COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 15 settembre 2020

15 Settembre 2020
News La Forza del Territorio del 15 settembre 2020

Primo piano

 

VENEZIA

MINISTRA BELLANOVA AL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA A MESTRE

Durante la visita ha incontrato i produttori e gli allevatori di cozze particolarmente colpiti dalla moria di quest’anno

E’ stata una visita inaspettata, annunciata qualche ora prima, ma molto gradita da parte dei produttori, quella avvenuta stamane da parte della Ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova che si è recata al mercato agricolo coperto in Via Palamidese 3/5 a Mestre accompagnata dai candidati locali, la senatrice Daniela Sbrollini e l’onorevole Sara Moretto.

Guidata dal direttore di Coldiretti Venezia Giovanni Pasquali e dal presidente Andrea Colla, ha fatto il giro del mercato soffermandosi con interesse a conoscere le aziende locali che ogni martedì e sabato mattina portano i loro prodotti dalla campagna. Ad attendere la Ministra vi erano anche i dirigenti di Coldiretti tra cui Davide Montino presidente di Agrimercato, Tiziana Favaretto vice presidente di Terranostra, Raffaella Veronese responsabile di Donne Impresa; è intervenuto Alessandro Faccioli di Impresa Pesca e Paolo Ferraresso presidente del Consorzio di Bonifica Bacchiglione.

Incalzata dal Presidente Colla che ha condotto gli onori di casa, la Ministra ha potuto conoscere i produttori ma anche le eccellenze agricole del territorio come il miele di barena, le verdure degli orti di Chioggia e quelle del Cavallino, la frutta di stagione, i formaggi tra cui il Montasio prodotto tipico veneziano, i salumi, la carne e i vini. Nel veneziano non si può certo dimenticare il ruolo dei pescatori che in questi giorni stanno vivendo momenti drammatici: a spiegarlo alla ministra oltre che Alessandro Faccioli di Impresa Pesca, ci ha messo tutta l’energia possibile, un allevatore di cozze, Francesco Ballarin che disperato per la situazione, ha raccontato della moria di cozze nell’area di Pellestrina. “Abbiamo bisogno del vostro sostegno- ha chiesto a gran voce alla Ministra Bellanova- il nostro settore è importante per tutta Italia, ma i problemi che stiamo vivendo in questi giorni, ci mettono a repentaglio la produzione”. Non poteva mancare un riferimento al tour de force che stanno affrontando imprese e professionisti: 187 sono già i versamenti secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia) fatti al fisco. Per le aziende agricole dei settori più colpiti dalla pandemia, scatta il taglio del costo del lavoro in agricoltura con l’esonero dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, itticoltura, pesca e dell’acquacoltura. Tali aziende godranno dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, ora convertito in legge, e non dovranno pagare un importo complessivo di 426 milioni per il settore grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova “Un risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy. In Veneto – ricorda Coldiretti – il fatturato del settore è pari a quasi 6 miliardi di euro: un valore strategico che esprime l’importanza della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”. Il team delle imprenditrici agricole veneziane guidate da Raffaella Veronese ha raccontato poi alla Ministra dell’esperienza ventennale del Progetto di Educazione alla Campagna Amica già attivo per guidare i bambini e i ragazzi sulla conoscenza delle istituzioni dei principi di trasparenza e legalità e dei modelli di sviluppo sostenibili. Proprio ad un giorno dall’apertura delle scuole ricorda che i genitori possono contare su questa opportunità gratuita così pure il corpo degli insegnanti che nei protagonisti della campagna hanno un sostegno diretto e un supporto utile. Il presidente Andrea Colla ringraziando la Ministra Teresa Bellanova per l’attenzione, la sollecita su un argomento cruciale per la nostra agricoltura “è necessario dare dignità alle produzione agricole del nostro Bel Paese, affinchè non siano copiate e sia valorizzato il vero made in Italy partendo dal riconoscimento del valore del lavoro degli agricoltori. Le nostre imprese ci mettono la faccia anche nel rapporto con il consumatore, producendo cibo salubre ristoro prezioso in tutti i momenti, anche quelli meno felici, come è avvenuto durante il lockdown in cui gli agricoltori si sono prodigati per portarlo a domicilio, senza dimenticare le categorie più bisognose.” 

 

Dal Territorio

 

LOMBARDIA, SCATTA CORSA A PORCINI E CHIODINI: OLTRE 600 MILA ETTARI DI BOSCHI

Scatta anche in Lombardia la corsa a porcini, russule, cantarelli e chiodini con le piogge delle ultime settimane che hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti regionale sull’inizio delle attività di raccolta, spinta dal ritorno di sole e alte temperature ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi senza stress da distanziamento sociale per l’emergenza Covid. 

Nella nostra regione – precisa Coldiretti Lombardia – si raccoglie in Valcamonica, nel Bresciano, con la presenza di porcini, russule e altri funghi che è cresciuta parecchio dopo un avvio lento, al punto che nella sua seconda parte la stagione potrebbe rivelarsi migliore di quella del 2019. Più difficile – aggiunge la Coldiretti – fare previsioni per l’alta Lombardia, dove tra le province di Varese, Como, Sondrio e Lecco i funghi sono ancora assenti nella zona “bassa” mentre si trovano in buona quantità solo nella fascia tra i 1500 e i 1800 metri. Allo stato attuale – continua la Coldiretti regionale – oltre ai porcini, predominano le “russule”; i cantarelli sono stati i primi a comparire ma piccoli e poco abbondanti. In Valle Brembana e in Val Seriana, nella Bergamasca, la stagione è iniziata da poco, ma sembra che sia buona, soprattutto per i porcini.

La nascita dei funghi – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per la Lombardia che può contare complessivamente su oltre 600 mila ettari di bosco – chiarisce la Coldiretti su dati di Ersaf Lombardia – che copre il 26% della superficie regionale. L’attività di ricerca – continua la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri ma svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive, dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

E’ necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – precisa Coldiretti Lombardia – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

Per i meno avventurosi il consiglio è comunque quello di recarsi nei mercati di Campagna Amica, dove molto spesso è possibile acquistare anche funghi coltivati. In questo caso la Coldiretti invita a verificare l’indicazione del luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua la Coldiretti – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno – conclude Coldiretti – se ne consumano in media circa un chilo a testa.

Il Decalogo di Coldiretti per Il “Cacciatore di funghi”

– Documentarsi sull’itinerario e scegliere i percorsi adatti alle proprie condizioni fisiche

– Comunicare a qualcuno il proprio tragitto evitando le escursioni in solitaria

– Attenzione ai sentieri nel bosco che possono diventare scivolosi a causa della pioggia

– Consultare i bollettini meteo e stare attenti al cambio del tempo

– In caso di rischio fulmini non fermarsi vicino ad alberi, pietre e oggetti acuminati

– Usare scarpe e vestiti adatti con scorte di acqua e cibo.

– Non raccogliere funghi sconosciuti

– Verificare i limiti alla raccolta di funghi con i servizi micologici territoriali

– Pulire subito il fungo da rami, foglie e terriccio

– Per il trasporto meglio usare contenitori rigidi e areati che proteggono il fungo

(Fonte: Elaborazione Coldiretti)

 

PUGLIA, FASE 3: NUOVO WELFARE VERDE DA INSERIMENTO IMMIGRATI A PET THERAPHY

L’emergenza Coronavirus ha aperto nuovi scenari con l’agricoltura che ha dimostrato di essere “sociale” e con il nuovo welfare verde che, proprio nei giorni più drammatici del lockdown, quando si rischiavano gli assalti ai supermercati, il mondo agricolo è riuscito a dare qualche elemento di serenità assicurando cibo ai cittadini con le consegne a domicilio e la distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie indigenti grazie alla ‘spesa sospesa’. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia, all’avvio di un progetto di inserimento dei lavoratori immigrati nelle aziende agricole che con il nuovo PSR potrebbero avere sostegno per l’attuazione di politiche sociali in agricoltura.

