COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News la Forza del Territorio del 15 aprile 2019

15 aprile 2019
News la Forza del Territorio del 15 aprile 2019

Primo piano

PADOVA

MILLE PECORE IN PRATO DELLA VALLE: CITTA’ IN FESTA

La Coldiretti regionale chiede di aprire le vie della transumanza e di dare un futuro ai nostri pastori e alle tante imprenditrici che hanno abbracciato questa affascinante e impegnativa professione.

 

I pastori hanno mantenuto la promessa e per la prima volta hanno portato un gregge nel cuore di Padova. Puntuali e di buon passo mille pecore accompagnate da un team di trenta fra pastori e accompagnatori stamattina hanno raggiunto le porte della città lungo gli argini e sono entrare in Prato della Valle salutate dai padovani. I pastori della Coldiretti hanno regalato alla città l’immagine inedita di un folto gregge in una delle più grandi piazze d’Europa, all’indomani della minaccia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di mettere i dazi su un prodotto simbolo dell’agroalimentare Made in Italy come il pecorino, con il rischio di mettere in ginocchio i formaggi e le greggi italiane.

Ad accompagnare il gregge Chiara Bortolas, leader veneta e vicepresidente nazionale Donne Impresa della Coldiretti insieme al team di pastori. La storica manifestazione, senza precedenti, che ha invaso la città con pecore, cani, muli e cavalli avvia la tradizionale transumanza verso i pascoli di montagna che l’Italia ha candidato a patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

E’ stata una festa per l’intera città e per i padovani che hanno affollato il Prato per tutto il giorno. Una giornata all’insegna della vita dei pastori con dimostrazioni di tosatura, esercitazione con i cani pastore e assaggi di pecorino ma anche selfie con gli agnelli  e laboratori didattici per i più piccoli per far conoscere la vita dei pastori,  un mestiere a rischio di estinzione non ci sono solo i dazi di Trump e le guerre commerciali globali ma – evidenzia la Coldiretti – anche per gli attacchi degli animali selvatici, la concorrenza sleale dei prodotti stranieri spacciati per nazionali e il massiccio consumo di suolo che in Italia ha ridotto drasticamente gli spazi verdi e i tradizionali percorsi lungo i fiumi fino ai pascoli di altura storicamente usati per la transumanza delle greggi.

E’ stata anche la festa della vita e Prato della Valle la culla di nuove 15 nascite. Insolita nursery per il gregge di Mattia Marcato di ‘Pascoli Alti’. Le mille pecore che hanno animato la Domenica delle Palme dei cittadini padovani proseguiranno insieme a tutti gli agnellini, compresi quelli nati oggi, alla volta dei pascoli montani fra Veneto e Trentino, da dove garantiranno la produzione di lana e di latte. Migliaia i visitatori che hanno affollato la piazza per assistere alla tosatura degli ovini. Un capo ogni due minuti grazie ad oltre trenta addetti specializzati. Tutta la lana è stata raccolta per la successiva lavorazione e per essere trasformata in pregiato tessuto. Massima l’attenzione sotto il profilo sanitario e del benessere animale, con la supervisione del Servizio Veterinario dell’Uls 6 Euganea. Qualche inevitabile taglietto dovuto alle lame rapide è subito medicato dal personale attento e i lavori sono continuati fino al pomeriggio. “Uno strato di lanolina protegge la pelle in questo periodo – ha spiegato Chiara Bortolas, vice presidente nazionale di Coldiretti Donne Impresa – è un isolante naturale che permette agli animali di avere sempre la stessa temperatura corporea”.

A fare da contorno alla manifestazione il grande mercato di Campagna Amica allestito accanto all’ovile, con numerosi prodotti freschi e di stagione proposti dalle aziende agricole padovane e laboratori per grandi e piccoli, alla scoperta delle tipicità del nostro territorio, fra assaggi golosi. Una folla ha seguito poi la benedizione delle persone presenti, di pastori e del gregge da parte di Padre Oliviero Svanera, Rettore della Basilica del Santo, che ha lodato e incoraggiato i pastori nel loro impegno quotidiano.

“Ringraziamo l’amministrazione comunale di Padova – ha aggiunto Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova, insieme al direttore Giovanni Roncalli – per averci accolto direi a braccia aperte e assistito in tutta la complessa organizzazione dell’evento, in ogni fase. Compresa quella dell’igiene e pulizia, assicurate lungo il tragitto cittadino grazie all’immediato passaggio, subito dopo il gregge, dei collaboratori di Pascoli Alti seguiti dalla spazzatrice dell’Aps che ha lavato e pulito più volte anche la porzione di Prato percorso dal gregge. Nessun animale è entrato nell’Isola Memmia o salito sull’erba. Le pecore, controllate dal punto di vista sanitario insieme ai cani che le hanno accompagnate, sono state accolte in un grande ovile con paglia e tessuto non tessuto, materiale poi rimosso e smaltito al termine della giornata. Rinnovo il ringraziamento al sindaco Giordani, al vice Lorenzoni e all’assessore Bressa in piazza con noi insieme all’assessore Miotti e a molte altre autorità che hanno voluto portare il sostegno ai nostri pastori”. Tra loro il presidente della Camera di Commercio Santocono, il senatore Antonio De Poli, il consigliere provinciale Vincenzo Gottardo e molti altri ancora. A portare l’esperienza delle donne imprenditrici la responsabile provinciale di Donne Impresa Padova Valentina Galesso insieme alla giovane pastora Katy Mastorci, trevigiana, che ha lasciato il mondo della ricerca universitaria per dedicarsi a tempo pieno al proprio gregge.

“Da Padova arriva una lezione di grande civiltà per tutte le amministrazioni che ancora sanzionano o bloccano il transito lungo vie ormai urbanizzate – ha continuato Bortolas ricordando che lo scorso novembre è stata depositata la proposta di legge per riattivare in Veneto le “vie dei pascoli” – Le agricoltrici si sono fatte carico di promuovere una legge regionale che armonizzi chi si interfaccia con questa attività, privati o pubblici amministratori ed enti, sollecitando l’attenzione anche della politica. Il riguardo per la pastorizia italiana deve essere sempre alto – conclude Bortolas – a minacciare il settore sono le guerre commerciali globali e la concorrenza sleale con i prodotti stranieri spacciati nel mondo come “Made in Italy”.

Un annullo postale appositamente preparato da Poste Italiane ha accompagnato le cartolina souvenir dell’evento, tra cui quella con lo scatto avvenuto proprio nel momento topico per immortalare un’immagine che ha già fatto il giro d’Italia.  Spazio anche alla prevenzione e alla salute con l’impegno dei giovani di Coldiretti a fianco della Fondazione Foresta per la campagna di prevenzione del tumore del testicolo. Per tutto il giorno hanno distribuito in Prato il simpatico pacchetto contenente due uova due uova con la scritta ironica “Le uova? Meglio senza sorprese” ed il prospetto informativo con le istruzioni per prenotare una visita gratuita di screening andrologico presso i locali della Fondazione Foresta.

 

 

Dal territorio

 

PUGLIA, VIOLENTA GRANDINATA TRA CRISPIANO E GROTTAGLIE SU OLIVETI E VIGNETI

 

A distanza di 24 ore dal fenomeno estremo che ha colpito la provincia di Lecce, una violentissima grandinata si è abbattuta sulla provincia di Taranto nelle domenica delle Palme, comunica Coldiretti Puglia. “La grandinata di inusitata violenza, con epicentro tra Crispiano, Grottaglie e Martina Franca, ha colpito oliveti e vigneti, compromettendone in alcuni casi i germogli. Si sono formate in campagna delle vere e proprie lastre di ghiaccio e quando le aree rurali saranno nuovamente accessibili si potrà procedere con le verifiche in campo per accertare il danno effettivo”, denuncia il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo.

“Sono disastrosi gli effetti sui campi della tropicalizzazione del clima – aggiunge il presidente Cavallo – che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a caldo fuori stagione. In questo contesto è fondamentale riconoscere agli imprenditori agricoli un ruolo incisivo nella gestione del territorio, dell’ambiente e delle aree rurali”.

Da rivedere il meccanismo del Fondo di Solidarietà Nazionale che così com’è non risponde più alla complessità, violenza e frequenza degli eventi calamitosi, ma anche il meccanismo assicurativo deve essere rivisto – aggiunge Coldiretti Puglia – perché le polizze multirischio non coprono assolutamente le colture dagli eventi estremi che si stanno verificando a causa della tropicalizzazione del clima, oltre ad essere eccessivamente onerose. Anche i periodi in cui possono essere stipulate le polizze non sono più rispondenti alle necessità degli agricoltori, conclude Coldiretti Puglia.

 

PUGLIA, VIOLENTA GRANDINATA IN PROVINCIA DI LECCE INTERROMPE ‘FINTA PRIMAVERA’

 

Ennesima violenta grandinata in provincia di Lecce con campi e strade praticamente imbiancati, denuncia Coldiretti, e pericolose lastre di ghiaccio che hanno reso impraticabili i percorsi nelle aree rurali. Medesima situazione anche in provincia di Brindisi, con epicentro a Campi Salentina. “E’ stata interrotta la ‘finta primavera’, lasciando spazio a eventi estremi, con effetti disastrosi sui campi, a causa della tropicalizzazione del clima che azzera in pochi attimi gli sforzi degli agricoltori – lamenta il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele – che perdono produzione e al contempo subiscono l’aumento dei costi a causa delle necessarie risemine, ulteriori lavorazioni, acquisto di piantine e sementi e utilizzo aggiuntivo di macchinari e carburante. Gli imprenditori si trovano ad affrontare fenomeni controversi, dove in poche ore si alternano eccezionali ondate di maltempo a siccità perdurante”.

Da marzo a novembre del 2018 sono stati 11 i tornado e le trombe d’aria che si sono abbattuti sulla Puglia – segnala Coldiretti – a marzo a Lecce, ad aprile a Lequile, a giugno a Santo Spirito di Bari e a San Foca, a settembre a Salice Salentino, a novembre a Taurisano, Martina, Manduria e in provincia di Brindisi e a Parabita, secondo i dati ESWD, l’anagrafe europea degli eventi meteo estremi come tornado, bombe d’acqua, trombe d’aria, tempeste di fulmini.

A nulla vale più la programmazione degli orticoltori che raccolgono broccoli, cavoli, sedano, prezzemolo, finocchi, cicorie, bietole, tutti maturati contemporaneamente per le temperature primaverili. Con la natura sconvolta – aggiunge Cantele – a preoccupare è l’improvviso abbassamento della temperatura sulle piante in fiore con effetti disastrosi sulla raccolta primaverile ed estiva dei frutti”.

Da rivedere a fondo il meccanismo del Fondo di Solidarietà Nazionale che così com’è non risponde più alla complessità, violenza e frequenza degli eventi calamitosi “ma anche il meccanismo assicurativo deve essere rivisto – conclude il presidente Cantele – perché le polizze multirischio non coprono assolutamente le colture dagli eventi estremi che si stanno verificando a causa della tropicalizzazione del clima, oltre ad essere eccessivamente onerose. Anche i periodi in cui possono essere stipulate le polizze non sono più rispondenti alle necessità degli agricoltori, come per esempio per il comparto olivicolo le polizze possono essere sottoscritte esclusivamente da marzo a maggio”.

 

RAGUSA, MALTEMPO: NELLA PROVINCIA IBLEA DISTRUTTI CIRCA 30 ETTARI DI SERRE

 

Una tromba d’aria ha distrutto all’alba circa 30 ettari di serre con ortaggi tra Santa Croce Camerina e Scoglitti. E’ l’allarme della Coldiretti di Ragusa, già al lavoro per una quantificazione dei danni che, così come conferma il presidente della sezione, Massimo Catalano, sono ingenti perché il vento ha danneggiato fortemente le strutture. Si tratta dell’ennesimo evento che colpisce la zona del ragusano che già quest’anno ha pagato un prezzo altissimo per le tante calamità – commenta il direttore della Federazione, Calogero Maria Fasulo -.

