COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 12 febbraio 2019

12 febbraio 2019
News La Forza del Territorio del 12 febbraio 2019

 

Speciale manifestazione pastori e olio d’oliva

 

REGIONI VARIE

LATTE E OLIO: BASTA RIMPALLI E SCARICABARILE

Si estende la protesta dalle campagne alla Capitale dove in Piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, sono arrivati gli agricoltori colpiti dalle pesanti calamità con il dimezzamento del raccolto nazionale di olio di oliva ed i pastori messi in ginocchio dalle speculazioni sulle quotazioni del latte.

 

Puglia – “Il Vicepremier Matteo Salvini ci ha dato ampie rassicurazionI che il DL diventerà legge in tempi brevi –  riferisce il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia, a margine dell’incontro con la delegazione a capo della grande mobilitazione della Coldiretti a Roma – perché sarà approvato dalle Commissioni congiunte di Camera e Senato direttamente in sede deliberante, senza passare dall’Aula. Intanto, continuerà il nostro confronto con i Parlamentari pugliesi per trovare maggiori risorse e per esempio l’Onorevole L’Abbate sta lavorando in tale direzione sul fronte gelate, mentre il DL va reso più aderente alle condizioni drammatiche di aziende e frantoi cooperativi e industriali dell’area infetta da Xylella Fastidiosa e ai Parlamentari presenti oggi sul nostro palco stiamo inviando osservazioni e indicazioni. Su questo fronte il nostro pressing non lascerà più spazio a confusioni, irresponsabilità e negazione della realtà, perché in Salento olivicoltori e frantoiani devono ricostruire il proprio futuro produttivo e aziendale”. Sempre sul fronte Xylella “il vicepremier Salvini ha assicurato che domani 13 febbraio sarà presentato in Conferenza Stato Regioni il Decreto Centinaio – continua il presidente Muraglia – dopo i ritardi accumulati con il rinvio della presentazione del piano di interventi da parte dell’Assessorato all’Agricoltura della Puglia, che dovrà diventare immediatamente operativo attraverso un dispositivo legislativo, perché serve un deciso cambio di passo con risorse adeguate per gli agricoltori colpiti e le necessarie “eradicazioni chirurgiche” che, se fossero state fatte prima, avrebbero risparmiato alla Puglia e all’Italia questa situazione drammatica”. In sei anni – ricorda la Coldiretti – si sono susseguiti infatti errori, incertezze e scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente a Monopoli. Anche in questo caso non mancano le responsabilità regionali e anche comunitarie e sotto accusa – conclude la Coldiretti – è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto poiché il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato introdotto nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam.

 

Puglia – In attesa degli esiti dell’incontro con il Ministro Salvini che ha appena ricevuto la delegazione di Coldiretti, supporto bipartisan dal palco allestito in Piazza Montecitorio, per la grande mobilitazione che ha riunito migliaia di olivicoltori pugliesi giunti nella Capitale, dal Sottosegretario del MIPAAFT Manzato, dai presidenti della Commissione Senato Vallardi e della Camera Gallinella, dai Parlamentari pugliesi e non solo L’Abbate, Pagano, Martina, Gadda, Crosetto Gemmato, Stefano, Marti, Naturale, Sasso, Tateo, Bordo, Menga, Pellegrino, dal Presidente della Provincia BAT e Sindaco di Andria Giorgino, dai Comuni che hanno voluto essere presenti con fascia tricolore Andria, Caprarica, Vico del Gargano, Biccari, Deliceto, Monopoli, Sava, Mottola.

Lo scorso anno sono state cancellate 1 milione di giornate di lavoro in Puglia nella filiera dell’olio extravergine di oliva a causa delle gelate e della Xylella, con un trend che rischia di diventare irreversibile se non si interviene con strumenti adeguati per affrontare l’emergenza e rilanciare il settore, dove si contano già centina di aziende olivicole ferme, decine di frantoi cooperativi e industriali chiusi e lavoratori senza lavoro anni. E’ quanto è emerso dalla protesta Salva Made in Italy organizzata dalla Coldiretti in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è arrivata la rabbia degli agricoltori colpiti dalle pesanti calamità, con il dimezzamento del raccolto nazionale di olio di oliva che ha messo in ginocchio migliaia di famiglie, mentre la Xylella continua ad avanzare e il conto dei danni ha raggiunto gli 1,2 miliardi di euro. “Per affrontare l’emergenza serve un intervento mirato per consentire ai produttori duramente colpiti dalle gelate di ripartire con un efficace coordinamento istituzionale tra il livello regionale e quello nazionale” ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre difendere l’extravergine italiane nell’ambito dei negoziati internazionale e contro le frodi del prodotto straniero spacciato per italiano”. 

“L’iter dovrà essere rapido perché abbiamo perso 1 anno sulle gelate e 5 anni sulla Xylella – ha gridato dal palco il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia – e stiamo presentando tutte le osservazioni attraverso i Parlamentari presenti qua oggi al provvedimento presentato dalla Commissioni congiunte di Camera e Senato e serve la stessa urgenza anche sul Piano Centinaio sulla Xylella. L’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia avrebbe potuto e dovuto fare di più, senza aspettare che i problemi li risolvesse il Governo, perdendo tempo e facendo collassare l’agricoltura pugliese.

In Puglia, dopo un anno di tira e molla, si sono sciolti come neve al sole delibere, bandi, determine sulla gelate di febbraio 2018 e ha stanziato solo 1 milione di euro che poi è stato destinato ad altro. Oggi la promessa che sarà riportato all’attenzione del Governo regionale un provvedimento che avrebbe potuto dare un ristoro agli olivicoltori pugliesi. La Regione Lazio ha approvato la stessa legge e lo stesso bando per le calamità, ma ha stanziato ben 30 milioni di euro. Sulla Xylella – ha continuato Muraglia – tra negazionismi, appoggiati anche dalla politica, e rimpalli di responsabilità, la burocrazia dà il colpo di grazia all’olivicoltura salentina morente, dove gli agricoltori non sanno cosa fare, non possono espiantare gli alberi secchi e non possono reimpiantare, perdendo anni, reddito, futuro, vita e lavoro in campagna. E anche sulla Xylella il ritiro del Decreto Centinaio dalla Conferenza Stato Regioni ha fatto perdere solo tempo, perché di modifiche sostanziali non ce ne sono state”.

