall’estero in Italia quest’estate che sceglie la campagna e l’agriturismo per il bisogno di libertà, sicurezza e voglia di stare all’aria aperta, secondo un’analisi Coldiretti su dati Demoskopica. Questo fenomeno è favorito anche – continua Coldiretti – dalla diffusione capillare dei piccoli comuni che incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali. In Italia i centri sotto i 5mila abitanti ospitano il 16,5% della popolazione nazionale ma rappresentano il 54% dell’intera superficie italiana, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, con ampi margini di accoglienza residenziale in un paesaggio fortemente segnato – spiega la Coldiretti – dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico. Ma l’interesse dei turisti per i piccoli centri è importante – continua Coldiretti – anche per la ricerca del buon cibo che aiuta a salvare una parte consistente del patrimonio agroalimentare Made in Italy a partire dai 5266 prodotti alimentari tradizionali coltivati da generazioni dagli agricoltori che non hanno solo un valore economico ma anche storico, culturale ed ambientale ma garantiscono la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate.  Non a caso il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo l’indagine Coldiretti/Symbola nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

 

TRENTINO ALTO ADIGE, PICCOLI BORGHI VALORE AGGIUNTO PER IL TURISMO

“La diffusione capillare dei piccoli comuni anche in Trentino Alto Adige rappresenta in questo momento un valore aggiunto nel settore turistico poichè incrementa la capacità di offrire un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali”. Questo il commento del presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi in riferimento all’indagine Coldiretti-Ixe’ sulle ferie degli italiani che evidenzia una vera svolta nella scelta delle destinazioni spinta anche dalla ripresa dei contagi.

Tre italiani su quattro tra coloro (75%) che vanno in vacanza visiteranno uno dei quasi 5500 piccoli borghi presenti in Italia per coniugare la voglia di tranquillità con la possibilità di godere di spazi di libertà più ampi lontano dalle città o dai luoghi turistici più affollati.

“Le aree rurali e i paesi di montagna -aggiunge Barbacovi- sono scelti sia come meta turistica vera e propria oltre che come meta di gite magari in occasione del maltempo che impedisce di stare al mare.  Un trend che contagia anche gli stranieri con quasi un turista su dieci in arrivo dall’estero in Italia quest’estate che sceglie la campagna e l’agriturismo per il bisogno di libertà, sicurezza e voglia di stare all’aria aperta, secondo un’analisi Coldiretti su dati Demoskopica”.

In Italia i centri sotto i 5mila abitanti ospitano il 16,5% della popolazione nazionale ma rappresentano il 54% dell’intera superficie italiana, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, con ampi margini di accoglienza residenziale in un paesaggio fortemente segnato – spiega la Coldiretti – dalle produzioni agricole, dalle dolci colline pettinate dai vigneti agli ulivi secolari, dai casali in pianura alle malghe di montagna, dai verdi pascoli ai terrazzamenti fioriti, che contrastano il degrado ed il dissesto idrogeologico.

Ma l’interesse dei turisti per i piccoli centri è importante – continua Coldiretti – anche per la ricerca del buon cibo che aiuta a salvare una parte consistente del patrimonio agroalimentare Made in Italy a partire dai 5266 prodotti alimentari tradizionali coltivati da generazioni dagli agricoltori che non hanno solo un valore economico ma anche storico, culturale ed ambientale ma garantiscono la sopravvivenza della popolazione anche nelle aree interne più isolate.  Non a caso il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo l’indagine Coldiretti/Symbola nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

A garantire l’ospitalità nei piccoli centri è soprattutto – rileva Coldiretti – una rete composta da 24mila strutture agrituristiche con 253mila posti letto e quasi 442 mila posti a tavola. Gli agriturismi – sottolinea la Coldiretti – spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile, nell’estate del covid, garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

“La vacanza nei piccoli borghi, da sempre fortemente caratterizzati dalla presenza dell’agricoltura, rappresenta un esempio di turismo sostenibile prezioso per il sistema Paese che, se adeguatamente valorizzato, può diventare una risorsa strategica per il rilancio economico e occupazionale dopo la crisi causata dall’emergenza sanitaria” afferma il presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini.

 

MOLISE, CAPORALATO: SI PAGA PIU’ LA BOTTIGLIA DEL POMODORO

“Il patto di filiera contro il caporalato rappresenta un’importante azione di responsabilizzazione delle istituzioni nazionali e locali per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il loro lavoro e gettano un’ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale”. E’ quanto afferma il Delegato Confederale di Coldiretti Molise, Giuseppe Spinelli, nel commentare la firma del Protocollo d’intesa per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo in agricoltura, sottoscritto dal Presidente della Confederazione Nazionale Coldiretti, Ettore Prandini, assieme al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, al ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli, e il Presidente del Consiglio Nazionale di Anci, Enzo Bianco. Occorre spezzare la catena dello sfruttamento che – sottolinea Coldiretti – si alimenta pure dalle pratiche sleali commerciali e dalle distorsioni lungo la filiera, dalla distribuzione all’industria fino alle campagne dove i prodotti agricoli pagati sottocosto pochi centesimi spingono le imprese oneste a chiudere e a lasciare spazio all’illegalità.

Il risultato, denuncia Coldiretti, è che, ad esempio, quando si acquista una passata al supermercato si paga più per la confezione che per il pomodoro contenuto. In una bottiglia di passata di pomodoro da 700 ml in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% al tappo e all’etichetta e il 2% per la pubblicità. Un paradosso che è favorito dalla concorrenza sleale delle importazioni low cost dall’estero con quasi 1 prodotto alimentare su 5 importato in Italia, dal pomodoro cinese al riso asiatico, dall’ortofrutta sudamericana fino alle nocciole turche, che non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell’ambiente o i diritti dei lavoratori vigenti nel nostro Paese, spesso anche grazie ad agevolazioni e accordi preferenziali stipulati dall’Unione Europea.  “Un cambiamento importante è stato ottenuto nell’ambito della riforma della Politica Agricola Europea con l’avvio del dibattito sulle restrizioni alle importazioni extracomunitarie di prodotti che non garantiscono gli standard europei”, ha concluso il Delegato confederale Giuseppe Spinelli nel ricordare “i passi in avanti sul tema della condizionalità sociale e dei diritti dei lavoratori sostenuto dalla Coldiretti”.

 

SARDEGNA, DA LOLLOVE AL CONSIGLIO EU DEI GIOVANI PER RAPPRESENTARE L’ITALIA

Un giovane agricoltore di Coldiretti Giovani Impresa Sardegna rappresenterà l’Italia in un gruppo di dialogo civile della Commissione europea assegnati al Consiglio europeo dei giovani agricoltori (CEJA).

Si tratta di Simone Ciferni, 32, di Lollove, frazione di 13 abitanti del comune di Nuoro. Simone sarà il rappresentante italiano di Coldiretti Giovani nel gruppo europeo di dialogo civile che si occuperà di pagamenti diretti e greening per i prossimi due anni.

Il Consiglio europeo dei giovani agricoltori, di cui Coldiretti Giovani Impresa è membro, dispone di seggi permanenti nei gruppi di dialogo civile della Commissione europea. I gruppi si compongono di esperti nazionali competenti per materia a cui la Commissione Ue si rivolge sia in fase di elaborazione di una proposta legislativa ma anche per informare circa gli sviluppi di mercato.

“Un incarico di prestigio che inorgoglisse tutti i giovani agricoltori sardi – commenta il delegato regionale di Coldiretti Giovani Sardegna Frediano Mura -. E’ un traguardo raggiunto grazie al gruppo e al grande lavoro che stiamo portando avanti con tanto entusiasmo e che vede coinvolti tantissimi giovani agricoltori di tutta la Sardegna. Simone ha le capacità e la passione per rappresentare al meglio i giovani agricoltori italiani in questo settore”.

Simone Ciferni dopo la laurea in Economia e Gestione Aziendale a Cagliari, si è voluto specializzare sullo sviluppo locale, in particolare sui piccoli paesi, e lo ha fatto sia in comunità simili a quella della sua Lollove in Sud Africa e Costa Rica e successivamente con lo studio di grandi centri come San Francisco e Washington.

Dopodiché è tornato a Lollove, per realizzare il suo progetto attraverso l’azienda multifunzionale di famiglia. Ha coinvolto tutti i tredici compaesani, trasformando le debolezze in punti di forza, e trasformando Lollove in una detox destination, il luogo in cui si può riscoprire la quotidianità, fatta di cose semplici e allo stesso tempo rare. Progetto che nel 2019 gli ha consentito di vincere l’Oscar green regionale (premio di Coldiretti Giovani) nella categoria sostenibilità. 

“Sono onorato di questo incarico – afferma Simone Ciferni -. Era un mio traguardo quello di potermi confrontare con i colleghi europei e voglio condividere questa gioia con tutti i colleghi sardi di Coldiretti giovani”.  

Coldiretti giovani Sardegna è rappresentata a livello nazionale negli assetti di Coldiretti Giovani da Frediano Mura nel comitato nazionale e nel gruppo multifunzionalità, dal giovane allevatore di Fluminimaggiore Mattia Montalbano nel gruppo zootecnia e da Giandomenico Pinna nel comitato apicoltori.

“Sono esperienza che ti formano personalmente ma che aiutano anche nella crescita del nostro gruppo di Coldiretti giovani – afferma Frediano Mura -. La possibilità di confrontarsi a livello nazionale e adesso anche europeo con Simone è una ricchezza per tutti e cercheremo di condividerla con sempre più giovani promuovendo, si spera anche in presenza, momenti di confronto e condivisione, in modo tale da poter portare anche noi che ricopriamo questi ruoli un punto di vista più ampio”.

 

VENETO, FAUNA SELVATICA: BENE IL TAVOLO DI COORDINAMENTO

Coldiretti Veneto accoglie favorevolmente il tavolo di coordinamento per la gestione della fauna selvatica che permetterà di rendere operativi i piani di controllo. Un’attività sollecitata dagli stessi agricoltori di Coldiretti durante la recente mobilitazione che da Venezia fino a Palermo ha visto coinvolti direttamente anche i cittadini, sindaci e amministratori locali per i problemi di sicurezza che la presenza di specie invasive come i cinghiali, i cervi, ad esempio, possono comportare. Colonie di animali selvatici scorrazzano indisturbati dalla campagna fino alla città – spiega Coldiretti Veneto –un fenomeno incontrollato che è anche un problema di ordine pubblico. La questione non è solo agricola – spiega Coldiretti Veneto – coinvolge tutti produttori, allevatori, residenti nei centri urbani, automobilisti, turisti persino gli altri animali. Servono semplificazioni burocratiche e un ampliamento significativo della platea dei soggetti che possono intervenire ma, soprattutto, occorre riportare al centro di tutto il sistema l’imprenditore agricolo che subisce i danni e che deve poter attivare celermente le azioni di contenimento. Sarà questo il senso della presenza di Coldiretti Veneto al tavolo istituzionale. Bene, infine – sostiene Coldiretti – il varo del piano per colombacci e corvidi. E’ urgente un programma di controllo per le nutrie, altra priorità per l’agricoltura veneta. Il roditore è un vero flagello per il sistema idraulico della rete di canali ormai diventati un colabrodo dai tunnel scavati che compromettono la stabilità idrogeologica dei terreni.

 

PUGLIA, RECORD STORICO VENDITE VINO PRIMITIVO (+23,6) E NEGROAMARO (+14,6) IN GDO

Record storico delle vendite di vino Primitivo con +23,5% e Negroamaro (+14,6%), al primo e quarto posto degli acquisti nella Grande Distribuzione Italiana nell’anno della pandemia da Covid 19. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, sulla base dei dati IRI che includono anche le rilevazioni nei discount.

Di pari passo aumenta anche la produzione del biologico, rimarca Coldiretti Puglia, dove 1 ettaro su 8 di vigneto è bio in Puglia, con 17mila ettari contro i 10mila del 2017, e una decisa spinta alla transizione ecologica che ha portato le cantine pugliesi – aggiunge Coldiretti Puglia – a prestare sempre maggiore attenzione all’ambiente, dal tappo in vetro, alla chiusura innovativa “carbon neutral”, riciclabile al 100% e realizzata con materiali rinnovabili d’origine vegetale, al vigneto ad alberello di uve Sauvignon in riva al mare, dagli occhialini utili ad ‘immergersì nelle Terre del Neagroamaro’, fino al pesto dalle foglie di vite, sono solo alcune delle novità delle aziende. Capitolo a parte merita la diffusione del ‘Wine beauty’ dalla crema viso alla linfa di vite – ricorda Coldiretti Puglia – dallo scrub agli scarti di potatura al gel di uva rassodante, dalla crema anti-età alle nettare di uva.

“Il Primitivo è al top dei consumi in Italia e all’estero e si è consolidato il successo delle ‘bollicine’ made in Puglia, anche grazie alla straordinaria versatilità del Negroamaro in purezza che, oltre ad essere un grande vino rosso e rosato, ha rivelato delle straordinarie performance nella spumantizzazione. I vini costretti a migrare per la spumantizzazione oggi sono prodotti direttamente in Puglia, chiudendo una filiera di eccellenza che ha aperto tangibili prospettive di mercato”, dichiara Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

La popolarità anche internazionale di eccellenze varietali uniche quali Primitivo, Negroamaro, Susumaniello e Nero di Troia, con il successo di vini DOC quali il Primitivo di Manduria, il Salice Salentino e il Castel del Monte, per citarne solo alcuni, hanno fatto del settore vitivinicolo pugliese – continua Coldiretti Puglia – il riferimento per vocazione, capacità di raccontare e promuovere al meglio il territorio, innovazione e grande propensione all’internazionalizzazione.

“Il successo dei vini di Puglia è il risultato di un mix vincente di fattori che partono dalle potenzialità del terroir e delle varietà autoctone ì, passando per le capacità imprenditoriali dei vitivinicoltori pugliesi che hanno portato al boom dei rosati pugliesi, al secondo posto della classifica di gradimento, seguono solo i rosè della Provenza”, spiega Gianni Cantele, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti Puglia.

Grande exploit, dunque, della Puglia dei rossi e dei vini rosati che rappresentano il 40% della produzione nazionale totale dei rosati – insiste Coldiretti Puglia – con oltre 1 milione di bottiglie l’anno, quando quasi 2 bottiglie su 4 di rosé ‘Made in Italy’ è pugliese.

Sotto il profilo occupazionale, è la provincia di Foggia la seconda in Italia per ore di lavoro create nel settore del vino. Il Puglia Igt crea 16,5 milioni ore di lavoro all’anno, riferisce Coldiretti Puglia, subito dopo il Montepulciano d’Abruzzo DOC, riverisce Coldiretti Puglia che segnala il ruolo del settore vitivinicolo per l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno e in Puglia, con un altro vitigno pugliese al decimo posto della top ten nazionale, il Castel Del Monte Doc, con 9,4 milioni di ore lavorate nella provincia di Bari.

Secondo uno studio della Coldiretti, la raccolta di un grappolo alimenta opportunità di lavoro in ben 18 settori: 1) agricoltura; 2) industria trasformazione; 3) commercio/ristorazione; 4) vetro per bicchieri e bottiglie; 5) lavorazione del sughero per tappi; 6) trasporti; 7) assicurazioni/credito/finanza; 8) accessori come cavatappi, sciabole e etilometri; 9) vivaismo; 10) imballaggi come etichette e cartoni; 11) ricerca/formazione/divulgazione; 12) enoturismo; 13) cosmetica; 14) benessere/salute con l’enoterapia; 15) editoria; 16) pubblicità; 17) informatica; 18) bioenergie.

