COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 10 settembre 2019

10 settembre 2019
News La Forza del Territorio del 10 settembre 2019

Primo piano

 

SICILIA

I VINCITORI DELL’OSCAR GREEN SICILIA 2019

A Giarre Finale Regionale dell’Oscar Green 2019, il premio Coldiretti per i giovani imprenditori innovativi.

 

Sono rimasti in Sicilia o sono tornati dopo anni all’estero, hanno riavviato produzioni antichissime con un’attenzione particolare all’ambiente e vendono direttamente il loro prodotto.

Sono i giovani imprenditori agricoli vincitori dell’Oscar Green 2019, il premio Coldiretti Giovani impresa giunto alla tredicesima edizione. La cerimonia di consegna, presentata da Flaminia Belfiore, si è svolta al parco botanico Radicepura di Giarre con i vertici nazionali della Coldiretti, il presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale, Vincenzo Gesmundo con il presidente regionale Francesco Ferreri. Presente anche Veronica Barbati, delegata nazionale Giovani Impresa insieme a delegato regionale Massimo Piacentino.

Categoria “Impresa 4. Terra”

Fabio Bono – “Basilico I- tech”.

29 anni, diplomato al liceo scientifico, il giovane imprenditore, dopo aver provato diverse esperienze, ha deciso di mettere insieme l’interesse per la tecnologia per l’ambiente e per l’agricoltura. Quindi ha rilevato una piccola parte dell’azienda di famiglia per mettere su una serra idroponica dove coltiva principalmente basilico in “floating system”. Si tratta di un particolare sistema idroponico in cui dei pannelli in polistirolo, che ospitano la coltivazione, galleggiano nelle vasche con la soluzione nutritiva. I vantaggi sono molti, in primo luogo il risparmio idrico, circa il 90% in meno rispetto ai metodi tradizionali. Questo sistema permette inoltre di avere rese e qualità molto superiori rispetto alla coltivazione a terra. La produzione è di circa 170 chili di basilico a vasca, che in tutto sono 10. Il prodotto finale uniforme come qualità e quantità è indirizzato al mercato di quarta gamma. 

Categoria “Fare rete”

Rossella Scollo

Dall’Australia alla Sicilia per la mandola della Trinità salvata dall’estinzione

Rossella Scollo, 34 anni, laureata in lettere e filosofia insegnava in Australia ma la lontananza dalla Sicilia non la rendeva felice soprattutto perché voleva impegnarsi nella creazione di qualcosa che potesse far crescere l’identità territoriale. Tornata nella sua Monterrosso Almo (Rg) la scelta è stata quella di produrre un’antichissima varietà di mandorla, la “cuvia femminella”, rarissima e rintracciabile solo in microclimi vulcanici e montani, proprio come l’appezzamento di terra ereditato, a ridosso del monte Lauro un vulcano non più attivo.  Il metodo tradizionale consiste nel ricavare il portinnesto dalla semina di tre mandorle amare, il numero tre risale alle credenze religiose e scaramantiche del mondo contadino ed è legato al concetto di trinità da cui si sceglie, a germogliatura fatta, la piantina più forte che diventerà il portinnesto della varietà desiderata. In questo modo, gli alberi sono più resistenti ai patogeni locali e il mandorleto è molto più longevo.  Insieme al marito, chef australiano realizza corsi di cucina anche a base di mandorle con ricette antiche ma dalla mandorla nasce una rete che lega le altre produzioni del territorio.

Categoria “Sostenibilità “

Andrea Scuto –  La mamma è sempre la mamma 

30 mila piante di origano da un’unica pianta madre

Sempre la tutela dell’ambiente ha spinto Andrea Scuto, 27 anni di Catania a dedicarsi alla produzione di origano che derivano tutte da un’unica pianta madre cresciuta spontaneamente nelle campagne limitrofe all’azienda che si trova a Carlentini. Adesso   ne ha circa 30.000 alle quali vanno sommate quelle di rosmarino.  L’obiettivo che il giovane imprenditore si è posto si basa su 2 principi fondamentali: la qualità e il mantenimento dell’ecosistema. La prima è fornita principalmente dalle operazioni di raccolta e post-raccolta effettuata rigorosamente a mano per mantenerne l’integrità, seguita da un’essiccazione all’ombra per ridurre al minimo la degradazione dei composti aromatici dell’origano causata dai raggi solari.  Utilizzare sistemi bio soprattutto   nella lotta contro gli afidi realizzata   l’utilizzo del cardo (endemico in molte zone della Sicilia) come specchio per le allodole nei confronti di questi insetti.  Vende la produzione alla grande distribuzione ma il suo obiettivo subito dopo il conseguimento della laurea è quello di avere canali commerciali dove la specificità del prodotto assuma il valore aggiunto.