A Roma sono arrivati gli agricoltori colpiti dalle pesanti calamità con il dimezzamento del raccolto nazionale di olio di oliva ed i pastori messi in ginocchio dalle speculazioni sulle quotazioni del latte. Di fronte agli insopportabili ritardi ed ai rimpalli di responsabilità nell’affrontare la drammatica emergenza dei danni provocati dal gelo e dalla Xylella che avanza inarrestabile distruggendo milioni di ulivi, migliaia di agricoltori della Coldiretti guidati dal Presidente Ettore Prandini sono stati costretti a lasciare le proprie aziende per salvare l’economia di interi territori ma ci sono anche i pastori sardi per far conoscere alle Istituzioni nazionali la tragedia del latte di pecora sottopagato con un grande striscione “Rispetto per la tragedia dei pastori sardi” davanti a bidoni di latte accatastati. I pastori regalano pecorino romano nella piazza colorata di giallo da gilet, palloncini, bandiere, striscioni e cartelli in cui si legge tra l’altro “Chiudiamo i porti al falso olio italiano”, Senza agricoltura non si mangia, “Fermiamo la Xylella E’ #disastrocolposo”, “Burocrazia fa più danni delle calamità”, “Solo promesse per l’olio italiano nessun interesse”. L’obiettivo – sostiene la Coldiretti – è garantire un futuro ad un settore strategico per il Made in Italy e difendere il lavoro, l’economia e il territorio. Sono attesi anche rappresentanti istituzionali.

 

Toscana – La mobilitazione continua contro un “cartello” di industrie casearie che sta costringendo alla chiusura 12 mila allevamenti di pecore in Sardegna, dove si produce circa il 97% del pecorino romano Dop. E’ quanto fa sapere la Coldiretti in occasione della manifestazione davanti a Piazza Montecitorio a Roma dove i pastori sardi, con il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, hanno denunciato alle Istituzioni nazionali la tragedia del latte di pecora, portando nella capitale tre pecore di nome Verde, Bianca e Rossa per evidenziare una emergenza che è nazionale. Alla mobilitazione davanti a Montecitorio sono intervenuti numerosi parlamentari di tutte le forze politiche e rappresentanti delle istituzioni regionali.

Nutrita la delegazione giunta nella Capitale dalla Toscana guidata da Fabrizio Filippi e Antonio De Concilio, presidente e direttore regionale, con loro Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena e Francesca Lombardi delegata Giovani Impresa della Toscana.

“La nostra presenza oggi a Roma, oltre ad esprimere solidarietà nei confronti dei pastori sardi, evidenzia lo stretto legame tra la pastorizia dell’isola e quella toscana – ha detto Filippi – per cui la crisi si abbatte sul comparto mettendo a rischio il futuro di tutto l’allevamento ovino italiano. Vanno nel senso giusto i primi interventi previsti a livello regionale toscano che puntualizzeremo con la firma del protocollo di domani, ma sono necessari altri provvedimenti e risorse se vogliamo creare solidità strutturale al comparto.”

E’ a rischio – puntualizza la Coldiretti – un settore di eccellenza del made in Italy agroalimentare, che con la pastorizia garantisce presidio socio-economico e ambientale dei nostri territori. Il comportamento delle industrie alimentari – prosegue la Coldiretti – offende la dignità dei pastori sardi ed è contro le norme sulla concorrenza. Non sono veri imprenditori quegli industriali che scaricano i costi della loro incapacità di vendere il pecorino sull’anello più debole, i pastori.

Di fronte a questa situazione la Coldiretti, che continua la mobilitazione sino alla risoluzione dei problemi, metterà in campo tutte le azioni utili per garantire un prezzo equo ai pastori, comprese le necessarie iniziative giudiziarie per assicurare la corretta applicazione delle norme sulle relazioni commerciali – anche su specifico mandato degli allevatori –  e assicurare la piena legalità del funzionamento del mercato del latte. Tutto ciò come previsto dalla vigente disciplina che impone il pagamento di prezzi non inferiori ai costi medi di produzione

La Coldiretti, inoltre, chiede il commissariamento del Consorzio del pecorino romano che in questi anni non ha tutelato i produttori di latte ovino e la DOP, prevedendo l’assegnazione dell’incarico di Commissario ad un magistrato esperto di antimafia.

Nello specifico – precisa la Coldiretti – è necessario: • revisionare il Piano di Programmazione del Pecorino Romano al fine di garantire una corretta gestione della produzione e intervenire sull’aumento delle sanzioni per i produttori che non rispettano le quote produttive

  • assicurare la necessaria rappresentatività degli allevatori all’interno del Consorzio, ristabilendo equilibrio tra i diversi operatori della filiera; • assegnare agli allevatori il numero delle forme di pecorino romano da produrre secondo il Piano di Produzione; • vietare la possibilità di entrare nel Consiglio di Amministrazione del Consorzio a chi produce similari in Italia o all’estero. • garantire controlli massicci sulle produzioni di pecorino romano destinato alla grattugia, per assicurare la trasparenza del mercato e il rispetto del disciplinare del Pecorino Romano Dop.

“Anche a tutela del comparto ovino toscano, che conta circa 1000 aziende e produce circa 550mila quintali di latte – ha detto Antonio De Concilio, direttore Coldiretti Toscana – oggi a Roma abbiamo richiesto con forza un’operazione di trasparenza su tutta la filiera con il contributo di Ismea, attraverso la costituzione di un Osservatorio Nazionale sui prezzi del latte e delle produzioni casearie ovicaprine e la desecretazione sui flussi di importazione di latte e caseari, con il coinvolgimento del Ministero della Salute e l’Agenzia delle Dogane”.