 

VENETO, AMBIENTE: ITALIA LEADER CON LE BUONE PRASSI AGRONOMICHE

 

“Il bene principale su cui lavora l’agricoltore è il terreno e l’utilizzo dei fertilizzanti naturali al posto dei concimi chimici è una scelta virtuosa per l’agricoltura italiana quale eccellenza nel mondo in termini di qualità e biodiversità”. Lo ha affermato Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti intervenuto oggi all’evento organizzato in Tenuta Sant’Ilario a Mira provincia di Venezia.

“Il rispetto delle buone prassi agronomiche è il primo passo verso la tutela dell’ambiente e la valorizzazione delle produzioni agroalimentari – ha continuato Prandini – concimare con la sostanza organica significa arricchire la campagna che diversamente risulterebbe sfruttato da prodotti di sintesi. Si chiama economia circolare materia in cui l’Italia primeggia – ha specificato Prandini – staccando a livello europeo molti stati fino ad ora considerati evoluti in questo senso”.  Su questa opportunità sta lavorando l’azienda agricola che fa capo all’imprenditore Angelo Mandato. Su una superficie di oltre mille ettari, durante la giornata, è stato dimostrato direttamente in campo l’impiego del compost.

Presenti numerose autorità: il Senatore Gianpaolo Vallardi, il Vice Presidente del Veneto Gianluca Forcolin il Sindaco di Mira e Campagna Lupia e altri primi cittadini oltre al presidente regionale di Coldiretti Daniele Salvagno e il direttore Pietro Piccioni.

Di un primario piu’ green e all’avanguardia ha parlato il Ministro delle Politiche Agroalimentari e del Turismo Gianmarco Centinaio che ha evocato la prossima scadenza che interessa la Politica Agricola Comunitaria. “Guardiamo al futuro con il lavoro onesto degli imprenditori agricoli – ha detto Centinaio –  che con salde radici sulla tradizione puntano alle nuove tecnologie con una visione diversa. I tagli finanziari prospettati a Bruxelles e una burocrazia spregiudicata non sostengono gli orientamenti produttivi più competitivi e facilitano il proliferare di casi di contraffazione, uno dei mali più diffusi a livello mondiale per il patrimonio agroalimentare italiano”.

“L’ecosostenibilità del settore deve combattere anche contro fake news e tanti pregiudizi che disorientano i cittadini nei confronti di chi diventa pioniere, cone nel caso di questa realtà – ha commentato Stefano Ciafani di Legambiente – coniugare esigenze di tutti e armonizzare gli obiettivi di reddito, salvaguardia del paesaggio, convivenza con la comunità è una sfida che possiamo vincere insieme se vogliamo tutti una qualità della vita migliore”. “Uscire dalla retorica, fare educazione e giusta informazione – ha concluso riprendendo la parola Prandini – sarà strategico per continuare sulla linea distintiva e l’affermazione dell’identità del ‘Made in Italy’ nel mondo”.

 

ABRUZZO, MOSTRA DEL FIORE: NUOVI SCENARI PER IL FLOROVIVAISMO ABRUZZESE

 

Una filiera made in Abruzzo incentrata sull’identità e sulla tracciabilità delle produzioni florovivaistiche ma anche sulla formazione degli addetti e sulla comunicazione dei risultati. Lo dice Coldiretti Abruzzo sul settore florovivaistico in occasione della Mostra del Fiore – Florviva, che, promossa da Camera di Commercio Chieti-Pescara, Arfa e Assoflora, ha aperto i battenti ieri e chiuderà domani al porto turistico di Pescara per focalizzare l’attenzione sulla floricoltura regionale: un settore strategico che fornisce una Plv di circa 50milioni di euro annui su 385 ettari dedicati tra serre e piano campo per un totale di circa 250 aziende specializzate che possono ambire a nuove ed importanti opportunità di sviluppo.

“Una realtà economica importante – commenta Coldiretti – che va ulteriormente potenziata con la promozione e il sostegno della ricerca, nuove strategie di mercato e una adeguata comunicazione, in grado di far conoscere un prodotto che contribuisce ad abbellire l’ambiente, a purificare l’aria, a diminuire l’inquinamento e a regolare il microclima degli ambienti urbani ma che resta ancora poco conosciuto e valorizzato sia a livello regionale che nazionale”.

Secondo Coldiretti Abruzzo, il florovivaismo abruzzese è una realtà d’avanguardia ma, nonostante i suoi indubbi risultati, ancora di nicchia e sconosciuta al grande pubblico nonostante la presenza di aziende di rilievo, che non hanno niente da invidiare alle realtà delle regioni a tradizionale vocazione floricola o florovivaistica.

“Il florovivaismo, in virtù della sua naturale multifunzionalità, è un settore che potrebbe offrire numerosi sbocchi occupazionali non solo all’interno delle aziende agricole, che sono numerose e altamente specializzate, ma anche su alcuni settori specifici quali per esempio la gestione del verde urbano” dice Coldiretti “si pensi che allo stato attuale sono circa 2.500 gli addetti in Abruzzo che ruotano intorno a questo settore. Ciò che manca – aggiunge Coldiretti – è una politica mirata e consapevole delle opportunità legate a questo comparto che va valorizzato soprattutto quale primo tassello di un ciclo produttivo chiuso che parta da semi made in Abruzzo per arrivare infine al fiore o alla pianta”.

Per Coldiretti Abruzzo è necessaria una valorizzazione del settore che porti a: riduzione dei costi aziendali attraverso una politica fiscale mirata; miglioramento della ricerca e della formazione professionale attraverso opportuni investimenti e coinvolgimento delle università; riorganizzazione dell’offerta e della commercializzazione facilitando l’accesso ai finanziamenti e puntando allo sviluppo della filiera corta per permettere alle imprese di essere più vicine al mercato; valorizzazione e promozione di semi, fiori e piante attraverso l’adozione di un marchio della produzione made in Abruzzo e sostenendo azioni mirate anche attraverso il coinvolgimento del territorio.

Nell’ambito della Mostra del Fiore – FlorViva, Coldiretti è presente con uno stand istituzionale in cui fornirà assistenza e informazioni sulle iniziative portate avanti per la tutela del made in Italy agricolo ed agroalimentare, tra cui la petizione “Eat original: unmask your food” (stop al cibo anonimo), promossa a Bruxelles insieme ad altre nove associazioni con lo scopo di convincere l’Europa ad estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Una azione che Coldiretti ritiene indispensabile per il futuro dell’agricoltura di qualità e della trasparenza richiesta dai consumatori e che, in pochi mesi, è stata appoggiata da oltre diecimila abruzzesi. In occasione della Mostra del Fiore, nello stand riservato a Coldiretti, situato al lato del Ristorante Franco, vengono donati il “palloncino della trasparenza” e una piantina grassa ad ogni consumatore che appoggerà con la sua firma l’iniziativa confermando la grande attenzione degli italiani alla provenienza della materia prima e trasformata.

In allegato foto della mostra del fiore: il governatore Marco Marsilio firma la petizione eat original vicino al presidente di Coldiretti Abruzzo Silvano Di Primio; il presidente di Coldiretti Abruzzo Silvano Di Primio al centro dello stand di Coldiretti alla mostra del fiore di Pescara; momenti della petizione eat original

 

PIEMONTE, KIWI: BENE RISORSE A SOSTEGNO DELLA RICONVERSIONE DEI FRUTTETI

 

Approvato, dalla Giunta regionale, il finanziamento di 1,8 mln di euro per la riconversione dei frutteti di kiwi colpiti da moria. Il bando riguarda le aziende che, nel luglio 2018, hanno estirpato i frutteti di una superficie minima di 500 mq. Il finanziamento, inoltre, riconosce un contributo di 4mila euro ad ettaro per le strutture impiantate dal 2007 e un contributo di 2mila euro ad ettaro per quelle impiantate prima del 2007.

“E’ stata accolta dalla Regione una nostra sollecitazione poiché, visti gli andamenti climatici della scorsa estate, la moria dei kiwi, provocata dall’actinidia, ha colpito numerose imprese – evidenziano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale. Il rischio è di perdere del tutto questa coltivazione di cui il Piemonte rappresenta un importante polo produttivo che abbraccia soprattutto le province di Cuneo, Torino e Vercelli per una superficie totale di quasi 5 mila ettari e una produzione di oltre 100 mila tonnellate all’anno. Continuiamo a chiedere un forte interessamento alla Regione su questa questione poiché vanno trovate misure concrete di sostegno alle nostre imprese essendo, il kiwi, uno dei frutti che caratterizza l’intera produzione frutticola del nostro territorio”.  

 

VICENZA, NELLA SETTIMANA SANTA A TAVOLA OLTRE 5 MILIONI DI UOVA PER I VICENTINI

 

Sode per la colazione, dipinte a mano per abbellire le case e le tavole apparecchiate, ma soprattutto impiegate in ricette tradizionali o in prodotti artigianali ed industriali saranno oltre cinque milioni le uova “ruspanti” consumate nel Vicentino durante la settimana Santa. È quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che i vicentini spenderanno quasi due milioni di euro nell’acquisto di uova di gallina da consumare direttamente o nella preparazione di primi piatti e dolci, quasi la metà di quanto è stato speso lo scorso anno per acquistare le uova di cioccolato.

Un trend che conferma l’andamento positivo del 2018, durante il quale le uova fresche, con un balzo record del 14%, sono quelle che hanno registrato la maggior crescita degli acquisti, aggiudicandosi il titolo di star del carrello alimentare, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea. “A spingere i consumi – commentano il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola ed il direttore Roberto Palù – gli ultimi studi secondo i quali le uova sono riconosciute come un alimento sano, equilibrato e “taglia grassi”, adatto al controllo del peso”.

Un uovo medio contiene solo 78 kcal, ma il suo contenuto proteico elevato è pari a 6,5 grammi, ovvero il 13% del fabbisogno giornaliero di un adulto. Le uova si qualificano inoltre come fonte di Vitamina A e B12; sono inoltre ricche di Vitamina D e contengono Colina, Fosforo, Selenio, Riboflavina, Acido Folico, Biotina e Iodio, mentre una vera e propria leggenda metropolitana del tutto priva di basi scientifiche è quella che le uova facciano male al fegato. Al contrario, questo alimento contiene sostanze utili per il buon funzionamento delle cellule epatiche, come gli aminoacidi epatoprotettori come metionina e colina e una sostanza come l’inositolo utile in particolare per chi soffre di fegato grasso.

“Con l’aumento della domanda diventa sempre più importante – sottolineano Cerantola e Palù – garantire la trasparenza del Made in Italy del prodotto e per il 2019 le risoluzioni approvate dalla Commissione Agricoltura della Camera prevedono la timbratura di origine obbligatoria in allevamento. Una misura importante per consentire di fare scelte di acquisto consapevoli che deve essere inserita anche all’esterno delle confezioni oltre che estesa agli ovoprodotti utilizzati nella trasformazione industriale”.

Ad oggi viene applicato sul guscio un codice alfanumerico che contiene le informazioni sulla provenienza dell’uovo e metodi allevamento adottato, ma è difficilmente interpretabile dai consumatori. Il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui è stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o per quello industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S). Negli ultimi 30 anni i consumi nazionali di uova sono aumentati raggiungendo la cifra record di 13 miliardi di pezzi all’anno che significa una media di circa 215 uova a testa, quasi interamente Made in Italy, grazie all’offerta di una platea di 40 milioni di galline presenti in 14.400 allevamenti italiani secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea.

L’usanza di considerare l’uovo come simbolo di rinascita e buon augurio in Occidente risale al 1176, quando re Luigi VII rientrò a Parigi dopo la II crociata e per festeggiarlo il capo dell’Abbazia di St. Germain des Près gli donò metà dei prodotti delle sue terre, incluse un gran numero di uova che furono poi dipinte e distribuite al popolo. Una usanza tramandata dai persiani che, già cinquemila anni fa, festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio delle uova “portabene” contro pestilenze e carestie secondo un rito che resiste ancora ai giorni nostri.