Categoria “Creatività”

Michele Ricupero 

L’olio di iperico – elisir della felicità 

Ancora un esempio del legame tra territorio, ambiente, storia e cultura è quello del trentenne Michele Ricupero.  L’imprenditore di Canicattini Bagni (Sr) alla produzione di olio d’oliva e rispolverando le conoscenze del territorio tramandate da generazioni, ha aggiunto quella di l’olio di iperico. Quello che viene conosciuto come un elisir della pelle, perché cicatrizzante è ottenuto dalla macerazione dei fiori freschi dell’Hypericum perforatum (o erba di San Giovanni) con olio di oliva, chiuso in contenitori di vetro ed esposti al sole per un mese. Successivamente viene filtrato e confezionato in dispenser da 50 ml. La macerazione consente di trasferire, dai fiori all’olio, i carotenoidi (dalla colorazione rossa o arancio che danno il colore all’unguento e che il nostro organismo trasforma in vitamina A) e i flavonoidi (ipericina, rutina, quercetina e iperoside).

L’olio di iperico è impiegato fin dall’antichità per le sue proprietà cicatrizzanti ed emollienti, capaci di stimolare la rigenerazione cellulare. Per questo motivo è usato da sempre contro le ustioni, l’eritema solare, in caso di macchie della pelle, cicatrici, e segni provocati dall’acne, inoltre possiede un’azione analgesica sui dolori articolari.

Categoria” Noi per il sociale”

Sicilian dream team 

L’orto matto di Luca Cammarata 

Zappano, seminano, piantano, raccolgono e vendono direttamente i loro ortaggi al Mercato campagna amica insieme a 4 immigrati minori non accompagnati. Sono i degenti del dipartimento di Salute Mentale dell’Asp di Caltanissetta che lavorano in un’azienda agricola confiscata mafia e risorta grazie al coraggio di Luca Cammarata, di San Cataldo (Cl). Il progetto “Orto matto” vede una sinergia tra l’imprenditore, l’associazione “Tam Tam”, l’Asp di Caltanissetta. Insieme, per il terzo anno, hanno realizzato una vera e propria filiera di benessere e azione sociale. I minori arrivati dal Centro Africa, sono anch’essi impegnati nel rapporto con la clientela al Mercato e così hanno la possibilità di inserimento basato sul lavoro. Il tutto uscendo dalla routine della vita nella le comunità che li accolgono.

Dall’anno prossimo l’associazione potrà lavorare in altro bene confiscato alla mafia e quindi, continuando il progetto, si spera di far diventare quello che ora appare come straordinario, un momento di ordinario lavoro. 

Categoria “Campagna Amica “

Il Melograno di Gabriele Butticè

E’ il più giovane vincitore di quest’edizione. Ha solo 22 anni ma ha già creato un’azienda a Serradifalco in provincia di Caltanissetta che si dedica alla produzione di ortaggi, fiori e melagrana, su cui ha scommesso.   Ha un diploma di ragioniere e non ha voluto continuare gli studi proprio per dedicarsi alla campagna.  La scelta di vendere nei Mercati Campagna Amica è stata dettata anche dalla posizione geografica dell’azienda ma soprattutto perché in questo modo i consumatori mantengono il contatto diretto con chi produce.

Butticè ha anche iniziato ad offrire lavoro ed infatti impiega manodopera con cui collabora.

I vincitori hanno tutti ricevuto un vaso di Ceramica di Caltagirone realizzato da giovane artigiano Vincenzo Di Martino, con una pianta autoctona illustrata da Mario Faro.