 

Veneto – “La protesta dei pastori sardi è anche un fatto sociale” – commenta il presidente di Coldiretti Veneto Daniele Salvagno che nell’esprimere solidarietà ai colleghi imprenditori impegnati in una mobilitazione per il giusto riconoscimento del prezzo del latte di pecora. Salvagno coglie l’occasione per ricordare quanto il comparto lattiero caseario sia senza pace: a cominciare dalle quote, per possare alle importazioni dall’estero continuando con i contratti capestro fino alla conquista dell’etichettatura d’origine.  In queste vicende si intrecciano le storie di centinaia di famiglie agricole che continuano, nonostante tutto, a contribuire con saggezza e abilità all’alta qualità delle produzioni italiane nel mondo, talmente buone e ricche di tradizione da essere copiate ovunque con l’italian sounding. “A loro è rivolta tutta la nostra attenzione – spiega Salvagno -. In Veneto 3mila stalle lavorano 10milioni di quintali l’anno che vanno trasformati per l’80% del quantitativo in pezze blasonate: ad esempio per il Grana Padano si impiegano 4 milioni di latte, per l’Asiago 2milioni, altrettanto significativa è la quantità per il Montasio, il Piave, il Provolone Val Padana. Chiudono la classifica il MonteVeronese e la Casatella Trevigiana. Tutta la filiera regionale sviluppa un valore che supera abbondantemente i 500 milioni di euro. Esiste un polo delle latterie (Soligo, Busche, Vicentine) che rappresenta un vero e proprio distretto a sostegno della dignità del lavoro dei produttori, calpestata invece in Sardegna dove le remunerazioni offerte sono offensive per i pastori ma anche illegali perche le norme sulla concorrenza vietano “qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, impone condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione”, secondo quanto prevede l’articolo 62 della legge 1 del 2012 nato proprio per combattere speculazioni e pratiche sleali. “La loro esasperazione – ricorda Salvagno – è la stessa di tanti nostri allevatori quando si vedevano costretti a vendere quanto munto a sottocosto, anche a 25 centesimi il litro, perché inondati dal latte estero. Ora per fortuna, dopo le difficoltà degli ultimi tre anni, il prezzo è salito di qualche centesimo. Il problema di mercato però permane e deriva, come ha detto qualche giorno fa il Presidente nazionale Ettore Prandini dalla scarsissima considerazione nella filiera dell’agricoltore al quale rimangono solo le briciole. Su di lui vengono scaricati costi, speculazioni, contraffazioni, turbative creati dalle industrie di trasformazione e dalle reti commerciali”.

 

Ascoli Fermo – Sulla questione del prezzo del latte pagato agli allevatori, Coldiretti Ascoli Fermo ha incontrato questa mattina diversi pastori dell’Ascolano e del Fermano per fare il punto della situazione in regione. “Pur non potendo paragonare, per gravità, la situazione degli allevatori sardi con quelli marchigiani – spiegano il presidente Armando Marconi e il direttore Alessandro Visotti – anche nelle Marche siamo costretti a mettere in evidenza un calo rispetto al prezzo del latte conferito alle industrie. Non ci risulta che ci sia stata una diminuzione di vendite o di costo dei prodotti lattiero caseari al consumatore tale da giustificare questo stato di cose”.

Nei prossimi giorni saranno incontrate le agroindustrie del territorio. Coldiretti Ascoli Fermo continua a monitorare la situazione con un occhio attento alle dinamiche nazionali, anche alla luce della manifestazioni che Coldiretti ha organizzato oggi a Roma. Nella nostra regione molti allevatori, in un’ottica di filiera corta, si occupano anche sia della produzione che della vendita diretta. Questo a garanzia di un prodotto di qualità, rispettoso dell’etica e del benessere animale e che riesca a dare la giusta redditività alle aziende agricole.

Si tratta per la nostra regione di un settore importante, strategico per il territorio se consideriamo che si concentra soprattutto nelle aree terremotate. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili nelle Marche sono stati raccolti oltre 23mila quintali di latte ovino. La produzione di formaggio, nel 2017, è stata di oltre 206 quintali di formaggi, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente.

 

Lazio – “Il problema del prezzo latte, sottopagato dalle industrie casearie, accomuna tante regioni italiane, dalla Sardegna al Lazio. Purtroppo l’alta deperibilità dell’alimento consente alle industrie di imporre prezzi umilianti agli allevatori, costretti a svendere il loro prodotto dopo ore di duro lavoro per garantire sicurezza e qualità. Prezzi ben al di sotto dei costi di produzione che affamano le imprese agricole e distruggono il settore. L’assenza di una regolamentazione chiara e la mancanza di programmazione facilitano le speculazioni sulla pelle degli agricoltori.

Nel Lazio le importazioni di latte hanno raggiunto livelli record: circa 4,5 milioni di quintali, ben al di sopra della produzione regionale degli allevatori. Ad aggravare la situazione hanno contribuito le politiche del Consorzio di Tutela della Dop del pecorino romano che si sono rivelate inadeguate e penalizzanti per i produttori di latte ovino e per la Dop con il 97% del pecorino romano Dop che attualmente viene prodotto in Sardegna. Per questo Coldiretti ha chiesto oggi, nel corso della manifestazione in piazza Montecitorio, il commissariamento del Consorzio, l’assegnazione dell’incarico di Commissario a un magistrato esperto di antimafia e la rappresentatività degli allevatori all’interno del Consorzio”. Lo comunica David Granieri, presidente Coldiretti Lazio.

 

Grosseto – La mobilitazione continua contro un “cartello” di industrie casearie che sta costringendo alla chiusura 12 mila allevamenti di pecore in Sardegna, dove si produce circa il 97% del pecorino romano Dop. E’ quanto fa sapere la Coldiretti in occasione della manifestazione davanti a Piazza Montecitorio a Roma dove i pastori sardi, con il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, hanno denunciato alle Istituzioni nazionali la tragedia del latte di pecora, portando nella capitale tre pecore di nome Verde, Bianca e Rossa per evidenziare una emergenza che è nazionale. Alla mobilitazione davanti a Montecitorio sono intervenuti numerosi parlamentari di tutte le forze politiche e rappresentanti delle istituzioni regionali.