 

VENETO, LOGO UFFICIALE PER LE FATTORIE SOCIALI: PROTAGONISTI DEL TERZO SETTORE

 

Consegnate oggi le insegne ufficiali per le fattorie sociali iscritte all’albo della Regione Veneto. Presenti anche le realtà di Coldiretti che hanno potuto ritirate targa con il nuovo logo proposto dalla scuola vincitrice del concorso emanato dall’amministrazione regionale che ha indetto una vera e propria gara per studiare uno stemma identificativo. Ha vinto una studentessa dell’Istituto “Carlo Rosselli” di Castelfranco Veneto che oggi a Venezia insieme ai suoi compagni, i professori e l’Assessore regionale Giuseppe Pan ha festeggiato la sua creatività anche con un assegno. Gli operatori agricoli sociali da ora potranno esporre il simbolo seguendo le disposizioni di un disciplinare attento.

Coldiretti ricorda con l’occasione il grande contributo di queste esperienze diffuse sul territorio. “Si tratta di una delle nuove frontiere della multifunzionalità – ha spiegato Chiara Bortolas vice presidente di Donne Impresa – se solo in ventidue hanno ottenuto la regolare iscrizione al registro, centinaia di aziende hanno manifestato interesse per questa vocazione frequentando corsi di formazione ad hoc – che ricorda Bortolas – . Meritano tutti di avere strumenti legislativi più semplici per meglio operare al servizio e a favore della collettività”.

“Nella famiglia rurale l’accoglienza e l’integrazione non è un fatto straordinario. Nell’ambito aziendale c’è spazio per l’anziano, per il figlio in difficoltà e il principio della cura per il prossimo è insito nella quotidianità. Un patrimonio di valori spontaneo che trova nell’ospitalità in campagna di diversamente abili, carcerati e malati psichici ed emarginati un’attività naturale. Il lavoro dei campi e l’impegno delle fasi di semina, raccolta, trasformazione dei prodotti coinvolge in eguale misura tutti, senza differenze.

Questa dimensione piace a genitori e assistenti che cercano nell’offerta sanitaria anche la possibilità di sperimentare l’agricoltura come soluzione alternativa ai centri specializzati sfruttando agrinidi, ospizi green, orti didattici, ludoteche, giardini terapeutici e tanto altro messo a disposizione. Il Veneto, prima regione ad aver legiferato in questo senso paga lo scotto di aver anticipato e regolamento il settore – conclude Chiara Bortolas – serve più convinzione politica e apertura verso norme più evolute per allargare ulteriormente il potenziale del welfare agricolo. Riscrivere i provvedimenti su misura rispetto alle situazioni d’avanguardia magari concedendo l’inserimento nell’elenco della legge socio sanitaria significherebbe perfezionare quanto finora lodevolmente fatto al di là di una scritta appesa al muro”.

 

RAVENNA, EMERGENZA CINGHIALI: PIANO FAUNISTICO VENATORIO OK

 

“La Regione ha finalmente riconosciuto che i cinghiali non sono più un problema solo per il comparto agricolo, ma anche una minaccia per l’ambiente e per i cittadini”. Commenta così Coldiretti Ravenna l’attuazione della delibera 552 del piano faunistico venatorio che prevede non ci siano limiti all’abbattimento di questi ungulati nelle zone di pianura e collina in tutta l’Emilia Romagna, provincia di Ravenna compresa. Tuttavia, secondo Nicola Grementieri, responsabile Coldiretti per l’alta collina faentina, “il provvedimento, seppur positivo, rischia di rivelarsi ‘monco e spuntato’ se non verranno attivati anche i piani di controllo per le aree protette, le zone dove gli ungulati tendono ovviamente a concentrarsi”.

I danni dei cinghiali in campagna superano i 150.000 euro all’anno, ma i selvatici sono una minaccia concreta anche per l’intera cittadinanza, con oltre 1000 incidenti stradali causati ogni anno. A tutto questo va aggiunto che il cinghiale è il principale portatore in Europa della peste suina africana.

La delibera, frutto anche della grande pressione di Coldiretti sulla Regione, arriva assieme a un altro importante risultato per gli agricoltori: il risarcimento per i danni da fauna selvatica, subiti o prevenuti, passa dall’80 al 100%. Anche per gli allevatori, spesso vittime degli attacchi da parte di cani selvatici e lupi. Infine, dal 14 marzo, gli aiuti de minims per gli agricoltori sono passati da 15.000 a 20.000 euro ogni tre anni.

“Sono passi avanti importanti – commenta Coldiretti Ravenna – e siamo contenti di aver dato il nostro contributo alla giusta tutela del lavoro di chi si guadagna da vivere in campagna. L’obiettivo ora è che la semplificazione dei processi burocratici permetta ai risarcimenti di arrivare sempre più in fretta, che vengano riconosciuti anche i danni indiretti e, ovviamente, che si attivino in provincia i piani di controlli nelle aree protette”.

 

LIGURIA, IL VINO LIGURE PIACE ALL’ESTERO, MA LA GUERRA DEI DAZI LO PUO’ COLPIRE

 

Buoni risultati per il vino Made in Liguria, dove non si arresta la parabola crescente delle esportazioni che ha fatto registrare per l’anno 2018 un incremento di ben il 13%: la nostra regione, e genericamente l’Italia, sarebbe il Paese più danneggiato da un’eventuale guerra dei dazi tra Stati Uniti ed Unione Europe, che andrebbe a colpire in modo particolare il vino, che con un valore di 1,5 miliardi è il prodotto agroalimentare Made in Italy più esportato in Usa nel 2018.

È quanto afferma Coldiretti Liguria, in base ai dati Istat sull’andamento delle esportazioni di vini all’estero, dai quali emerge che il 2018 è stato chiuso dalla Liguria con un incremento del 13% delle esportazioni di vino, passando da un giro di affari di 20 milioni di euro registrati nel 2017, a ben 24 milioni di euro nel 2018. Questo successo sulle tavole estere non accenna a fermarsi, grazie alla notorietà che stanno continuando ad acquisire i vini liguri, che vantano 8 DOC e 4 IGT, apprezzati sia nella ristorazione sia dai singoli consumatori.  Eppure il vino è un prodotto inserito nella lista di quelli che verrebbero colpiti dalle contromisure predisposte dalla Ue in risposta all’ipotesi di dazi formulata dal presidente Trump sui prodotti comunitari, misure che rischierebbero di far vacillare il mercato sia in entrata che in uscita in questi paesi. 

“La Liguria è nota per la sua millenaria tradizione vitivinicola condotta su circa 2000 ettari di terreno – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – dove la commercializzazione del vino prodotto si attestava su un mercato prettamente regionale e nazionale: dal 2012 ad oggi, invece, si stima sul lungo periodo, che le esportazioni hanno visto crescere il valore economico di quasi l’80%, e, anche se in quantità la produzione rimane ancora limitata per ovvie ragioni geografiche, in qualità non teme confronti sui mercati.

Questo proficuo commercio potrebbe avere un duro contraccolpo a causa della guerra dei dazi tra Usa e Unione Europea che porterebbe, per l’intera nazione, ad uno scenario dove sarebbe messo a rischio circa la metà (50%) degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate in Usa, dove nel 2018 si è registrato il record per un valore di 4,2 miliardi (+2%). Occorre dunque evitare uno scontro che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia delle nostre regioni e sulle relazioni tra Paesi alleati, ma soprattutto per dare modo alle nostre economie di continuare a crescere e far conoscere le eccellenze locali al mondo”.

 

VAL D’AOSTA, LAVORO: VIA LIBERA ALL’INGRESSO DI 18MILA MIGRANTI

 

Scatta la corsa all’ingresso di 18 mila lavoratori stagionali extracomunitari in Italia sulla base del Decreto Flussi 2019, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Il provvedimento prevede la presentazione delle domande telematiche di ingresso attraverso il sistema attivo sul sito del Ministero dell’Interno a partire dal “click day”, fissato per mercoledì 24 aprile, e fino al 31 dicembre 2019.

Per la Valle d’Aosta sono per lo più interessate le aziende del settore zootecnico che impiegano il personale negli alpeggi durante la stagione estiva che possono rivolgersi a Coldiretti, negli uffici di Aosta, Châtillon e Verrès – per l’inoltro delle richieste. Nel 2018 con lo stesso Decreto Flussi Coldiretti Valle d’Aosta ha inoltrato la domanda per 23 nuovi ingressi (su 30 quote complessive) e per 15 conversioni di permesso di soggiorno.

La quota riguarda lavoratori subordinati stagionali di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina.

Vengono inoltre stanziate quote per 4.750 conversioni di permessi per lavoro stagionale in permessi di soggiorno per lavoro subordinato che consentiranno a molte aziende agricole di stabilizzare il rapporto con i propri dipendenti stranieri entrati in questi anni con i flussi stagionali.

 

CUNEO, MORIA DEL KIWI: BENE LE RISORSE REGIONALI PER RICONVERTIRE I FRUTTETI

 

“Dopo le nostre sollecitazioni, accogliamo positivamente il sostegno che la Regione offre alle nostre aziende agricole duramente colpite dalla moria del kiwi, in particolare nel Saluzzese”.

Il Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo, Roberto Moncalvo, commenta così il finanziamento approvato dalla Giunta regionale, che ammonta a 1,8 milioni di euro, per la riconversione dei frutteti di kiwi colpiti da moria.

Il bando riguarda le aziende che, nel luglio 2018, hanno estirpato i frutteti per una superficie minima di 500 mq. Il finanziamento, inoltre, riconosce un contributo di 4.000 euro ad ettaro per le strutture impiantate dal 2007 e un contributo di 2.000 euro ad ettaro per quelle impiantate prima del 2007.

Il rischio è di perdere del tutto una coltura frutticola di cui la nostra Provincia è tra i principali produttori e poli di lavorazione a livello nazionale ed internazionale.

La moria ha già decimato gli impianti di molte nostre aziende, determinando nelle ultime due annate una perdita del 30% di superficie coltivata a kiwi e del 40% di produzione potenziale. Una produzione potenziale che, fino agli estirpi, si attestava oltre le 84.000 tonnellate, coinvolgendo circa 1.700 aziende e 3.100 ettari. “Vista la strategicità di questa coltivazione – assicura Moncalvo – continueremo a chiedere alla Regione un forte interessamento, per lo stanziamento di misure concrete a sostegno delle nostre imprese”.

 

TORINO, EMERGENZA LUPI: LA PRIORITÀ È DIFENDERE GLI ALLEVAMENTI PIEMONTESI

 

“Occorre salvare mucche e pecore che monticano negli alpeggi delle valli torinesi, come in tutto il Piemonte. Messi sotto attacco dal lupo – ritornato a popolare il Piemonte – ci sono 50mila capi bovini che monticano e centinaia di greggi. Non solo, i lupi sono arrivati a colpire le stalle di collina e pianura, uccidendo mucche, pecore e capre”. Questo l’appello di Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino, in riferimento alle considerazioni dei giorni scorsi del vicepremier Matteo Salvini, che ha sottolineato la necessità di misure di contenimento per difendere gli allevamenti. Nella giornata che dà il via alla tradizionale transumanza, è stata divulgata un’analisi della Coldiretti, contenuta nel report “L’Italia dei pastori”.

Fabrizio Galliati prosegue: “La problematica è seria poiché il pericolo lupi costringe alla fuga le famiglie coltivatrici che, da generazioni, popolano le montagne, ma anche i tanti giovani che, con fatica, sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze. E’ una situazione critica che sta volgendo al peggio dato che ora anche la collina torinese è in stato di allerta e gli animali che fino a ieri pascolavano liberi, oggi sono minacciati”.