 

VICENZA, FAUNA SELVATICA: BENE IL TAVOLO DI COORDINAMENTO

“La fauna selvatica è un problema serio, una questione di ordine pubblico. Per questo va trattata con sensibilità ed estrema attenzione, non solo per la tutela delle imprese agricole, ma per salvaguardare i territori e chi li abita”. Con queste parole il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, accoglie favorevolmente il tavolo di coordinamento per la gestione della fauna selvatica che permetterà di rendere operativi i piani di controllo. Un’attività sollecitata dagli stessi agricoltori di Coldiretti durante la recente mobilitazione che da Venezia a Palermo ha visto coinvolti direttamente anche cittadini, sindaci ed amministratori locali per i problemi di sicurezza che la presenza di specie invasive come cinghiali e cervi, ad esempio, possono comportare.

“Colonie di animali selvatici scorrazzano indisturbati dalla campagna alla città – spiega Coldiretti Vicenza –un fenomeno incontrollato che è anche un problema di ordine pubblico. La questione non è solo agricola, ma coinvolge produttori, allevatori, residenti nei centri urbani, automobilisti, turisti persino gli altri animali”.

Servono semplificazioni burocratiche ed un ampliamento significativo della platea dei soggetti che possono intervenire ma, soprattutto, occorre riportare al centro di tutto il sistema l’imprenditore agricolo che subisce i danni e che deve poter attivare celermente le azioni di contenimento. “Sarà questo il senso della presenza di Coldiretti Veneto al tavolo istituzionale. Bene, infine – conclude Coldiretti – il varo del piano per colombacci e corvidi. È urgente un programma di controllo per le nutrie, altra priorità per l’agricoltura veneta. Il roditore è un vero flagello per il sistema idraulico della rete di canali ormai diventati un colabrodo dai tunnel scavati che compromettono la stabilità idrogeologica dei terreni”.

 

BERGAMO, PAURA DEI CONTAGI SPINGE IL TURISMO NEI BORGHI RURALI, 171 IN PROVINCIA

Per le vacanze 2021 c’è molta voglia di natura, di stare all’aria aperta e di gustare i prodotti tipici direttamente nel luogo di produzione, una scelta spinta anche dalla ricerca di una maggiore sicurezza e dalla ripresa dei contagi. Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè tre italiani su quattro tra coloro (75%) che vanno in vacanza visiteranno uno dei quasi 5500 piccoli borghi presenti in Italia per coniugare la voglia di tranquillità con la possibilità di godere di spazi di libertà più ampi lontano dalle città o dai luoghi turistici più affollati.

Per trovare mete alternative e sfuggire al sovraffollamento – sottolinea Coldiretti Bergamo – tornano protagonisti i luoghi più periferici che custodiscono spesso tesori da scoprire, sia a livello artistico e paesaggistico sia a livello di prodotti tipici.

In provincia di Bergamo sono 171 i comuni con meno di 5.000 abitanti che animano un territorio tutto da scoprire, dalla pianura alla collina fino alla montagna, tante piccole realtà che offrono un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale, enogastronomico e artistico senza eguali.

Nei territori di questi piccoli comuni – spiega Coldiretti Bergamo – si producono molte delle nostre eccellenze agroalimentari grazie al lavoro degli agricoltori che sono impegnati quotidianamente nella salvaguardia delle colture agricole tradizionali, nel mantenimento delle tipicità alimentari, nella tutela del territorio, un’azione basilare per il mantenimento dell’ambiente e per la cura del paesaggio, un elemento fondamentale per il nostro turismo

Basti pensare agli allevamenti che sono un punto di riferimento per la produzione dei nostri formaggi DOP o tradizionali oltre che di molti salumi oppure alle cantine dove si producono vini rinomati e ai tanti prodotti di nicchia.

Alcuni piccoli comuni si identificano proprio con specialità tipiche del territorio bergamasco: dal Taleggio al Branzi dal melone di Calvenzano alla patata di Rovetta. Non a caso il 92% delle produzioni tipiche nazionali secondo l’indagine Coldiretti/Symbola nasce proprio nei piccoli borghi italiani con meno di cinquemila abitanti, un patrimonio conservato nel tempo dalle imprese agricole con un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

Contribuisce a garantire l’ospitalità nei piccoli centri – rileva Coldiretti Bergamo – anche la rete dei 185 agriturismi, con 939 posti letto e 9239 posti a tavola, spesso situati spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile, nell’estate del covid, garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.

“I piccoli borghi – sottolinea il direttore di Coldiretti Bergamo Carlo Loffreda – sono da sempre fortemente caratterizzati dalla presenza dell’agricoltura e l’ospitalità che offrono rappresenta un esempio di turismo sostenibile prezioso per il sistema Paese che, se adeguatamente valorizzato, può diventare una risorsa strategica per il rilancio economico e occupazionale dopo la crisi causata dall’emergenza sanitaria”

 

VENETO, CONSUMI: RECORD STORICO DEL PROSECCO NEL MONDO

Mai così tante bottiglie di Prosecco sono state stappate nel mondo come nel 2021 in cui si registra un aumento record delle esportazioni del 17%. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al primo quadrimestre dell’anno in cui sono state spedite all’estero oltre 120 milioni di bottiglie. Una crescita travolgente che classifica il Prosecco – sottolinea la Coldiretti – di gran lunga come il vino piu’ esportato a livello mondiale con circa 1/3 delle bollicine, seguito dal Cava (14%) e dallo Champagne (11%). Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente di bottiglie di Prosecco con un aumento del 17% ma l’incremento maggiore delle vendite – sottolinea la Coldiretti – si è verificato in Germania con un +29% seguita dalla Francia (+21%) dove le bollicine italiane mettono a segno una significativa vittoria fuori casa.

In controtendenza – continua la Coldiretti – la Gran Bretagna che fa registrare un calo del 9% delle bottiglie stappate anche se si posiziona al secondo posto tra i clienti. A pesare sull’export in Uk – precisa la Coldiretti – sono le difficoltà burocratiche ed amministrative legati all’uscita degli inglesi dall’Unione Europea con la Brexit. Le criticità maggiori, per chi esporta verso il Regno Unito – precisa Coldiretti – interessano le procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli. Una situazione peraltro che – continua Coldiretti –rischia di favorire l’arrivo di contraffazioni ed imitazioni favorite dalla deregulation e non è un caso che proprio nei pub inglesi – riferisce la Coldiretti – sono state smascherate le vendite di falso prosecco in lattina o alla spina.

Il Prosecco è infatti anche il vino piu’ taroccato al mondo come dimostrano – sostiene la Coldiretti – le imitazioni diffuse in tutti i continenti smascherate dalla Coldiretti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, dal Whitesecco al Crisecco. A preoccupare per ultima è la richiesta di riconoscimento all’Unione Europea del Prosek croato contro la quale si è giustamente opposta l’Italia.

Il record storico delle vendite all’estero è un ottimo modo per festeggiare il compleanno del riconoscimento Unesco per le Colline del Prosecco avvenuto il 7 luglio 2019 per uno spumante la cui produzione abbraccia due regioni (Veneto e Friuli Venezia Giulia), nove province e tre denominazioni d’origine (Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg) per una produzione complessiva che ha superato – conclude la Coldiretti – 600 milio

 

MARCHE, BENE PROGETTO LOACKER: ANALISI TERRENO PER PIANTARE NOCCIOLETI

Più che triplicati in un paio di anni i noccioleti marchigiani affiancati da Loacker. Un contratto di filiera che va avanti, anche con il sostegno di Coldiretti Marche, e che finora vede 75 ettari di coltivazioni soprattutto nelle province di Ancona e di Macerata. È quanto emerso nel corso dell’incontro organizzata dall’azienda altoatesina ieri pomeriggio a Urbisaglia, presso le Cantine Murola. “Un’opportunità nuova e un’occasione di diversificazione produttiva per quelle aziende che hanno le giuste caratteristiche. Gli investimenti nel settore agricolo sono sempre ingenti e occorre cultura, noi come Coldiretti siamo vicini alle aziende per affiancarle in occasioni come quella proposta da Loacker” spiega Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata. Proprio gli uffici di Coldiretti sono a disposizione degli agricoltori per effettuare le analisi del terreno. Questo è, infatti, il primo passo per valutare al meglio la convenienza di questa coltura sensibile allo stress idrico e ai ristagni d’acqua che la espongono a malattie e diminuzioni di resa. “I terreni argillosi sono sconsigliati – ha evidenziato Felix Niedermayr, direttore agrario della Loacker – Se si può fare va preparato il terreno prima della messa a dimora”. L’obiettivo della casa dolciaria è quello di avviare produzioni nel centro Italia: dopo il vicino Veneto, Loacker ha avviato coltivazioni dirette e collaborazioni in Marche, Umbria e Toscana. Nella nostra regione si punta ad arrivare a circa 150 ettari. “Pur essendo una grande industria a livello internazionale – spiegano da Coldiretti – Loacker ha mantenuto una gestione famigliare e un’etica imprenditoriale che è vicina ai nostri principi di sostenibilità, di qualità, di Made in Italy. Tutte le nocciole impiegate sono italiane e quando i prodotti arrivano dall’estero, come le fave di cacao dal Sudamerica o la vaniglia dal Madagascar, sono frutto di progetti di sostenibilità con le comunità locali”. All’incontro, moderato dal direttore di Coldiretti Macerata Giordano Nasini, hanno partecipato diversi agricoltori che, al termine, sono stati accompagnati in vista a un noccioleto di circa 20 ettari nelle vicinanze dell’area archeologica.

 

CAMPANIA, COMMISSARIAMENTO DIGA; MASIELLO: TEMPI CERTI E CONDIVISIONE

“Ci auguriamo che l’intervento diretto del Governo sulla Diga di Campolattaro serva ad offrire tempi certi e partecipazione del territorio nella progettazione esecutiva e nella realizzazione delle opere di derivazione”. È il commento di Gennarino Masiello, presidente provinciale e regionale di Coldiretti, da sempre in prima linea per la valorizzazione del più grande invaso artificiale della Campania, dopo la diffusione della nota che annuncia il commissariamento dell’opera inserita tra i 10 interventi strategici di valenza nazionale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Si apprende, infatti, che ieri le commissioni parlamentari riunite – infrastrutture, ambiente e trasporti – hanno approvato lo “Schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante l’individuazione di ulteriori interventi infrastrutturali da realizzare ai sensi dell’articolo 4 del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 giugno 2019, n. 55 e dei commissari straordinari individuati per ciascuna opera (Atto del Governo n. 262)”.

“La Coldiretti – aggiunge Masiello – ribadisce, come ha già fatto alla Regione Campania, la totale disponibilità ad offrire un contributo di idee e di condivisione nella fase più importante, auspicando la soddisfazione delle tante aspettative che ruotano intorno a un’opera attesa da 40 anni. È una svolta storica. Oltre ovviamente ai vantaggi per i cittadini, che potranno contare su una nuova fonte di acqua potabile, le opere di derivazione e canalizzazione per uso irriguo consentiranno un cambiamento epocale per l’agricoltura della provincia di Benevento. La disponibilità di acqua permette una rivoluzione nelle colture, consentendo alle imprese agricole di puntare su produzioni ad alta redditività, oltre che facilitare gli interventi di soccorso in presenza di sbalzi termici dovuti ai cambiamenti climatici. Con il completamento delle opere, la diga di Campolattaro accompagnerà la crescita economica e sociale del Sannio.”

 

SARDEGNA, DALLA POLITICA RISPOSTA IMMEDIATA SUL PROBLEMA FAUNA SELVATICA

Il Consiglio Regionale ha approvato l’ordine del giorno sulla fauna selvatica. Lo comunica Coldiretti Sardegna plaudendo il Consiglio regionale, la Giunta e il presidente del Consiglio Michele Pais che sono stati “immediatamente conseguenti agli impegni presi giovedì scorso durante la manifestazione” promossa dalla Organizzazione agricola a Cagliari, davanti al Consiglio regionale e contemporaneamente in tutti i capoluoghi di regione e in piazza Montecitorio a Roma.

“Al primo Consiglio regionale, a cinque giorni dalla nostra manifestazione, la politica regionale ha mantenuto gli impegni presi in piazza davanti agli agricoltori – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Ringraziamo il presidente del Consiglio Michele Pais e con lui tutto il Consiglio e la Giunta, perché hanno dimostrato con i fatti la vicinanza e l’ascolto del modo delle campagne”.

Coldiretti giovedì scorso, 8 luglio, aveva fatto sentire la voce grossa sul fenomeno della fauna selvatica ed in particolare dei cinghiali che stanno imperversando in campagna distruggendo terreni, colture, recinzioni, attaccando anche gli animali e spingendosi anche nelle città, conquistando anche spazi urbani mettendo in pericolo le persone.

La richiesta per arginare questa nuova ed ennesima calamità naturale è stata quella di chiedere con un ordine del giorno la modifica della Legge nazionale numero 157 del 1992 e di adeguare quella regionale numero 23 del 1998. La risposta della politica non si è fatta attendere con la partecipazione, giovedì scorso, del presidente del Consiglio Pais, di tre assessori Regionali (Gianni Lampis, Gambriella Murgia e Anita Pili), del presidente della Commissione Attività produttive Piero Maieli e di 20 consiglieri regionali di tutti i gruppi politici, oltre a 35 amministratori locali di altrettanti Comuni.

Tutti i rappresentanti regionali hanno preso l’impegno, davanti ai dirigenti Coldiretti e una delegazione di agricoltori, di intervenire immediatamente per arginare il problema.

Al primo consiglio regionale riunitosi dopo la manifestazione, martedì 13 luglio, la massima assemblea sarda ha approvato l’ordine del giorno in cui si chiede al Parlamento la modifica dell’articolo 18 della legge n. 157 del 1992 “prevedendo che, con specifico riferimento alla specie “Cinghiale”, il periodo di caccia possa essere liberamente fissato dalle Regioni nell’ambito dell’arco temporale 1 settembre – 31 gennaio” e “prevedere una parziale deroga a quanto previsto dall’art. 19 in materia di piani di abbattimento con specifico riferimento alla specie “cinghiale” introducendo la possibilità per le Regioni di autorizzare direttamente, se necessario, i proprietari o i conduttori a qualsiasi titolo dei fondi in cui siano stati accertati danni, o i loro delegati, a svolgere le attività di cattura e abbattimento della specie cinghiale, con il controllo degli organi di Polizia locale e dei Carabinieri territorialmente competenti”.

“Un primo passo importante che dimostra l’oggettività del problema, sentito non solo dal mondo delle campagne ma anche dai cittadini e dalle istituzioni – dichiara il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. Noi continueremo la nostra battaglia affinchè si torni ad una convivenza equilibrata tra imprese agricole e fauna selvatica”.

 

VENETO, ONLINE BANDO AZIENDE FILIERA TURISMO AGRICOLTURA ESCLUSE DA RISTORI

E’ on line sul sito di Unioncamere all’ homepage www.unioncamereveneto.it il bando rivolto alle filiere Turismo Agricoltura, Cultura Sport, per i ristori ai soggetti esclusi dagli aiuti previsti dal Programma di Sviluppo Rurale dell’anno scorso.

La dotazione finanziaria di 2 milioni e 250 mila euro è destinata alle attività iscritte nel Registro delle imprese, nonché ai professionisti in possesso di partita IVA attiva, aventi una sede operativa esercitante l’attività nel territorio del

Veneto alla data della domanda di ristoro.

Si tratta di una opportunità per fattorie didattiche e sociali iscritte all’Albo Regionale, agriturismi e aziende di turismo rurale che per svariati motivi non hanno potuto accedere ai sostegni messi in campo dalla Regione del Veneto in precedenza – spiega Coldiretti. Da rilevare che in questa circostanza alle risorse possono concorrere anche i titolari di aziende non necessariamente qualificati come IAP (imprenditore agricolo professionale).

Coldiretti Veneto ricorda che gli uffici territoriali sono a disposizione per l’assistenza agli operatori agricoli e che per l’ammissibilità delle istanze, i soggetti richiedenti devono possedere il requisito alla data della domanda di ristoro e antecedente il DPCM 11 marzo 2020.