“La nostra presenza oggi a Roma, oltre ad esprimere solidarietà nei confronti dei pastori sardi, evidenzia lo stretto legame tra la pastorizia dell’isola e quella toscana e in particolare maremmana – ha detto Paolo Giannini, direttore di Coldiretti Grosseto – per cui la crisi si abbatte sul comparto mettendo a rischio il futuro di tutto l’allevamento ovino italiano. Vanno nel senso giusto i primi interventi previsti a livello regionale toscano che puntualizzeremo con la firma del protocollo di domani, ma sono necessari altri provvedimenti e risorse se vogliamo creare solidità strutturale al comparto”.

E’ a rischio – puntualizza la Coldiretti – un settore di eccellenza del made in Italy agroalimentare, che con la pastorizia garantisce presidio socio-economico e ambientale dei nostri territori. Il comportamento delle industrie alimentari – prosegue la Coldiretti – offende la dignità dei pastori sardi ed è contro le norme sulla concorrenza. Non sono veri imprenditori quegli industriali che scaricano i costi della loro incapacità di vendere il pecorino sull’anello più debole, i pastori.

Di fronte a questa situazione la Coldiretti, che continua la mobilitazione sino alla risoluzione dei problemi, metterà in campo tutte le azioni utili per garantire un prezzo equo ai pastori, comprese le necessarie iniziative giudiziarie per assicurare la corretta applicazione delle norme sulle relazioni commerciali – anche su specifico mandato degli allevatori –  e assicurare la piena legalità del funzionamento del mercato del latte. Tutto ciò come previsto dalla vigente disciplina che impone il pagamento di prezzi non inferiori ai costi medi di produzione.

“Importanti risposte sono arrivate sul commissariamento del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano e sui sostegni per le perdite economiche ma valutiamo positivamente anche l’accelerazione dei tempi con l’incontro di giovedì prossimo al Viminale per affrontare concretamente la tragedia dei pastori sardi. Siamo grati anche per l’impegno ad intervenire rapidamente sulla grave crisi che sta travolgendo gli olivicoltori della Puglia colpiti dal dramma della xylella e delle gelate”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini al termine dell’incontro con il vicepremier e Ministro degli Interni Matteo Salvini che ha fissato con il Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio un nuovo tavolo per giovedì 14 febbraio alle 15 al Viminale sulla crisi del latte di pecora come da comunicato del Viminale di seguito allegato.

“Tavolo sulla protesta dei produttori sardi: appuntamento alle 15 di giovedì 14 febbraio al Viminale. Ci saranno associazioni di categoria, governo e produttori. È stato deciso all’incontro di oggi al ministero dell’Interno tra il vicepremier e ministro Matteo Salvini e una delegazione di allevatori sardi della Coldiretti guidati dal presidente Ettore Prandini. All’incontro erano presenti anche il sottosegretario all’Agricoltura Franco Manzato.

Tra gli altri impegni ci sono gli interventi di sostegno per le perdite economiche (legate alla mancata produzione e ai bassi prezzi) e la sospensione delle attività del Consorzio, sospensione finalizzata all’approvazione del nuovo piano di produzione. Un pacchetto di iniziative che servirà anche a rasserenare il clima sull’isola. All’incontro c’era anche una delegazione di olivicoltori pugliesi: Salvini e Manzato si sono impegnati a trovare soluzioni per i danni provocati dalle gelate e dalla Xylella”.

 

Salerno – “Coldiretti Salerno è vicina ai pastori sardi che stanno protestando a Roma per ottenere un prezzo più equo del latte di pecora. Anche i costi di produzione sostenuti dai nostri allevatori sono molto elevati: è necessario lavorare a un accordo di filiera che garantisca un prezzo remunerativo per le aziende da latte, consenta di stabilire parametri certi e si impegni a realizzare campagne di valorizzazione e promozione dei prodotti lattiero caseari italiani, attraverso iniziative che rendano facilmente riconoscibile l’origine e la tracciabilità del prodotto da parte dei consumatori, una conquista ottenuta grazie all’impegno forte di Coldiretti”.

Lo scrive in una nota il presidente di Coldiretti Salerno, Vito Busillo. Anche in provincia di Salerno il comparto zootecnico ha subito una forte crisi negli anni passati con una stalla su cinque chiusa nell’ultimo biennio.  “Il settore – spiega Busillo – va difeso perché ha un’importanza strategica per l’economia e l’occupazione del territorio. La recente introduzione dell’etichettatura d’origine obbligatoria per latte e prodotti lattiero caseari, voluta da Coldiretti, rappresenta un elemento di chiarezza e al tempo stesso una boccata d’ossigeno per il settore. Ma va fatto altro: occorre un piano di rilancio del settore, soprattutto nelle aree interne, per il sostegno di nuovi investimenti finalizzati alla produzione di latte di alta qualità e alla qualificazione delle stalle”.

Per quanto riguarda il settore bovino, in Campania, dal 2011 ad oggi sono andate perse 900 aziende: la più colpita dalla crisi è stata Salerno con 318 chiusure. In tutto, sono andati persi qualcosa come settemila capi. Non va meglio per il settore bufalino che ha perso in quattro anni 169 aziende in Campania: le chiusure più numerose si sono registrate in provincia di Salerno. “Pesano” per l’economia regionale anche il comparto ovo-caprino, con 3774 aziende in tutta la Campania, con la provincia di Salerno leader con oltre 1426 imprese che ha la leadership anche delle macellerie aziendali, oltre 500. “Per la carne abbiamo lanciato i Contratti di Filiera – ricorda il direttore di Coldiretti Salerno, Enzo Tropiano – per creare una rete di allevatori garantiti con un prezzo minimo garantito e nuovi sbocchi di mercato. Con il progetto Coldiretti sosteniamo un’attività che può offrire nuove opportunità di lavoro nelle aree interne e offrire un contributo al sistema Paese con la riduzione delle importazioni e il mantenimento del territorio”.