Dalla pet theraphy all’orto dei nonni fino all’agrididattica, con quasi 9 cittadini su 10 (89%) che sognano l’agricolonia per i propri figli con un gradimento in crescita nel 2020 per un servizio fondamentale per le famiglie in un paese come l’Italia dove il 75% dei bambini non ha un posto al nido, l’agricoltura sociale offre sostegno alle famiglie e implementa il rapporto tra chi vive disagi e la comunità svolgendo una funzione straordinaria.

“In Puglia la legge regionale consente di promuovere l’agricoltura sociale che – spiega Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia – diviene formalmente strumento utile anche all’inserimento socio-lavorativo di immigrati e soggetti svantaggiati, disabili e minori in età lavorativa, integrati in progetti di riabilitazione sociale mediante le risorse materiali e immateriali dell’agricoltura, attraverso le opportunità della multifunzionalità e il grande spirito innovativo e di inclusione sociale dimostrato anche dai giovani imprenditori agricoli e dalle donne in agricoltura”.

In Puglia sono già state censite 95 aziende agricole che hanno esperienza di accoglienza e di agricoltura sociale e svolgono – aggiunge Coldiretti Puglia – un ruolo importante nell’ambito della multifunzionalità, accogliendo le fasce più deboli della società nelle aree rurali. Ed è proprio in quelle aree, spiega Coldiretti Puglia, che stanno nascendo esperienze molto diversificate di agricoltura sociale che vanno dal recupero e reinserimento lavorativo di soggetti con problemi di dipendenza all’agricoltura terapeutica, con disabili fisici e psichici di diversa gravità, ma anche il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate e l’attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità, come l’agriasilo, ospitalità per gli anziani e orti sociali.

In questo contesto, con famiglie che hanno bisogni e problemi sempre più diversificati – sottolinea la Coldiretti – il nuovo welfare offerto dalle fattorie sociali lungo tutta la penisola rappresenta una boccata di ossigeno per tanti italiani ma anche per il sistema dei servizi pubblici messo sotto pressione dalla pandemia, oltre ad offrire garanzie di sicurezza poiché all’aria aperta è più facile il rispetto del distanziamento e minori sono i rischi di contagio.

Per sostenere i genitori di bambini e ragazzi con disabilità intellettiva e autismo ci sono fattorie che hanno realizzato – spiega Coldiretti –  percorsi di formazione, recupero e apprendimento garantendo opportunità che in molte aree non sarebbe possibile offrire. Ma sono molte anche le aziende che hanno reso possibile un modo diverso, più gratificante e più sicuro di vivere la vecchiaia rispetto al modello delle case di riposo, che con la pandemia hanno pagato un prezzo altissimo in termine di vite. Gli anziani ospiti degli agriospizi, residenze rurali, passano la giornata all’aria aperta – continua Coldiretti – dedicandosi all’ortoterapia, ai corsi di cucina, ai corsi di ginnastica e rieducazione posturale fino alle escursioni in campagna, in modo da favorire la socializzazione e il mantenimento di una buona condizione psicofisica, nel rispetto delle misure sul distanziamento sociale.

Importante ai tempi della crisi da coronavirus anche l’impegno portato avanti dalla fattorie sociali nel campo occupazionale – conclude Coldiretti – aiutando persone emarginate in difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro, dagli immigrati ai disabili psichici e fisici, dai disoccupati di lunga durata agli ex tossicodipendenti, dalle donne finite schiave di organizzazioni criminali e costrette a prostituirsi fino ai rifugiati politici. Opportunità che si concretizzano attraverso corsi di formazione per l’apprendimento di nuovi mestieri o addirittura nell’impiego diretto nelle stesse aziende agricole.  

 

VENETO, VENETO CAPOFILA NELLA RICERCA E NELLA SPERIMENTAZIONE IN AGRICOLTURA

“La ricerca deve essere protagonista dell’integrazione tra tradizione e innovazione, per sviluppare la competitività delle imprese agricole: il Veneto può giocare un ruolo da capofila nel panorama italiano con la creazione di una rete integrata del sistema della conoscenza”.  Con queste parole Carlo Salvan vice presidente regionale di Coldiretti Veneto ha salutato la platea di imprenditori, dirigenti e funzionari riuniti in occasione dell’incontro di presentazione del piano triennale di Veneto Agricoltura nell’azienda dimostrativa di Sasse Rami di Ceregnano in provincia di Rovigo. Il suo intervento che ha ripreso uno dei dieci punti prioritari del documento di Coldiretti per la prossima legislatura si è concentrato sui bisogni del comparto agricolo alle prese con le nuove sfide del mercato. “Serve una regia forte che sappia attivare un circuito virtuoso tra le aziende, il mondo della ricerca e gli enti di sperimentazione. E’ strategica una circolarità delle sapere – ha detto Salvan – per tracciare le linee di sviluppo con uno sguardo aperto alle nuove frontiere della scienza come la cisgenesi per abbandonare vecchi e superati scenari. Solo così la campagna oltre ad attrarre le nuove generazioni che investono in progetti di vita potrà dimostrare tutto il suo appeal anche nei confronti dei giovani talenti dello studio costretti diversamente a cercar fortuna all’estero”.

 

TARANTO, ACQUA A SINGHIOZZO DA BASILICATA; INVASI A SECCO -90MLN METRI CUBI

Invasi a secco in Puglia dove mancano 90 milioni di metri cubi d’acqua, mentre è a singhiozzo l’erogazione dell’acqua in provincia di Taranto con i campi a secco e le colture a rischio dall’uva da tavola e da vino alla frutta come il melograno, dagli oliveti agli ortaggi tardivi. E’ quanto denuncia Coldiretti Taranto che segnala gli effetti della mancanza di acqua sulle produzioni agricole, ma anche sugli allevamenti con gravi disservizi a cui gli allevatori fanno fronte attraverso il ricorso alle autobotti con un notevole aggravio di costi. 

“Non si contano più le segnalazioni che stiamo facendo quotidianamente perché arrivi l’acqua e nei tempi giusti. Dall’invaso di San Giuliano in Basilicata dovrebbero essere erogati ogni giorno 1000 litri di acqua che spesso non arrivano proprio e l’erogazione viene chiusa in tarda mattinata, molto prima del tempo”, denuncia il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo.

“Stiamo vivendo una siccità prolungata che si è manifestata già dall’inverno scorso e abbiamo denunciato per tempo il razionamento dell’acqua da parte del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, con la possibilità di irrigare solo 2 volte al mese ogni 14 giorni. Così i campi seccano e le colture muoiono, deve essere rivista necessariamente dal Consorzio la pianificazione della erogazione dell’acqua”, aggiunge il presidente Cavallo.

“Serve una pianificazione diversa del ‘bene acqua’ e un piano infrastrutturale – conclude Cavallo – per la creazione di piccoli invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è sia poca ai fini di regimazione della acque, irrigui, ambientali”.

In Puglia le aree a rischio desertificazione sono pari al 57% del territorio regionale – aggiunge Coldiretti Puglia – per i perduranti e frequenti fenomeni siccitosi, dove per le carenze infrastrutturali e le reti colabrodo viene perso l’89% della pioggia caduta. Uno spreco inaccettabile per un bene prezioso anche alla luce dei cambiamenti climatici che – continua la Coldiretti – stanno profondamente modificando la distribuzione e l’intensità delle precipitazioni anche sul territorio nazionale.