 

Dal territorio

 

PIEMONTE, AZIENDE AGRICOLE UNDER 40 CRESCIUTE DEL 60% RISPETTO AL 2017 E 2018 

L’Italia è al vertice in Europa per numero di giovani in agricoltura con gli under 35 che sono alla guida di 57.621 imprese nel 2018, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati dall’aggiornamento Eurostat che attribuiscono all’Italia il record del 28,9% per un totale di 3 milioni di giovani tra i 20 e i 34 anni che non studiano e non lavorano.

I giovani piemontesi confermano i trend nazionali che vedono l’agricoltura come settore che sa dare concrete prospettive di futuro: sono aumentate, infatti, le aziende under 40 del 60% rispetto al 2017 e 2018.

“L’agricoltura è tornata ad essere un settore strategico per la ripresa economica ed occupazionale – evidenzia Danilo Merlo delegato regionale Giovani Impresa -. Grazie alle nuove generazioni, il binomio agricoltura e innovazione è diventato sempre più frequente: la conferma l’abbiamo avuta ancora con le aziende che hanno partecipato al concorso Oscar Green. Il 70% delle imprese giovani opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili”.

“Occorre sostenere lo spirito imprenditoriale giovanile tagliando gli ostacoli burocratici che spesso rallentano l’avvio e l’iter delle attività agricole trovando anche nuove formule – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. La crescita dei giovani in agricoltura è sicuramente molto positiva però, necessita del supporto delle istituzioni affinché, attraverso specifiche misure, si possano attivare progetti che offrano davvero nuove opportunità. Essi sono, infatti, portatori di idee, nuova progettualità e prospettive di crescita, che possono giovare all’economia dell’intero territorio piemontese”.

 

PIEMONTE, DAZI: ACCORDO VIA DELLA SETA, OPPORTUNITA’ PER VINO MADE IN PIEMONTE 

Il vino Made in Piemonte può avvantaggiarsi della guerra commerciale tra Usa e Cina. La guerra commerciale combattuta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump con la Cina a colpi di aumenti tariffari alle frontiere ha portato le vendite di vini Usa sul mercato cinese ad un crollo del 54% nel 2019 per effetto delle ritorsioni del gigante asiatico. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che ad avvantaggiarsene è anche il vino Made in Italy che aumenta del 6,4% il valore delle esportazioni in Cina sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno. 

“Quello cinese è sicuramente un mercato importante poiché, per effetto di una crescita ininterrotta nei consumi, la Cina è entrata nella lista dei cinque Paesi che consumano più vino nel mondo. Un mercato dunque strategico per i nostri viticoltori che può essere rafforzato grazie all’accordo sulla Via della Seta – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Dall’Oriente abbiamo già avuto dei segnali positivi riguardo al Made in Piemonte: dalla frutta, i kiwi e gli agrumi in particolare, al vino, fino al latte in polvere. Questo perché il mercato cinese fa molta attenzione alla qualità e, per quanto riguarda il vino, si è registrata una forte crescita che si attesta sul 75% in Cina e sul 15% in Giappone. Ad essere, invece, bloccata verso oriente è la frutta fresca, in particolare mele e pere, oggetto di uno specifico negoziato, mentre qui continuano ad arrivare quelle cinesi. Auspichiamo che l’accordo sulla Via della Seta possa rafforzare, quindi, l’export dei prodotti piemontesi, inglobando anche altre varietà di frutta, ed essere strategico per aprire ulteriori canali a nuovi prodotti e a dare stimoli al tessuto imprenditoriale del nostro territorio”.

 

FIRENZE-PRATO, ENOTURISMO, VARATA LA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE

Enoturismo, si avvicina la meta. Dopo la circolare del Ministero delle politiche agricole alimentari, su sollecitazione della Coldiretti, la Giunta Regionale della Toscana ha appena licenziato una proposta di legge per rendere operativa l’attività di enoturismo. Che implica che ad imprenditori agricoli vitivinicoltori, comitati di gestione delle strade del vino, cantine sociali cooperative, consorzi di tutela dei vini per accogliere in vigna e in cantina gli enoturisti basterà presentare al Comune la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività). “Le imprese potranno far degustare e vendere il proprio vino in abbinamento ad alimenti tipici locali ‘freddi’ – dice Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Firenze -, spiegando ai turisti le vere peculiarità delle produzioni di qualità vitivinicole”.