Fabrizio Galliati, in veste di vice presidente di Coldiretti Piemonte, aggiunge qualche dato: “In Piemonte le aziende che allevano la razza bovina Piemontese sono 6mila, con 15 mila addetti, oltre 315 mila capi in stalla e un fatturato di 500 milioni di euro. Il comparto ovi-caprino piemontese è in crescita: 150 allevatori professionali di capretto, 25 mila capre in produzione e 2200 allevamenti ovini. Oltretutto, un numero consistente di capi, in particolare ovini e caprini, è allevato nelle zone alpine e prealpine e sono 500 i margari che vanno in alpeggio. Nel solo torinese alpeggiano oltre 10mila capi bovini. Il cuneese conta 300 margari con 30mila bovini che monticano”.

Fabrizio Galliati chiude così: “Chiediamo alla Regione Piemonte di impegnarsi al tavolo della Conferenza Stato-Regioni per migliorare e attuare il Piano lupo, proposto dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa. E’ importante che a livello territoriale vengano prese misure coraggiose per controllare e contenere i lupi e gli ibridi cane-lupo”.

 

PUGLIA, LUPI: DIFENDERE PASCOLI CON PECORE CAPRE E VITELLI. RADDOPPIATI IN 10 ANNI

 

Occorre salvare le migliaia di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e agnelli uccisi in Puglia, dove la presenza del lupo si è moltiplicata negli ultimi anni con il ripetersi di stragi negli allevamenti. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle considerazioni del vicepremier Matteo Salvini e del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, nel sottolineare la necessità di misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli – conclude la Coldiretti – le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città.

“Nel giro di dieci anni i lupi sono raddoppiati – afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia – mettendo a rischio non solo le produzioni agroalimentari e l’assetto idrogeologico del territorio, ma anche la vita stessa di agricoltori e automobilisti. In Puglia sono enormi i danni causati dalla fauna selvatica, con un danno pari ad oltre 11 milioni di euro”. I lupi vivono e si riproducono principalmente nelle aree naturali protette e in zone boschive – conclude Coldiretti Puglia – ma inevitabilmente sconfinano e fanno razzia nelle aziende agricole e si riversano sulle strade limitrofe ed in prossimità dei centri abitati.

 

PARMA, PRIMO TROFEO PARMENSE DELLE LUMACHE E PER IL LABORATORIO SULLE API

 

Al mercato di Campagna Amica del Barilla Center grande festa, sabato 13 Aprile, per la gara di “alta velocità” per il primo trofeo parmense delle lumache, selezionate dal tecnico di gara e ideatrice Emily Mazzali di Neviano Arduini, componente di Coldiretti Donne Impresa Parma. Una mattina all’insegna della festa e dell’entusiasmo, espresso in particolare dagli alunni delle classi prime della scuola Racagni di Parma, iscritti al progetto di Educazione alla Campagna Amica promosso da Coldiretti Donne Impresa e Coldidattica. Tre di questi alunni sono saliti sul podio insieme alle tre chiocciole “campionesse” della gara, e a tutti i bambini sono state regalate conchiglie colorate, in ricordo della bella giornata. A seguire un interessante laboratorio sul mondo delle api, curato dall’azienda agricola Monteverdi di Noceto, per scoprire l’infaticabile lavoro delle api e le proprietà del miele.

 PIEMONTE, LUPI: DIFENDERE URGENTEMENTE I PASCOLI PIEMONTESI

 

Occorre salvare le migliaia di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e asinelli uccisi lungo tutta la Penisola dove la presenza del lupo si è moltiplicata negli ultimi anni con il ripetersi di stragi negli allevamenti. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alle considerazioni del vicepremier Matteo Salvini, nel sottolineare la necessità di misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli. Nella giornata che dà il via alla tradizionale transumanza, viene divulgata un’analisi della Coldiretti contenuta nel report “L’Italia dei pastori”, in occasione della prima maxi protesta di mille pecore che hanno invaso, a Padova, una delle più grandi piazze europee. Un appuntamento per affermare il valore sociale, economico, storico e ambientale della pastorizia in un momento di grande difficoltà.

“La problematica resta grave poiché costringe alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze – sottolineano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale –. E’ una situazione ormai insostenibile per le nostre imprese che, con coraggio, continuano a presidiare le montagne e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli le montagne muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città”.

In Piemonte la zootecnia da carne conta numeri importanti e le aziende che allevano la razza bovina Piemontese sono 6 mila con 15 mila addetti, oltre 315 mila capi ed un fatturato che arriva a 500 milioni di Euro. Il comparto ovi-caprino piemontese è in crescita: 150 allevatori professionali di capretto, 25 mila capre in produzione e circa 2200 allevamenti ovini. Oltretutto, un numero consistente di capi, in particolare ovini e caprini, è allevato nelle zone alpine e prealpine e sono circa 500 i margari che vanno in alpeggio. E’ anche il clima ad influire, come è capitato con il patrimonio ovino piemontese che risente particolarmente dei cambiamenti climatici e della siccità: dalla pecora delle Langhe alla Frabosana, dalla Sambucana alla Garessina, dalla Tacola alla Biellese e dalla Saltasassi alla Savoiarda, sono diverse le razze a rischio estinzione.

“Serve un forte impegno dalla Regione Piemonte affinché in sede della Conferenza Stato-Regioni si possa velocizzare l’iter e rafforzare il Piano lupo, proposto dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, dove necessario. Di fondamentale importanza, quindi, che siano presenti a livello territoriale misure anche coraggiose per controllare e contenere i lupi e gli ibridi cane-lupo”, concludono Moncalvo e Rivarossa.

 

VAL D’AOSTA, PREDAZIONE LUPO: BENE LA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO

Sulla questione “Predazione Lupo”, come Coldiretti, abbiamo più volte evidenziato la necessità di dare risposte concrete al settore agricolo, cercando di portare al centro della discussione le conseguenze patite dagli allevatori e da chi vive quotidianamente la montagna.

La circolare del Ministero degli Interni apre, di fatto, un nuovo scenario introducendo la possibilità di derogare al divieto di uccidere una serie di animali selvatici, tra i quali il lupo, a fronte del fallimento degli interventi attuati per assicurare la pubblica incolumità.

Una novità che la nostra organizzazione accoglie positivamente, in quanto lo scenario è profondamente mutato rispetto al passato e la crescente presenza del lupo sul territorio richiede nuove riflessioni per difendere i nostri allevatori e rassicurare le nostre piccole comunità.

Bene le azioni di monitoraggio, le misure di prevenzione e gli indennizzi per gli allevatori ma non possiamo più escludere, a priori, le azioni di contenimento dei lupi per contrastare le inevitabili aggressioni al bestiame.

 

REGGIO EMILIA, PIANO LUPI: SALVAGUARDARE GLI ALLEVAMENTI E TUTELARE I CITTADINI

 

Continuano gli attacchi dei lupi, non sono negli allevamenti ma anche nei giardini di case e nei pressi dei centri urbani. La presenza dei lupi negli ultimi anni si è moltiplicata con stragi negli allevamenti. “In base alle norme relative al benessere animale – commenta Assuero Zampini direttore della Coldiretti reggiana – le aziende zootecniche hanno creato sempre più spazi aperti e comunicanti con l’esterno. Non ci sono prevenzioni o contenimenti all’ingresso di lupi o predatori all’interno degli allevamenti e questo può provocare decine di migliaia di euro di danni sia per le aggressioni dirette agli animali sia indotti dallo spavento provocato come il rischio di aborti, frattura degli arti e diminuzione della produzione di latte”.

“Il problema non è più solo legato ai pascoli di montagna – continua Zampini – ma come abbiamo già verificato riguarda tutti gli allevamenti anche in prossimità dei centri urbani. Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti e nella tutela dei cittadini che rischiano di trovarsi faccia a faccia con i lupi in giardino”.

È necessario che si attuino misure di prevenzione e al contempo che vengano creati canali rapidi ed efficaci per garantire giusti indennizzi alle aziende che subiscono danni dai frequenti attacchi dei lupi. I risarcimenti – precisa la Coldiretti di Reggio Emilia – devono arrivare senza complicazioni burocratiche.

“Ci aspettiamo – continua Assuero Zampini – un impegno concreto per tutelare un bene comune con un sostegno pubblico a sistemi di difesa appropriati e un rapido ed adeguato rimborso dei danni, con procedure burocratiche più snelle. Ricordo che esiste una circolare, con particolare riferimento a Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, del ministero dell’Interno, inviata alle Prefetture, che dà il via libera all’abbattimento dei predatori, come “misura preventiva” e “soltanto a condizione che sia stata verificata l’assenza di altre soluzioni praticabili”. “Gli attacchi dei lupi continuano – conclude Zampini – gli allevamenti sono a rischio e non possiamo ignorare l’allarme”.

 

PUGLIA, XYLELLA: IN DECRETO EMERGENZE FRANTOI DEL SALENTO GRANDI ESCLUSI

 

Grandi assenti nel Decreto Emergenze i frantoi dal Salento che, a distanza di 5 anni da quando la Xylella ha iniziato a dilagare nel Salento, risultano ancora esclusi da tutto, denuncia Coldiretti Puglia, con 251 strutture di trasformazione, frantoi cooperativi, aziendali e industriali nella sola provincia di Lecce al collasso, alcuni dei quali già parzialmente inattivi.

“Prima che ci sia la conversione in Legge, devono essere previsti interventi per i frantoi del Salento. L’Assessore regionale all’Agricoltura non aggiunga il danno alla beffa e si assuma la responsabilità di segnalare immediatamente la grave mancanza al Ministro Centinaio, che ha chiesto a Lecce una verifica degli emendamenti presentati per poter intervenire prima che il Decreto diventi Legge”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. “A partire dalla moratoria sui mutui, per garantire la sopravvivenza dei frantoi, sono necessarie misure ad hoc che prevedano integrazioni al reddito per 5 anni per le aziende di trasformazione che dimostrino di restare attive e produttive e interventi economici – insiste il presidente Muraglia – a supporto della rottamazione parziale e totale degli impianti, per i frantoi che vogliono dismettere o riconvertire l’attività”.

Sono 491 i frantoi operanti nel Salento, di cui 251 in provincia di Lecce, 143 a Brindisi e 97 a Taranto e “qualunque misura si andrà a definire per sostenere le realtà della provincia di Lecce, dove lo scenario è apocalittico – aggiunge il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele – e i frantoi non hanno più olive da molire, potrà essere replicato e messo a patrimonio comune anche delle realtà operanti nelle altre province pugliesi, dove la malattia sta mietendo vittime. Non è ancora stato profilata alcuna misura ad hoc per le sole aziende di trasformazione in forma cooperativa, privata che industriale”.

“La malattia – dice ancora il presidente Cantele – ha minato profondamente l’intero tessuto produttivo olivicolo e oleario del Salento con una perdita progressiva della Produzione Lorda Vendibile dai 50 milioni di euro della campagna 2016-2017 ai 300 milioni di euro della campagna 2018-2019. I frantoi cooperativi, aziendali e industriali, hanno registrato un calo significativo del quantitativo di olive molite del 50% nella campagna 2016- 2017, del 75% nella campagna 2017-2018 e del 90% nella campagna 2018-2019, con l’equivalente crollo del fatturato e la riduzione del personale impiegato del 90%, oltre al danno stimato per difetto al patrimonio olivetato di 1,2 miliardi di euro”.

 

NORD SARDEGNA, OZIERI: PREMIO “PRECURSORE” AD AZIENDA ABELTINO-FILIGHEDDU

 

E’ andato all’azienda Abeltino-Filigheddu di Arzachena il premio di Coldiretti Sardegna e Nord Sardegna “precursore nell’introduzione della razza bovina Charolaise in Sardegna e per il grandissimo contributo dato nel suo miglioramento genetico”.

A consegnarle il premio ieri a Ozieri nel corso della settima mostra regionale dei bovini da carne Charloiase e Limousine, è stato il direttore provinciale Ermanno Mazzetti che si è complimentato “per il contributo prezioso dato per un settore ed una razza che stanno dando grosse soddisfazioni alla Gallura e alla Sardegna intera, come dimostrato dai tanti premi vinti nelle migliori manifestazioni nazionali e confermato anche dalla altissima qualità vista in mostra”.