Servono – sostiene la Coldiretti – interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua e un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca. Gli agricoltori – conclude la Coldiretti – stanno facendo la loro parte con un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico.

 

LIGURIA, RIENTRO A SCUOLA: MERENDA DA CASA PER 1 BAMBINO SU 3 (35%) 

Per più di uno scolaro su tre (35%) merenda preparata a casa da genitori e nonni con frutta, panini semplici, focacce e torte casalinghe che sorpassa l’acquisto di prodotti confezionati, (25%) o pizza, o cornetti freschi al negozio (7%). L’inizio dell’anno scolastico segnato dall’emergenza Covid ha costretto gli italiani a cambiare le proprie abitudini: la necessità di mantenere le distanze sociali e ridurre al minimo i contatti esterni ed i rischi di contagio ha favorito un forte ritorno al fai da te casalingo, con il coinvolgimento spesso di genitori e figli nella preparazione. Un bisogno di sicurezza che ha fatto anche sparire il tradizionale scambio di merende tra i compagni di classe.

“Preparare la merenda per i bambini tra le mura domestiche – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – oltre a facilitare la riduzione dei contatti esterni, porta ad una svolta salutistica importante anche dal punto di vista nutrizionale, dal momento che il 54% dei bambini italiani faceva una merenda inadeguata, con il consumo di alimenti confezionati con eccessiva densità calorica. Senza dimenticare che, anche in Liguria, si coglie così l’occasione per la riscoperta delle tradizioni e delle ricette tipiche del territorio: dalle crostate con confetture locali alle torte di verdure, dalla stroscia, dolce del ponente ligure a base di olio extravergine d’oliva taggiasca ai canestrelli, e per chi ama il salato non può mancare la classica focaccia alla genovese e la sardenaira, la cugina ligure della pizza. Per preparare merende gustose a km 0 consigliamo di scegliere gli ingredienti direttamente dalle imprese agricole del territorio o presso i mercati di campagna Amica Liguria dove è sempre possibile trovare prodotti freschi, genuini e interamente a km0”.

 

VENETO, CALDO: BOOM GELATO A SETTEMBRE IN ESTATE NERA (+10%)

Impennata dei consumi di gelato con il caldo anomalo di settembre per difendersi dall’afa e godersi gli ultimi scampoli dell’estate. E’ quanto rileva Coldiretti stimando un aumento del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il ritorno ai gusti a kmzero – commenta Coldiretti – sollecita la scelta di coni e coppette nelle agrigelaterie di campagna dove gli effetti delle alte temperature che in molte città hanno superato i 30 gradi si fanno meno sentire.  Con i cambiamenti climatici mutano anche i comportamenti di acquisto – commenta Coldiretti – ma grazie alla presenza in Italia di ben 39mila gelaterie sparse lungo tutta la Penisola con un fatturato annuale di 2,8 miliardi di euro le possibilità di concedersi un momento di refrigerio sono svariate”.

I consumi di gelato degli italiani hanno superato i 6 chili a testa all’anno secondo stime della Coldiretti e ad essere preferito è di gran lunga il gelato artigianale nei gusti storici anche se cresce la tendenza nelle diverse gelaterie ad offrire “specialità della casa” che incontrano le attese dei diverse target di consumatori, tradizionale, esterofilo, naturalista, dietetico o vegano.

Da segnalare le esperienze venete– commenta Coldiretti – come l’agrigelateria Manzati di Sona e Corte Vittoria a Custoza entrambi nel veronese. Con la produzione di latte quotidiana nel banco del laboratorio vengono serviti anche yogurt e tra i gusti preferiti impazzano quelli di stagione: fico, miele e a breve marrone e castagna. Tripudio delle tipicità bellunesi nella “La Sorbettiera” di Carolina Da Rold che dall’azienda agricola di Tisoi porta in centro storico sapori della tradizione: Kodinzon, mais sponcio, orzo e la noce feltrina. Sempre molto apprezzati i classici a base di frutta anche dissetanti in molti casi oltre che nutrienti.

Nell’estate 2020 a pesare soprattutto nelle grandi città è stata la mancanza degli oltre 16 milioni di cittadini stranieri in Italia per motivi di vacanza durante i mesi di luglio, agosto e settembre, con le presenze che quest’anno sono praticamente azzerate dalle preoccupazioni e dai vincoli resi necessari per affrontate l’emergenza covid, secondo l’analisi Coldiretti su dati Bankitalia.

La situazione è preoccupante considerato che – spiega la Coldiretti – nelle e gelaterie presenti in Italia sono occupati 74mila lavoratori e vengono utilizzati ben 220 milioni di litri di latte, 64 milioni di chili di zuccheri, 21 milioni di chili di frutta fresca e 29 milioni di chili di altri prodotti durante l’anno con un evidente impatto sulle imprese fornitrici impegnate a garantire ingredienti di qualità.

L’Italia ha perso il primato europeo della produzione di gelato e si colloca al secondo posto nella classifica dietro alla Germania che è con testa con 635 milioni di litri pari al 21% del totale Ue, mentre la produzione tricolore è di 554 milioni di litri secondo elaborazioni Coldiretti sui dati Istat.

 

ROVIGO, A MESTRE COLDIRETTI A COLLOQUIO CON MINISTRO BELLANOVA

La Bellanova ha fatto tappa al mercato coperto di Campagna Amica di Mestre dove ha incontrato gli agricoltori che fanno vendita diretta e che hanno illustrato le caratteristiche della propria produzione agricola, ma hanno anche fatto il punto sulle necessità del settore primario. La ministro ha incontrato poi i responsabili dei vari settori per un ampio confronto, tra i temi il made in Italy e la distintività da salvaguardare, le filiere e le criticità del settore ortofrutta colpito dai problemi del mercato, dai cambiamenti climatici e dagli insetti alieni, ma anche la dignità sociale dei lavoratori,

Era presente anche il responsabile di Coldiretti Impresapesca Alessandro Faccioli che ha fatto luce sul settore della pesca. “Ho ringraziato la ministro Bellanova – riferisce Faccioli dopo l’incontro – per il puntuale lavoro svolto a favore della probabile deroga della taglia minima delle vongole di mare a 22 millimetri fino al 2022. Come Coldiretti Impresapesca abbiamo chiesto maggiore attenzione per le calamità naturali susseguite in Veneto e, in particolare, alle cozze di Pila, a causa di una intensa mareggiata dovuta alla Bora e, negli ultimi giorni, la moria di cozze che si è verificata a Pellestrina. Abbiamo invitato la ministro Teresa Bellanova, l’onorevole Sara Moretto e la senatrice Daniela Sbrollini a visitare il Delta, perché con maggiori accorgimenti potrebbero offrire qualche centinaio di posti di lavoro in più come quelle opere di vivificazione necessarie a mantenere, nonché sviluppare, le eccellenze che ci riconoscono in tutta Europa”.

 

BASILICATA, DOMANI TAGLIO COSTO LAVORO IN AGRICOLTURA

Anche per gli imprenditori agricoli lucani arrivano buone notizie. Scatta domani, infatti, il taglio del costo del lavoro in agricoltura con l’esonero dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura. Lo rende noto la Coldiretti Basilicata. “Sono tanti gli imprenditori agricoli lucani, in gran parte dislocati nel Metapontino, ma non solo, che si troveranno domani a dover onorare numerosi versamenti. Per loro, però c’è una buona notizia, in quanto le imprese agricole più duramente colpite dall’emergenza covid godranno – sottolinea la Coldiretti lucana – almeno dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, ora convertito in legge, grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova”.  Per la confederazione agricola lucana si tratta di un “risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy che hanno registrato una diminuzione dell’attività. Una misura – conclude Coldiretti Basilicata – che soprattutto nel Metapontino potrebbe avere un grande valore strategico.  Gli imprenditori che hanno già pagato, potranno anche chieder il rimborso, ottenendo informazioni e maggiori dettagli presso i nostri uffici di consulenza agricola”.