Per enoturismo si intendono, infatti, tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine.

Una volta approvata dal Consiglio Regionale, la nuova legge regionale sarà parte organica della normativa sull’attività agrituristica della Regione Toscana (L.R.30/2003).

“Le aziende delle zone vinicole del nostro territorio negli ultimi anni hanno tanto investito per andare incontro ai gusti e alle esigenze dei consumatori. L’enoturismo sul nostro territorio ha notevoli margini di crescita – spiega Ciampoli -, per questo abbiamo lavorato insieme a Regione Toscana, per rendere operative prima possibile le previsioni della normativa nazionale”.

Nella primavera scorsa, il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo ha emanato le linee guida che regolano le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione. La circolare ministeriale dettaglia le previsioni della legge di Bilancio 2018, che prevedeva che ‘l’attività enoturistica è esercitata, previa presentazione al comune di competenza della segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)…’.

“Una semplificazione notevole –spiega Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Firenze- che permetterà alle nostre aziende di valorizzare e monetizzare il loro patrimonio, che non è fatto solo di eccellenti vini toscani, ma è anche cultura, paesaggio e buona alimentazione. Tra le iniziative che rientrano nella normativa anche quelle a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine. Insomma, sarà più facile accogliere enoturisti tutto l’anno, non solo in occasione degli eventi come ‘Cantine aperte’”.

 

ROVIGO, DIRITTI ESCLUSIVI DI PESCA: MANIFESTAZIONE DEL 10 SETTEMBRE A ROVIGO 

La questione dell’affidamento dei diritti esclusivi di pesca è arrivata questa mattina davanti a palazzo Celio per trovare una soluzione sulla questione dell’assegnazione dei diritti esclusivi di pesca in basso Polesine. Alessandro Faccioli, responsabile di Coldiretti Impresa Pesca alla quale sono associate 5 cooperative (Villaggio Pescatori di Pila, Mitilicoltori Sacca degli Scardovari di Scardovari, Ariano di Ariano Nel Polesine, Ca’ Tiepolo di Ca’ Tiepolo e Pescatori Maistra di Boccasette) per un totale di circa 350 pescatori, si esprime così al termine dell’incontro di questa mattina. 

“Tra la Provincia e i pescatori c’è sempre stato un rapporto di fiducia – afferma Faccioli, per Coldiretti Impresa Pesca Rovigo – e le proroghe dei diritti di pesca hanno permesso alle coop e al consorzio di diventare quelli che sono, cioè la prima impresa in Italia per numero di addetti per il settore dell’acquacoltura. È stato investito tantissimo per raggiungere questo risultato. Pertanto, auspichiamo che la Provincia, nell’ambito della legalità, sistemi questa problematica, non con un affidamento breve in termini temporali, ma dando modo al Consorzio la possibilità di fare un minimo di programmazione. Questa insicurezza potrebbe generare una situazione che andrebbe a screditare l’immagine del Consorzio pescatori di Scardovari sul mercato. L’auspicio è quello di trovare una formula adatta per proseguire con il nostro lavoro”. 

 

VARESE, ANNO NERO PER LE API; SOTTOTONO ANCHE LA RACCOLTA DEL CASTAGNO                                                                                                                              

Una stagione da dimenticare “la peggiore che si ricordi da 40 anni a oggi, addirittura rispetto al 2017, altro anno nero”. Sono scoraggiati e preoccupati gli apicoltori del Varesotto che pagano ancor più caro il tracollo di un settore che, in tutta Italia, ha portato quest’anno al dimezzamento della produzione per effetto dell’andamento climatico anomalo che non ha risparmiato gli alveari e fatto soffrire le api.

“In provincia di Varese è andata ancora peggio: il raccolto della varietà acacia, utilizzata anche per la produzione del Miele Varesino Dop è, di fatto, saltato, con perdite medie del 90%. E anche per il castagno la stagione è stata molto sottotono” indica Maria Mineo Soldavini. “I danni economici sono ingenti e destinati ad aumentare, dato che le api, stremate, si trovano ora di fronte all’arrivo della stagione fredda. Occorrerà alimentarle artificialmente, e si aggiungeranno ulteriori costi importanti per le imprese. Siamo tutti impegnati a salvare gli insetti dal peggio: le api, infatti, sono un indicatore sensibile e importante dello stato di salute dell’ambiente”.