 

Lazio – Agricoltori da tutto il Lazio hanno partecipato questa mattina all’iniziativa promossa dalla Coldiretti in piazza di Montecitorio per protestare contro l’assenza di interventi del governo in favore dell’olivicoltura. Dopo la Puglia, il Lazio è stata una delle regioni che nel 2018 ha fatto registrare il maggior calo della produzione (oltre il 40%) con diminuzioni record soprattutto nelle province di Rieti e Latina (58%), causate dal susseguirsi di eventi atmosferici estremi.

“Così non si può andare avanti, gli agricoltori sono stremati dopo una stagione da incubo per assenza di prodotto e piante irrimediabilmente danneggiate – spiega David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio presente alla manifestazione insieme ai vertici regionali – In ballo non c’è solo il futuro di migliaia di famiglie, visto che in questa regione ci sono circa 60mila aziende olivicole e 329 frantoi, ma anche la sicurezza del territorio sotto il profilo ambientale, con 80mila ettari di superficie investita a olivo, l’80% in zone collinari, a rischio abbandono. Non c’è più spazio per rimpalli di responsabilità e cavilli burocratici, servono programmazione e stanziamenti immediati”.

Marche – Gli ultimi dati aggravano le stime sull’olio di oliva marchigiano. Settore che nell’ultima campagna ha avuto a che fare con le gelate a cavallo tra febbraio e marzo 2018 e a variazioni repentine del clima tali da bruciare le piante. E se in un primo tempo Agea aveva stimato il calo produttivo con un -40%, l’aggiornamento è anche peggiore. Secondo una rielaborazione Coldiretti Marche, sempre su dati Agea aggiornati al mese scorso, nelle Marche si sono prodotti poco più di 2000 tonnellate di olio (oltre il 60% in meno rispetto al 2017) con una media nelle ultime quattro campagne olivicole di 3351 tonnellate.

Un grave danno per le aziende circa 22mila aziende che lavorano 10mila ettari di terreni (oltre 2.500 a biologico) e per i 162 frantoi attivi.

“Un settore di vitale importanza per l’economia e i posti di lavoro creati e per la tenuta di un territorio che a livello paesaggistico sta rendendo la regione Marche protagonista anche nelle scelte come meta turistica. Le avversità meteorologiche non possono essere controllate, ma gli investimenti strutturali sull’intero comparto, la tutela e la promozione del vero olio marchigiano, il rifiuto e la condanna di ogni tipo di sofisticazione e contraffazione possono essere strumenti di facile attuazione se costruiti sulla volontà e la consapevolezza di chi è stato chiamato a guidare i governi di ogni livello.

Regionale e nazionale” è il commento di Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche. Anche per questo i marchigiani sono oggi a Roma davanti a piazza Montecitorio dove è in corso la protesta Salva Made in Italy organizzata dalla Coldiretti. Con la produzione di extravergine Made in Italy che ha raggiunto quest’anno i minimi storici i riflessi sul mercato della scarsità di prodotto nazionale non hanno tardato a manifestarsi con i listini dell’extravergine italiano hanno raggiunto alla produzione, infatti, i 5,65 euro al kg (+31% rispetto allo stesso mese dello scorso anno).

 

Dal territorio

 

PUGLIA, COLDIRETTI E PRINCES PER SOSTENIBILITÀ FILIERA POMODORO “MADE IN ITALY”

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione del primo grande patto salva Made in Italy per salvaguardare le esportazioni agroalimentari italiane in Gran Bretagna dopo la Brexit.

Si tratta della storica firma dell’accordo tra Filiera Agricola Italiana spa e Princes Industrie Alimentari, il colosso inglese che è il più grande trasformatore di pomodori pelati in Italia destinati in buona parte proprio al mercato inglese e ha il suo più grande stabilimento a Foggia. L’intesa, sottoscritta a Roma dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini e dall’Amministratore Delegato di Princess Gianmarco Laviola, alla presenza dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia Jill Morris, interessa le produzioni di pomodoro dei territori delle regioni Puglia, Basilicata e Molise, nei quali si concentra quasi il 40% della produzione nazionale di pomodoro da industria.

L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti – è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. Un problema che minaccia l’intero export agroalimentare Made in Italia sui mercati inglesi, con forniture che nel 2018 hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti svilupperanno congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

Siglato alla presenza dell’Ambasciatore britannico presso la Repubblica Italiana Jill Morris, l’accordo rafforza il legame fra l’Italia e il Regno Unito che condivide con il nostro Paese il valore della propria esperienza nel contrasto alle forme di caporalato e promuove la cultura della legalità in una filiera determinante per l’export italiano.

“L’accordo rientra nell’azione di responsabilizzazione dal campo allo scaffale promossa da Coldiretti per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con un’equa distribuzione del valore – sottolinea Ettore Prandini, presidente di Coldiretti -. Ma l’intesa con Princes rappresenta anche un prezioso volano di sviluppo per il territorio del Mezzogiorno, dove l’agricoltura si dimostra un settore capace di garantire lavoro e opportunità di futuro”.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese basandoci sull’applicazione di pratiche di lavoro etico e su condizioni economiche eque e sostenibili per tutti i nostri fornitori di pomodoro. Nell’ambito del nostro impegno, crediamo che questo “Contratto di Filiera” sia un’ulteriore accelerazione e una pietra miliare per il futuro di tutto il settore – commenta Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato di Princes Industrie Alimentari – e speriamo venga presto seguito da altri attori della filiera, con i quali siamo sempre disponibili a condividere obiettivi comuni.”

Princes lavora nello stabilimento di Foggia – il più grande sito industriale d’Europa – unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

“Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata. La provincia di Foggia è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa”, ha detto il presidente di Coldiretti Foggia, Giuseppe De Filippo, ricordando i numeri della produzione in provincia di Foggia.