 

VARESE, LA CORSA A PORCINI & CO.MA LA STAGIONE NELL’AREA PREALPINA È IN RITARDO

Una stagione “in ritardo” e lontana dai numeri dello scorso anno. Ma i cercatori di funghi non si scoraggiano e, anche in provincia di Varese, è già scattata la corsa alla raccolta di porcini, trombette e chiodini, con le piogge delle ultime settimane che hanno finalmente creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi. Le attività di raccolta nell’area prealpina registrano un vero boom, spinte dal ritorno del bel tempo ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi da distanziamento sociale per l’emergenza covid.

Non mancano, purtroppo, gli incidenti che già in questa prima fase di stagione hanno incidenti anche mortali sulle montagne del settentrione lombardo: è quindi necessario rispettare ogni norme di sicurezza ed evitare le improvvisazioni: in particolare, non ci si deve mai avventurarsi su sentieri impervi e sconosciuti, mai tentare azzardi specie quando la pioggia rende scivolosi i sentieri e, importante, rendersi sempre rintracciabili in caso di bisogno.

E’ altresì importante seguire alcune importanti regole che – precisa la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

La situazione in provincia di Varese

Il caldo ha quindi rallentato il cronoprogramma di stagione, e i funghi sono pressochè assenti nella zona “bassa” mentre in quota si trovano in discreta quantità solo in altura. La stagione parte azzoppata e in netto ritardo: colpa in particolare delle temperature notturne che non consentono quell’escursione ottimale in grado di agevolare lo sviluppo dei miceti. Il “termometro” della stagione è, come sempre, quello dei porcini, che a inizio settembre anche intorno ai 1200 metri di quota nelle montagne dell’alta Lombardia scarseggiavano. Assolutamente troppo presto per fare previsioni o bilanci, ma difficilmente si ripeteranno i numeri della scorsa stagione, una delle migliori in assoluto degli ultimi anni. Allo stato attuale, oltre ai porcini, predominano le “russule” tra i funghi commestibili; i cantarelli sono stati i primi a comparire ma piccoli e poco abbondanti. Massima attenzione ai funghi velenosi: è già comparsa sul territorio, infatti, anche l’amanita falloide o tignosa verdognola, assai diffuso e il più pericoloso esistente in natura a causa della sua tossicità estremamente elevata.                                                                                                                                                                                                                                  

La nascita di porcini, chiodini, finferli e altre varietà – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per il comprensorio del Varesotto che può contare, in provincia, su 55 mila ettari di foresta: l’indice di boscosità è il più alto di tutta la Lombardia).

L’attività di ricerca – continua la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

Dopo la stagione “super” del 2019, l’annata 2020 in alta Lombardia – in particolare le province di Varese, Como, Lecco e Sondrio – è ancora frenata dal caldo intenso che si protrae da settimane e ha rallentato di molto la crescita dei funghi, ancora assenti nella zona “bassa” mentre si trovano in discreta quantità solo nella fascia tra i 1500 e i 1800 metri. Allo stato attuale, oltre ai porcini, predominano le “russule”; i cantarelli sono stati i primi a comparire ma piccoli e poco abbondanti.                                                                                                                                                                                            

Nel caso in cui i funghi non vengano raccolti ma acquistati, Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua Coldiretti Varese – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno se ne consumano in media circa un chilo a testa.                                                                                

Il Decalogo di Coldiretti Varese per il “Cacciatore di funghi”

– Documentarsi sull’itinerario e scegliere i percorsi adatti alle proprie condizioni fisiche

– Comunicare a qualcuno il proprio tragitto evitando le escursioni in solitaria

– Attenzione ai sentieri nel bosco che possono diventare scivolosi a causa della pioggia

– Consultare i bollettini meteo e stare attenti al cambio del tempo

– In caso di rischio fulmini non fermarsi vicino ad alberi, pietre e oggetti acuminati

– Usare scarpe e vestiti adatti con scorte di acqua e cibo.

– Non raccogliere funghi sconosciuti

– Verificare i limiti alla raccolta di funghi con i servizi micologici territoriali

– Pulire subito il fungo da rami, foglie e terriccio

– Per il trasporto meglio usare contenitori rigidi e areati che proteggono il fungo

 

PIEMONTE, RIENTRO A SCUOLA: VINCE LA MERENDA DA CASA

Fin dal primo giorno di scuola vince la merenda preparata a casa. Per più di uno scolaro su tre (35%) infatti, lo spuntino è con frutta, panini semplici e torte casalinghe tanto da sorpassare l’acquisto di prodotti confezionati, (25%) o pizza, focaccia o cornetti freschi al negozio (7%). E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixe’ divulgata in occasione dell’inizio dell’anno scolastico segnato dall’emergenza Covid che ha costretto gli italiani a cambiare le proprie abitudini. La necessità di mantenere le distanze sociali e ridurre al minimo i contatti esterni ed i rischi di contagio ha favorito un forte ritorno al fai da te casalingo, con il coinvolgimento spesso di genitori e figli nella preparazione.

“Un bisogno di sicurezza che ha fatto anche sparire il tradizionale scambio di merende tra i compagni di classe –spiegano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -, ma anche una tendenza salutistica. In Piemonte si può spaziare dal pane preparato con burro di montagna e marmellate di pura frutta, come pesche, piccoli frutti, albicocche o ciliegie, a panini con i nostri formaggi tipici, da quelli freschi a quelli più stagionati, insieme ai salumi oppure solo frutta fresca che dà un grande apporto di vitamine, fino a torte con le nocciole, crostate con confetture e biscotti di riso o i tipici baci di dama, i krumiri o quelli di meliga per i bambini che preferiscono il dolce. Per preparare merende gustose a km0 consigliamo –concludono Moncalvo e Rivarossa – di scegliere gli ingredienti direttamente dalle imprese agricole del territorio o presso i mercati di Campagna Amica dove è sempre possibile trovare prodotti freschi, genuini e totalmente tracciabili”.

 

MARCHE, MANGIALARDI SOTTOSCRIVE GLI IMPEGNI PRESENTATI DAGLI AGRICOLTORI

La tutela del territorio e delle aree forestali, una migliore gestione della fauna selvatica e lo snellimento delle procedure burocratiche per accedere ai fondi destinati all’agricoltura e per avviare attività secondarie nell’ambito della multifunzionalità. Sono solo alcuni argomenti delle linee programmatiche (più cinque punti da tradurre in realtà entro i primi sei mesi di governo) per i candidati alla presidenza della Regione Marche. Questa mattina, alla sede Coldiretti di Ancona Baraccola, è stato il turno di Maurizio Mangialardi. Il candidato governatore per il centrosinistra è stato accolto dalla presidente di Coldiretti Marche, Maria Letizia Gardoni. “Nel corso di questa campagna elettorale ci siamo resi disponibili alle richieste di incontro dei vari candidati e così abbiamo avuto modo di incontrarne di ogni parte politica – spiega la presidente Gardoni – il documento nasce dal mondo agricolo e dalle istanze dei territori. A tutti abbiamo chiesto di farsi promotori di politiche regionali in grado di offrire prospettive di sviluppo all’agricoltura marchigiana e alle molte imprese che vi operano”. In platea presidenti, direttori, capiservizio e funzionari dell’organizzazione regionale. Mangialardi ha sottoscritto gli impegni presentati dagli agricoltori. Tra le richieste la possibilità di snellire le procedure burocratiche dei bandi del Psr sull’esempio di Piattaforma 210, trasformando ciò che è stato predisposto per l’emergenza in prassi strutturale, dare piena attuazione alle disposizioni in materia di contenimento della fauna selvatica senza ulteriori rinvii, obiezioni e dubbi interpretativi da parte ATC, Polizie Provinciali, Associazioni Venatorie, eccetera, ammodernare la legge sulla multifunzionalità delle imprese agricole dando loro maggiori possibilità di intervento, prevedere premialità nei bandi pubblici per la gestione di servizi di ristorazione collettiva di scuole, uffici, università e strutture sanitarie.