L’apertura per la presentazione delle pratiche è il 19 luglio, il termine ultimo il 6 agosto: non è un click day i fondi andranno ripartiti secondo le richieste pervenute.

 

PUGLIA, COVID: MAGAZZINI PIENI DI OLIO STRANIERO (+51%); SOS INGANNI

E’ necessario vigilare sugli acquisti per evitare che venga spacciato come nazionale il prodotto importato di minore qualità con i magazzini in Puglia pieni di olio straniero con un aumento del 51% rispetto all’anno scorso. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, sulla base dell’analisi dei dati del report Frantoio Italia redatto dall’organismo di controllo ICQRF del Ministero delle Politiche Agricole.

In queste condizioni è importante verificare attentamente l’etichetta anche se – denuncia la Coldiretti regionale – sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta – precisa la Coldiretti regionale – è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile tanto che i consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. Il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di comperare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

“A livello regionale e nazionale vanno programmate e realizzate campagne quinquennali di comunicazione, strutturali e adeguatamente finanziate, che promuovano in maniera strategica e coordinata il prodotto simbolo della Puglia, l’olio extravergine di oliva. Serve una ulteriore stretta sui controlli, per stoppare le pratiche sleali, un intervento normativo fortemente sollecitato da Coldiretti per rendere più equa la distribuzione del valore lungo la filiera ed evitare che il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali di una parte della Gdo non venga scaricato sulle imprese di produzione già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato”, aggiunge Muraglia.

Accanto alla formula tradizionale del 3×2 ed ai punti a premio – aggiunge Coldiretti Puglia – si sono moltiplicate e differenziate le proposte delle diverse catene per renderle meno confrontabili tra loro e più appetibili ai clienti, dalle vendite sottocosto che devono seguire regole precise ai buoni spesa. Tra i prodotti alimentari venduti in offerta più frequentemente ci sono quelli simbolo della dieta mediterranea che non possono mancare sulle tavole degli italiani e hanno un effetto calamita sui clienti a partire proprio dall’olio di oliva.

Per questo serve intensificare l’attività di controllo e vigilanza anche per evitare che vengano spacciati come nazionali prodotti importati ma è anche necessario al più presto il recepimento della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali del 17 aprile 2019 – continua Coldiretti Puglia – per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione degli alimenti, con l’introduzione di elementi contrattuali e sanzionatori certi rispetto a prassi che finora hanno pesantemente penalizzato i produttori.

Occorre, inoltre, approvare la proposta di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Gian Carlo Caselli, presidente del comitato scientifico della Fondazione Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti, perché i contratti tra gli attori che operano lungo le filiere del cibo sono presupposto di valore per le produzioni locali, di remunerazione dignitosa per gli imprenditori agricoli e di qualità per i consumatori.

“Diffondere la cultura dell’olio extravergine di oliva fra i consumatori e supportare la crescita continua della filiera dell’olio è il nostro obiettivo – conclude il presidente Muraglia – perché i consumatori sono affamati di informazioni e conoscenza sul mondo dell’olio. In Puglia aziende agricole e frantoi hanno saputo cogliere gli spunti positivi offerti dal mondo del vino, abile nell’attività di marketing e di grande promozione delle etichette pugliesi a livello nazionale e internazionale. Da qui stanno nascendo sale di degustazione all’interno delle aziende olivicole e dei frantoi, il packaging sta divenendo sempre più ammiccante, sta salendo il livello qualitativo degli oli”, tiene a precisare il presidente Muraglia.

La Puglia detiene un patrimonio di 60 milioni di ulivi – conclude Coldiretti Puglia – su una superficie di 383.650 ettari, con una PLV (Produzione Lorda Vendibile) del comparto olivicolo-oleario pari al 20% della totale PLV del settore agricolo. In Italia 9 famiglie su 10 consumano olio extravergine d’oliva tutti i giorni – sottolinea Coldiretti – con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative. L’Italia è il primo consumatore mondiale di olio di oliva con una media negli ultimi 5 anni di 504 milioni di chili, seguita dalla Spagna con 483 milioni di chili e dagli Stati Uniti con ben 320 milioni di chili. A sostenere la domanda mondiale – conclude la Coldiretti – sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici che hanno fatto impennare le richieste di quel segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione, soprattutto in tempi di pandemia Covid.

 

MARCHE, CAMPAGNA AMICA ON THE BEACH: PREMIATI GLI AGRICOLTORI CUSTODI

Lo “Agricoltore Eroico” marchigiano opera nel secondo comune più alto della regione sfidando quotidianamente lo spopolamento, l’abbandono dei campi e i danni da animali selvatici. Francesco Fortuni vive e lavora a Montemonaco e davvero non si aspettava di finire in un libro. La sua è infatti una delle 22 storie di agricoltura eroica raccontate nella seconda edizione del volume dedicato ai Sigilli di Campagna Amica. La Fondazione Campagna Amica lo ha presentato ieri a San Benedetto del Tronto al convegno su “Dieta Mediterranea e biodiversità”, ospitato dall’hotel Calabresi mentre in viale Moretti partiva con botto Campagna Amica on the beach. I Sigilli sono specie vegetali e animali o produzioni agricole abbandonate nel corso degli anni che avrebbero rischiato l’estinzione senza l’impegno degli agricoltori custodi nel loro recupero e nella vendita diretta per farli valorizzarli e farli conoscere ai consumatori. “Il nostro Paese in un secolo ha perso 6000 esemplari di ortofrutta – ha spiegato Carmelo Troccoli, direttore della Fondazione Campagna Amica – La sfida oggi non è solo conservare quel che resta, è anche recuperare ciò che si è perso”. Così Francesco Fortuni, in quel di Montemonaco, contribuisce a salvaguardare il Mais Ottofile rosso di Arcevia come altrettanto fanno Carla Cocci a Castignano con l’Anice Verde e l’azienda Ferretti di Pedaso con l’omonima Cipolla Rossa. In provincia di Ancona Paolo Marini si occupa invece del grano antico Jervicella. Nel pesarese Giuditta Mercurio ad Acqualagna trasforma la rosa canina in deliziose confetture della tradizione mentre Rodolfo Rosatelli è l’agricoltore custode delle Fave di Fratte Rosa. “Gli agricoltori custodi hanno compreso il valore della storia e del recupero e stanno riscrivendo l’agricoltura. Un percorso che prosegue con un modo nuovo di interpretare l’agricoltura, soprattutto da parte dei giovani” ha evidenziato Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche. Menzioni che si vanno ad aggiungere alla lunga lista dei Sigilli della nostra regione: dai carciofi (di Montelupone e il Violetto Precoce di Jesi) alla cicerchia (dei Monti Sibillini o di Serra de’ Conti) e alla Roveja, dal Cavolfiore Tardivo di Fano alla Cipolla di Suasa, dalle olive (Coroncina, Mignola, Piantone di Falerone, Piantone di Mogliano, Raggia, Sargano di Fermo) alle taccole (del Menocchia, di Massignano), dalle varietà di frutta (Mela Rosa dei Monti Sibillini e Pera Angelica di Serrungarina) al Vino Cotto, dal Marrone del Montefeltro ad animali come la Gallina Ancona, la Pecora Fabrianese, la Pecora Sopravissana e la Vacca Marchigiana.

È il grande patrimonio agroalimentare italiano che contribuisce a fare della Dieta Mediterranea, patrimonio immateriale dell’Unesco, la migliore al mondo secondo il Best Diets Ranking elaborato dal media statunitense U.S. News & World’s Report’s. “L’agroalimentare e la dieta mediterranea sono un valore aggiunto della nostra economia – ha sottolineato Gino Sabatini, presidente della Camera di Commercio delle Marche – soprattutto in ottica post pandemia”. “La dieta mediterranea – gli ha fatto eco Armando Marconi, presidente di Coldiretti Ascoli Fermo – è la più salutare del mondo eppure siamo spesso costretti a ribadirlo per far fronte a tutte le fake news sul cibo che arrivano quotidianamente ai consumatori”. Al convegno, moderato dal direttore di Coldiretti Ascoli Fermo, Milena Sanna, hanno preso parte anche Marco Bolasco, già autore del Gambero Rosso, scrittore di libri sull’enogastronomia italiana tra cui quello dedicato ai Sigilli di Campagna Amica e oggi direttore dell’area enogastronomica per Giunti Editore, e Marco Palestini, marketing manager Italia Rainbow Magic.

 

REGGIO EMILIA, SERVONO INTERVENTI URGENTI, I LUPI CONTINUANO A SBRANARE CAPI

Fa sempre parte della stessa mandria la vacca aggredita e uccisa questa mattina presto da un branco di lupi, probabilmente sempre gli stessi che hanno sferrato gli altri due attacchi alla stessa stalla a fine aprile e a metà maggio.

«Tre attacchi in tre mesi è veramente troppo – commenta Tarcisio Viesi, uno dei titolari dell’azienda agricola Viesi di Cadè. Trovare un capo sbranato dai lupi è veramente un brutto spettacolo ma assistere a questa brutalità per tre volte in tre mesi è troppo».

«Eravamo molto preoccupati – dichiara Viesi – abbiamo visto che i lupi tornano sul luogo dove hanno fatto delle vittime ma speravamo davvero che non accadesse più. Questa mattina invece – continua Viesi – abbiamo trovato una vacca, che era in isolamento in attesa del controllo veterinario, morta sbranata. Era una animale più fragile degli altri nei confronti del quale i lupi hanno rivolto la loro ferocia». Ora l’azienda è in attesa dell’arrivo dei veterinari del servizio di sanità pubblica per accertare l’aggressione.

L’azienda ha attivato tutte le misure di protezione per ripararsi da nuovi attacchi ma purtroppo a poco sono servite.

«Non possiamo in nessun modo permettere che la mandria di una azienda agricola venga decimata dai lupi – dichiara Maria Cerabona, direttore Coldiretti di Reggio Emilia, già intervenuta con veemenza dopo le precedenti aggressioni. Se esiste un ‘tavolo lupo’ che viene convocato dalla Prefettura, credo che non possa attendere oltre. Servono azioni concrete e rapide per tutelare allevatori e animali e non lasciarli nella continua preoccupazione di trovarsi di fronte ad uno spettacolo come quello di oggi».

«In seguito alle nostre segnalazioni dopo gli ultimi attacchi non si è mosso nulla – conclude la Cerabona. Dopo le sollecitazioni per i cinghiali il Governo è intervenuto, speriamo che si muova qualcosa anche per i lupi».

Il ministro Stefano Patuanelli infatti ha dichiarato, in seguito alla mobilitazione per i cinghiali, che “La fauna selvatica è di proprietà dello Stato e lo Stato non può creare danni ai privati. Lo Stato deve fare la sua parte – ha concluso -e io garantisco il massimo impegno per dare risposte che voi agricoltori avete diritto ad avere da parte dello Stato”. E il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, Renato Brunetta, ha detto che occorre garantire l’equilibrio della natura che vuole dire controllo e gli “agricoltori ha aggiunto ricordando di essere iscritto alla Coldiretti- siamo più ambientalisti degli ambientalisti da salotto”.

 

PIACENZA, AGRITURISMI INIZIATA LA RIPRESA E IL PRODOTTO LOCALE TRIONFA

Sono 33,5 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza per almeno qualche giorno nell’estate 2021 che fa registrare una sostanziale stabilità nelle partenze rispetto allo scorso anno (-1%). È quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’, dalla quale si evidenzia che a pesare sono nell’ordine le difficoltà economiche, la paura del contagio ed i timori per il futuro. Gli italiani dunque scelgono un turismo di prossimità piuttosto che allontanarsi dalla propria casa, preferendo un luogo che sia più simile all’accoglienza e all’ospitalità di casa propria piuttosto che trovarsi in un paese straniero. << A livello di numeri e prenotazioni non ci siamo allontanati dalla percentuale dell’anno scorso, non mancano gli stranieri ma ovviamente la questione dell’introduzione dell’obbligo sul green pass nei ristoranti non aiuta dato che il rilascio è ancora molto lento>> commenta Paolo Oddi. Gli agriturismi sono tra le prime scelte dei nostri cittadini, gettonati anche per la ricerca di cibo e vino del nostro territorio, per delle vacanze a 360° Made in Italy. << Il cambiamento più rilevante rispetto anche a 2 anni fa, sta nel fatto che la clientela se prima prenotava per il weekend ora prenota per periodi più lunghi>> spiega Paolo Oddi << tutto questo impone alle nostre strutture di proporre qualcosina in più, dovendo promuovere nuove attività per intrattenere il cliente. Investiamo quindi in nuove attività dal tour gastronomico a quello fitness o collaborazioni con associazioni, permettendoci di sviluppare i nostri servizi, anche se con la mancanza di personale diventa difficile>>. Possiamo sostenere che la ristorazione, insieme all’alberghiero sono stati i settori tra i più colpiti durante la fase pandemica. Ma c’è chi è riuscito a fronteggiare positivamente la crisi << Le richieste erano numerosissime, ed in alcuni casi facevamo fatica a soddisfare la clientela dovendo alcune volte rifiutare la prenotazione>> dichiara Marta Ferrari Consigliere di Terranostra, proprietaria dell’Agriturismo L’oca D’oro a Ziano Piacentino. Con un target abbastanza vario, gli agriturismi piacentini, soprattutto in Val Tidone e Val Trebbia, hanno visto parecchia mobilitazione di cittadini che dalla città si trasferiscono in campagna. <<I prodotti che i clienti si trovano in tavola sono quindi 100% Made in Italy e naturali, nessun diserbante o prodotto chimico viene utilizzato per le coltivazioni – dichiara Marta – piantando colture in base alla stagionalità offrendo al cliente la tipica ospitalità contadina>>. Cibo, feste, mercati ed eventi sono le attività che maggiormente gli agriturismi, associati a Coldiretti, approvano in questo periodo così delicato. Un tassello importante è proprio la riscoperta delle nostre valli e ritornare con quella voglia da parte del cittadino di rivivere una realtà più semplice ma gratificante, promuovendo tour gastronomici in cui assaporare i prodotti locali, la ricerca dell’aria aperta e della nostra campagna con una cucina contadina che propone prodotti a km0 che non ha nulla a che vedere con un menù da ristorante.

 

PIEMONTE, COMMERCIO: RECORD STORICO DELL’EXPORT CON 17 MILIARDI

L’alimentare Made in Italy fa registrare il record storico nelle esportazioni con un valore di quasi 17 miliardi mai raggiunto in passato nei primi cinque mesi del 2021, dopo essere stato peraltro l’unico settore in crescita anche nell’anno precedente in piana pandemia. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero con un ulteriore balzo dell’alimentare dell’8,9% da gennaio a maggio.

“Il Piemonte ha contribuito all’export con circa 3 miliardi nei primi 6 mesi del 2020 – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa delegato confederale –, ma per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero bisogna considerare il settore agroalimentare come vera e propria risorsa strategica. L’emergenza sanitaria Covid ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della dieta mediterranea. A trainare la crescita ci sono, infatti, prodotti base come il vino che guida la classifica dei prodotti Made in Italy più esportati, seguito dall’ortofrutta fresca. Con la pandemia si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione. Ora, però, bisogna lavorare al taglio della burocrazia che frena le imprese ed investire su progetti di ampio respiro per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy, agendo anche sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccando tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti. Per sostenere la vera ripartenza, con il Recovery Plan, sono strategici i progetti sull’agroalimentare Made in Italy presentati da Coldiretti in grado di creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni: dalla digitalizzazione delle campagne all’ innovazione tecnologica, dalla creazione di foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città agli invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua. Questi ed altri progetti cantierabili da subito per la crescita sostenibile del Paese. Come anche –concludono Moncalvo e Rivarossa – i fondi europei vanno utilizzati per finanziare progetti strategici superando i limiti alla capacità di investimento nel comparto agricolo ed alimentare per portare benefici all’intero Sistema Paese con un impegno di lungo periodo. Per far crescere il Made in Italy, infatti, sono fondamentali i contratti di filiera in grado di garantire una equa distribuzione di valore fra tutti i componenti”.