Il 2019 è stato un anno da dimenticare: secondo un’indagine di Coldiretti Varese in occasione dell’arrivo di una nuova ondata di maltempo, il 2019 è stato segnato fino ad ora da oltre 1100 eventi meteo estremi lungo la Penisola fra grandinate, trombe d’aria, tempeste di acqua e vento e ondate di calore, con un incremento di oltre il 56% rispetto all’anno precedente.

Una situazione che non ha fatto eccezione nella provincia prealpina e ha sconvolto la vita delle api che sono sentinelle dell’equilibrio naturale globale e della biodiversità con l’alimentazione, che – ricorda la Coldiretti provinciale – dipende per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti. Leapi vi concorrono per l’80% a conferma del ruolo insostituibile svolto da questo insetto tanto si dice che Albert Einstein sosteneva che: “se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

“L’annata 2019 sta prospettandosi per il territorio della provincia di Varese come la più critica e problematica di sempre a causa dell’andamento climatico anomalo” aggiunge il presidente della Coldiretti prealpina Fernando Fiori. “Al caldo e siccità nei primi mesi primaverili sono seguite copiose precipitazioni, unite ad un significativo calo termico per buona parte del mese di maggio che hanno compromesso le fioriture mentre nell’estate bollente si sono verificate violente ondate di maltempo”.

Le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare e il poco miele che sono riuscite a produrre lo hanno mangiato per sopravvivere: il risultato è che quest’anno la produzione del territorio risulta decimata, mentre le importazioni crescono. A livello nazionale, gli arrivi di miele estero sono risultati pari a 9,7 milioni di chili nel primi cinque mesi del 2019 secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat dalle quali si evidenzia che circa la metà arriva dall’Ungheria e quasi il 10% dalla Cina.

Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità “occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica” consiglia la Coldiretti. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

In Italia – spiega la Coldiretti – esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Nelle campagne italiane ci sono 1,4 milioni gli alveari curati da 51.500 apicoltori di cui 33.800 circa produce per autoconsumo (65%) e il resto con partita iva che producono per il mercato (35%).

 

PUGLIA, LUPI: MATTANZA IN PASCOLI E STALLE; SALE BILANCIO ANIMALI MORTI E FERITI 

Nel 2019 si è verificata una vera e propria mattanza nelle stalle e sui pascoli di pecore e capre sbranate, mucche sgozzate e agnelli uccisi in Puglia, dove la presenza del lupo si è moltiplicata negli ultimi anni con il ripetersi di stragi negli allevamenti sulla Murgia barese e tarantina e sul Gargano. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, a seguito della recrudescenza del fenomeno degli attacchi dei lupi che hanno attaccato, ferito e ucciso pecore, agnelli, mucche, vitelli, capre, suini, asini, cavalli, per un totale di 510 capi da gennaio ad oggi, sulla base delle denunce degli allevatori a Coldiretti.

“Nel giro di dieci anni i lupi sono raddoppiati mettendo a rischio non solo gli animali nelle stalle e al pascolo, ma anche la vita stessa di agricoltori, allevatori e automobilisti. In Puglia sono enormi i danni causati dalla fauna selvatica, con un danno pari ad oltre 11 milioni di euro. Sono essenziali misure di contenimento per non lasciar morire i pascoli e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le aree rurali più difficili dove l’allevamento è l’attività principale, ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per ripristinare la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze pugliesi, come la pecora ‘Gentile’ di Altamura o la ‘Moscia’ leccese”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Le prede o spariscono perché i lupi le portano via o vengono azzannate alla giugulare e lasciate morte in loco – riferisce Coldiretti Puglia – oppure se ne ritrovano solo brandelli e i numeri la dicono lunga sulla necessità di innalzare il livello di allerta e programmare efficaci attività di riequilibrio della fauna selvatica che mette a repentaglio la stessa incolumità delle persone.