Con il supporto di Coldiretti, l’azienda vuole ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

I contenuti dell’accordo – I produttori associati a Coldiretti che sottoscriveranno questo “Contratto di Filiera” si impegnano a rispettare un disciplinare di produzione altamente sfidante, in grado di garantire produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, elementi imprescindibili per assicurare un futuro prospero alla filiera del pomodoro pugliese.

Princes offre ai produttori associati a Coldiretti la possibilità di sottoscrivere contratti di fornitura della durata di 3 anni, introducendo così un’innovazione senza precedenti per la filiera in Italia, riconoscendo anche un prezzo “equo” per il pomodoro, cioè basato sugli effettivi costi sostenuti.

Princes è a fianco di Coldiretti nella sua battaglia contro l’”Italian sounding” e questo accordo contribuirà a contrastare il fenomeno, valorizzando in maniera univoca la qualità inimitabile del pomodoro pugliese.

Riconoscendo la determinazione e l’impegno di Princes a favore della promozione degli standard etici nei rapporti di lavoro e consapevoli dell’importanza di unire le forze nella lotta al caporalato, i lavoratori agricoli impiegati nei contratti di filiera, grazie alla collaborazione con la Federazione Provinciale di Foggia, potranno usufruire del trasporto pubblico presso i campi di pomodoro in forma gratuita in attuazione della DGR Puglia 11 luglio2018, n. 1261 e garantendo così i massimi livelli di sicurezza.

I produttori, inoltre, potranno accedere a forme agevolate di credito all’impresa e beneficiare di servizi di consulenza specialistica per l’accesso agli aiuti nazionali e comunitari previsti per il settore agricolo. Specifici percorsi formativi saranno inoltre realizzati per l’innovazione della filiera del pomodoro nella direzione della sostenibilità ambientale (riduzione consumo energetico, di acqua, etc.).

Nel 2018 è partita la prima raccolta del pomodoro con l’importante elemento di novità e trasparenza dell’etichettatura Made in Italy – ricorda Coldiretti Puglia – dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

“L’accordo si sposa perfettamente con la misura di trasparenza per produttori e consumatori entrata in vigore l’anno scorso, dopo che dall’estero – rileva Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia – sono arrivati nel 2017 ben 170 milioni di chili di derivati di pomodoro che rappresentano circa il 25% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco. Un fiume di prodotto che per oltre 1/3 arriva dagli Stati Uniti e per oltre 1/5 dalla Cina e che dalle navi sbarca in fusti da 200 chili di peso di concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro”.

Grazie alla nuova normativa nazionale non sarà più possibile spacciare per Made in Italy i derivati del pomodoro importati dall’estero.  Il decreto approvato – spiega la Coldiretti – prevede infatti che le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato; b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE e non UE.

 

CALABRIA, LA LEGGE REGIONALE 4/2019 APPESANTISCE GLI ONERI PER GLI AGRICOLTORI

L’approvazione della PdL n. 333 da parte del Consiglio Regionale rubricata L.r. n. 4/2019 “Norme per la lavorazione, trasformazione e confezionamento dei prodotti agricoli di esclusiva provenienza aziendale da destinare alla vendita diretta”, ancorchè annunciata con una certa enfasi, invece di semplificare gli adempimenti per gli agricoltori va nella direzione opposta. Infatti, scrive in una lettera il presidente di Coldiretti Calabria Aceto ai presidenti Oliverio e Irto e al Direttore Generale Giovinazzo, “la Legge non arreca nessuna utilità per le imprese agricole calabresi, anche di piccole dimensioni, e le norme approvate, generano difficoltà interpretative di non poco rilievo, tenuto anche del conto dell’insufficiente grado di coerenza che caratterizza l’intero articolato.

Oltretutto – aggiunge – la Legge non è per nulla originale: tutt’altro! Il suo contenuto si colloca nell’ambito di una iniziativa che aveva preso avvio su scala nazionale nel 2013 dal titolo “Campagna popolare per l’agricoltura contadina” ma che si era arenata poiché vi era il fondato rischio che si potesse oltrepassasse il proprio ambito di applicazione finendo per pregiudicare l’esercizio della vendita diretta dei prodotti agricoli, compromettendo in tal modo il processo di modernizzazione delle attività agricole come definite ai sensi dell’art. 2135 codice civile”.

E’ proprio il caso dire – ribadisce Coldiretti – che siamo davanti ad una minestra riscaldata e ricette improponibili, contraddizioni e appesantimenti per le aziende agricole; una L.r. sbagliata sia nel merito che nel metodo.  Già l’art. 1 – annota Coldiretti – introduce delle incomprensibili ed ingiustificate limitazioni alla vendita diretta, in palese antinomia con quanto risultante dalla disciplina statale di riferimento che non pone alcuna differenziazione in ordine all’esercizio dell’attività di impresa derivante da parametri quantitativi afferenti alle dimensioni aziendali. La L.r. presenta poi un rilevante profilo di criticità che, causerà un inutile aggravio burocratico per le imprese agricole calabresi, laddove, subordina l’esercizio dell’attività di vendita diretta alla presentazione di una segnalazione certificata di inizio attività, ponendosi così in netto contrasto con la normativa statale che, come è noto, prevede l’invio di una mera comunicazione.

Un ulteriore profilo di criticità si ravvisa dove è previsto che le attività di lavorazione, trasformazione e confezionamento dei prodotti sono soggette a notifica sanitaria. A questo riguardo – precisa Coldiretti –  la norma, per come è formulata, non tiene conto del fatto che le imprese già in possesso della predetta notifica, ovvero delle ex autorizzazioni sanitarie, non devono ripetere tale adempimento. Anche per i locali, depositi e servizi igienici ci sono altri appesantimenti per le imprese agricole che vogliono procedere alla trasformazione e confezionamento di “piccoli quantitativi”.  “Occorre porre rimedio – è l’invito finale del Presidente Aceto – per questo occorre che nella predisposizione del previsto regolamento di attuazione la Coldiretti dia il proprio contributo fattivo con soluzioni meditate e coerenti a beneficio degli agricoltori altrimenti per questo segmento di attività e reddito per gli agricoltori si segnerà la crescita solo di norme e adempimenti superflui.