 

TREVISO, SPRECARE TERRENO AGRICOLO SIGNIFICA FARE DANNO AI CONSUMATORI

“La superficie agricola è una questione ambientale e di paesaggio oltre a quella terra che garantisce dei prodotti agricoli unici al mondo. Sprecarla significa davvero compromettere una delle risorse più preziose che abbiamo in qualità anche di consumatori”. Così Giorgio Polegato, presidente Coldiretti Treviso, commenta la notizia che vede il Veneto come seconda regione d’Italia per consumo suolo. Con 217.744 ettari sottratti alla campagna, la regione viene dopo la Lombardia e prima della Campania. Nello spazio di un anno dal 2019 al 2020 sono spariti 682 ettari di verde. E’ quanto afferma Coldiretti Veneto in riferimento alla presentazione del nuovo rapporto Ispra sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Ma non e’ solo la cementificazione a preoccupare – commenta Coldiretti Veneto – allarma anche il rinnovato interesse per l’installazione del fotovoltaico a terra che nella corsa virtuosa all’energia prodotta da fonti rinnovabili trova all’accaparramento di terreno fertile una possibile forma di speculazione. Treviso guida la classifica delle province più “sprecone” in termini di superficie agricola (41.385 ettari) seguita da Verona (41.199) e Padova (39.914). “La legislazione regionale ha rallentato la cementificazione sfrenata –sostiene Daniele Salvagno presidente di Coldiretti Veneto- ma sul tema dell’insediamento di impianti fotovoltaici a terra è urgente l’approvazione di una legge che blocchi l’assalto alla diligenza dei terreni agricoli individuando le aree e i siti idonei agli impianti come zone marginali, capannoni dismessi, cave in disuso. Gli imprenditori agricoli – ricorda Salvagno – si candidano ad essere assoluti protagonisti del processo di transizione energetica sviluppando la copertura dei tetti delle loro stalle e utilizzando piccole porzioni dei terreni agricoli di proprietà per realizzare mini impianti agro voltaici in connessione con l’attività principale agricola con l’obiettivo di ridurre gli ingenti costi energetici che gravano sulle imprese.

 

VERONA, CLIMA: LA PETIZIONE VENETA CONTRO I PANNELLI MANGIA SUOLO E’ NAZIONALE

Da oggi diventa nazionale la petizione lanciata da Coldiretti Veneto contro i pannelli solari mangia suolo. Interesserà quindi tutta la penisola l’iniziativa avviata su territorio regionale che ha già raccolto 24mila sottoscrizioni e che da oggi continua il suo percorso da Nord a Sud con lo slogan Si all’energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo. L’annuncio è degli under 30 di Coldiretti che in occasione del G20 dei giovani a Milano dal 19 al 23 luglio presieduto dall’Italia dà il via ufficiale alla raccolta firme per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici e spingere invece il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole.

Sul sito www.giovanimpresa.coldiretti.it e in tutti gli uffici di Coldiretti, nei mercati e negli agriturismi di Campagna Amica sarà possibile dare la propria adesione alla mobilitazione promossa da Giovani Impresa Coldiretti per chiedere alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra.

“Preoccupati per l’emergenza climatica, i giovani agricoltori – spiega Alex Vantini delegato provinciale e regionale di Giovani Impresa di Coldiretti – intendono cogliere ogni opportunità offerta dalle tecnologie innovative, avendo come obiettivo la piena attuazione dell’accordo di Parigi sul clima e l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il consumo di suolo agricolo destinato al fotovoltaico a terra minaccia il futuro alle nuove generazioni di agricoltori”.

“Il coordinamento veneto – aggiunge Vantini – è stato pioniere dell’iniziativa. Per prima proprio Federica Vidali alla guida dei giovani di Coldiretti Rovigo è scesa in campo con una protesta inizialmente social denunciando da subito lo scempio ambientale nel Comune di Loreo. Da quel momento il Veneto è stato interessato da un’escalation di progetti fotovoltaici che riguardano tutte le province e distese di campi coltivati”. “Una responsabilità sociale che come imprenditori agricoli – continua Vantini –  ci sentiamo addosso per rivendicare che il suolo vocato all’agricoltura appartiene agli agricoltori e la multifunzionalità energetica va sviluppata come attività integrata alla coltivazione e all’allevamento, sino a un massimo del 5% della superficie dell’azienda, da realizzare direttamente dagli agricoltori e in aree marginali”.

I giovani agricoltori della Coldiretti propongono che le Regioni e gli enti locali identifichino nelle aree da bonificare, nei terreni abbandonati, nelle zone industriali obsolete e nei tetti delle strutture produttive anche agricole, il luogo idoneo all’installazione del fotovoltaico per la corretta produzione di energia da fonti rinnovabili. “L’Italia – evidenzia Veronica Barbati presidente nazionale di Giovani Impresa – possiede terreni non destinati all’agricoltura che potrebbero essere messi a valore con il fotovoltaico, ci domandiamo perché utilizzare terreni fertili che già producono valore economico, sociale ed ambientale togliendo traiettorie di futuro alle nuove generazioni di agricoltori”.

 

VENETO, CAMPAGNA VACCINALE PER OPERAI AGRICOLI STAGIONALI EXTRACOMUNITARI

L’Imminente vendemmia e la raccolta di frutta e verdura sono salve grazie all’avvio della campagna vaccinale per 8mila operai stagionali extracomunitari. Lo annuncia Coldiretti Veneto che ha concordato con le ULSS del territorio regionale la disponibilità a procedere alle vaccinazioni secondo un programma ad hoc individuando nelle strutture pubbliche un referente per il programma vaccinale.

La questione interessa in particolar modo i lavoratori agricoli stagionali – spiega Coldiretti Veneto – soprattutto extracomunitari regolarmente soggiornanti e muniti del loro codice fiscale. Le difficoltà di accesso al portale per utenti poco avvezzi alla digitalizzazione hanno sollecitato Coldiretti Veneto ad intraprendere contatti diretti con la Direzione Prevenzione e in seguito con Azienda Zero.

Il pronto riscontro di entrambi le strutture ha permesso di intervenire sul problema assicurando quindi alle imprese agricole la possibilità di avviare alla vaccinazione gli operai agricoli attraverso le strutture della sanità regionale. Si tratta di lavoratori che sentono il forte senso della comunità per cui la soluzione di mandarli direttamente ai centri vaccinali senza passare per il portale è la soluzione migliore – commenta Coldiretti Veneto. Nel 2020 le assunzioni in campagna nel periodo centrale (luglio-agosto-settembre) sono state 8mila relative a personale occupato proveniente da Nord Africa, Asia, India, Est Europa. Con questa iniziativa – conclude Coldiretti Veneto – si rafforzano i rapporti tra imprese agricole e sanità regionale per la tutela della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro e si confermano legalità e trasparenza oltre che rispetto delle regole in ambito agricolo.

 

CAMPANIA, CEMENTO: SCOMPARSI OLTRE 200 ETTARI DI CAMPAGNE

Nonostante un timido rallentamento, la Campania si conferma tra le regioni italiane con maggiore propensione alla cementificazione del suolo, “mangiandosi” 211 ettari di campagne nel 2020. Ad affermarlo è la Coldiretti Campania, in base ai dati ISPRA relativi al rapporto 2021 sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. La Campania si conferma terza nella classifica delle regioni con valori percentuali più elevati di suolo consumato con il 10,39%, preceduta solo da Veneto con l’11,87% e dalla Lombardia con il 12,08%. Analizzando i singoli territori – prosegue Coldiretti Campania – si conferma il primato negativo della Citta metropolitana di Napoli, che consuma il 34,2% del suolo provinciale, mentre arriva a quasi il 63% quello della città capoluogo. Segue la provincia di Caserta con il 10,2%, mentre la città è al 24,8%. L’estesa provincia di Salerno consuma il 7,9% del territorio, mentre il capoluogo arriva al 34,6%. La verde Irpinia invece cementifica appena il 7,3% del territorio provinciale, ma la città di Avellino è a quota 31,4%. Chiude il Sannio con il 7,3% di cementificazione e la città di Benevento che consuma il 15,5% della sua enorme superficie. Scendendo nell’analisi dei Comuni, il podio del consumo del suolo va a Casavatore, in provincia di Napoli, con la cementificazione del 90,9% del territorio comunale. Insieme ad Arzano, Melito di Napoli e Cardito guidano anche la classifica nazionale, interrotta solo da Lissone in Lombardia. Ultimo in classifica Valle dell’Angelo, in provincia di Salerno, il comune più green della Campania con lo 0,7% di consumo di suolo. Ma il più virtuoso d’Italia è Carcoforo in Piemonte con lo 0,3%.

La perdita maggiore si è registrata – spiega la Coldiretti – sul fronte dei cereali e degli ortaggi, seguita dai foraggi per l’alimentazione degli animali, dai frutteti, dai vigneti e dagli oliveti. Un problema grave in una situazione in cui il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli in Italia, secondo l’analisi della Coldiretti, è sceso a circa il 75% con il Paese costretto ad importare ¼ degli alimenti di cui ha bisogno in un momento di grandi tensioni a causa dell’emergenza Covid.

“Gli squilibri territoriali della nostra regione – commenta Gennarino Masiello, presidente di Coldiretti Campania – continuano a crescere e a minacciare l’agricoltura, a vantaggio di politiche urbanistiche che tendono a sacrificare suolo fertile. È un trend che va invertito al più presto, sia accelerando l’approvazione della legge nazionale sul consumo del suolo, sia intervenendo con la programmazione urbanistica regionale, provinciale e comunale. In alcuni territori la sopravvivenza di colture preziose, protagoniste del patrimonio agroalimentare campano, rischiano di sparire. Sopravvivono solo grazie ad agricoltori eroici che custodiscono lembi di terra. Oltre a minacciare la produzione di cibo, la cementificazione è una minaccia costante, che innesca il dissesto idrogeologico ad ogni evento meteo eccezionale.”

 

SONDRIO, DOPO VITTORIA DELL’ITALIA UN’ONDA LUNGA PER IL RILANCIO DEL TURISMO

Partire dall’assist dato dalla vittoria della nazionale azzurra agli Europei per costruire un percorso di rilancio turistico “che va fatto proseguire ininterrotto fino all’appuntamento olimpico di Milano-Cortina 2026”. Una necessità che Coldiretti Sondrio rimarca dopo sette giorni dalla festa azzurra partendo dai dati diffusi dopo la coppa sollevata da capitan Chiellini e compagni: la crescita del Pil stimata dagli economisti pari allo 0.7% per le grandi vittorie calcistiche significa per l’Italia un possibile aumento aggiuntivo di 12 miliardi in un momento di grande ripresa dell’economia dopo l’emergenza Covid.

Ed effetti positivi ci sono anche per il made in Sondrio, sia per quanto riguarda l’ambito agroalimentare che quello turistico, nel cuore di una stagione che – complice le incognite della pandemia e l’andamento internazionale della campagna vaccinale – vede ancora molte prenotazioni last minute in Valtellina e Valchiavenna.

E’ quanto afferma Coldiretti Sondrio nel sottolineare che si tratta dell’effetto positivo del prestigio internazionale che sui mercati significa aumento delle esportazioni Made in Italy che nel primo quadrimestre del 2021 hanno già fatto segnare un rimbalzo positivo del +19,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sulla base dei dati Istat.

“Non c’è dubbio che la vittoria in Inghilterra – sottolinea il presidente di Coldiretti Sondrio Silvia Marchesini – è comunque una importante chance sui mercati esteri dove si forma una importante parte del Pil nazionale che nel 2021 è già stimato in crescita attorno al 5%. Non va dimenticato, come detto, anche l’impatto positivo sui flussi turistici stranieri con gli arrivi estivi a luglio e agosto già stimati in aumento del 32% rispetto all’anno scorso, anche se su valori di monto inferiori all’anno prima della pandemia, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isnart. Va da sé che ci attediamo ricadute positive anche in provincia di Sondrio, un forte punto di contatto con il Centro Europa e non solo”.

Una opportunità di crescita sostenuta peraltro dal prestigio internazionale del Paese anche sul piano politico ed istituzionale come dimostra – continua la Coldiretti – l’apprezzata presenza nello stadio di Wembley a Londra del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ma anche del tifo esplicito per gli azzurri del presidente Commissione Ue Ursula von der Leyen.

L’anno successivo all’ultima grande vittoria degli azzurri al campionato mondiale di calcio del 2006 in Germania, l’economia nazionale è cresciuta in modo sostenuto con un aumento record del 4,1% del Pil a valori correnti mentre il numero di disoccupati è diminuito del 10%, secondo l’analisi della Coldiretti che evidenzia peraltro che si tratta di un risultato registrato alla vigilia di una pesante fase di recessione mondiale. Nel 2007 – sottolinea la Coldiretti – si è anche verificato un incremento delle vendite nazionali all’estero del 10% spinto dal successo di immagine dell’Italia che ha avuto un effetto traino anche sui prodotti Made in Italy. Va registrato peraltro – conclude la Coldiretti – un aumento di 2,36 milioni di stranieri che sono venuti in Italia in vacanza nell’anno successivo alla memorabile vittoria che significa in termini percentuali un +3,5%: senza dubbio un bell’assist, in prospettiva, anche per la provincia di Sondrio con le sue montagne, le sue bellezze naturali e il suo straordinario patrimonio agroalimentare.

 

ASTI, NUOVE AZIONI PER TUTELARE IL MOSCATO D’ASTI

Tutelare il Moscato d’Asti al pari della maggior parte delle varietà nazionali. È quanto chiede Coldiretti rispetto all’approvazione del Decreto “Etichettatura”. Facendo parte dei vitigni varietali, la legislazione attuale consente di utilizzare il nome moscato anche senza la denominazione di origine. L’Unione Europea lascia però agli Stati membri la possibilità di tutelare le zone di origine attraverso la limitazione del nome del vitigno già protetto con la Doc. «La Regione Piemonte – spiega Marco Reggio presidente di Coldiretti Asti con delega regionale al settore vitivinicolo – è al nostro fianco in questa azione di tutela che, condotta insieme al Consorzio del Moscato d’Asti Docg, ha lo scopo di porre rimedio alle storture rispetto all’etichettatura».

«Il nostro obbiettivo – rileva Gianfranco Torelli, vice presidente di Coldiretti Asti e componente di parte agricole nel Consorzio dell’Asti e Moscato – è di limitare la possibilità di imbottigliare spumanti generici con il nome Moscato. Anche perché, molte volte, le uve provengono non solo da fuori regione ma dall’estero».

«Stiamo lavorando – assicura il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia – per garantire la tutela e il futuro del comparto moscato sul nostro territorio. La legge di riferimento è il Regolamento delegato (UE) 2019/33 della Commissione, del 17 ottobre 2018, che di fatto integra il regolamento Ue 1308/2013 per quanto riguarda le domande di protezione delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo, la procedura di opposizione, le restrizioni dell’uso, le modifiche del disciplinare di produzione, la cancellazione della protezione nonché l’etichettatura e la presentazione». «Auspichiamo – rimarca Torelli – che la Regione esponga le giuste considerazioni alla Conferenza Stato Regioni e al Ministero e che si propongano così le opportune azioni legislative».