 

LUCCA, FUNGHI RECORD: DECALOGO COLDIRETTI PER RACCOLTA IN SICURA

Altra stagione da record nei boschi della Garfagnana. E già scattata la corsa a porcini, finferli, trombette, chiodini con le piogge delle ultime settimane che hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi. E’ quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti sull’inizio delle attività di raccolta lungo che registra un vero boom spinta dal ritorno del bel tempo ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi senza stress da distanziamento sociale per l’emergenza Covid.

“E’ necessario – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica”. Funghi significa anche ristorazione e turismo. Sua maestà il porcino è l’ingrediente più ricercato dai turisti: “è l’ingrediente principale di metà delle ricette della nostra bella terra – spiega ancora – L’ingrediente più ricercato già in queste settimane. Per fortuna sarà un’altra stagione da record. I funghi non mancheranno e questo consente anche di evitare rincari o prezzi folli”.

La nascita di porcini, chiodini, finferli e altre varietà – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. L’attività di ricerca – continua Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

In Toscana le precipitazioni intense dei giorni scorsi hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi per i quali si preannuncia un autunno molto interessante con un incremento del 50% nella raccolta rispetto alla media degli ultimi anni. Per i meno avventurosi il consiglio è comunque quello di recarsi nei mercati di Campagna Amica dove molto spesso è possibile acquistare anche funghi coltivati. In questo caso la Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua la Coldiretti – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno – conclude Coldiretti – se ne consumano in media circa un chilo a testa.

 

FIRENZE, FISCO: IL 16/9 TAGLIO COSTO LAVORO IN AGRICOLTURA

Anche i settori vitivinicolo, seminativo, allevamento ed agriturismi beneficeranno del taglio del costo del lavoro previsto dal ‘decreto Rilancio’, e potranno non pagare domani 16 settembre i contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti a loro carico. Il provvedimento riguarda i settori agricoli più duramente colpiti dall’emergenza covid: filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura.

Lo rende noto la Coldiretti in riferimento al ‘tour de force’ per imprese e professionisti, che si troveranno il 16 settembre a far fronte a diversi pagamenti.

“Anche le imprese agricole del nostro territorio sono perennemente alle prese con adempimenti che comportano costi diretti ed in termini di tempo. Ma, grazie all’impegno di Coldiretti, quelle più duramente colpite dall’emergenza covid godranno –spiega Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Firenze– dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, appena convertito in legge”.

“Le aziende coinvolte –sottolinea Coldiretti- non dovranno pagare un importo complessivo a livello nazionale di 426 milioni per il settore grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova”.

“Un risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy in una situazione in cui in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività secondo l’indagine Coldiretti/Ixe” -dichiara l’associazione evidenziando- “il valore strategico delle filiere agricole con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

 

ROVIGO, ARRIVA LA DECONTRIBUZIONE DELLE FILIERE AGROALIMENTARI

“Domani i nostri dipendenti degli uffici fiscali avrebbero dovuto occuparsi dei versamenti – spiega Silvio Parizzi, direttore di Coldiretti Rovigo – ma con la notizia arrivata oggi è scattato ufficialmente il provvedimento esecutivo che permette ai datori di lavoro l’esonero dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali per il periodo che va dall’1 gennaio al 30 giugno 2020. Per le imprese agricole, duramente colpite dall’emergenza Covid, questo intervento, di carattere straordinario, è di grande sostegno. Ora speriamo che questa sia la ripartenza per un rilancio produttivo e occupazionale delle nostre aziende”.

Le sollecitazioni di Coldiretti sono state accolte dal ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova che ha messo a disposizione 426 milioni. “Un risultato importante per salvare lavoro e occupazione in settori strategici del Made in Italy in una situazione in cui in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività secondo l’indagine Coldiretti/Ixe”  ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nell’evidenziare “il valore strategico della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

 

BRESCIA, SCATTA LA CORSA A PORCINI E CHIODINI NEI 171 MILA ETTARI DI BOSCHI

Scatta anche in Lombardia la corsa a porcini, russule, cantarelli e chiodini con le piogge delle ultime settimane che hanno creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti regionale sull’inizio delle attività di raccolta che registra un vero boom spinta dal ritorno di sole e alte temperature, ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi senza stress da distanziamento sociale per l’emergenza Covid.

Nella provincia di Brescia sono 171mila gli ettari di boschi dove la stagione di raccolta funghi si preannuncia veramente interessante: “abbiamo rilevato presenza importante di porcini a zone – precisa Susanna Mariotti micologa della Vallecamonica –  per ora pochi chiodini e siamo aspettando russule, in generale la presenza funghi è cresciuta parecchio dopo un avvio lento, al punto che nella sua seconda parte la stagione potrebbe rivelarsi migliore di quella del 2019”.

Ma l’intero comparto della montagna, in un anno difficile per l’intera economia del paese,  beneficia della presenza dei funghi: “sono numerosi i turisti che vengono nella valle a cercare funghi – racconta Luca Costa segretario di zona Coldiretti di Breno-Edolo – e questo genera un indotto per il settore turistico della ristorazione e del pernottamento ma non solo, la presenza di questi miceti in grandi quantità e dalla elevata è necessario alle strutture della ristorazione e agli agriturismi che offrono al cliente un prodotto locale che racconta di un territorio unico per bellezza e biodiversità”.

Più difficile – aggiunge Coldiretti – fare previsioni per l’alta Lombardia, dove tra le province di Varese, Como, Sondrio e Lecco il caldo intenso delle scorse settimane ha rallentato di molto la crescita dei funghi, ancora assenti nella zona “bassa” mentre si trovano in buona quantità solo nella fascia tra i 1500 e i 1800 metri. Allo stato attuale – continua Coldiretti – oltre ai porcini, predominano le “russule”. I cantarelli sono stati i primi a comparire ma piccoli e poco abbondanti. In Valle Brembana, nella Bergamasca, la stagione è iniziata da poco, ma sembra che sia buona, soprattutto per i porcini.

La nascita dei funghi – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per la Lombardia che può contare su oltre 600 mila ettari di bosco – chiarisce la Coldiretti su dati di Ersaf Lombardia – che copre il 26% della superficie regionale. L’attività di ricerca – continua Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici.

E’ necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – precisa Coldiretti– vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

Il Decalogo di Coldiretti per il “Cacciatore di Funghi”

– Documentarsi sull’itinerario e scegliere i percorsi adatti alle proprie condizioni fisiche

– Comunicare a qualcuno il proprio tragitto evitando le escursioni in solitaria

– Attenzione ai sentieri nel bosco che possono diventare scivolosi a causa della pioggia

– Consultare i bollettini meteo e stare attenti al cambio del tempo

– In caso di rischio fulmini non fermarsi vicino ad alberi, pietre e oggetti acuminati

– Usare scarpe e vestiti adatti con scorte di acqua e cibo.