L’azienda Abeltino-Filigheddu ha anche conseguito ex equo il secondo posto con l’allevamento di Luca Fele di Calangianus nella classifica generale riservata alle Charoliase. Il primo posto se l’è aggiudicato l’azienda Pittorru e Pileri di Calangianus. Luca Fele, che aveva ricevuto il premio Coldiretti due anni fa per l’innovazione, si è aggiudicato anche il primo premio assoluto della mostra Charolaise.

 

Nella categoria Limousine invece ha primeggiato l’azienda agricola di Salvatore Fresi di Villanova Monteleone sia nell’assoluta che nella generale. Lo stesso Fresi due settimane fa si era aggiudicato sempre con il toro Nikele anche il titolo di campione Junior nella mostra nazionale di Bastia Umbra. Mostra nella quale sono saliti sul podio anche le altre due aziende sarde presenti: quella di Abeltino-Filigheddu, prima nella categoria manze 13-16 mesi Charolaise, e Giovanni Giannichedda di Campanedda, terzo classificato nella categoria vacche adulte Limousine. In classifica generale, a Ozieri, dietro Fresi si sono classificati l’azienda di Salvatore Azara di Tempio e terzo l’azienda di Iolanda Simona Murreghile di Olbia.

“Nella due giorni di Ozieri abbiamo visto sfilare i migliori bovini Charolaise e Limousine della Sardegna – afferma il presidente di Coldiretti Nord Sardegna Battista Cualbu -, che sono ai vertici anche nazionali vista l’incetta di premi che facciamo in ogni mostra. E’ un settore in grande crescita al quale ogni anno dedichiamo un premio. Abbiamo sempre l’imbarazzo della scelta vista l’eccellenza degli allevatori. Anche quest’anno abbiamo premiato una azienda, Albeltino-Filigheddu, storica e all’avanguardia a cui vanno i nostri complimenti per ciò che ha fatto e per ciò che sta facendo. Ma i complimenti davvero vanno a tutti”.

 

TORINO, CINGHIALI: ATC E CA ADERISCANO E REALIZZINO LA CACCIA DI SELEZIONE

“Sollecitiamo Atc e Ca ad aderire non solo formalmente alla caccia di selezione al cinghiale, deliberata dall’assessorato all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Piemonte. L’inizio della caccia di selezione al cinghiale è scattato l’8 aprile 2019 e terminerà il 15 marzo 2020”. Questo l’appello di Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino.

“Coldiretti chiede agli Atc e ai Ca di utilizzare questo strumento – aggiunge Fabrizio Galliati –. Negli anni passati non tutti gli Atc e Ca hanno fatto ricorso alla caccia di selezione e non tutti coloro che l’hanno pianificata l’hanno poi realizzata appieno.  A fronte dei tanti problemi cagionati dai cinghiali all’agricoltura è inaccettabile che non si ricorra a questo strumento per arginarli e contenerli. Per la prima volta, in tutto il Piemonte, viene anticipato l’avvio della caccia di selezione e mantenuta l’apertura della caccia fino alla primavera 2020, senza interruzioni. La Giunta regionale ha approvato il primo elenco dei piani di prelievo selettivo della specie, per la stagione venatoria 2019-2010, presentati dagli istituti di gestione della caccia. Finora però, in tutto il territorio della Città Metropolitana di Torino, solo 5 su 10 Atc e Ca hanno pianificato interventi, per un totale di 1.310 cinghiali da abbattere”.

Fabrizio Galliati chiude: “Altra novità introdotta è il prelievo prioritario delle femmine e dei piccoli della specie, nelle aree critiche con forte presenza del cinghiale. Gli istituti di gestione della caccia sono chiamati a integrare i piani entro il prossimo 30 aprile 2019. L’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha recepito le nostre richieste e offre così un utile strumento per contrastare i cinghiali. Coldiretti Torino non ha dubbi: si tratta di una opportunità che va assolutamente colta”.

 

ASTI, PER LE FESTIVITÀ C’È IL CAPRETTO A “KM 0” CON IL MARCHIO CONSORZIO PIEMONTE

 

Da quest’anno per il pranzo di Pasqua non potrà mancare il capretto 100% astigiano. Nelle macellerie di qualità basterà cercare il logo del Consorzio Allevatori Caprini del Piemonte, raffigurante la regione subalpina con le corna di un capretto, per essere certi di poter gustare una carne delicata, gustosa e facilmente digeribile grazie al suo basso contenuto di grassi.

Un anno fa, esattamente il 2 marzo 2018, di fronte a un notaio di Asti, un gruppo di allevatori piemontesi, capitanati da Simone Grappiolo di Roccaverano, costituirono il Consorzio che oggi può vantare un prodotto di estremo valore e con le massime garanzie qualitative e sanitarie. “Possiamo arrivare sulle tavole dei piemontesi – spiega Grappiolo – praticamente a chilometro zero e questo è una bella distintività rispetto a tanta carne di minor qualità che arriva dall’estero dopo aver percorso migliaia di chilometri”.

Il capretto Piemonte viene allevato per 60 giorni ed ha un peso variabile da 11 a 16 Kg. Gli allevamenti nell’Astigiano sono dislocati un po’ in tutti i comuni della provincia e in particolare nella Langa e nel nord. Per ora hanno aderito al sodalizio 18 allevatori per un totale di 6 mila capi produttori di latte e 10.000 capretti circa, ma molti altri allevatori hanno già fatto richiesta di iscrizione al nuovo Consorzio promosso da Coldiretti insieme ad Arap (l’Associazione degli Allevatori del Piemonte).

“Dopo aver portato alla ribalta il latte e i grandi formaggi caprini con in testa il Roccaverano – evidenzia Marco Reggio, presidente di Coldiretti Asti – si sentiva l’esigenza di portare all’attenzione dei consumatori l’alta qualità della carne dei capretti nostrani. Per questo è stato costituito il Consorzio Allevatori di Caprini del Piemonte ed ora comincia a farsi notare il marchio identificativo che non può che destare grande interesse da parte dei consumatori. Il tutto rappresenta un importante strumento di promozione sul territorio e il volano per far crescere economicamente il comparto”.

D’altra parte il comparto caprino piemontese è in crescita: sono 150 gli allevatori professionali con 25 mila capre in produzione.

“Il nostro non è solamente un interesse economico – puntualizza Grappiolo – ma è anche un discorso culturale che vogliamo portare avanti con convinzione all’attenzione dei consumatori. Per questo lavoriamo per aumentare ulteriormente la qualità delle produzioni e attivare opportuni sistemi di certificazione all’insegna della naturalezza”.

Per le festività quindi si possono trovare i primi capretti 100% Piemonte e sul nostro territorio 100% dell’Astigiani. Certo, per ora, non ce ne saranno per tutti, anche perché il costo non si discosta dai prodotti congelati che arrivano dall’estero dopo aver percorso, per giorni, migliaia di chilometri. Un capretto nostrano, sia direttamente dall’allevatore che nelle macelleria di alta qualità, si può trovare mediamente a un prezzo di 18 euro al chilogrammo.

 

EMILIA-ROMAGNA, EMERGENZA CINGHIALI: FINALMENTE ORA SI FA SUL SERIO

 

“La Regione ha finalmente riconosciuto che i cinghiali non sono più un problema solo per il comparto agricolo, ma anche una minaccia per l’ambiente e per i cittadini”. Commenta così Coldiretti Emilia Romagna l’attuazione della delibera 552 del piano faunistico venatorio che prevede non ci siano limiti all’abbattimento di questi ungulati nelle zone di pianura e collina in tutta l’Emilia Romagna. “I danni dei cinghiali in campagna superano i 150.000 euro all’anno – continua Coldiretti regionale – e questi selvatici sono una minaccia concreta per la cittadinanza, con oltre 1000 incidenti stradali causati ogni anno dai selvatici. A tutto questo – continua Coldiretti Emilia Romagna – va aggiunto che il cinghiale è il principale portatore in Europa della peste suina africana”.

La delibera, che esce anche grazie alla grande pressione di Coldiretti Emilia Romagna sulla Regione, arriva assieme a un altro importante risultato per gli agricoltori: il risarcimento per i danni da fauna selvatica, subiti o prevenuti, passa dall’80 al 100%. Anche per gli allevatori, spesso vittime degli attacchi da parte di cani selvatici e lupi. Infine, dal 14 marzo, gli aiuti de minims per gli agricoltori sono passati da 15.000 a 20.000 euro ogni tre anni.

“Sono passi avanti importanti – commenta Coldiretti Emilia Romagna – e siamo contenti di aver dato il nostro contributo alla giusta tutela del lavoro di chi si guadagna da vivere in campagna. L’obiettivo ora è che la semplificazione dei processi burocratici permetta ai risarcimenti di arrivare sempre più in fretta”.

 

SALERNO, I BIMBI DELLA MEDAGLIE D’ORO A ‘SCUOLA’ DI SANA COLAZIONE

Latte, yogurt, ciambellone al limone, panedolce cilentano, fette biscottate, succo d’arancia, frutta secca, fragole. “La buona colazione si vede…dal mattino” con Coldiretti Salerno, Campagna Amica e Ordine dei Medici che hanno “servito” una sana e gustosa colazione ai bambini del circolo Medaglie D’Oro di Salerno. Alla colazione preparata dall’agrichef Lucia Giannattasio e dalla delegata dei Giovani Ida Corrado, hanno partecipato i genitori per scoprire tutti i segreti di un pasto corretto. “Un evento unico nel suo genere – come ricordato dal presidente di Coldiretti Salerno Vito Busillo – che sarà presto replicato in altre scuole della provincia per sensibilizzare le famiglie al mangiar sano e alla corretta alimentazione.

Una colazione sana, fatta con alimenti di stagione, freschi e genuini, è il momento più importante della giornata. Educare fin da giovanissimi a una corretta alimentazione è fondamentale. Limitare la vendita del cibo spazzatura nelle scuole a favore di alimenti freschi e sani, può invece contribuire a sconfiggere i problemi di eccesso di peso e obesità troppo frequenti nelle fasce di età giovanili”.

Sono tante le cattive abitudini a tavola: bambini che saltano la prima colazione o non la fanno in maniera adeguata, che assumono abitualmente bevande zuccherate e gassate o non consumano quotidianamente frutta e verdura. “E’ importante sensibilizzare le famiglie sul primo pasto della giornata, pilastro di un corretto stile di vita alimentare fin dai banchi di scuola – ha ribadito il pediatra Aurelio Occhinegro – l’obiettivo è di portare in tavola i prodotti del territorio e valorizzare il consumo di qualità. E’ importante stimolare i ragazzi a una maggiore consapevolezza dei comportamenti alimentari e sensibilizzarli alla conoscenza dei prodotti, alla possibilità di mangiar bene e di formare consumatori futuri attenti e consapevoli”.

Soddisfazione per la riuscita dell’evento – che sarà replicato anche oggi – è stata espressa dalla dirigente scolastica Anna Maria D’Angelo. Tutti i bambini hanno creato e disegnato la loro tovaglietta per la colazione e ricevuto il vademecum della piramide alimentare.

 

NUORO-OGLIASTRA, LA RISCOSSA DELLA VITICOLTURA TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

 

La viticoltura è in netta ripresa trascinata soprattutto dai giovani e dalle donne che puntano su mix vincente di tradizione e innovazione tecnologica. E’ quanto emerso stamattina nel mercato coperto di Campagna Amica a Nuoro, dove protagonista è stato il vino grazie anche al progetto che Coldiretti Nuoro Ogliastra sta portando avanti con l’agenzia Laore e l’Università della terza età.

Il tecnico Tonino Costa di Laore nel mercato dell’Exmè, insieme al tutor del mercato di Campagna Amica e ai soci dell’Ute hanno presentato attraverso un laboratorio didattico con degustazione guidata i vini del territorio, il gusto e le caratteristiche della viticoltura.