«Occorre essere realisti – sintetizza il presidente Reggio – perché per i mosti di vini e spumanti c’è ancora una parte di produzione che opera in situazioni non proprio “trasparenti” e che quindi secondo noi non fa completamente il bene del nostro territorio e della nostra economia». Il presidente di Coldiretti Asti punta anche il dito sulle spumantizzazioni locali di molti mosti e vini provenienti da fuori regione e dall’estero e immessi sul mercato indicando in etichetta il nome della località in cui si è effettuata quest’ultima operazione di cantina. «Stando alle normative attuali non c’è nulla di illegale – precisa Reggio -, ma questi spumanti non sono realizzati con le nostre uve, non vengono prodotti in Piemonte, ma sono solo semplicemente imbottigliati localmente e sfruttano così l’identità del nostro territorio. E poi, se vogliamo dirla tutta, fanno anche concorrenza ai nostri “veri” spumanti”».

È indubbio come sia necessario prevedere delle regole più restrittive che evitino l’inserimento di mosti fermentati di cui non si conosce neppure la provenienza, tutelando così i vitigni storici e contrastando la concorrenza alla Docg Asti e Moscato d’Asti. Il Moscato in Piemonte è coltivato su una superficie di quasi 10 mila ettari per una produzione di oltre 90 milioni di bottiglie che hanno un valore di almeno 400 milioni di euro.

«Si tratta – conclude Furia – di valorizzare le nostre produzioni e fare chiarezza per i consumatori che scelgono di acquistare il vero Moscato d’Asti Docg. Non possiamo permettere che varietà, addirittura di livello inferiore, abbiano la stessa protezione e, di conseguenza, lo stesso peso sul mercato».

 

EMILIA ROMAGNA, COMMERCIO ESTERO: RECORD STORICO EXPORT CIBO ITALIANO

L’alimentare Made in Italy fa registrare il record storico nelle esportazioni con un valore di quasi 17 miliardi mai raggiunto in passato nei primi cinque mesi del 2021, dopo essere stato peraltro l’unico settore in crescita anche nell’anno precedente in piana pandemia. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero con un ulteriore balzo dell’alimentare dell’8,9% da gennaio a maggio.

Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna – sottolinea Coldiretti regionale – i dati parlano di una crescita molto importante che vedeva l’export del primo trimestre 2019 fermarsi a 1,7 miiliardi contro i 2,2 del 2021 (e i 2,1 del 2020)

Un risultato ottenuto – sottolinea la Coldiretti – nonostante le difficoltà degli scambi commerciali e il lockdown in tutti i continenti della ristorazione che ha pesantemente colpito la cucina italiana ma anche favorito il ritorno in tutti continenti alla preparazione casalinga dei pasti con il boom delle ricette Made in Italy. L’ emergenza sanitaria Covid – precisa la Coldiretti – ha provocato una svolta salutista nei consumatori a livello globale che hanno privilegiato la scelta nel carrello di prodotti alleati del benessere come quelli della dieta mediterranea. A trainare la crescita ci sono infatti prodotti base come il vino che guida la classifica dei prodotti Made in Italy piu’ esportati seguito dall’ortofrutta fresca. E si attende nei prossimi mesi – continua la Coldiretti – l’impatto positivo sulle vendite all’estero della vittoria agli europei di calcio che hanno dato prestigio all’immagine del Made in Italy.

Tra i principali clienti del Made in Italy a tavola sono gli Stati Uniti che si collocano al secondo posto ma fanno registrare l’incremento maggiore della domanda con un balzo del 14,2% favorito dall’entrata in vigore l’11 marzo 2021 dell’accordo tra il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente Usa Joe Biden sulla sospensione di tutte le tariffe relative alle controversie Airbus-Boeing che – rileva la Coldiretti – ha eliminato i dazi aggiuntivi del 25% alle esportazioni in Usa di Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi, cordiali e liquori come amari e limoncello.

Positivo l’andamento anche in Germania che si classifica al primo posto tra i Paesi importatori di italian food con un incremento del 5,4% lo stesso della Francia che si colloca al terzo posto mentre al quarto la Gran Bretagna dove a causa della Brexit, con l’appesantimento dei carichi amministrativi, l’export alimentare crolla dell’8,4%.

“L’Italia può ripartire dai punti di forza con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’intera economia” ha affermato il Presidente di Coldiretti Emilia Romagna Nicola Bertinelli nel sottolineare che “per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve anche agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo”. Una mancanza che ogni anno – continua Bertinelli – rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export al quale si aggiunge il maggior costo della “bolletta logistica” legata ai trasporti e alla movimentazione delle merci”. Il Recovery Plan – conclude Bertinelli – rappresenta dunque una occasione unica da non perdere per superare i ritardi accumulati e aumentare la competitività delle imprese sui mercati interno ed estero”.

 

BASILICATA, MIRIAM ESPOSITO RESPONSABILE DONNE IMPRESA COLDIRETTI MATERA

Miriam Esposito, giovane imprenditrice lucana e studentessa universitaria, è stata nominata responsabile Donne Impresa Coldiretti Matera. E’ quanto fa sapere la coordinatrice regionale, Marina Metastasio. “La scelta di dedicarsi all’agricoltura è nata quando mio padre decise di ampliare l’azienda – racconta Esposito -acquistando nuovi terreni, con l’intento di realizzare quella che oggi è diventata una meravigliosa realtà. Ho scelto di scommettere su me stessa e sulle mie capacità affiancando e seguendo il progetto familiare avviato, rimanendo e investendo nella mia terra”. L’azienda si è sempre distinta per la diversificazione dei prodotti e delle coltivazioni, selezionando nuove ed esclusive varietà, garantendo sempre al mercato un prodotto “sano”, di elevata qualità e all’avanguardia. “Tang Gold” è la varietà del nuovo mandarino impiantato di recente in azienda. Dolce, succoso e senza semi, facile da sbucciare. È più dolce rispetto ad altre varietà di mandarino. Piace molto, soprattutto ai più piccoli, per la sua succosità e dolcezza, si presenta nella tarda stagione degli agrumi, quando le clementine sono finite, il che è un bel vantaggio. L’azienda, a conduzione familiare, è la testimonianza di come sia stato possibile fare rete, poter creare qualcosa di entusiasmante coinvolgendo la famiglia stessa, associando tradizione e innovazione con continui progressi e miglioramenti. “Ora l’obiettivo è continuare ad impegnarmi – conclude Esposito – fissare nuovi traguardi e lavorare sodo per poterli raggiungere”. Anche in Basilicata, come nel resto d’Italia, Coldiretti Donne Impresa promuove lo sviluppo dell’imprenditoria femminile agricola, organizza attività culturali e di comunicazione con i consumatori, elabora proposte per le politiche sociali attinenti al mondo agricolo, rappresenta Coldiretti nelle istituzioni della parità, promuove la presenza femminile negli organismi decisionali dell’organizzazione agricola.

 

VENETO, FAUNA SELVATICA, BENE IL TAVOLO DI COORDINAMENTO

Coldiretti accoglie favorevolmente il tavolo di coordinamento per la gestione della fauna selvatica che permetterà di rendere operativi i piani di controllo. Un’attività sollecitata dagli stessi agricoltori di Coldiretti durante la recente mobilitazione che da Venezia fino a Palermo ha visto coinvolti direttamente anche i cittadini, sindaci e amministratori locali per i problemi di sicurezza che la presenza di specie invasive come i cinghiali, i cervi, ad esempio, possono comportare. Colonie di animali selvatici scorrazzano indisturbati dalla campagna fino alla città – spiega Coldiretti –un fenomeno incontrollato che è anche un problema di ordine pubblico. La questione non è solo agricola – spiega Coldiretti – coinvolge tutti produttori, allevatori, residenti nei centri urbani, automobilisti, turisti persino gli altri animali. Servono semplificazioni burocratiche e un ampliamento significativo della platea dei soggetti che possono intervenire ma, soprattutto, occorre riportare al centro di tutto il sistema l’imprenditore agricolo che subisce i danni e che deve poter attivare celermente le azioni di contenimento. Sarà questo il senso della presenza di Coldiretti Veneto al tavolo istituzionale. Bene, infine – sostiene Coldiretti – il varo del piano per colombacci e corvidi. E’ urgente un programma di controllo per le nutrie – ricorda Coldiretti Venezia- altra priorità per l’agricoltura. Il roditore è un vero flagello per il sistema idraulico della rete di canali ormai diventati un colabrodo dai tunnel scavati che compromettono la stabilità idrogeologica dei terreni con l’aggravarsi del problema in questi ultimi anni di piogge torrenziali. Nella provincia di Venezia si stima la presenza di diverse decine di migliaia di capi e la situazione sta peggiorando quotidianamente- conclude Coldiretti Venezia.

 

RIMINI, EMERGENZA CINGHIALI E DANNI FAUNA SELVATICA: CONFRONTO COL PREFETTO

Il problema dei danni da fauna selvatica in agricoltura, in particolare quelli provocati dai cinghiali, il cui numero è oramai fuori controllo, di fatto è diventato un’emergenza a tutti gli effetti, davanti alla quale gli agricoltori/allevatori si sentono totalmente inermi. Nella mattinata di ieri, 16 luglio, Coldiretti Rimini, rappresentata dal Presidente Guido Cardelli Masini Palazzi, dal Direttore Giulio Federici e dal vice Direttore Giorgio Ricci, si è confrontata sulla grave problematica con il Prefetto della Provincia di Rimini Giuseppe Forlenza.

Coldiretti, illustrando al Prefetto la proposta normativa già presentata a livello nazionale, ha evidenziato come la densità della fauna selvatica, in particolare cinghiali, sia ormai fuori controllo, con forti ripercussioni anche in termini di sicurezza sulla viabilità e con seri problemi di tutela sanitaria per i numerosi allevamenti delle zone collinari e montane.

“Gli agricoltori – ha sottolineato il Presidente Guido Cardelli Masini Palazzi – vanno in qualche modo tutelati perché solo così sarà garantita la loro permanenza in territori realisticamente a rischio di spopolamento”.

Il Prefetto ha ascoltato con partecipata attenzione, sottolineando che le attività agricole rappresentano per il sistema Paese una ricchezza insostituibile, così come evidenziatosi in modo lampante nel corso della pandemia in cui esse non si sono mai interrotte a beneficio dell’intera comunità nazionale e riconoscendo che esse vanno certamente sostenute, soprattutto nell’attuale scenario di incertezza e di difficoltà. Il Prefetto ha pertanto assicurato che interesserà i competenti organi centrali corrispondendo in ordine alla segnalata problematica degli ungulati.

Al riguardo il Direttore Federici ha evidenziato “che l’Emilia Romagna è avanti rispetto ad altri territori e basta qualche piccolo aggiustamento sulla base delle proposte presentate per avere gli strumenti necessari per la necessaria riduzione dei cinghiali”, evidenziando altresì anche i danni indiretti ed il rischio di incidenti che questi animali stanno causando.

 

VENEZIA, IL BENESSERE ANIMALE COME OPPORTUNITA’

In un momento particolarmente difficile per il settore zootecnico in cui Coldiretti denuncia come l’emergenza Covid abbia innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle e di contro riconoscimenti di compensi per il latte piu’ bassi degli scorsi anni, ci sono aziende che si ingegnano per superare il momento difficile. E’ questo il caso della società agricola Ervas Flavio Silvano SS di San Donà di Piave, da generazioni impegnata nel settore zootecnico da latte che in questi ultimi anni ha seguito l’iter molto articolato per ottenere la certificazione biologica del latte. “Ho diminuito i capi presenti in stalla ed ho deciso di curare con attenzione la loro qualità di vita- racconta Stefano Ervas – ora le bovine si nutrono principalmente di fieno secco asciugato in campo, senza alcuna presenza di fermentati. Non solo, in stalla riecheggia la musica classica del compositore conterraneo Andrea Luchesi e i risultati sono stati subito evidenti: le vacche godono di splendida salute producendo un latte stabile che ai controlli risulta perfetto”. Ora l’azienda conferisce parte della produzione all’azienda Bio dinamica San Michele di Cortellazzo di Jesolo, ma c’è un’ulteriore novità infatti parte della produzione viene trasformata in formaggio con una nuova linea “Latte Fieno STG (specialità tipica Garantita)” certificata da ICEA. Tra questi prodotti anche la robiola e lo stracchino delattosate per i consumatori che hanno problemi di intolleranze al lattosio, lo zucchero del latte. I prodotti si trovano in vendita nella bottega di campagna amica a Mestre in corso del Popolo 152, la cui titolare è la cooperativa Saporitalia formata da dieci giovani produttori agricoli locali di cui Stefano Ervas ne è il presidente. Una realtà, quella della Bottega di Campagna Amica, presente nel tessuto di Mestre da 8 anni.

“Facciamo parte di quei negozi di prossimità che durante la pandemia sono stati un riferimento presente e costante per i cittadini, facendo consegne a domicilio e garantendo prodotti sani e freschi.  I cittadini apprezzano la stagionalità e i sapori di una volta come quello dei radicchi amari, piuttosto che le nespole, le mele cotogne o le giuggiole.” Spiega stefano Ervas che conclude: I nostri clienti apprezzano tantissimo i nostri racconti della vita di campagna prendendoci come un modello virtuoso, fonte di educazione alimentare, di guida ai consumi a cui il consumatore guarda con attenzione”.

 

BERGAMO, IL CEMENTO DIVORA CAMPAGNA, CONTINUA SACRIFICIO DEL SUOLO AGRICOLO

“Una cementificazione che lo scorso anno è avanzata ad un ritmo di 2 metri quadrati al secondo, nonostante la pandemia, è un risultato più che allarmante e certamente non sarà privo di conseguenze. Deve farci riflettere quanto sta accadendo in Germania, dove, dopo la terribile alluvione dei giorni scorsi, è sotto accusa il cambiamento climatico che si abbatte su un territorio sempre più fragile, complici anche le continue colate di cemento”. E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Bergamo, Alberto Brivio, commentando i preoccupanti dati emersi dal nuovo rapporto Ispra sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” che fotografa una situazione particolarmente critica nella nostra provincia.

“Solo nel 2020 nella Bergamasca sono stati sacrificati altri 113 ettari di suolo – sottolinea Brivio –  continuando a seguire un modello di crescita economica sbagliato che purtroppo non si è ancora arrestato e mette a rischio l’ambiente, la sicurezza dei cittadini e la produzione di cibo. A causa della cementificazione selvaggia sono scomparsi i nostri terreni migliori, e questo significa che non solo abbiamo perso tonnellate di prodotti agricoli, ma è stata compromessa anche la biodiversità presente sul nostro territorio”. 

Il consumo di suolo inoltre rende più difficile l’assorbimento dell’acqua piovana che così scorre sulle superfici impermeabilizzate aumentando la pericolosità idraulica dei nostri territori e accentuando il rischio siccità. 

“Analizzando i dati dell’Ispra che riguardano la nostra provincia – prosegue il presidente di Coldiretti Bergamo – balza all’occhio la situazione dei comuni di Cortenuova e Covo, dove nell’ultimo periodo di riferimento si sono persi rispettivamente 16,46 ettari e 8,53 di ettari di suolo.  Pensando ad un vero modello di sviluppo complessivo, ritengo sia necessario riservare al nostro territorio uno sguardo più ampio, che consideri tutte le sue componenti. Ci dobbiamo anche chiedere dal punto di vista occupazionale che prospettive vogliamo dare ai nostri giovani. Siamo consapevoli che se indirizziamo gli insediamenti edificatori e le infrastrutture correlate solo verso un unico settore economico, più espressamente la logistica, offriremo occupazione solo nella logistica?”.