– Non raccogliere funghi sconosciuti

– Verificare i limiti alla raccolta di funghi con i servizi micologici territoriali

– Pulire subito il fungo da rami, foglie e terriccio

– Per il trasporto meglio usare contenitori rigidi e areati che proteggono il fungo

(Fonte: Elaborazione Coldiretti)

 

CUNEO, ETICHETTE ALIMENTARI: NUTRISCORE TEDESCO MINACCIA MADE IN CUNEO 

Scaduto senza opposizione il temine previsto dalla normativa europea, la Germania può rendere applicativa la norma che introduce a livello nazionale il “nutriscore”, sistema di etichettatura discriminatoria e fuorviante che rischia di condizionare negativamente anche le esportazioni agroalimentari Made in Cuneo, favorendo prodotti artificiali dei quali, in molti casi, non è nota neanche la ricetta. 

Lo rende noto Coldiretti nel sottolineare che, con il via libera dell’UE all’etichetta nutriscore in Germania, salgono a sei i Paesi dell’Unione che hanno annunciato o già iniziato ad applicare questo modello (Francia, Belgio, Germania, Spagna, Paesi Bassi, e Lussemburgo); in più, iniziative di aziende private sono in essere in Portogallo, Austria e Slovenia. “La decisione della Germania ha un peso rilevante sia perché si tratta di un Paese che ha un ruolo di leadership nel guidare l’evoluzione delle politiche comunitarie sia perché è il principale Paese di sbocco delle esportazioni agroalimentari tricolore, che ora rischiano di essere ingiustamente penalizzate. È inaccettabile spacciare per tutela del consumatore un sistema che cerca di influenzarlo nei suoi comportamenti orientandolo a preferire prodotti di minore qualità, con ingredienti di sintesi e a basso costo, spacciati per più salutari” denuncia Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo.

“Il nutriscore – aggiunge Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle nostre tavole, per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neppure la ricetta. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera, come prevede la proposta italiana del sistema a batteria che non attribuisce presunti ‘patentini di salubrità’ ai singoli alimenti ed esclude i prodotti a marchio IGP e DOP per le specifiche caratteristiche di eccellenza, evitando così il rischio di confondere il consumatore con ulteriori segni distintivi in etichetta”.

Non è un caso che contro il nutriscore, sotto la spinta di Coldiretti, si siano schierati gli agricoltori europei e le loro cooperative riunite nel COPA e COGECA, impegnata a creare un fronte di Paesi contrari all’obbligo UE di etichette come il nutriscore, in vista della proposta della Commissione europea sul tema prevista nel 2022, dopo che nel 2021 sarà condotto uno studio di impatto, nell’ambito della Strategia “Farm to Fork”. Alla testa di questo gruppo c’è proprio l’Italia che ha avuto il via libera dell’UE al proprio sistema di etichettatura nutrizionale FOP (Batteria) lo scorso 28 luglio.

Per maggiori informazioni visitare il sito web https://cuneo.coldiretti.it

 

ASTI, SICUREZZA ALIMENTARE: SBLOCCATO IL SEGRETO DI STATO SUL CIBO STRANIERO

“Stop al segreto di Stato sul cibo d’importazione. Questa potrebbe finalmente essere la volta buona”. Il condizionale è d’obbligo per il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia, ma la norma è stata effettivamente inserita dal governo nazionale nel decreto “Semplificazione” su cui è anche stata posta la fiducia.

“Il decreto – sottolinea Furia – prevede che il Ministero della Salute renda disponibili, ogni sei mesi, attraverso la pubblicazione sul sito internet nella sezione “Amministrazione trasparente” tutti i dati relativi ad alimenti, mangimi e animali destinati al consumo in arrivo dalla Unione e dai Paesi extracomunitari”. Inoltre saranno resi noti anche i dati identificativi “degli operatori che abbiano effettuato le operazioni di entrata, uscita e deposito dei suddetti prodotti.

La norma, fortemente sostenuta dalla Coldiretti, assicurerà finalmente la massima trasparenza sui flussi agroalimentari. Nel marzo dello scorso anno, il Consiglio di Stato diede ragione a Coldiretti che aveva fatto ricorso proprio al diniego del Ministero della Salute all’accesso dei dati riguardanti l’importazione di latte dei prodotti lattiero-caseari tra paesi Ue ed extra Ue.

“Speriamo di conoscere finalmente anche gli importatori di mosti per vini e spumanti – rileva il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio -, perché a nostro avviso c’è ancora una parte di produzione che opera in situazioni non proprio “trasparenti” e che quindi secondo noi non fa completamente il bene del nostro territorio e della nostra economia”. Il presidente di Coldiretti Asti punta il dito sulle spumantizzazioni locali di molti mosti e vini provenienti dall’estero e immessi sul mercato con il nome della località in cui si è effettuata quest’ultima operazione di cantina. “Stando le normative attuali non c’è nulla di illegale – precisa Reggio -, ma questi spumanti non sono realizzati con le nostre uve, non vengono prodotti in Italia, ma sono solo semplicemente imbottigliati localmente e sfruttano così l’identità del nostro territorio. E poi, se vogliamo dirla tutta, fanno anche concorrenza ai nostri “veri” spumanti”.

Non dimentichiamo, tra l’altro, che ben l’84% degli allarmi sanitari scattati in Italia nel 2019, proveniva da cibi importati dall’estero. “In questo senso – rimarca Furia – potrebbe essere interessante analizzare le importazioni su molti prodotti agricoli e trasformati, come ad esempio le nocciole”.

Con l’accesso ai dati dei flussi commerciali, anche tutti i cittadini potranno avere tutte le informazioni relative alla reale origine dei prodotti che portano in tavola. Da molti anni Coldiretti porta avanti una vera battaglia alla trasparenza, principalmente con l’etichettatura obbligatoria, per consentire ai consumatori di disporre di informazione corrette su quello che mangiano. Sicuramente sarà possibile distinguere meglio il vero made in Italy dalle produzioni straniere e garantire scelte di acquisto consapevoli.

“In questo momento particolarmente difficile per l’economia – specifica Furia – dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza, per combattere la concorrenza sleale al Made in Italy”. Attualmente circa un terzo (33 per cento) della produzione totale dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati con il marchio Made in Italy, contiene materie prime straniere all’insaputa dei consumatori e a danno delle aziende agricole”.

“Il superamento del “segreto di Stato” sulle informazioni che attengono alla salute e alla sicurezza di tutti i cittadini – conclude Reggio – realizza una condizione di piena legalità diretta a consentire lo sviluppo di filiere agricole tutte italiane che sono ostacolate dalla concorrenza sleale di imprese straniere e nazionali, che, attraverso marchi, segni distintivi e pubblicità, si appropriano illegittimamente dell’identità italiana dei prodotti agroalimentari”.

Si tratta di un provvedimento importante che si affianca all’etichettatura obbligatoria che è già in vigore in Italia per molti prodotti e che Coldiretti chiede di estendere in ambito Ue a tutto l’agroalimentare. La misura, osteggiata da anni dalle agguerrite lobby, abbatte uno storico muro e mette fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato e ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all’impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti.