“L’ok definitivo alla legge regionale contro i danni da fauna selvatica – spiega Muraglia – ha colmato un vuoto normativo durato decenni e cambiato l’approccio all’emergenza. Abbiamo fatto pressing continuo sul delicato tema della fauna selvatica che mette a repentaglio l’incolumità pubblica e arreca danni al settore agricolo e all’allevamento. Ma ora serve passare ai fatti per non disperdere un patrimonio zootecnico importante, lasciato in balia dei lupi”, conclude il presidente Muraglia.

Serve responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le aree zootecniche e a garantire la bellezza del paesaggio. Senza i pascoli – conclude la Coldiretti – aree straordinarie come la Murgia e il Gargano muoiono, l’ambiente si degrada e frane e alluvioni minacciano le città.

 

VICENZA, NUOVO CASELLO A31: COLDIRETTI ESPRIME CONTRARIETÀ AL PROGETTO 

Ha lasciato molto amaro in bocca suscitando non poche perplessità e contrarietà il progetto per la realizzazione di un nuovo casello autostradale sulla A31 in territorio comunale di Marano Vicentino.

In un tempo in cui si parla della necessità di sviluppare la mobilità sostenibile e di limitare il consumo del suolo, ci si trova ancora a parlare di sviluppo di nuove strade, senza un’analisi approfondita dei benefici che queste potranno portare all’intera collettività, al territorio ed all’ambiente.

A parere di Coldiretti, infatti l’idea di realizzare il nuovo casello non è stata sufficientemente supportata da dati certi che ne possano esprimere l’utilità economica ed ambientale.

La proposta di creare un nuovo svincolo nasce dall’esigenza di sgravare il traffico che si crea nelle ore di punta nella zona industriale di Thiene, ove è presente l’attuale casello autostradale (ad una distanza di 3 km): questo, però, senza un’analisi attenta ed approfondita dei dati del traffico attuale. La congestione del traffico nell’area thienese quanto dipende da coloro che si dirigono in autostrada e quanto dipende da chi si dirige in zona industriale, a Malo o verso l’attuale Gasparona o in direzione Villaverla-Caldogno? Questo è un dato che ad oggi non si conosce, ma è fondamentale per giustificare il costo dell’opera di oltre 20 milioni di euro.

La sensazione è che il traffico che si dirige in autostrada non sia così prevalente rispetto al traffico complessivo.

Preoccupa, poi, il conseguente sviluppo di tutta la viabilità ordinaria accessoria, che si svilupperà per collegarsi al nuovo casello, che dalle prime indicazioni va a consumare ulteriore terreno agricolo, creando nuove vie di traffico, senza un preciso studio sulla viabilità esistente.

Il consumo del suolo è uno dei fattori più incisivi nel peggiorare l’earth overshoot, ossia l’indice che evidenzia la velocità con cui si consumano le risorse naturali del pianeta.

L’area in cui si svilupperebbe il nuovo casello ha vocazione fortemente agricola: insistono su questi territori aziende agricole vitali e dinamiche nella produzione agroalimentare tipica e di qualità, spesso condotte da giovani imprenditori.

Sottrarre terreni a queste aziende, ne mette in discussione la sopravvivenza e lo sviluppo: per fare una parafrasi, l’azienda agricola sta al terreno, come un’impresa industriale o artigianale sta al capannone.

La perdita del suolo dipende non dipende solo dalla cementificazione conseguente alla realizzazione dell’opera, ma anche da tutti quegli appezzamenti residuali o interclusi, la cui dimensione o accessibilità non risulta economicamente utilizzabile.

Si consideri, inoltre, che l’area è interessata dall’Agritour, un progetto dedicato al viaggiare lento creato per tornare a vivere la campagna, tra Vicenza e le Piccole Dolomiti, attraverso percorsi su strade secondarie ed incontri con le aziende agricole, i loro prodotti ed il loro lavoro, a fruizione dei cittadini, realizzato in collaborazione con le amministrazioni comunali.

Non si vanifichi quanto, con impegno, è stato costruito finora in termini di sostenibilità ambientale e territoriale.

Coldiretti non è certamente contraria tout court alla realizzazione delle infrastrutture pubbliche, purché portino benefici alla collettività: ritiene, però, che vadano analizzate in modo appropriato e concertativo con la nuova ottica dei principi di sostenibilità che in tante aree dell’Europa si sta sviluppando, privilegiando ove possibile il sistema di trasporto pubblico.