Coldiretti Bergamo evidenzia che la preoccupazione di oggi è destinata a crescere viste le prospettive inquietanti delineate dalla prossima realizzazione, già annunciata, di altri poli logistici, nonché  dalla eventuale costruzione di infrastrutture quali la   Bergamo-Treviglio e l’Interporto, particolarmente impattanti sul piano agricolo-ambientale e sulle quali proponiamo  da tempo il ricorso a soluzioni alternative in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di circolazione di persone e merci senza sacrificare ambiente, agricoltura e qualità della vita. “Dobbiamo decidere una volta per tutte se vogliamo continuare ad esaltare solo con le parole la qualità del nostro cibo o la bellezza dei nostri paesaggi, ricchezze uniche che tutto il mondo ci riconosce, oppure vogliamo difendere questo patrimonio con scelte coerenti e fatti concreti – conclude Brivio -.  Alla luce di quanto sta accadendo ora più che mai serve una maggiore programmazione territoriale e accelerare l’iter per l’approvazione della legge sul consumo di suolo, ancora ferma in Parlamento da quasi un decennio, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

 

TREVISO, SPRECARE TERRENO AGRICOLO SIGNIFICA FARE DANNO AI CONSUMATORI

“La superfice agricola è una questione ambientale e di paesaggio oltre a quella terra che garantisce dei prodotti agricoli unici al mondo. Sprecarla significa davvero compromettere una delle risorse più preziose che abbiamo in qualità anche di consumatori”. Così Giorgio Polegato, presidente Coldiretti Treviso, commenta la notizia che vede il Veneto come seconda regione d’Italia per consumo suolo. Con 217.744 ettari sottratti alla campagna, la regione viene dopo la Lombardia e prima della Campania. Nello spazio di un anno dal 2019 al 2020 sono spariti 682 ettari di verde. E’ quanto afferma Coldiretti Veneto in riferimento alla presentazione del nuovo rapporto Ispra sul “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”. Ma non è solo la cementificazione a preoccupare. Allarma anche il rinnovato interesse per l’installazione del fotovoltaico a terra che nella corsa virtuosa all’energia prodotta da fonti rinnovabili trova nell’accaparramento di terreno fertile una possibile forma di speculazione. Treviso guida la classifica delle province più “sprecone” in termini di superficie agricola (41.385 ettari) seguita da Verona (41.199) e Padova (39.914). “La legislazione regionale ha rallentato la cementificazione sfrenata –aggiunge Polegato presidente di Coldiretti Treviso – ma sul tema dell’insediamento di impianti fotovoltaici a terra è urgente l’approvazione di una legge che blocchi l’assalto alla diligenza dei terreni agricoli individuando le aree e i siti idonei agli impianti come zone marginali, capannoni dismessi, cave in disuso. Gli imprenditori agricoli si candidano ad essere assoluti protagonisti del processo di transizione energetica sviluppando la copertura dei tetti delle loro stalle e utilizzando piccole porzioni dei terreni agricoli di proprietà per realizzare mini impianti agro voltaici in connessione con l’attività principale agricola con l’obiettivo di ridurre gli ingenti costi energetici che gravano sulle imprese.

 

VENETO, FOTOVOLTAICO: E’ CORSA ALLA TERRA

Non passa giorno che un progetto di fotovoltaico su suolo agricolo non balzi all’attenzione dell’opinione pubblica: l’elenco continua ad arricchirsi di nuovi saccheggi di terra fertile da parte di società italiane e internazionali ed enti privati che dietro la scelta virtuosa di produrre energia pulita nascondono un interesse speculativo. E’ quanto afferma Coldiretti Veneto preoccupata per la deriva che il rinnovato interesse per il business dei pannelli solari sta riscuotendo presso soggetti che nulla hanno a che fare con l’agricoltura. Il Veneto – sostiene Coldiretti – fa già i conti con un consumo di superficie agricola pari a 217.774 ettari aumentato – secondo il report di Ispra – di 682 ettari nel giro di un anno: la regione è seconda in Italia per sacrificio di terreno. Oltre che per la cementificazione – spiega Coldiretti – il territorio regionale è oggetto di attenzione per l’installazione di moduli solari che a colpi di centinaia di ettari sta coinvolgendo varie province in particolar modo Rovigo. E’ in Polesine che si consuma quotidianamente una sorta di “corsa alla terra” con decisioni arbitrali come quella recente della Regione del Veneto che ha deciso di NON sottoporre alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) l’impianto di Occhiobello come se la sottrazione di campi coltivati a favore di pannelli fosse normale prassi.  L’appello di Coldiretti Veneto per fermare lo scempio ambientale è stato sostenuto da 24mila firme di cittadini e consumatori, consegnate in Consiglio Regionale, una petizione sottoscritta nelle piazze per chiedere l’approvazione di una legge regionale che individui le aree e i posti idonei agli impianti fotovoltaici a terra preferendo siti alternativi come zone marginali, capannoni dismessi, cave in disuso. I tempi e l’iter legislativo, però, si stanno allungando – denuncia Coldiretti Veneto – e allora proponiamo una moratoria temporanea alla autorizzazione di nuovi impianti fotovoltaici su suolo agricolo, fino all’entrata in vigore della nuova norma regionale che blocchi questo vero e proprio “assalto alla diligenza” dei terreni agricoli –dice Coldiretti Veneto – perché con questo ritmo la situazione potrebbe arrivare ad un punto di non ritorno. La questione non riguarda solo la campagna rodigina, ma l’intero territorio regionale da Treviso a Vicenza, da Venezia a Padova che rischia di essere oggetto di investimenti estranei alle finalità agricole. Una immediata moratoria, anche in considerazione dell’evoluzione del quadro normativo statale sulle aree idonee e non idonee, è la soluzione più giusta in attesa che chi deve decidere completi le valutazioni. Si tratta – conclude Coldiretti Veneto – di un provvedimento che è già stato adottato recentemente in altre regioni e quindi perché non farlo anche in Veneto?

 

ROVIGO, CLIMA: LA PETIZIONE VENETA CONTRO I PANNELLI MANGIA SUOLO E’ NAZIONALE

La petizione lanciata da Coldiretti Veneto contro i pannelli solari mangia suolo è da oggi una raccolta firme che interessa tutta la Penisola. Diventa dunque nazionale l’iniziativa avviata su territorio regionale che ha già prodotto 24 mila sottoscrizioni e che da oggi continua il suo percorso da Nord a Sud con lo slogan Si all’energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo. L’annuncio è degli under 30 di Coldiretti che in occasione del G20 dei giovani a Milano dal 19 al 23 luglio presieduto dall’Italia dà il via ufficiale alla raccolta firme per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici e spingere invece il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole.

Sul sito www.giovanimpresa.coldiretti.it e in tutti gli uffici di Coldiretti, nei mercati e negli agriturismi di Campagna Amica sarà possibile dare la propria adesione alla mobilitazione promossa da Giovani Impresa Coldiretti per chiedere alle istituzioni di investire nelle fonti alternative di energia senza dimenticare il ruolo fondamentale dell’agricoltura e la bellezza unica dei nostri territori, che andrebbero compromessi senza una programmazione territoriale degli impianti fotovoltaici a terra.

“Preoccupati per l’emergenza climatica, i giovani agricoltori – spiega Alex Vantini delegato regionale e vice nazionale – intendono cogliere ogni opportunità offerta dalle tecnologie innovative, avendo come obiettivo la piena attuazione dell’accordo di Parigi sul clima e l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Il consumo di suolo agricolo destinato al fotovoltaico a terra minaccia il futuro alle nuove generazioni di agricoltori.

Il coordinamento veneto – aggiunge Vantini – è stato pioniere dell’iniziativa. Per prima proprio Federica Vidali alla guida dei giovani di Coldiretti Rovigo è scesa in campo con una protesta inizialmente social denunciando da subito lo scempio ambientale nel Comune di Loreo. Da quel momento il Veneto è stato interessato da un’escalation di progetti fotovoltaici che riguardano tutte le province e distese di campi coltivati. Una responsabilità sociale che come imprenditori agricoli – continua Vantini – ci sentiamo addosso per rivendicare che il suolo vocato all’agricoltura appartiene agli agricoltori e la multifunzionalità energetica va sviluppata come attività integrata alla coltivazione e all’allevamento, sino a un massimo del 5% della superficie dell’azienda, da realizzare direttamente dagli agricoltori e in aree marginali”.

I giovani agricoltori della Coldiretti propongono che le Regioni e gli enti locali identifichino nelle aree da bonificare, nei terreni abbandonati, nelle zone industriali obsolete e nei tetti delle strutture produttive anche agricole, il luogo idoneo all’installazione del fotovoltaico per la corretta produzione di energia da fonti rinnovabili. “L’Italia – evidenzia Veronica Barbati presidente nazionale di Giovani Impresa – possiede terreni non destinati all’agricoltura che potrebbero essere messi a valore con il fotovoltaico, ci domandiamo perché utilizzare terreni fertili che già producono valore economico, sociale ed ambientale togliendo traiettorie di futuro alle nuove generazioni di agricoltori”.

 

COMO-LECCO, CARBURANTE PIÙ CARO: CONSUMI IN CALO E SALGONO COSTI PRODUZIONE                                                  

In un Paese come l’Italia dove l’85% dei trasporti commerciali avviene per strada il record dei prezzi dei carburanti ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli energetici. E’ quanto afferma la Coldiretti interprovinciale sugli effetti del balzo delle quotazioni della benzina. L’aumento è destinato a contagiare l’intera economia perché se salgono i prezzi del carburante si riduce il potere di acquisto degli italiani che hanno meno risorse da destinare ai consumi. Gli effetti si fanno sentire dalla spesa quotidiana alle vacanze con l’aumento dei costi per i trasferimenti per l’esodo estivo con ben un italiano su tre (33%) che ha scelto di trascorrere le ferie all’interno della propria regione. A subire gli effetti dei prezzi dei carburanti – continua Coldiretti Como Lecco – è anche l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. In queste condizioni è importante individuare alternative green come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sul Recovery plan elaborato dalla Coldiretti per sviluppare le bioenergie in Italia.

“Siamo ancora in una condizione di sofferenza del sistema – commenta Fortunato Trezzi, presidente della Coldiretti interprovinciale – e l’impatto dell’impennata dei carburanti rischia di creare una spirale negativa, colpendo i bilanci familiari già duramente provati dalla pandemia. Un effetto che pesa ancor di più sul territorio, dove ci si affida soprattutto al trasporto dei prodotti su gomma”.

Secondo l’ultima analisi del centro studi Divulga in Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08) e la Germania (1,04), ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est: in Lettonia il costo dell’autotrasporto è di 0,60 euro al chilometro e in Romania 0.64. Si tratta di un aggravio per gli operatori economici italiani superiore dell’11% rispetto alla media europea – conclude Coldiretti Como Lecco – e che colloca il nostro Paese al 30° posto nella classifica mondiale stilata dal Global Competitiveness Report (GCR), curato dal World Economic Forum, che monitora il livello di competitività delle economie mondiali, valutando anche il livello delle infrastrutture.

 

PARMA, ASSEMBLEA DI BILANCIO: CONTI POSITIVI E INTENSA ATTIVITÀ

Venerdì 16 luglio si è tenuta, nella suggestiva cornice del Castello di Felino, l’Assemblea annuale di Coldiretti Parma per gli adempimenti relativi al bilancio consuntivo 2020 e preventivo 2021 e per un resoconto dell’annata.

Il Presidente Nicola Bertinelli, dopo il saluto introduttivo, ha passato la parola all’ottimizzatore Vittorio Morgese per illustrare ai convenuti il bilancio riguardante l’anno 2020 tutto di segno nettamente positivo, così come per il bilancio di previsione 2021, evidenziando la corretta e oculata gestione economica di Coldiretti e la vitale attività nei confronti dei soci, delle aziende agricole, dell’agricoltura territoriale e della collettività.

La sessione formale si è conclusa con il voto unanime dei presenti per passare poi alla parte pubblica dell’Assemblea per un approfondimento delle azioni sindacali messe in campo da Coldiretti e un confronto con i rappresentanti degli Enti economici locali con i quali fare il punto sulla situazione nei vari comparti produttivi ed economici.

Un filmato e alcune slide hanno sintetizzato le attività ed iniziative di Coldiretti, messe in luce dal Presidente Nicola Bertinelli e dal Direttore Marco Orsi: dalle attività degli uffici Coldiretti territoriali a supporto delle aziende agricole durante il difficile periodo della pandemia all’applicazione di provvedimenti governativi a ristoro del mancato reddito delle nostre aziende; dalle iniziative di rappresentanza e progettualità, in linea con Coldiretti regionale e nazionale, alle iniziative di solidarietà (come la spesa sospesa, la consegna  alle famiglie più bisognose di pasta 100% italiana e di prodotti Made in Italy di altissima qualità, in collaborazione con Filiera Italia e Campagna Amica); dalle attività nei mercati di Campagna Amica  per valorizzare i prodotti locali e la filiera corta, alle iniziative di educazione alimentare nelle scuole; dall’avvio di un nuovo spazio Campagna Amica nella rinnovata agenzia di città del  Consorzio Agrario di Parma, ai webinar rivolti ai giovani  agricoltori e alle imprenditrici agricole, associati a Coldiretti, fino alla recente mobilitazione a Bologna davanti alla Regione Emilia Romagna per dire stop all’invasione dei cinghiali .

Il Presidente di Coldiretti Parma Nicola Bertinelli nel suo intervento ha evidenziato l’importanza del settore agroalimentare quale risorsa strategica per il Paese. “L’agricoltura – ha sottolineato Bertinelli – non si è mai fermata nemmeno durante la pandemia, garantendo sempre il cibo sulle tavole di tutti gli Italiani. La ripresa del Paese Italia – ha proseguito Bertinelli – passa inevitabilmente dall’agricoltura italiana che dovrà essere pronta ad investire al meglio le risorse previste nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)”.

Numerosi i rappresentanti di Istituzioni e di Organismi Economici intervenuti: Il Prefetto di Parma Dott. Antonio Lucio Garufi, il  Sindaco di Felino Elisa Leoni,  l’Assessore regionale alla Montagna Barbara Lori, il Maggiore Giovanni Martufi per il Comando provinciale Carabinieri, il Presidente del Consorzio Agrario di Parma Giorgio Grenzi e il Direttore Roberto Maddè, la Presidente della Bonifica Parmense Francesca Mantelli e il Direttore Fabrizio Useri, Il Presidente del CLCA Daniele Mazzocchi e il Direttore Alessandro Raffaini, il Presidente della sezione di Parma del Consorzio del Parmigiano Reggiano Luca Cotti e il Segretario Michele Berini, il Presidente del Consorzio Fitosanitario di Parma e Consigliere Ainpo Luigi Montali, e per Credit Agricole Italia  il Responsabile Direzione Regionale Parma – Emilia Est Maurizio Crepaldi e il Dott. Marco Rocchetta, Specialista Sviluppo Agri Agro.

L’incontro è stato anche l’occasione per consegnare al Prefetto di Parma Antonio Lucio Garufi il documento contenente le proposte normative per gli interventi per la prevenzione e il contenimento dei danni della specie cinghiale.

 

VICENZA, STRAGE IN GERMANIA. SOS IN ITALIA: CEMENTIFICATI 2 MQ AL SECONDO

“Dai capannoni industriali dismessi, oggi cattedrali nel deserto, in numerose aree del Vicentino, alle infrastrutture inutili che si vanno realizzando senza una pianificazione chiara e sensata, ai centri commerciali che spuntano come funghi. Occorre una pianificazione sull’utilizzo del suolo che sia rispettosa ed equilibrata, ma soprattutto che abbia un senso e risponda a precise esigenze per il bene comune, non per meri interessi di categoria”. Con queste parole il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, interviene dopo i tragici avvenimenti che hanno coinvolto la Germania, chiara conseguenza dei cambiamenti climatici e della cementificazione.

Sotto accusa in Germania è il cambiamento climatico che si abbatte su un territorio reso sempre più fragile dalla cementificazione che in Italia, nonostante la pandemia, nel 2020 è avanzata ad un ritmo di 2 metri quadrati al secondo. È quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, sulla base dei dati Ispra nell’esprimere cordoglio per le vittime dell’alluvione in Germania e in Belgio che ha duramente colpito anche l’agricoltura europea con l’allerta della protezione civile in otto regioni in Italia.