“Quello vitivinicolo è un settore in forte espansione in Sardegna, con importanti aziende vitivinicole che si ritagliano spazi importanti come dimostrato anche al vinitaly la settimana scorsa dove si è aggiudicato il premio di miglior vino rosso – afferma il presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra Leonardo Salis -. Oggi chi segue il settore lo fa con alta professionalità, non dimentica la tradizione, ma anzi la valorizza anche con i metodi tradizionali meno invasivi ed è anche un settore che non disdegna il biologico. Ma allo stesso tempo abbinano e utilizzano le nuove tecnologie che nel rispetto della tradizione e della qualità presentano in un mercato, sempre più internazionale”.

Nella provincia di Nuoro (che comprende anche l’Ogliastra), come emerge dal dossier Laore sul settore, si producono 53mila quintali di uva e 44.500 ettolitri di vino. Oltre 41mila rosso e oltre 3mila bianco. La superficie vitata è di oltre 6.500 ettari, meno della metà rispetto al 1984 quando era di oltre 14.700 ettari, diminuzione ricontratta in tutta la regione e dovuta fino alla fine degli anni ’90 principalmente alle politiche comunitarie sulla incentivazione agli espianti. Dopodiché, a partire dal 2000, le politiche comunitarie, nazionali e regionali hanno stimolato la riqualificazione del patrimonio viticolo.

E se la provincia di Nuoro – sempre secondo le elaborazioni Coldiretti Nuoro Ogliastra sul dossier Laore, è terza in Sardegna, dopo Cagliari e Sassari, per superficie vitata, è però quella dove si è riscontrato il maggior incremento di superficie vitata a Dop e Igp, sia in valore assoluto che in percentuale, + 72,6% dal 2006 al 2017, passando da 1063 ettari a 4.855.

Spetta alla provincia di Nuoro anche il primato del Cannonau, vitigno più coltivato in Sardegna: si trova qui infatti oltre il 66% della superficie sarda destinata alla sua produzione, 4965 ettari rispetto a 7465 totale sardo. E sempre Nuoro detiene anche il primato della superficie destinata alla Malvasia, con 111 ettari su 2017 totali. 

Il Comune con più superficie vitata della provincia è Dorgali con 550 ettari, seguita da Oliena 544 e Jerzu 487. Mentre il cannonau monopolizza i vitigni: copre oltre il 75% della superficie vitata locale.

“I nostri viticoltori si propongono con grande creatività e competenza con prodotti innovativi che si stanno affermando con successo nel mercato. Un esempio lo abbiamo avuto anche la settimana scorsa al Vinitaly dove diversi nostri vini erano presenti all’interno dello spazio Coldiretti – ricorda il direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra Alessandro Serra -. C’erano le terre della tre Doc, Malvasia di Bosa, del Mandrolisai e del Cannonau, oltre che l’etichetta innovativa della cantina Eminas, vino tutto al femminile, che riporta nella bottiglia serigrafata un viso di donna, la nonna Bustiana con i suoi capelli raccolti a chicchirichino e le impronte digitali delle tre giovani imprenditrici agricole di Mamoiada: Emanuela Melis di 34 anni, Maria Antonietta di 32 e Roberta di 27. Mentre lo scorso anno era stata protagonista un’altra donna, la giovanissima Giada Porcu di 21 anni che produce nella vigna Silattari a Bosa, la malvasia Botrytis Cinereacon, con gli acini ammuffiti e maturata interrata in vigna”.

 

PUGLIA, XYLELLA: NASCE CONSORZIO INNESTI, SUBITO PROTOCOLLO REGIONALE

 

“Non esistono cure per salvare gli ulivi infetti da Xylella, unica strada è la convivenza con il batterio attraverso la pratica dell’innesto per salvaguardare almeno gli ulivi monumentali. Per questo abbiamo costituito il Consorzio Innesti tra Coldiretti, UNAPROL E Consorzio DOP Terre d’Otranto, di cui fa parte un Consiglio scientifico, per mettere a regime una pratica a cui si sono dedicati tecnici ed esperti finora in maniera volontaria e a proprie spese, coadiuvati dal CNR, che hanno in questi anni sperimentato la pratica degli innesti e sovrainnesti sugli ulivi”, annuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Sul piano agronomico l’innesto consiste nell’unire due organismi vegetali viventi per mezzo di una saldatura biologica – dice Coldiretti Puglia – di cui la nuova parte aerea fruttifera ne modifica così la varietà.

“E’ necessario che la Regione Puglia definisca quanto prima un “un protocollo” tecnico di utilizzo, in modo da avere riferimenti chiari. L’innesto può rappresentare una speranza per il mondo produttivo olivicolo-oleario, ma soprattutto può rappresentare la speranza della tutela paesaggistica del Salento – aggiunge il presidente Muraglia – contemporaneamente, gli impianti olivicoli mediante queste prime varietà resistenti consentiranno la ripartenza del settore olivicolo-oleario, in attesa che ulteriori sperimentazioni possano ampliare il panorama idoneo a convivere con il batterio killer”.

“Ci siamo ispirati ai Consorzi Anti-fillosserici nati con legge nel 1901 – spiega David Granieri, presidente di UNAPROL – con lo scopo di diffondere la tecnica dell’innesto per contrastare la fillossera della vite. Un percorso virtuoso di speranza che intendiamo replicare e che le istituzioni hanno il compito di supportare con massima efficienza con Unaprol in prima fila, anche attraverso l’innovativo sistema Olivo.net progettato in collaborazione con Horta S.r.l., uno strumento informatico di ultima generazione che consente il monitoraggio in tempo reale dell’oliveto, controlla i dati inseriti e dà informazioni utili all’imprenditore per le scelte strategiche da prendere sulle attività di irrigazione, concimazione e coltivazione”.

“In mancanza di cure per salvare il patrimonio monumentale della Puglia – incalza Giovanni Melcarne, presidente del Consorzio DOP Terra d’Otranto – l’unica speranza è innestare gli ulivi con varietà resistenti. È bene precisare che al momento è solo una speranza confortata da alcune evidenze empiriche emerse da tre anni di sperimentazione sugli innesti ed emerse da alcune piante innestare da molti anni sul territorio salentino ormai devastato dal batterio. L’innesto è una pratica agronomica reversibile che ci consente di avere una chance per tutelare i nostri alberi monumentali”.

Sul fronte della ricerca Donato Boscia del CNR ribadisce le 4 linee di attività di contrasto alla Xylella con le ‘osservazioni continue in area infetta per la ricerca di olivi asintomatici, i campi sperimentali per la valutazione della suscettibilità di cultivar diverse all’infezione di Xylella fastidiosa, il sovrinnesto di alberi infetti per una più rapida identificazione di fonti di resistenza e la Selezione e caratterizzazione di olivi spontanei asintomatici”.

 

ROVIGO, I SERVIZI DEGLI UFFICI EPACA ANCHE ALLA “CITTÀ DI ROVIGO”

 

Tutto pronto per portare i nostri servizi anche nella struttura sanitaria, di seguito tutte le informazioni utili.

Da oggi, lunedì 15 aprile, Epaca ha un nuovo sportello, presso la casa di cura “Città di Rovigo”: ad annunciarlo il direttore dell’associazione polesana Coldiretti Silvio Parizzi e la responsabile di Epaca Rovigo Paola Marandino.

Epaca, come dice il direttore generale Fiorito Leo, è il volto sociale della Coldiretti, è un azienda solida di servizi alla persona, che coniuga accoglienza, ascolto, empatia alla competenza tecnica, e professionalità. Proprio per essere più vicini a tutti i cittadini, la settimana scorsa è stata firmata una convenzione con la Casa di cura Città di Rovigo, che accoglie Epaca aprendo uno sportello al piano terra, così da ampliare la sua offerta di servizi ai propri avventori. Anche qui quindi si potrà essere assistiti su previdenza, lavoro/contribuzione, pensioni, salute, dagli infortuni, alle malattie professionali, prestazioni a sostegno del reddito, disoccupazione, assegni familiari, assistenza ai disabili, tutela della famiglia, dimissioni volontarie, ape sociale, volontario, premio alla nascita bonus bebè e molto altro.

Da lunedì 15 aprile l’Epaca, con la sua responsabile Paola Marandino, è presente tutte le mattine, dal lunedì al venerdì dalle 8:30 alle 13, alla casa di cura Città di Rovigo in via G. Falcone P. Borsellino n. 69, al piano terra, di fronte al reparto prelievi. Su richiesta e su prenotazione sarà possibile usufruire anche dei servizi fiscali del Caf di Coldiretti per fare le dichiarazioni dei redditi.

 

FERRARA, PUBBLICATO IL BANDO ISMEA PER L’INSEDIAMENTO DEI GIOVANI AGRICOLTORI

Pubblicato il bando ISMEA 2019, misura che ha l’obiettivo di sostenere le operazioni fondiarie riservate ai giovani che si insediano per la prima volta in aziende agricole in qualità di capo azienda. Più nel dettaglio, il regime di aiuto prevede l’erogazione di un premio in conto interessi di 70.000 euro erogati in due tranche per l’acquisto di efficienti strutture fondiarie agricole in favore di giovani che si insediano per la prima volta in agricoltura.

La domanda potrà essere presentata dalle ore 12:00 del giorno 12 aprile 2019 e fino alle ore 12:00 del giorno 27 maggio 2019. Il bando mette a disposizione 70 milioni di euro che saranno allocati sui seguenti lotti: Lotto 1 (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto, Lazio, Marche, Toscana e Umbria) per un importo pari a 35 milioni di euro; Lotto 2 (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) per un importo pari a 35 milioni di euro.

Si tratta di un bando alla cui definizione delle graduatorie concorre, oltre al rispetto delle condizioni di ammissibilità, anche l’ordine cronologico di presentazione delle domande (click day), determinato in base alle informazioni risultanti dal protocollo informatico dell’Ismea.

L’aiuto al primo insediamento si rivolge ai giovani di età compresa tra i 18 e i 41 anni non compiuti e coinvolge sia le imprese individuali che le società agricole (di persone, di capitali ovvero cooperative). Non possono partecipare i soggetti che al momento della presentazione della domanda risultano già insediati. A pena di esclusione, la domanda di partecipazione al bando di Primo Insediamento Ismea deve essere presentata in forma telematica mediante il portale dedicato e compilata secondo le modalità nello stesso indicate. Gli Uffici Coldiretti sono a disposizione per supportare i giovani con informazioni dettagliate ed assisterli nella fase di presentazione delle domande.

BRESCIA, 10 MLN DI PRESENZE TURISTICHE, 347 ATTIVITÀ AGRITURISTICHE SUL TERRITORIO

 

Salgono a oltre 10 milioni le presenze turistiche in un anno a Brescia e provincia, di cui il 39 per cento dovute agli italiani e il 61 per cento agli stranieri. E proprio sul fronte del turismo internazionale, Brescia ha una struttura di ricettività dedicata al turismo estero soprattutto nella zona del Garda che conta oltre 100 attività agrituristiche sulle 192 totali associate a Coldiretti.  E’ quanto emerge dal summit nazionale sul turismo “Innovazione, sostenibilità, nuovi sapere – il modello del Garda e le sfide del presente” alla presenza, tra i numerosi relatori, del Presidente Coldiretti Ettore Prandini.

“Il nostro – afferma il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini – è il solo Paese al mondo che può contare primati nella qualità, nella sostenibilità ambientale e nella sicurezza della propria produzione agroalimentare, che peraltro ha contribuito a mantenere nel tempo un territorio con paesaggi di una bellezza unica. I tesori enogastronomici – conclude Presidente Prandini – sono delle vere e proprie opere d’arte conservate gelosamente da generazioni di agricoltori che vanno difese dal rischio dell’omologazione e della falsificazione”.

Oltre un terzo della spesa di italiani e stranieri in vacanza nel Belpaese è destinato alla tavola – afferma la Coldiretti – per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche. In Lombardia – stima la Coldiretti regionale – la spesa che in un anno i turisti stranieri dedicano alla tavola ammonta a oltre 800 milioni di euro.