 

VENETO, FISCO: IL 16/9 TAGLIO COSTO LAVORO IN AGRICOLTURA

Domani 16 settembre al via il “tour de force” del fisco per imprese e professionisti: 187 i versamenti secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia). Scatta il taglio del costo del lavoro in agricoltura con l’esonero dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, itticoltura, pesca e dell’acquacoltura. Lo rende noto Coldiretti ricordando che le imprese agricole più duramente colpite dall’emergenza covid godranno però almeno dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, ora convertito in legge, e non dovranno pagare un importo complessivo di 426 milioni per il settore grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova tra l’altro in visita proprio oggi al Mercato di Campagna Amica di Mestre dove ha incontrato i produttori veneziani e la delegazione di Donne Impresa, impegnati nella vendita diretta. “Un risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy. In Veneto – ricorda Coldiretti – il fatturato del settore è pari a quasi 6 miliardi di euro: un valore strategico che esprime l’importanza della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

 

PISTOIA, FISCO: IL 16/9 TAGLIO COSTO LAVORO IN AGRICOLTURA

Anche il settore florovivaistico beneficerà del taglio del costo del lavoro, previsto dal ‘decreto Rilancio’, e potranno non pagare domani 16 settembre i contributi previdenziali per i lavoratori dipendenti a loro carico. Il provvedimento riguarda i settori agricoli più duramente colpiti dall’emergenza covid: filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole ma anche allevamento, ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura.

Lo rende noto la Coldiretti in riferimento al ‘tour de force’ per imprese e professionisti, che si troveranno il 16 settembre a far fronte a diversi pagamenti.

“Anche le imprese agricole del nostro territorio sono perennemente alle prese con adempimenti che comportano costi diretti ed in termini di tempo. Ma, grazie all’impegno di Coldiretti, quelle più duramente colpite dall’emergenza covid godranno –spiega Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Pistoia–dell’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro per effetto delle norme contenute nel DL Rilancio, appena convertito in legge”.

“Le aziende coinvolte –sottolinea Coldiretti- non dovranno pagare un importo complessivo a livello nazionale di 426 milioni per il settore grazie alle sollecitazioni della Coldiretti accolte dal Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova”.

 “Un risultato importante per salvare lavoro ed occupazione in settori strategici del Made in Italy in una situazione in cui in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività secondo l’indagine Coldiretti/Ixe” -dichiara l’associazione evidenziando- “il valore strategico delle filiere agricole con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali”.

 

RAVENNA, AMMINISTRATIVE FAENZA: CAVINA SOTTOSCRIVE IL DOCUMENTO DI COLDIRETTI

Ribadire il ruolo centrale dell’agricoltura, perno della comunità faentina, con l’obiettivo di valorizzare ambiente, territorio ed economia. Questo il progetto che Coldiretti Ravenna ha sintetizzato nel documento programmatico sottoposto ai candidati alla carica di sindaco del Comune manfredo, documento che è stato illustrato dal Presidente provinciale Coldiretti Nicola Dalmonte, dal Presidente comunale Damiano Banzola e dal Direttore della Federazione Assuero Zampini al candidato del centrodestra Paolo Cavina. Coldiretti ha ribadito al candidato l’importanza del settore agricolo all’interno del comprensorio Faentino dove operano con dinamicità oltre 1.500 aziende associate. Tra le proposte concrete che compongono il documento, come sottolineato dal Presidente di Coldiretti Faenza, Damiano Banzola, c’è ovviamente il “rilancio del comparto frutticolo, che proprio nel Faentino ha il suo ‘serbatoio d’eccellenza’, ma anche la salvaguardia dell’ambiente con particolare attenzione ad un’agricoltura sempre più circolare e in grado di incidere positivamente sugli effetti dei cambiamenti climatici e sulla tutela della risorsa acqua”.

La futura amministrazione cittadina – ha poi concluso il Presidente Dalmonte – dovrà fare la sua parte anche sul fronte della semplificazione in tema di pratiche edilizie, ad oggi infatti l’imprenditore agricolo che volesse investire nell’attività zootecnica si troverebbe di fronte ad una burocrazia fortemente invasiva, mentre al contempo la fauna selvatica, alla cui proliferazione incontrollata va posto un freno, banchetta tra aziende agricole e allevamenti già esistenti”. Cavina, che ha detto di considerare l’agricoltura uno dei motori fondamentali per lo sviluppo del territorio, ha garantito il suo impegno al fine di sostenere la crescita del settore sottoscrivendo ogni proposta contenuta nel documento programmatico.

 

COMO-LECCO, SCATTA LA CORSA A PORCINI & CO.

Una stagione “in ritardo” e lontana dai numeri dello scorso anno. Ma i cercatori di funghi non si scoraggiano e, anche nelle province di Como e Lecco, è già scattata la corsa alla raccolta di porcini, trombette e chiodini nei boschi italiani, con le piogge delle ultime settimane che hanno finalmente creato le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi. Le attività di raccolta nelle due province lariane registrano un vero boom, spinte dal ritorno del bel tempo ma anche dalla voglia di trascorrere tempo libero all’aria aperta passeggiando tra i boschi da distanziamento sociale per l’emergenza covid.

Non mancano, purtroppo, gli incidenti che già in questa prima fase di stagione hanno causato morti e feriti sulle montagne del settentrione lombardo: è quindi necessario rispettare ogni norme di sicurezza ed evitare le improvvisazioni: in particolare, non ci si deve mai avventurarsi su sentieri impervi e sconosciuti, mai tentare azzardi specie quando la pioggia rende scivolosi i sentieri e, importante, rendersi sempre rintracciabili in caso di bisogno.

E’ altresì importante seguire alcune importanti regole che – precisa la Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica.

La situazione nelle province di Como e Lecco

Il caldo ha quindi rallentato il cronoprogramma di stagione, e i funghi sono pressochè assenti nella zona “bassa” mentre in quota si trovano in discreta quantità solo in altura. La stagione parte azzoppata e in netto ritardo: colpa in particolare delle temperature notturne che non consentono quell’escursione ottimale in grado di agevolare lo sviluppo dei miceti. Il “termometro” della stagione è, come sempre, quello dei porcini, che a inizio settembre anche intorno ai 1200 metri di quota tra l’alto Lario e la Valtellina scarseggiavano. Assolutamente troppo presto per fare previsioni o bilanci, ma difficilmente si ripeteranno i numeri della scorsa stagione, una delle migliori in assoluto degli ultimi anni. Allo stato attuale, oltre ai porcini, predominano le “russule” tra i funghi commestibili; i cantarelli sono stati i primi a comparire ma piccoli e poco abbondanti. Massima attenzione ai funghi velenosi: è già comparsa sul territorio, infatti, anche l’amanita falloide o tignosa verdognola, assai diffuso e il più pericoloso esistente in natura a causa della sua tossicità estremamente elevata.                                                                                                                                                                                                                                

La nascita di porcini, chiodini, finferli e altre varietà – sottolinea la Coldiretti – per essere rigogliosa richiede come condizioni ottimali terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. Una risorsa importante per le due province lariane che possono contare su oltre centomila ettari di bosco (in provincia di Como ci sono oltre 63 mila ettari di foresta, a Lecco più di 42 mila).