Le precipitazioni sempre più intense e frequenti, con vere e proprie bombe d’acqua, si abbattono su un territorio reso fragile dalla cementificazione e dall’abbandono. Per effetto delle coperture artificiali dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto garantire l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica del territorio nazionale secondo l’Ispra. A livello nazionale le colate di cemento non rallentano neanche nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, e ricoprono quasi 60 chilometri quadrati, impermeabilizzando ormai il 7,11% del territorio nazionale. Sono così saliti a 7275 i comuni con parte del territorio in pericolo di dissesto idrogeologico, il 91,3% del totale con 7 milioni gli italiani che vivono in aree a rischio frane, alluvioni ed esondazioni di fiumi in una situazione di incertezza determinata dall’andamento meteorologico che condiziona la vita e il lavoro.

“A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che negli ultimi 25 anni ha fatto sparire oltre ¼ della terra coltivata (-28%) con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari.  Per questo – sottolinea Coldiretti Vicenza – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne”.

“In tale ottica un intervento strategico è la realizzazione di infrastrutture a partire dai bacini di accumulo, proposto dalla Coldiretti e non a caso inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) varato dal Governo Draghi” conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel chiedere, però, “di accelerare sull’approvazione della legge sul consumo di suolo, ancora ferma in Parlamento da quasi un decennio, che potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la protezione del suo territorio”.

 

VENEZIA, PRONTO ACCORDO PER CAMPAGNA VACCINALE OPERAI STAGIONALI STRANIERI

Nel Veneziano sono 2.620 le assunzioni stagionali in agricoltura avvenute durante il 2020 (dati del Sistema Veneto Lavoro) di personale non specializzato proveniente da Paesi Extracomunitari e Comunitari, da Nord Africa, Asia, India, Est Europa in particolare Romania e Polonia; verosimilmente ci stiamo riferendo ad almeno un migliaio di persone (una persona ha più assunzioni durante l’anno) che arrivano in Italia per un lavoro stagionale e che potrebbero aver necessità di vaccinarsi. Alcune aziende agricole infatti hanno segnalato la difficoltà di accesso al portale per i loro lavoratori, ecco che Coldiretti Veneto ha intrapreso i contatti diretti con la Direzione Prevenzione e in seguito con Azienda Zero facendosi da portavoce e raggiungendo un accordo per il quale le ULSS del territorio regionale daranno nei prossimi giorni la disponibilità a procedere con le vaccinazioni secondo un programma ad hoc individuando nelle strutture pubbliche un referente vaccinale. “E’ davvero importante aver trovato questa soluzione di mandare i lavoratori direttamente ai centri vaccinali senza passare per il portale  – afferma Giovanni Pasquali direttore di Coldiretti Venezia- modalità che interessa nel Veneziano, lavoratori attualmente impegnati nella raccolta di ortaggi in particolare le zone di Chioggia e Cavallino Treporti, ma presto altrettanti lavoratori in vista dell’imminente vendemmia.- Le aziende agricole sono abituate a rispettare i protocolli di sicurezza nei luoghi di lavoro ed è encomiabile che abbiano provveduto a segnalare un gap burocratico che prontamente le strutture si sono adoperate a colmare.”   Con questa iniziativa – conclude Coldiretti – si rafforzano i rapporti tra imprese agricole e sanità regionale per la tutela della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro e si confermano legalità e trasparenza oltre che rispetto delle regole in ambito agricolo.

 

ROVIGO, NUOVO MALTIFICIO LOREO: ESEMPIO DI VALORIZZAZIONE FILIERA AGRICOLA

Anche Coldiretti Rovigo si congratula con l’azienda K-Adriatica di Loreo per la lungimiranza del nuovo progetto di costruzione di un maltificio che coinvolgerà il mondo agricolo e il territorio.

L’associazione polesana prende spunto da questo incontro per complimentarsi per l’idea, da una parte, ma anche per sottolineare quanto già ampiamente raccontato durante la conferenza, cioè che la birra è a tutti gli effetti un prodotto agricolo. Come ha sottolineato Teo Musso del Consorzio birra Italiana, per tanti anni l’identità della birra non ha preso in considerazione la sua provenienza agricola, è stata trattata come una bevanda qualunque. Anche Giovanni Toffoli, ceo di K-Adriatica, ha spiegato che il processo di produzione coinvolgerà il territorio con un indotto positivo sia in termini di posti di lavoro che di coinvolgimento del settore primario, in quanto l’intera filiera sarà made in Italy.

“Siamo pienamente in linea con il progetto di K-Adriatica perché permette di potenziare il settore primario al fine di raggiungere l’autosufficienza alimentare nazionale – commenta Silvio Parizzi, direttore di Coldiretti Rovigo -. Come ha ben detto dal presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, proteggere la terra serve per proteggere i cittadini, difendere il patrimonio agricolo è necessario per puntare alla sovranità alimentare, perché un Paese autosufficiente nella produzione di cibo è un Paese forte. Attualmente importiamo ¼ degli alimenti e il grado medio di autoapprovvigionamento dei prodotti agricoli in Italia è sceso a circa il 75%. Abbiamo visto lo scorso anno quali tensioni si creino quando gli scaffali al supermercato sono vuoti, abbiamo già avuto una dimostrazione di quanto sia importante il cibo”.

“Il progetto presentato stamattina dimostra come si possa lavorare bene con e per il territorio – conclude il direttore Parizzi –. Coldiretti elogia questo tipo di progetti intelligenti, soprattutto dopo l’uscita rapporto Ispra, dove il Veneto si colloca al secondo posto per consumo di suolo; solo tra 2019 e 2020 sono 682 gli ettari persi, indossare questa maglia nera non ci fa per niente onore. Per questo Coldiretti promuove una inversione di rotta: manteniamo i terreni fertili intatti, fermiamo il consumo di questi perché la velocità con cui si consuma suolo ci sta conducendo in una via senza ritorno. K-Adriatica promuove, invece, la sinergia tra industria e settore primario, tramite una nuova filiera, salvaguardando la terra e l’agricoltura italiana e, nota ancora più positiva, senza necessariamente consumare ulteriore suolo agricolo. Non possiamo che appoggiare questo tipo di progettualità a differenza dei numerosi progetti impianti fotovoltaici che appesantiscono ulteriormente una situazione già grave”.

 

VARESE, CARBURANTE PIÙ CARO: CONSUMI IN CALO E SALGONO COSTI PRODUZIONE

In un Paese come l’Italia dove l’85% dei trasporti commerciali avviene per strada il record dei prezzi dei carburanti ha un effetto valanga sulla spesa con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli energetici. E’ quanto afferma la Coldiretti provinciale sugli effetti del balzo delle quotazioni della benzina. L’aumento è destinato a contagiare l’intera economia perché se salgono i prezzi del carburante si riduce il potere di acquisto degli italiani che hanno meno risorse da destinare ai consumi. Gli effetti si fanno sentire dalla spesa quotidiana alle vacanze con l’aumento dei costi per i trasferimenti per l’esodo estivo con ben un italiano su tre (33%) che ha scelto di trascorrere le ferie all’interno della propria regione.

A subire gli effetti dei prezzi dei carburanti – continua Coldiretti Varese – è anche l’intero sistema agroalimentare dove i costi della logistica arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura secondo una analisi della Coldiretti su dati Ismea. In queste condizioni è importante individuare alternative green come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sul Recovery plan elaborato dalla Coldiretti per sviluppare le bioenergie in Italia.

“Siamo ancora in una condizione di sofferenza del sistema – commenta Fernando Fiori, presidente della Coldiretti provinciale – e l’impatto dell’impennata dei carburanti rischia di creare una spirale negativa, colpendo i bilanci familiari già duramente provati dalla pandemia. Un effetto che pesa ancor di più sul territorio, dove ci si affida soprattutto al trasporto dei prodotti su gomma”.

Secondo l’ultima analisi del centro studi Divulga in Italia il costo medio chilometrico per le merci del trasporto pesante è pari a 1,12 euro/chilometro, più alto di nazioni come la Francia (1,08) e la Germania (1,04), ma addirittura doppio se si considerano le realtà dell’Europa dell’Est: in Lettonia il costo dell’autotrasporto è di 0,60 euro al chilometro e in Romania 0.64. Si tratta di un aggravio per gli operatori economici italiani superiore dell’11% rispetto alla media europea – conclude Coldiretti Varese – e che colloca il nostro Paese al 30° posto nella classifica mondiale stilata dal Global Competitiveness Report (GCR), curato dal World Economic Forum, che monitora il livello di competitività delle economie mondiali, valutando anche il livello delle infrastrutture.

 

FERRARA, INCONTRO CON IL PREFETTO PER PROBLEMATICHE DELLA FAUNA SELVATICA

Coldiretti Ferrara, con il Presidente Tassinari ed il Direttore Visotti, ha incontrato oggi il Prefetto di Ferrara, dott. Campanaro.

Al centro del colloquio le iniziative che Coldiretti ha fatto nei giorni scorsi in tutte le Regioni italiane ed in sede nazionale per evidenziare il grave problema dell’invasione della fauna selvatica, dove lo squilibrio tra alcune specie sta provocando danni sia alle produzioni agricole, sia al territorio, con problemi anche di sicurezza ed incolumità per i cittadini.

E se la proliferazione dei cinghiali è la punta dell’emergenza, ci sono anche altre specie, che soprattutto nel nostro territorio, rappresentano una minaccia da non sottovalutare, a partire dalle nutrie.

Il Prefetto ha colto l’allarme lanciato di Coldiretti, condividendo la preoccupazione e l’intento di far sì che vi sia prevenzione, nel rispetto delle norme, prima che i problemi diventino fuori controllo. E pertanto che occorrano le necessarie modifiche prima di tutto alla legge sulla caccia, per consentire una più efficace e sollecita possibilità di contenimento della fauna selvatica invasiva, laddove possibile anche da parte degli agricoltori e con modalità innovative e sperimentali. Il presidente Tassinari ed il direttore Visotti, nel consegnare il testo delle modifiche di legge, hanno quindi esposto al Prefetto Campanaro, la necessità di tenere alta l’attenzione sulle problematiche relative ai nostri territori dalle nutrie, ai piccioni, ai corvidi ed all’altra fauna nociva, che alla pari dei cinghiali provoca danni alle produzioni agricole e rischi per l’incolumità dei cittadini, soprattutto in alcune aree del territorio particolarmente gravate dallo squilibrio faunistico.

 

VERCELLI-BIELLA, SOSTEGNI BIS: OLTRE 2 MILIARDI PER L’AGRICOLTURA ITALIANA

“Un provvedimento che stanzia oltre 2 miliardi per l’agricoltura con misure concrete che vanno dal fisco al lavoro, dall’imprenditoria femminile ai giovani, dal rilancio degli allevamenti agli agriturismi, fino ai risarcimenti per il maltempo”.  È quanto afferma Coldiretti Piemonte in riferimento all’esame, da parte dell’aula della Camera, del Dl sostegni bis. L’esigenza di immediati interventi di sostegno è soddisfatta dalla previsione dell’esonero del versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali per il mese di febbraio 2021 a favore delle imprese delle filiere agricole dei settori agrituristico e vitivinicolo, incluse le imprese produttrici di vino e birra, in considerazione dei gravi effetti negativi che sono derivati a causa della pandemia. Tra le novità più importanti della discussione parlamentare introdotte grazie all’impegno della Coldiretti l’aumento a 161 milioni di euro per il 2021 del Fondo di solidarietà nazionale per le imprese agricole danneggiate dalle gelate.

“Nel provvedimento – spiega Paolo Dellarole presidente di Coldiretti Vercelli-Biella – si danno risposte concrete alle imprese di allevamento di bovini e suini aumentando per il 2021 le percentuali di compensazione Iva per le cessioni degli animali vivi portandole al 9,5%: tale intervento avrà immediati effetti anche in termini di liquidità disponibile per gli allevatori. Significativo è l’aumento di 5 milioni del fondo filiere per interventi destinati per il 2021 agli allevatori di bovini oltre allo stanziamento di 15 milioni di euro per il sostegno dei distretti di agricoltura biologica. Di grande rilievo le disposizioni in tema di agriturismo, soprattutto per l’incremento dell’occupazione, in quanto i lavoratori addetti all’agriturismo vengono considerati lavoratori agricoli anche ai fini di stabilire il rapporto di connessione tra attività agricola ed agrituristica. Importante l’intervento, sostenuto da Coldiretti, a favore dell’imprenditoria agricola femminile in quanto si estendono alle imprese condotte da donne, a prescindere dall’età, le misure agevolative sull’autoimprenditorialità previste solo per i giovani dai 18 ai 40 anni, quali ad esempio i mutui agevolati a tasso zero per gli investimenti o un contributo a fondo perduto sempre per gli investimenti. Significativo l’intervento – conclude Dellarole – per l’anticipazione a favore delle imprese agricole dei pagamenti diretti, nell’ambito degli aiuti Pac, in considerazione delle situazioni di crisi, anche di natura sanitaria e fitosanitaria o determinate da avverse condizioni metereologiche, in cui versano le imprese agricole. Le difficoltà derivanti dalla mancanza di liquidità da parte delle imprese agricole sono affrontate dal decreto Sostegni bis anche tramite l’integrazione del fondo Ismea per la gestione delle garanzie, a titolo gratuito, che l’Istituto eroga a favore delle imprese agricole”.

 

TORINO, PREZZO LATTE PAGATO ALLA STALLA: L’ABBASSAMENTO NON È ACCETTABILE

«Non possiamo accettare che alcuni caseifici piemontesi abbassino il prezzo del latte alla stalla riconosciuto agli allevatori. Imprenditori agricoli che devono già far fronte agli aumenti delle materie prime saliti alle stelle: con il mais che registra +50 per cento; la soia +80 per cento e le farine di soia +35 per cento, rispetto allo scorso anno».  Questo rileva Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, a fronte dei tentativi di speculazione che stanno emergendo nell’ultimo periodo in Piemonte.

«Con le difficoltà, causate alla pandemia arrivata con il covid-19, che gli allevatori hanno saputo affrontare con grande forza senza mai fermarsi – aggiunge Fabrizio Galliati – e in un momento in cui è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese, è vergognoso che gli allevatori si vedano sottopagare il latte alla stalla, remunerato meno dei costi di produzione. Per questo Coldiretti denuncia queste speculazioni e le storture che stanno emergendo a sostegno delle imprese e dell’intero comparto lattiero-caseario piemontese. Coldiretti auspica che i caseifici che hanno unilateralmente abbassato il compenso del latte ai produttori possano rivedere il prezzo riconosciuto alla stalla che, attualmente, è sceso al di sotto dei costi di produzione. Tutto questo mentre, anche il latte spot, continua a evidenziare livelli economici importanti sui 41-42 centesimi il litro. Per Coldiretti quanto prima è necessario un adeguamento del prezzo riconosciuto agli allevatori».

Il settore lattiero-caseario piemontese nel 2019 ha segnato una Ppb, produzione ai prezzi di base, di 354 milioni di euro, pari al 10 per cento della Ppb prodotta dall’insieme delle attività agricole – coltivazioni e allevamento – subalpine. La gran parte della produzione di latte si concentra nella pianura tra Torino e Cuneo e intorno alla cintura del capoluogo regionale. Nel complesso, sempre a fine 2019, erano presenti in Regione Piemonte 2.139 allevamenti da latte o misti, pari al 5 per cento sul totale nazionale, per un totale di 300.089 capi, equivalenti al 9,5 per cento sul totale nazionale. Gli allevamenti esclusivamente da latte erano 1.504, pari al 6 per cento sul nazionale, per 241.221 capi, corrispondenti al 9 per cento sul nazionale. In Piemonte, nel periodo gennaio-luglio 2020 si sono prodotti 690.469 tonnellate di latte, erano 662.240 nell’anno 2019.