In Lombardia l’attenzione verso l’agroalimentare e il suo legame con il territorio è confermata anche dal boom delle vacanze in campagna con il numero delle presenze dei viaggiatori italiani e stranieri negli agriturismi sul territorio regionale che in nove anni sono cresciuti del 90%.

“Le aziende agricole agrituristiche – spiega Tiziana Porteri presidente Terranostra Brescia – sono un potente strumento di conoscenza del territorio a disposizione dei turisti, per apprezzare le nostre specialità enogastronomiche e per scoprire le bellezze paesaggistiche e artistiche”.

La provincia con il maggior numero di agriturismi è Brescia con 347 attività, oltre 10milioni di presenze certificate nell’anno 2018 di cui 4 milioni da parte di italiani e oltre 6 milioni da stranieri. Nel corso di 10 anni l’aumento delle presenze di turisti a Brescia è aumentata del 63.6% che rappresenta un segnale chiaro di come oggi sia alta l’attenzione al settore relativo alla sostenibilità ambientale e al turismo.

Oltre un terzo della spesa dei turisti in vacanza in Italia – precisa la Coldiretti – è destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche in mercati, feste e sagre di paese, con un impatto economico complessivo che a livello nazionale ha raggiunto nel 2018 per la prima volta i 30 miliardi di euro. Si tratta di un risultato che dimostra l’immenso valore storico e culturale del patrimonio enogastronomico italiano e Brescia raccoglie la sfida con 8 mercati settimanali, 2 mensili, numerose attività sul territorio in occasione di eventi, oltre 150 aziende agricole iscritte a Campagna Amica Brescia che svolgono vendita diretta e 80 agriturismi del circuito di Terranostra.

 

MANTOVA, AL MERCATO DI C.A. SUL LUNGORIO I TUTORIAL IN CUCINA DELLE AGRICHEF

Il mercato di Campoagna Amica sul Lungorio si trasforma in un tutorial di cucina per i molti cittadini presenti, grazie alle Agrichef Angela Mazzali (agriturismo Il Quinto Quarto di Bagnolo San vito) ed Elena Minucelli (Agriturismo Loghino Caselle di Mantova), che hanno cucinato i prodotti dell’azienda agricola suinicola Danilo Pezzini e dell0azienda agricola Davide Peri. Suggerimenti, accorgimenti, abbinamenti in tavola di fronte a un nutrito gruppo di persone. Il Lungorio si conferma il mercato della città, luogo di incontro e di racconto per i mantovani, anche con le visite guidate.

Sabato mattina un gruppo di turisti accompagnati da Franca Tozzo di Confesercenti ha potuto apprezzare il salame mantovano offerto dall’azienda agricola Mattioli e la caciotta dell’azienda agricola Ca’ Rossa di Pasquali.

 

PISTOIA, STUDENTI GRECI A SCUOLA DI AGRITURISMO TOSCANO

 

Studenti greci a scuola di agriturismo toscano. A Pistoia, nell’ambito di un incontro istituzionale degli agriturismi Campagna Amica-Terranostra, nei giorni scorsi un gruppo di studenti dell’Istituto Tecnico per il Turismo di Glyfada (Atene) ha ‘interrogato’ i componenti del parlamentino degli agriturismi della Toscana, che hanno spiegato come è organizzata, il ruolo di Campagna Amica e i numeri della grande realtà toscana: “gli ultimi dati segnalano una crescita nelle presenze, con 3.900.000 pernottamenti nei 4.568 agriturismi toscani –ha spiegato Luca Serafini, che guida gli agriturismi toscani Campagna Amica-Terranostra-. Abbiamo descritto agli studenti l’importanza di un’associazione per supportare le aziende agricole che fanno integrazione del reddito con attività connesse: ospitalità, cucina e tanto altro”. I ragazzi greci sono in Italia nell’ambito di UE Erasmus+, il programma dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa.

A fare gli onori di casa il presidente di Coldiretti Pistoia, Fabrizio Tesi, ed il direttore Simone Ciampoli. “Si conferma il primato della Toscana nell’offerta agrituristica italiana, 1 agriturismo su 5 è nella nostra regione–ha spiegato Fabrizio Tesi-, e pure la capacità di dare una risposta positiva alla domanda del mercato, attraverso un’offerta sempre più diversificata. Arricchita dalla presenza dei nostri cuochi contadini”.

“Gli agrichef –ha aggiunto Giuseppe Corsini, presidente pistoiese degli agriturismi Campagna Amica-Terranostra, agrichef lui stesso- sono espressione della nuova agricoltura, che rivestono un ruolo doppio: da un lato sono agricoltori dall’altro promotori del cibo del territorio che cucinano e propongono negli agriturismi. In provincia di Pistoia siamo già tanti i cuochi contadini iscritti all’albo nazionale degli agrichef Campagna Amica”. A chiusura dell’incontro non poteva mancare per gli studenti greci la degustazione dei prodotti tipici offerti dagli imprenditori agrituristici, tra cui la torta pasquale senese, la torta salata di verdure dell’orto, olio, miele, yogurt, crema di ricotta, castagnaccio. Oltre a Luca Serafini e Giuseppe Corsini, fanno parte del consiglio degli agriturismi Campagna Amica-Terranostra della Toscana Francesca Buonagurelli, Raffaele Edlmann, Simone Ferri Graziani, Marco Masala, Fabrizio Rappuoli.

 

ROVIGO, LE BUONE PRATICHE DEL COMPOST IN AGRICOLTURA

 

Oltre 100 soci di Coldiretti sono partiti sabato mattina all’alba da Rovigo per andare all’incontro organizzato da Coldiretti Veneto dal titolo “Buone pratiche del compost in agricoltura: economia, tutela dell’ambiente, lavoro” che si è tenuto a Mira, nell’azienda agricola Sant’Ilario.

Dopo i saluti istituzionali di Gianluca Forcolin, vicepresidente della Regione Veneto, i lavori sono iniziati con una tavola rotonda a cui hanno partecipato Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, Gianmarco Centinaio, ministro delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo, Stefano Ciafani presidente Legambiente e Gianpaolo Vallardi presidente della Commissione agricoltura al Senato. La mattinata è proseguita con le relazioni di alcuni rappresentanti di Arpav, dell’università di Padova, dell’Anbi, l’associazione nazionale delle bonifiche ed anche esponenti del Consorzio italiano compostatori e Consorzio italiano biogas.

Gli interventi dei vari relatori hanno sottolineato l’importanza della regolamentazione e del buon utilizzo del compost di qualità e di altri derivati in agricoltura, come i digestati, per favorire la creazione di un’economia circolare che parta dal recupero dei rifiuti organici o dei sottoprodotti in agricoltura e tesa a migliorare la sostanza organica nei nostri terreni. Si è infatti evidenziato come negli ultimi anni, la sostanza organica sia andata diminuendo a scapito della fertilità e dell’equilibrio ambientale del terreno; da qui l’esigenza di studiare nuovi percorsi che possano essere ambientalmente sostenibili ed economicamente interessanti per le aziende agricole.

“Il nostro settore – afferma il presidente di Coldiretti – è chiamato ad affrontare, ancora una volta, con intelligenza e visione del futuro, tematiche delicate, ma che possono essere, al tempo stesso, un’opportunità e uno strumento per il sistema economico agricolo; il tutto in un’ottica che mette al centro l’attenzione per l’ambiente e le buone prassi da adottare nella conduzione delle nostre aziende agricole, per mantenere la capacità dei nostri terreni di ottenere i prodotti agroalimentari comprese le eccellenze che fanno grande il nostro ‘made in Italy’”.

 

NOVARA-VCO, BENE STOP A POLLO DA UCRAINA CON TRUCCO PER EVITARE DAZI

 

Bene lo stop alle importazioni di pollo “con il trucco” dall’Ucraina che stava approfittando delle agevolazioni tariffarie Ue mettendo a rischio le produzioni nazionali e comunitarie. La decisione della Commissione europea arriva dopo l’allarme lanciato dalla Coldiretti sul trucco usato dagli ucraini per evitare di pagare dazi più alti su pezzi pregiati come il petto. Attraverso un nuovo taglio composto da petto e ala chiamato “breast with cap in” e classificato come pollame generico, il prodotto ucraino passa i confini dell’Unione a tariffa zero per essere poi preparato e venduto, invece, come pregiato petto a ristoranti, mense e in altri canali industriali dove non c’è la possibilità per il consumatore finale di verificare l’origine o l’etichetta.

In Italia ci sono 18.500 allevamenti con una filiera che, con oltre 55mila addetti, comprende anche 400 stabilimenti per la produzione di mangimi, 174 macelli piccoli e grandi e oltre 500 stabilimenti per la trasformazione. L’Italia, con oltre 1,3 milioni di tonnellate di carni avicole, è uno dei principali produttori europei di pollame insieme a Germania, Spagna, Francia, Regno Unito e Polonia.

“Occorre continuare a monitorare gli scambi commerciali – spiega Sara Baudo presidente Coldiretti Novara e VCO – per smascherare situazioni che favoriscono la concorrenza sleale agli allevatori italiani e piemontesi. La filiera avicola del Piemonte conta oltre 32 milioni di capi per 1158 aziende: in un momento di generale rallentamento dell’economia mondiale bisogna tutelare ancora di più le nostre produzioni e i posti di lavoro, garantendo il rispetto delle regole e la trasparenza delle filiere”.

 

PISTOIA, SCONTI FISCALI NEL 730/19: LA PRIMA VOLTA DEL BONUS VERDE

 

Per la prima volta si fruirà Bonus Verde, inoltre torna lo sconto fiscale sugli abbonamenti al trasporto pubblico, e si potrà beneficiare di un risparmio per le spese sostenute sugli strumenti in caso di disturbi dell’apprendimento. Sono alcune delle agevolazioni da inserire nel 730/19, la dichiarazione sui redditi 2018 per ottenere lo sconto fiscale. Come tutti gli anni il Centro assistenza fiscale di Coldiretti (Caf) supporta i cittadini nella compilazione della dichiarazione dei redditi col modello 730, anche quelli che devono modificare la dichiarazione precompilata dall’Agenzia delle Entrate.

Un servizio erogato a tutti i contribuenti: non solo agricoltori e loro familiari, ma anche lavoratori di altri settori e pensionati. Chiunque debba fare la dichiarazione dei redditi (730) può rivolgersi sin da subito nelle sedi Coldiretti Pistoia, Quarrata, San Marcello P.se, Pescia, Monsummano Terme e relativi recapiti. “Per la prima volta, è sfruttabile la detrazione del 36% delle spese sostenute, nel limite massimo di 5mila euro, per interventi di sistemazione a verde –spiega Pier Francesco Previti, responsabile fiscale di Caf Coldiretti Pistoia- di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, per gli impianti di irrigazione e per la realizzazione pozzi e di coperture a verde e di giardini pensili (“bonus verde”). Inoltre, come ricorda Caf Coldiretti, tra le spese che possono beneficiare della detrazione sono comprese anche quelle di progettazione e manutenzione connesse all’esecuzione di tali interventi.

Altre novità riguardano le spese sostenute per gli interventi su parti comuni condominiali volti sia al risparmio energetico sia alla riduzione del rischio sismico, e gli sconti fiscali previsti dal Codice del Terzo settore per le erogazioni liberali in favore del mondo del volontariato.

Per ottimizzare i tempi –spiega Caf Coldiretti- è utile contattare telefonicamente l’ufficio di riferimento. Contatto telefonico non necessario, naturalmente, a chi ha ricevuto l’invito a presentarsi tramite lettera, data fissata.

Documentazione minima necessaria. Portare documento di identità, il/i Cud fornito dal datore di lavoro o altra documentazione reddituale, la documentazione delle spese (mediche, assicurative, mutui, ristrutturazioni, ecc.). Chi si rivolgesse al Caf Coldiretti per la prima volta deve portare anche l’ultima dichiarazione dei redditi.