L’attività di ricerca – continua la Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri e svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di “professionisti” impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici

Dopo la stagione “super” del 2019, l’annata 2020 in alta Lombardia – in particolare le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese – è ancora frenata dal caldo intenso che si protrae da settimane e ha rallentato di molto la crescita dei funghi, ancora assenti nella zona “bassa” mentre si trovano in discreta quantità solo nella fascia tra i 1500 e i 1800 metri. Allo stato attuale, oltre ai porcini, predominano le “russule”; i cantarelli sono stati i primi a comparire ma piccoli e poco abbondanti.                                                                                                                                                                                            

Nel caso in cui i funghi non vengano raccolti ma acquistati, Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente. Le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, compresi tartufi e funghi spontanei. Una garanzia – continua Coldiretti Como Lecco – per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare. I funghi sono ricchi di proteine e fibre, poco calorici, poveri di sodio e ricchi di potassio e in Italia durante l’anno se ne consumano in media circa un chilo a testa.                                                                               

Il decalogo di Coldiretti Como Lecco per il “Cacciatore di Funghi”

– Documentarsi sull’itinerario e scegliere i percorsi adatti alle proprie condizioni fisiche

– Comunicare a qualcuno il proprio tragitto evitando le escursioni in solitaria

– Attenzione ai sentieri nel bosco che possono diventare scivolosi a causa della pioggia

– Consultare i bollettini meteo e stare attenti al cambio del tempo

– In caso di rischio fulmini non fermarsi vicino ad alberi, pietre e oggetti acuminati

– Usare scarpe e vestiti adatti con scorte di acqua e cibo.

– Non raccogliere funghi sconosciuti

– Verificare i limiti alla raccolta di funghi con i servizi micologici territoriali

– Pulire subito il fungo da rami, foglie e terriccio

– Per il trasporto meglio usare contenitori rigidi e areati che proteggono il fungo

Fonte: Elaborazione Coldiretti

 

CALABRIA, PROGETTI TRA ARCIDIOCESI DI ROSSANO–CARIATI E COLDIRETTI CALABRIA

Il mese dedicato dalla Conferenza Episcopale Italiana alla “Cura e Salvaguardia del Creato” sempre più imperniato sull’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’”, quest’anno ha come tema “Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà per nuovi stili di vita”. Nell’intento di avviare un percorso che sviluppi, una cultura del rispetto e salvaguardia dell’ambiente e di valorizzazione del lavoro agricolo, l’Arcivescovo di Rossano-Cariati, S. E. Mons. Giuseppe Satriano, insieme alla dott.ssa Tina De Rosis, Direttore dell’Ufficio Diocesano per Problemi Sociali e il Lavoro, hanno incontrato i dirigenti della Coldiretti Calabria.

Nell’ambito di questo incontro è stata concordata la celebrazione della Giornata della benedizione della terra e del lavoro agricolo, che si svolgerà domenica 27 settembre, alle ore 10,00, presso la parrocchia S. Pio X in Corigliano Rossano, c.da Piragineti, con la Celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo.

Nello stesso incontro, si è auspicata la formazione di un gruppo di lavoro in cui le parti convenute, si impegneranno ad elaborare un progetto finalizzato ad accompagnare la disponibilità e la vocazione di quanti si vogliono intraprendere la professione agricola. L’Arcidiocesi di Rossano-Cariati e la Coldiretti metteranno a disposizione di quanti vorranno condividere il progetto le loro competenze e le loro risorse.

 

Appuntamenti

 

CAMPANIA: SPECULAZIONI SULL’UVA NEL SANNIO, COLDIRETTI FA LUCE SUL FENOMENO

Mercoledì 16 settembre

Sono in atto gravi azioni speculative in provincia di Benevento che rischiano di incidere profondamente sul mercato dell’uva e del vino, con ripercussioni pesanti sui viticoltori e sull’economia del Sannio. Domani alle ore 11.00 presso la sala Vetrone della Coldiretti a Benevento, il presidente provinciale e vicepresidente nazionale Gennarino Masiello terrà una conferenza stampa per fare luce su un fenomeno che rischia di precipitare nelle prossime ore, con lunghe ricadute sulla vendemmia 2020 e sulla stessa annata vinicola, svelando pericolose iniziative in corso di cui l’organizzazione agricola ha contezza.

 

CAGLIARI: FESTA 10 ANNI DI CAMPAGNA AMICA CON INAUGURAZIONE MERCATO A PIRRI

Mercoledì 16 settembre

Prendono il via domani, con l’inaugurazione del mercato di Pirri, i festeggiamenti per i 10 anni di Campagna Amica Cagliari.

Una settimana di iniziative e animazione all’interno dei 10 mercati del Sud Sardegna con delle belle soprese per gli affezionati clienti.

Alle 10 domani mattina (16 settembre) a Pirri, in via Santa Maria Goretti, ci sarà il taglio del nastro per la riapertura del mercato. Chiuso nel rispetto delle prescrizioni Covid a marzo, nel frattempo Campagna Amica Cagliari ha partecipato e vinto il bando del Comune di Cagliari per l’affidamento del mercato che sarà inaugurato proprio domani nel giorno dell’anniversario dei 10 anni dei mercati di Campagna Amica nel sud Sardegna, nati il 16 settembre 2010 in piazza dei Centomila a Cagliari.

Il mercato di Campagna Amica di via Santa Maria Goretti a Pirri invece è stato inaugurato la prima volta sette anni fa, mercoledì 11 dicembre 2013. Da allora è divenuto un punto di riferimento per i cittadini garantendo prodotti a km0 grazie alle aziende agricole del territorio. Domani riparte rinnovato con una vasta gamma di prodotti che vanno dall’ortofrutta alla carne, dall’olio extravergine alle uova, pasta, formaggi e legumi.

Per l’inaugurazione saranno presenti, oltre al presidente e direttore di Coldiretti Cagliari Giorgio Demurtas e Luca Saba, il sindaco e gli assessori alle Attività produttive e Ambiente di Cagliari e il presidente della Municipalità di Pirri. Sarà inoltre presentato il report sui mercati di Campagna Amica Cagliari che darà il via ai festeggiamenti (in modalità che consentiranno il rispetto delle prescrizioni Covid ovviamente) che proseguiranno per tutta la settimana.

 

ABRUZZO: A PESCARA L’ANTI-COVID GENERATION CON GLI OSCAR GREEN 2020

Mercoledì 16 settembre

Verranno svelati domani mercoledì 16 settembre alle ore 16.30 nella sala Favetta del museo delle Genti d’Abruzzo, in via delle Caserme 24 a Pescara, i nomi delle sei imprese under 40 che hanno vinto l’Oscar Green Abruzzo, la selezione regionale del Concorso nazionale sull’innovazione in agricoltura promosso da Coldiretti Giovani Impresa.

Verranno premiati i sei giovani imprenditori che hanno apportato un contributo importante in termini di novità, spirito imprenditoriale e creatività all’agroalimentare regionale nonostante le difficoltà collegate all’emergenza sanitaria.

“Si tratta di un riconoscimento importante al giovane tessuto produttivo agricolo della nostra regionale – spiega Silvano Di Primio, presidente di Coldiretti Abruzzo – in Abruzzo ci sono tante aziende che lavorano con passione credendo nell’innovazione e in un’agricoltura sempre più al passo con i tempi”.

All’incontro, che verrà aperto alle ore 16.30 dai saluti istituzionali e dalla tavola rotonda intitolata “Innovatori di natura: idee e progetti di giovani agricoltori dopo il Covid”, parteciperanno il sindaco di Pescara Carlo Masci, l’assessore regionale alle politiche agricole Emanuele Imprudente, l’imprenditore Emanuele Grima, vincitore nazionale di Oscar Green 2017, il delegato di Coldiretti Giovani Impresa Abruzzo Giuseppe Scorrano e la componente dell’esecutivo nazionale dei Giovani di Coldiretti Benedetta Liberace, oltre naturalmente ai vertici della federazione regionale quali il presidente Silvano di Primio e il direttore Giulio Federici.

Nel corso dell’incontro verrà conferito un riconoscimento speciale al Comune che, in occasione della prima parte dell’emergenza Covid, si è particolarmente distinto per aver promosso il made in Italy agroalimentare e le aziende locali.

La Stampa è invitata a partecipare.

Per info: ufficio stampa Coldiretti Abruzzo 3356863866

 

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