 

Appuntamenti

 

AREZZO: COLDIRETTI AREZZO A FIANCO DEL CALCIT CON CAMPAGNA AMICA

Da Mercoledì 11 a domenica 15 settembre 

Da domani e fino a domenica, ad Arezzo Fiere e Congressi arriva “Calcit in scena”, una serie di appuntamenti promossi dal Calcit ai quali anche Coldiretti Arezzo aderisce. Le cene delle serate infatti saranno tutte a base dei prodotti delle aziende di Campagna Amica Arezzo e sapientemente preparate dall’Associazione Cuochi Arezzo.

“Abbiamo partecipato alla manifestazione con molto entusiasmo, il Calcit è un’importantissima realtà della nostra provincia – dichiara il Presidente di Coldiretti Arezzo Lidia Castellucci – Coldiretti Arezzo è sempre molto attiva in ambito sociale, sempre pronta a portare il suo contributo attraverso il lavoro delle aziende agricole che rappresenta e quindi con i prodotti del circuito di Campagna Amica che producono e, anche in questa occasione è stato così, abbiamo messo in tavola l’impegno, la dedizione e la passione dei nostri imprenditori”.

E proprio a base di prodotti di Campagna Amica sono le cene della solidarietà delle quali il ricavato sarà devoluto al Progetto Scudo riservato alle cure domiciliari oncologiche.

Dalle uova, ai formaggi, al miele del Casentino, all’ortofrutta, l’olio, la carne e salumi della Valdichiana fino ai fagioli del Valdarno, un vero e proprio tour gastronomico della provincia quello che potranno degustare le persone che parteciperanno, tutte le materie prime verranno lavorate con la maestria e creatività dalle sapienti mani dei Cuochi Arezzo.

“La collaborazione con l’Associazione Cuochi Arezzo e con il suo Presidente Gianluca Drago è un binomio vincente che ci porta spesso a partecipare insieme a momenti di promozione delle eccellenze del nostro territorio, mettendo in moto quello che viene definito il “sistema Arezzo” – prosegue Castellucci – valorizzando il lavoro delle nostre imprese. L’impegno che abbiamo portato avanti in questi anni, è il frutto della capacità di aggregare, costruire ed elevarsi, mettendo insieme il miglior contributo che ogni Associazione sa apportare alla collettività. Questo è anche il nostro modo di fare prevenzione, attraverso il #mangiARsano, con i prodotti delle nostre aziende agricole aderenti al circuito di Campagna Amica, prodotti garantiti, genuini, di qualità e a km zero, ribadiamo anche in questa occasione, l’importanza della sana alimentazione fatta di prodotti di stagione quali strumento per prevenire i tumori”.

 

BERGAMO: SOSTENIBILITÀ IN AGRICOLTURA, CONVEGNO CON L’ASSESSORE FABIO ROLFI

Giovedì 12 settembre 

L’agricoltura sostenibile e l’economia circolare saranno al centro del convegno “La sostenibilità in agricoltura, una nuova sfida e un’opportunità per…” promosso da Coldiretti Bergamo nell’ambito della 44a Festa dell’Uva e dei Fiori di Foresto Sparso.

L’incontro si terrà il prossimo 12 settembre, alle ore 20,30, presso l’Area Feste di Foresto Sparso e si propone di approfondire un modello di agricoltura che punta alla sicurezza alimentare, che è in grado di conciliare gli interessi delle imprese agricole con le esigenze della società, sempre più orientate alla qualità e alla sicurezza del cibo e ai valori di sostenibilità e consumo consapevole, ma che è anche capace di dare valore e di rigenerare gli scarti.

Il programma prevede i saluti di Gennaro Bellini, sindaco di Foresto Sparso, la relazione di Lorenzo Bazzana, Responsabile Economico di Coldiretti Nazionale e la presentazione di alcune esperienze virtuose in ambito agricolo.

Seguiranno l’intervento di Fabio Rolfi, Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e sistemi verdi di Regione Lombardia e le conclusioni di Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo. Coordinerà i lavori Gianfranco Drigo, Direttore di Coldiretti Bergamo.

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