 

NUORO-OGLIASTRA, INCENDI: AL VIA LA MACCHINA DELLA SOLIDARIETÀ

Scatta l’operazione solidarietà dopo gli incendi nel Marghine che hanno lasciato diversi allevatori senza pascoli ed alcuni anche senza strutture.

A coordinare l’iniziativa Coldiretti Nuoro Ogliastra in seguito alla ricognizione fatta tra gli ovili del Marghine ed in particolare di Sindia e Macomer (circa 30 quelli coinvolti) dove sono andati in fumo 1800 ettari di terreno, pascoli soprattutto, ma anche strutture, scorte di foraggio, recinzioni e qualche mezzo.

A salvarsi per fortuna gli animali che però sono rimasti senza pascoli e foraggio.

“La situazione per alcune aziende è drammatica e non possono essere lasciate sole – spiega il presidente di Coldiretti Nu-Og Leonardo Salis -. Il mondo delle campagne come sempre si rimbocca le maniche e rispolverando il mai abbandonato mutuo soccorso va in soccorso ai colleghi che hanno subìto perdite”.

La Coldiretti sta coordinando l’iniziativa solidale. “Abbiamo già delle adesioni, con donazioni di foraggio – spiega il direttore di Coldiretti Nu-Og Alessandro Serra -. Ma chiunque fosse interessato contatti i nostri uffici in modo da poter gestire al meglio ed agevolare le attività riuscendo ad andare incontro alle esigenze di tutti”.

“Purtroppo la piaga degli incendi ci colpisce puntualmente tutti gli anni, è un onta sarda che non possiamo ignorare o nascondere – prosegue Salis -. Ci riguarda tutti e colpisce tutta la società, dal mondo produttivo a quello turistico. Per questo dobbiamo essere tutti in prima fila ed uniti per sconfiggerla. La macchina antincendio ha fatto dei passi da gigante ma la battaglia si vince se ci sentiamo tutti coinvolti attivamente nel contrastarla, non vedendolo come un problema di altri e delle sole istituzioni: sia nella prevenzione che nel segnalare eventuali pericoli ma coinvolgendo anche le famiglie e le scuole per formare giovani consapevoli dei pericoli e danni derivanti dagli incendi”.

 

VERCELLI-BIELLA, LATTE: INACCETTABILE ABBASSAMENTO PREZZI DI ALCUNI CASEIFICI

“È inaccettabile che alcuni caseifici piemontesi stiano abbassando il prezzo pagato agli allevatori che devono già far fronte agli aumenti delle materie prime schizzate alle stelle con il mais che registra +50%, la soia +80% e le farine di soia +35% rispetto allo scorso anno”. È quanto commenta Paolo Dellarole Presidente di Coldiretti Vercelli-Biella a fronte della inaccettabile situazione speculativa che sta emergendo nell’ultimo periodo.

“Alla luce delle gravi difficoltà, causate alla pandemia, che gli allevatori hanno saputo affrontare con grande forza senza mai fermarsi ed in un momento in cui è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese, è ancor più vergognoso che ora si vedano sottopagare il latte ed essere, quindi, costretti a lavorare senza neppure aver coperti i costi di produzione”, continua Dellarole. “Per questo – aggiunge Francesca Toscani, direttore Coldiretti Vercelli-Biella – non esitiamo a denunciare le speculazioni e le storture che stanno emergendo a sostegno delle imprese e dell’intero comparto lattiero-caseario piemontese auspicando che questi caseifici possano rivedere il prezzo riconosciuto alla stalla che, attualmente, è al di sotto dei costi di produzione quando, invece, anche il latte spot continua ad evidenziare livelli economici importanti sui 41/42 centesimi. È necessario, quindi, quanto prima un adeguamento del prezzo riconosciuto”.

 

Appuntamenti

 

VITERBO: TAVOLA ROTONDA A TUTELA DELL’AGROALIMENTARE ITALIANO

Oggi

Stop alle pratiche commerciali sleali, alle aste capestro a doppio ribasso che strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione e alle offerte che ingannano i consumatori. Si parlerà di questo e di molti altri aspetti che riguardano un argomento che sta particolarmente a cuore a Coldiretti, nell’incontro organizzato dalla federazione provinciale nell’azienda agricola Orti Camilli in via Camorelle a Viterbo, per la giornata di domani, lunedì 19 luglio, alle ore 18.

Ne discuteranno il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri e provinciale, Mauro Pacifici, insieme al Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Francesco Battistoni, al presidente delle Provincia di Viterbo, Pietro Nocchi, al sindaco Giovanni Arena e al Prefetto Giovanni Bruno. Un dibattito che vedrà la partecipazione di altre associazioni di categoria con il presidente di Confesercenti Viterbo, Vincenzo Peparello, il commissario straordinario CCIAA Rieti Viterbo, Domenico Merlani, il segretario UILA Viterbo, Antonio Biagioli e Sara De Luca, segretario FAI CISL Viterbo, oltre a Danilo Camilli, titolare dell’azienda agricola Camilli.

La tematica verrà analizzata alla luce delle novità introdotte dalla Legge di Delegazione europea approvata dal Senato, tra le quali lo stop alle aste al doppio ribasso ed una serie di norme studiate per tutelare gli agricoltori dallo strapotere delle grandi catene distributive. Un intervento normativo fortemente voluto da Coldiretti per regolare i rapporti tra imprese nelle filiere agricole e alimentari.

 

LUCCA, EPACA E LILT: PREVENZIONE MELANOMA E TUMORE PELLE, VISITE GRATUITE

Martedì 20 e mercoledì 21 luglio

Prevenzione del melanoma e dei tumori della pelle. Lilt (Lega Italiana per la lotta contro i tumori) ed Epaca-Coldiretti insieme per la salute e la sana alimentazione. Sono due le iniziative che la sezione di Lucca della Lilt ed il patronato Epaca mettono in campo per favorire la prevenzione ed informare i cittadini sui corretti stili di vita che fanno bene alla nostra salute. Circa il 70% dei tumori è causato infatti da uno stile di vita scorretto. “Prevenzione e corretta alimentazione sono le armi che abbiamo a disposizione per condurre una vita serena e soprattutto sana. – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – Con la Lilt Lucca, che ringrazio a nome di Coldiretti e del nostro patronato Epaca, condividiamo strategie ed iniziative. Il cibo è uno degli elementi per prevenire tumori e malattie. Per la prima giornata di prevenzione abbiamo coinvolto già venti cinque coltivatori diretti che sono tra i soggetti più esposti al sole a cui è correlato l’insorgere di tumori della pelle. Sono una delle categorie più a rischio tra coloro che lavorano all’aperto”.

Sono due le iniziative a distanza di due giorni: la prima, in programma martedì 20 luglio presso gli uffici del patronato Epaca di Lido di Camaiore nella Corte Anna Magnani (secondo paino) con la mattinata di screening gratuita per la prevenzione dei melanomi e dei tumori della pelle. Per aderire è necessario prenotarsi al numero 331 7581999 o alla mail valentina.daprato@coldiretti.it.

La seconda è invece in calendario mercoledì 21 luglio in piazza Matteotti, sempre a Lido di Camaiore, nell’ambito della manifestazione “Lido Show” dedicata alla prevenzione oncologica con un dibattito a cui parteciperà il vice presidente di Coldiretti Lucca, Elena Giannini. Nel rispetto delle normative anti Covid nello spazio antistante il talk show, le volontarie della Lilt saranno presenti con un banchetto promozionale finalizzato a distribuire materiale informativo sulla campagna di prevenzione, partendo dalle sane abitudini alimentari. Al banchetto sarà inoltre distribuito un sacchetto con frutta e verdura di stagione, elementi base della salutare dieta mediterranea consigliata per mantenere l’organismo in buona salute.

Per informazioni www.lucca.coldiretti.it oppure pagina ufficiale Facebook @coldirettilucca

 

VERONA: A SANT’ANNA D’ALFAEDO CON LA FIERA AGRICOLA E LA FESTA PATRONALE

Da giovedì 22 al lunedì 26 luglio

Al via a Sant’Anna d’Alfaedo, dal 22 al 26 luglio, la tradizionale Fiera Agricola, giunta alla 160ma edizione, che si svolge in concomitanza alla Festa Patronale. La manifestazioneè stata presentata oggi Mercato al Coperto di Campagna Amica Verona, da Raffaello Campostrini, Sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo, Marcella Marconi, Presidente Pro Loco di Sant’Anna d’Alfaedo, Daniele Marconi, Presidente Coldiretti di Sant’Anna d’Alfaedo, Silvia Marcazzan, componente del Direttivo Parco Naturale Regionale della Lessinia. Presenti anche il consigliere della Provincia di Verona Cristian Brunelli, il Presidente del Parco Naturale Regionale della Lessinia Giuliano Menegazzi e il Sindaco di Dolcè Massimo Adamoli.

Nel fare gli onori di casa, Franca Castellani ha sottolineato il significato di questa iniziativa come una “forma di ripartenza. Siamo orgogliosi che la presentazione sia avvenuta al Mercato al Coperto in centro città, luogo delle eccellenze agroalimentari veronesi ma anche a disposizione dei cittadini per iniziative che fanno conoscere il territorio scaligero come la Lessinia”.

Il Sindaco di Sant’Anna d’Alfaedo Raffaello Campostrini ha detto: “Con la nostra annuale Fiera vogliamo raccontare un territorio ricco di eccellenze: di storia, di bellezze naturali, opere architettoniche, pratiche agricole e prodotti. Un territorio da conoscere non solo in occasione degli eventi ma durante tutto l’anno”. “Per la Fiera – ha aggiungo – abbiamo organizzato numerose proposte per soddisfare le esigenze di tutti”.

Un programma ricco di iniziative dedicate alla valorizzazione del territorio e dei prodotti della Lessinia oltre ad attività organizzate dalle Associazioni locali illustrate da Marcella Marconi che ha evidenziato: “Nei giorni della Fiera c’è la mission della Pro Loco perché si parla di tradizioni, di territorio e di tipicità. Le tipicità dei prodotti si troveranno a partire dal convegno di giovedì, durante la domenica nel mercato con le aziende locali e alla sera nel Tombolone gastronomico in cui il premio finale è una forma di Monte Veronese. La tradizione si ritrova nella fiera agricola del lunedì e nei laboratori didattici per i bambini che potranno imparare a fare il burro come i casari e le tagliatelle come le nonne. Il territorio si potrà riscontrare nella passeggiata lungo le contrade più vecchie. Grazie alle associazioni ci saranno molte altre attività tra sport cultura e divertimento”.

Il primo evento in programma sarà giovedì 22 alle 20.30 al Teatro comunale con il convegno “Presidi Slow Food della Lessinia: prodotti tradizionali, valori del territorio”. Moderatore sarà il giornalista Matteo Scolari di Pantheon Magazine. Il convegno si aprirà con i saluti del sindaco Raffaello Campostrini, a seguire saranno illustrati i tre presidi: Pecora Brogna Monte Veronese di malga e Pero misso. Nella seconda parte dell’incontro sarà dato spazio al “Progetto Slow Food” storia e significato. Daniele Marconi, presidente della Coldiretti di Sant’Anna d’Alfaedo farà le conclusioni.

Venerdì 23 alle 18 inaugurazione Polveriera con aperitivo inaugurale e alle 20.30 si svolgerà l’evento ForteLuna. L’Architetto Fiorenzo Meneghelli, intervenuto alla presentazione della Fiera, ha illustrato l’importanza del restauro di Forte Tesoro durato un anno e mezzo e dei lavori alla Polveriera. “Da questi posti – ha detto – si coglie il valore del territorio”.

Sabato 24 luglio alle 10.30 nella Sala civica, Coldiretti di Verona, in collaborazione con il Comune di Sant’Anna d’Alfaedo, organizzerà il convegno per fare il punto della situazione

sul quarto programma nitrati. Dopo gli indirizzi di saluto da parte delle autorità presenti, interverrà sul tema Manuel Benincà della Federazione Regionale Coldiretti Veneto. Durante il giorno si svolgeranno diverse iniziative sportive e culturali come la passeggiata guidata, tornei di calcio a 5 e pallavolo misti, la rassegna campanaria e alle 21.00 la commedia della Compagnia teatrale La Moscheta “Grisù, Giuseppe e Maria”. 

Domenica alle 11.45 si svolgerà l’inaugurazione della Fiera Agricola con presentazione delle attività. Durante la giornata saranno in programma alle 9.30 l’escursione in grotta, alle 10 giro con trattori d’epoca, alle 15 i laboratori per bambini e alle 21 il Tombolone gastronomico. Per tutto il giorno ci sarà la possibilità di degustare e acquistare al mercato prodotti locali come formaggi, salumi, confetture e frutta.

Lunedì 26 si svolgerà dalle 8 alle 13 il mercato di attrezzi e macchine agricole; alle 18 la S. Messa per la Festa del Patrono Santi Gioacchino e Anna.

Per partecipare alle varie iniziative è necessaria la prenotazione. Per informazioni, è possibile consultare i Social network, Facebook e Instagram, della Pro Loco di Sant’Anna d’Alfaedo.

Daniele Marconi ha evidenziato l’importanza del settore primario per la Lessinia fatto del lavoro degli agricoltori e degli allevatori che preservano il territorio e il paesaggio tanto che chiunque la visiti ne se innamora.

 

LUCCA, VIAREGGIO: I “SAPORI DI CAMPAGNA TRA LE ORTENSIE DI PAOLINA”

Martedì 20 luglio

Con “Sapori di Campagna tra le Ortensie di Paolina” debuttano a Villa Paolina nell’ambito della programmazione musicale promossa dalla Fondazione Pucciniano, Fondazione dei Perseveranti e dal Comune di Viareggio, le degustazioni narrate dei prodotti del territorio a cura di Coldiretti. A raccontare le peculiarità, le caratteristiche e la storia di alcuni dei prodotti enogastronomici della provincia di Lucca saranno gli agricoltori e viticoltori di Coldiretti. Si parte martedì 20 luglio con l’azienda agricola “Le Vigne del Grillo” di Lido di Camaiore iscritta nell’elenco dei Contadini Custodi della Regione Toscana in occasione del concerto (inizio ore 21.30. Prenotazione e acquisto biglietti 0584.359322) “Escodamè in smoking” scritto ed interpretato da Iacopo Crudeli e Paola Jenco con la partecipazione speciale di Nico Gori al pianoforte. La presenza delle aziende agricole di Coldiretti e di Sapori di Campagna accompagneranno anche altri appuntamenti estivi alternando viticoltura a gastronomia agricola.

Coldiretti ha contributo alla rifioritura del giardino della bella dimora che ospitò la principessa Paolina Bonaparte piantumando decine di esemplari di ortensie coltivate dalle aziende agricole locali varietà diverse tra le quali la macrophylla, paniculata e serrata. Una collaborazione nata dalla sinergia di Coldiretti e Affi (Associazione Floricoltori e Fioristi Italiani) e Comune di Viareggio sancita dalla firma di un recente protocollo: “La presenza delle aziende agricole all’interno di questo contenitore va nella direzione di valorizzare e promuovere le produzioni locali arricchendo la degustazione al racconto del prodotto e della filosofia dell’azienda. Per la nostra organizzazione è un’estate impegnativa con tante iniziative organizzate su tutta la costa con l’obiettivo di continuare a far crescere la cultura del cibo di qualità, locale, sostenibile. – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – La Versilia è la capitale dei fiori: il protocollo consente da un lato ad uno spazio ricco di storia di ritrovare la sua bellezza floreale contribuendo al decoro e al colore, dall’altro di mettere in vetrina le produzioni floricole. Siamo convinti, come organizzazione, nella necessità di favorire gli interscambi tra settori diversi, e di punta di questo territorio, come la nautica ed il turismo, per sostenere con azioni concrete le imprese e l’occupazione”.

Per informazioni www.lucca.coldiretti.it oppure pagina ufficiale Facebook @coldirettilucca

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