 

LUCCA, PENSIONI: CENTINAIA DI POTENZIALI QUOTA 100 MA AMORE PER TERRA E’ FRENO

Ci sono centinaia di agricoltori che potrebbero sfruttare quota 100 e meritarsi la pensione ma l’amore ed il legame con la terra è troppo forte. Lo dicono le prime rivelazioni di Epaca Coldiretti in queste prime settimane di code agli sportelli della provincia di Lucca con tantissimi lavoratori, il 75% agricoltori, interessati a capire se, come e con quanto potrebbero andare in pensione con la cosiddetta Quota 100. Il patronato Epaca fornisce infatti gratuitamente tutte le informazioni e la consulenza utile per verificare se sussistono i presupposti per accedere alla pensione con la quota 100 e calcolare anche l’ammontare dell’assegno.

“Il 75% degli utenti che si sono presentati ai nostri sportelli – spiega Antonio Furlanetto, responsabile Epaca Lucca – sono agricoltori, ed il 30% appartiene agli altri settori. Al momento le domande completate sono una ventina. L’interesse per questa opportunità c’è, soprattutto per i dipendenti pubblici, ma per gli agricoltori la decisione è più difficile perché subentrano aspetti emotivi ed affettivi per cui messi di fronte alla possibilità della pensione ma anche di rinunciare alla propria azienda agricola, quindi chiuderla o cederla, preferiscono aspettare, rimandare e valutare con calma. La pensione in agricoltura non testimonia la fine di una carriera lavorativa: un agricoltore può arrivare a lavorare anche fino a 70-75 anni. Gli agricoltori sono dei veri e propri highlander”.

Coldiretti ha attivato, nel 2014, in provincia di Lucca anche un progetto “Agri-Nonno” per sfruttare le conoscenze e l’esperienza degli agricoltori in pensione per esempio nelle scuole e nelle fattorie didattiche. Il progetto favorisce un invecchiamento attivo del nonno-pensionato sempre più considerato una risorsa, non solo economica, per i nuclei famigliari. Infatti se è vero che i pensionati salvano il bilancio di una famiglia su tre e altrettanto vero che sono sempre più importanti e partecipano attivamente alle attività famigliari come “badare” ai nipotini, oppure come nel caso dei coltivatori pensionati, nel presidio territoriale nelle aree rurali. In agricoltura il ricambio generazionale c’è.

“A differenza di altri settori – spiega Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – in agricoltura il ricambio generazionale è molto forte. L’incidenza delle imprese under 35 è tra i più alti a livello provinciale se contiamo il numero totale di imprese: sono 222 quelle amministrate da giovani, il 9,1% contro una media provinciale dell’8,2% e dell’8,4% a livello regionale. La spinta delle politiche comunitarie e dello spirito di innovazione che hanno portato i giovani a credere ed investire in agricoltura con più vigore: a fianco dei subentri ci sono infatti tante nuove aziende. I giovani stanno rendendo i nostri campi un settore di eccellenza anche dal punto di vista dell’innovazione. I nostri nonni però continueranno ad essere un patrimonio prezioso di esperienze e saperi che non dobbiamo assolutamente disperdere e perdere. Più restano vicini ai giovani e più i nostri giovani continueranno a crescere bene”.

 

FERRARA, BANDO PRESTITI DI CONDUZIONE CON CONTRIBUTO REGIONALE DE MINIMIS 2019

Coldiretti Ferrara informa che sono aperti i termini previsti dal bando regionale per la presentazione delle domande di prestito di conduzione per l’annata agraria 2018/2019, con scadenza al prossimo 30 aprile.

Le aziende agricole interessate possono già contattare gli uffici di Coldiretti per la predisposizione ed invio della domanda che dovrà riguardare le necessità di anticipazioni colturali per le la campagna in corso, assegnate sulla base di una tabella regionale dei fabbisogni, con richieste di minimo 6.000 e massimo 150.000 euro.

Dovranno anche essere iscritte alla anagrafe regionale delle imprese, avere il fascicolo validato e dematerializzato, ed essere in regola con i versamenti contributivi, previdenziali ed assistenziali.

La Regione Emilia-Romagna concederà agli aventi diritto, con priorità ai giovani di età non superiore a 41 anni al momento della presentazione della domanda, e alle aziende poste in zone svantaggiate, un contributo in concorso interessi pari al 1,50% del costo del prestito, ed alle aziende non condotte da giovani e poste in zone ordinarie un contributo pari al 1,30%.

I consorzi fidi concederanno la propria garanzia ai loro associati, pari mediamente al 20%. Ulteriore elemento di priorità nella accettazione della domanda ai fini del contributo regionale sarà l’ordine cronologico di presentazione (tramite posta elettronica certificata) per cui si raccomanda di non attendere gli ultimi giorni utili per presentare la domanda, tenuto conto che le risorse stanziate sono di un milione di euro per l’intera regione e che non è garantito possano essere sufficienti per coprire tutte le richieste. Gli uffici di Coldiretti sono a disposizione per chiarimenti e per preparare le domande.

 

 

Appuntamenti

 

LOMBARDIA: L’AGRICOLTURA “CIRCOLARE” TRA ENERGIA PULITA E RICERCA ANTI SPRECO

Mercoledì 13 febbraio

Dalle microalghe per un’acquacoltura sostenibile al recupero degli scarti degli allevamenti per la produzione di energia pulita. Sono alcune delle esperienze al centro del summit sull’economia circolare in agricoltura organizzato dalla Coldiretti Lombardia domani mercoledì 13 febbraio, alle ore 10, presso l’auditorium Gaber di Palazzo Pirelli in piazza Duca d’Aosta a Milano.