 

 

Appuntamenti

 

VERONA: DA CONTADINO AD AGRIOSTE, NUOVE TENDENZE TURISMO ENOGASTRONOMICO

Martedì 16 aprile

 

Il turismo veronese non può prescindere dall’agriturismo che negli anni sta vivendo una significativa crescita nei numeri e nel gradimento di consumatori e turisti. Secondo i dati statistici regionali gli arrivi negli agriturismi veronesi nel 2018 sono stati 77.837, +1,7 rispetto all’anno prima, le presenze (numero di notti trascorse dai clienti italiani e stranieri) sono state 229.578 il 10,5% del 2017. “Dal contadino all’agrioste. Le nuove tendenze del turismo enogastronomico” è il titolo della tavola rotonda organizzata da Coldiretti Verona e Banco BPM martedì 16 aprile alle 10.30 in Piazza Nogara 2.

Durante l’incontro Debora Viviani del Centro di ricerca dell’Università di Verona, Osservatorio sui consumi delle famiglie, presenterà la ricerca “L’agriturismo nell’immaginario dei consumatori” per indagare quanto la realtà degli agriturismi sia riuscita a seguire le nuove dinamiche di consumo esperienziale, in un’ottica di ricerca dell’unicità del prodotto, nel suo significato simbolico. Stefano Chiavegato, presidente di Terranostra Verona, l’associazione di Coldiretti che gestisce gli agriturismi, si focalizzerà sull’evoluzione dell’agriturismo e delle sue figure professionali quali l’agrichef e dell’agrioste, ambasciatori del cibo – che coltivano, allevano e cucinano – e del vino del loro territorio che sanno proporre e raccontare.

Per Banco BPM interverrà Leonardo Rigo, Responsabile della Direzione Territoriale Verona e Nordest. Moderatrice sarà Sandra Chiarato, responsabile ufficio stampa Coldiretti Veneto. Al termine della tavola rotonda si terrà una degustazione di vini veronesi abbinati a prodotti del territorio.

 

LOMBARDIA: A MILANO FOOD CITY CON I NUOVI TREND DAL CAMPO ALLA TAVOLA

Da venerdì 3 a mercoledì ’8 maggio

 

Dalla riscoperta di antiche colture alla rivoluzione del cibo condiviso, fino alle nuove frontiere dell’agricoltura circolare e della lotta agli sprechi. Coldiretti Lombardia sarà protagonista a Milano Food City con iniziative dedicate a ciò che fa tendenza dal campo alla tavola.

L’appuntamento è al farmers’ market coperto di Campagna Amica in via Friuli 10/A, che proprio a partire da maggio cambia giorni e orari di apertura. In vista della stagione estiva – spiega la Coldiretti Lombardia – il mercato agricolo di Porta Romana accoglierà i consumatori ogni mercoledì e sabato dalle 9 alle 15 e il venerdì dalle 16 alle 21. Porte aperte, inoltre, la prima e la terza domenica del mese dalle 9 alle 15.

In occasione di Milano Food City – continua la Coldiretti Lombardia – i cittadini potranno fare la spesa direttamente da più di 30 aziende agricole e partecipare ai diversi eventi proposti. Si comincia venerdì 3 maggio, dalle ore 16 alle 21, con attività e approfondimenti dedicati alle coltivazioni della tradizione che stanno vivendo un nuovo boom.

Durante il fine settimana il farmers’ market rimarrà aperto dalle 9 alle 15 – continua la Coldiretti regionale – Sabato 4 maggio spazio alle nuove modalità di fruizione condivisa del cibo, con una gara di foodblogger e una lezione di “street food art” nel mercato che diventa bottega di pittura. Domenica 5 maggio, invece, la giornata sarà dedicata al tema della lotta agli sprechi e al riuso tra agricoltura circolare, cucina degli avanzi e i laboratori delle fattorie didattiche.

Mercoledì 8, infine, il mercato sarà aperto dalle 9 alle 15 con un focus per le scuole sulla filiera dal latte al formaggio. Tutti i dettagli e gli aggiornamenti delle iniziative saranno pubblicati sulle pagine Facebook e Instagram del mercato, cercando gli account @mercatoportaromana.

 

TOSCANA: #DESTINAZIONELBA: DISTINTIVITÀ, ORIGINE E SALVAGUARDIA DI UN TERRITORIO

Martedì 16 aprile

 

All’avvio dell’imminente stagione turistica sono molti gli interrogativi che stimolano e preoccupano allo stesso tempo i diversi attori del mondo economico elbano. La giornata del 16 aprile nasce con l’obbiettivo di riunire le tanti voci del territorio elbano che sentono l’esigenza di dare un rinnovato slancio alla salvaguardia ambientale dell’isola. L’appuntamento è per Martedì 16 Aprile alle 9.30 a Portoferraio presso l’auditorium Complesso De Laugier in Salita Napoleone.

All’assise intervengono Simone Ferri Graziani, presidente Coldiretti Livorno, Giampiero Sammuri, presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano, Stefano Masini, capo area Ambiente e Territorio di Coldiretti, Maurizio Burlando, direttore del Parco dell’Arcipelago Toscano. Partecipano all’iniziativa in rappresentanza delle categorie economiche elbane: Franca Rosso, presidente Confcommercio Elba, Franco De Simone, Presidente Confesercenti Elba, Massimo De Ferrari, presidente Associazione Albergatori Umberto Mazzantini, del direttivo nazionale di Legambiente e responsabile Isole Minori, Marcella Parrini, presidente Cna Elba. Le conclusioni saranno svolte da Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana.

Coldiretti ha voluto riunire intorno al tavolo i soggetti più significativi del mondo economico, sociale ed istituzionale elbano per individuare strategie di rilancio per far esprimere il potenziale di crescita di cui l’isola è in possesso, partendo anche dalla valutazione di criticità ed opportunità. I “fascicoli” aperti sono tanti: le specie estinte o in via di estinzione, la diffusione di specie alloctone invasive, l’impatto antropico nei momenti di alta stagione turistica. La manifestazione vuole essere anche un momento di bilancio sui primi mesi di applicazione della nuova normativa regionale, che ha inserito vaste zone dell’isola fra le aree vocate al cinghiale. L’obiettivo è quello di superare le polarizzazioni che si sono create sul tema, considerando evidenze scientifiche, dati a disposizione e testimonianze di chi sull’isola vive e lavora ogni giorno: far divenire quello del riequilibrio dell’ecosistema dell’Elba un modello da replicare in altri territori della Toscana.

 

VERONA: RETI D’IMPRESA IN AGRICOLTURA, OPPORTUNITÀ PER I GIOVANI

Oggi

 

“Reti di impresa e cooperazione.?La competitività cresce se si fa squadra” è il titolo dell’incontro dedicato ai giovani imprenditori agricoli che si terrà lunedì 15 aprile alle 20.30 nella sede di Coldiretti Verona, in Viale del Lavoro, 52. “La rete d’impresa – evidenzia Alex Vantini, delegato provinciale Giovani Impresa – rappresenta una nuova opportunità di sviluppo e tutela prevista dal legislatore per favorire la sinergia fra imprese agricole così da migliorare la competitività del settore agricolo e, allo stesso tempo, massimizzare gli investimenti. A maggior ragione per i giovani è una significativa occasione per raggiungere obiettivi comuni di incremento della capacità innovativa e quindi della competitività aziendale”. Il ciclo d’incontri “I lunedì del vivaio” è aperto a tutti gli imprenditori agricoli under 35. Per partecipare è necessario iscriversi a: giovaniimpresa@coldiretti.it.

 

LIVORNO: DESTINAZIONE ELBA: DOVE L’AMBIENTE È FUTURO

Martedì 16 aprile

 

Coldiretti Livorno, insieme al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, e con la partecipazione di Legambiente, Confcommercio, Confesercenti, Cna e Associazione Albergatori, promuove una giornata di incontro e discussione pubblica sui temi della salvaguardia ambientale per il futuro dell’Isola d’Elba. Al Complesso De Laugier a Portoferraio ci sarà un’esposizione nel chiostro, con le produzioni tipiche locali e le associazioni coinvolte.

Dalle ore 9.30 nell’auditorium del complesso, si terrà un dibattito dal titolo “Destinazione Elba, dove l’ambiente è futuro”, a cui interverranno: Simone Ferri Graziani, presidente Coldiretti Livorno; Giampiero Sammuri, presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano; Stefano Masini, capo area Ambiente e Territorio di Coldiretti; Maurizio Burlando, direttore del Parco dell’Arcipelago Toscano; Franca Rosso, presidente Confcommercio Elba; Franco De Simone, presidente Confesercenti Elba; Massimo De Ferrari, presidente Associazione Albergatori; Umberto Mazzantini, direttivo nazionale Legambiente, responsabile Isole Minori; Marcella Parrini, presidente Cna Elba. Le conclusioni saranno affidate a Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana.

La giornata del 16 aprile nasce con l’obbiettivo di riunire le tanti voci del territorio elbano che sentono l’esigenza di dare un rinnovato slancio alla salvaguardia ambientale dell’isola. Istituzioni, categorie produttive e associazioni ambientaliste insieme, per presentare un contributo unitario al rilancio ambientale e turistico dell’isola d’Elba da sottoporre a Regione e Comuni.

“Come promotori di questo dibattito crediamo che sia necessaria una visione di insieme in grado di restituire la molteplicità delle risorse in campo e il potenziale di crescita che l’isola esprime – spiega Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana. – All’avvio dell’imminente stagione estiva sono molte le preoccupazioni: la diffusione di specie alloctone invasive, le ripercussioni su ambiente e agricoltura, l’estrema stagionalità dell’offerta turistica”.

“Il convegno vuole essere anche un momento di bilancio sui primi mesi di applicazione della nuova normativa regionale – aggiunge Simone Ferri Graziani, presidente di Coldiretti Livorno – che ha inserito l’isola fra le aree vocate alla caccia di cinghiali e ungulati. L’obbiettivo è quello di superare le polarizzazioni che si sono create sul tema, a partire dalle evidenze scientifiche, dai dati a disposizione e dalle testimonianze di chi sull’isola ci vive e lavora ogni giorno. Crediamo che il superamento delle divisioni possa partire dall’analisi e dalla valutazione di elementi fattuali, su cui il Parco lavora ogni giorno, ma anche da una comunità di valori che dettino il senso di questa nuova fase di azione”.

“Le proposte di Coldiretti vertono su tre aspetti complementari», conclude Filippi: «Il recupero della flora e della fauna attualmente minacciate, attraverso una revisione delle norme regionali e a fianco degli interventi già messi in campo dal Parco, la valorizzazione dell’isola in termini ambientali e turistici in alta e bassa stagione, la salvaguardia dell’agricoltura Elbana come valore distintivo per le imprese”.

 

RIMINI. ALLE CELLE TORNA PROTAGONISTA LA VERA AGRICOLTURA A KM0

Martedì 16 aprile

 

Le primizie a km0 e il cibo della vera agricoltura del territorio tornano protagoniste, dopo il successo delle precedenti edizioni, alle Celle di Rimini con il mercato esclusivo di ‘Campagna Amica’. Da domani, 16 aprile, il mercato nato per accorciare la filiera, valorizzare le produzioni locali e favorire l’acquisto di prodotti ad origine garantita, riparte ogni martedì con i classici orari 7.30-13.30 nella piazza antistante la Coop Celle di via XXII Settembre (Centro Commerciale I Portici).

“I produttori agricoli – affermano Guido Cardelli Masini Palazzi e Giorgio Ricci, rispettivamente Presidente e Vicedirettore di Coldiretti Rimini – proporranno come sempre, ogni martedì sino al termine di luglio, il meglio delle produzioni agricole di stagione tipiche del nostro territorio: frutta e ortaggi e poi succhi di frutta, marmellate, vini, formaggi e olio extravergine offrendo ai consumatori la possibilità di un acquisto consapevole in termini di certezza dell’origine, qualità e salubrità, aspetti che, come noto, in tempi di globalizzazione, rappresentano un valore aggiunto di grande significato, soprattutto se confrontati con i prodotti di importazione spesso privi di una loro identità specifica e anche dei requisiti di sicurezza alimentare”.

 

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