Interverranno: Ettore Prandini, Presidente Nazionale Coldiretti; Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia; Janez Poto?nik, Co-Presidente del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente; Giuseppe Blasi, Capo dipartimento DIPEISR del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo; Oscar Schoumans, Wageningen University&Research; Renjie Dong, China Agricoltural University; Gian Luca Bagnara, esperto in agribusiness ed economia del territorio; Paolo Carra, Presidente del Consorzio Latterie Virgilio; Katia Parati, Responsabile del settore acquacoltura dell’Istituto Sperimentale Spallanzani; Giuseppe Croce, Presidente dell’Ordine dei dottori forestali e agronomi di Milano, Lodi, Monza Brianza e Pavia. Modera l’incontro Fabrizio Adani del Gruppo Ricicla – Università degli Studi di Milano.

La transizione verso un’economia più circolare – spiega Coldiretti Lombardia – è al centro dell’agenda per l’efficienza delle risorse stabilita nell’ambito della strategia Europa 2020 per una crescita sostenibile e inclusiva a partire dai piccoli gesti quotidiani, con i consumatori e gli agricoltori che sono gli attori principali di questo processo.

 

AVELLINO, DONNE IN AGRICOLTURA: DUE PROGETTI CONTRO IL DIGITAL DIVIDE

Venerdì 15 febbraio

Promuovere la diffusione di una cultura digitale tra le donne impegnate in agricoltura e sostenere il passaggio intergenerazionale nelle aziende agricole sono alcuni dei temi al centro dell’incontro che si terrà il 15 febbraio ore 16 a Grottaminarda presso il Castello D’Aquino. La federazione provinciale di Coldiretti Avellino e la rete partenariale dell’accordo territoriale di genere “Lavoro alle Donne dell’Alta Irpinia”, finanziato nell’ambito del Por Campania FSE 2014-2020, presenteranno due iniziative previste nell’ambito della Macro Azione Agri – Concilia Point: Palestre digitali e Laboratori di Counselling.

Le palestre digitali sono laboratori di alfabetizzazione informatica e innovazione digitale che hanno l’obiettivo di creare una cultura digitale inclusiva e ridurre il digital divide di genere, promuovere il ruolo delle donne nell’ambito dell’agenda digitale, potenziare l’innovazione per le donne nel contesto agricolo, favorire l’incontro intergenerazionale e la conoscenza di nuovi saperi. I laboratori di counselling, declinati nella forma di green world cafè, ovvero di un approccio informale e colloquiale che favorisce la condivisione delle idee, sono finalizzati a sviluppare autonomia ed empowerment, sostenere il passaggio intergenerazionale nelle aziende agricole, rafforzare la creatività per lo sviluppo di impresa.

 

PADOVA: “SPOSALIZIO” VENETO-SICILIA NEL SEGNO DEL KM ZERO

Mercoledì 13 febbraio

I prodotti dell’agricoltura padovana incontrano le tipicità siciliane nello “Sposalizio Veneto Sicilia con le delizie dell’Etna” per il nuovo incontro cultural gastronomico “Senza nulla di troppo – Campagna Amica in Tavola” promosso da Coldiretti Padova in collaborazione con il ristorante “N’altraroba” di Rubano.

Mercoledì 13 febbraio, alle 19.30 spazio dunque all’incontro fra due tradizioni agricole d’eccellenza, quella nostrana, in particolare padovana, e quella siciliana, grazie alla stretta collaborazione, nel segno di Campagna Amica, fra gli imprenditori agricoli dei due territori, che presenteranno alcune tipicità in originali abbinamenti ideati dallo chef Angelo Pisano che ad ogni incontro firma il menù della serata. Ecco allora la tartare agli agrumi, le verdure dell’Etna abbinate al coniglio veneto, il riso ai carciofi siciliani, abbinati in un altro piatto ai nostrani cavolo riccio e, dulcis in fundo, il cannolo destrutturato.

“Campagna Amica in tavola” è un viaggio tra le tipicità padovane in compagnia degli agricoltori, pronti a raccontare nel dettaglio come nascono i prodotti che arrivano sulle nostre tavole, come scegliere il meglio e come riconoscerne l’origine e la qualità. Ciascuno di loro presenterà i propri prodotti poco prima dell’ora di cena, soffermandosi sulle caratteristiche e le qualità, ma anche sulla storia dell’azienda, che spesso coincide con quella di una o più famiglie che hanno scelto di dedicarsi all’agricoltura.

Per informazioni e prenotazioni telefonare allo 049 631466 o scrivere a info@naltraroba.com. Sulle pagine Facebook di Campagna Amica Padova e del ristorante è pubblicato anche il calendario dei prossimi appuntamenti.

 

FERRARA: LE NOTIZIE E GLI INTERVENTI DI CAMPAGNA AMICA FERRARA SU TELESTENSE

Giovedì 14 febbraio

Le notizie di attualità del nostro territorio per i consumatori e gli agricoltori, gli eventi, le novità del settore agroalimentare, i consigli per fare bene la spesa, la buona alimentazione ed i corretti stili di vita, i mercati di Campagna Amica, le aziende ed i prodotti di stagione: questo e molto altro negli appuntamenti di Coldiretti su Telestense, la tv del nostro territorio.

Due in particolare gli appuntamenti in collaborazione con Coldiretti che vanno in onda su Telestense: Campagna Amica News, le notizie di Coldiretti Ferrara, in onda ogni mercoledì alle 20,00 subito dopo il TV Giornale e Salute 3.0, che periodicamente vede la partecipazione di produttori ed esperti di Coldiretti in studio per far sentire la voce del mondo agricolo anche sui temi della salute e dei corretti stili di vita.

Nell’appuntamento di giovedì 14, in onda alle 21.30, spazio al miele, al mondo delle api ed ai progetti di Coldiretti per la valorizzazione di questa importante attività. I Programmi di Telestense li potete trovare anche sul canale YouTube dell’emittente per poterli vedere in ogni momento.

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