COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 10 gennaio 2022

10 Gennaio 2022
News La Forza del Territorio del 10 gennaio 2022

Primo piano

 

TOSCANA

COLDIRETTI AL PRESIDIO DI FRONTE ALLA FABBRICA DEI MARRONI

Pronti a fare nostra parte per evitare spostamento della produzione a Bergamo

Coldiretti è pronta a fare la sua parte per salvare la fabbrica dei marroni ed evitare lo spostamento della produzione di marron glacè da Marradi a Bergamo. Al presidio di fronte all’Ortifrutticola del Mugello, questa mattina, lunedì 10 gennaio, come annunciato nelle scorse ore, ha partecipato, insieme ai lavoratori e lavoratrici e alle altre sigle sindacali impegnate per scongiurare la delocalizzazione, una delegazione di Coldiretti guidata dal Presidente di Firenze Prato, Roberto Nocentini, dal direttore provinciale, Barbara Battistello, dal segretario di zona, Matteo Borselli, dai presidenti di sezione di Marradi, Fabio Billi e Palazzuolo sul Senio, Vasco Pieri e dai consiglieri. 

“L’azienda deve restare a Marradi e per ottenere questo risultato la nostra organizzazione è pronta a fare la sua parte insieme ai tanti altri soggetti, istituzionali e sindacali, impegnati per preservare il legame storico, economico ed occupazionale con questa terra e con i castanicoltori del Marrone del Mugello IGP – ha spiegato Roberto Nocentini, Presidente Coldiretti Firenze Prato – Il consiglio di sezione di Marradi e Palazzuolo, che abbiamo riunito prima di partecipare al presidio, è molto preoccupato così come lo sono i castanicoltori. La fabbrica di marroni deve restare a Marradi e continuare a rappresentare un punto di riferimento per il paese. I castanicoltori – ha fatto sapere Nocentini – sono pronti anche a non conferire più la materia prima alla proprietà e ad aprire ad un nuovo percorso, con l’aiuto della politica e delle istituzioni, per continuare a produrre e commercializzare in loco. La soluzione a cui noi tutti auspichiamo è naturalmente quella di un ripensamento della proprietà, di una nuova fase di dialogo, legata ad un nuovo piano di ammodernamento dell’azienda stessa per renderla ancora più centrale nel futuro di Marradi e del Mugello”.

 

Dal Territorio

 

LIGURIA, CINGHIALI: TROVATO PRIMO ESEMPLARE MORTO PER SOSPETTA PESTE SUINA

Tanto tuonò che piovve. Come da tempo segnalato da Coldiretti Liguria con diverse manifestazioni, come quella dello scorso 8 luglio 2021 in piazza De Ferrari a Genova, con comunicati stampa, segnalazioni, e lettere alla Regione, purtroppo è stato trovato il primo caso di Peste Suina Africana in Liguria, come già accaduto in Germania e nell’Est Europa; e sono già 24 i comuni liguri individuati dalla Regione e dal Ministero della Salute come “zona infetta”, data anche la vicinanza con i casi piemontesi. Coldiretti, conscia dei danni e del rischio sanitario legato all’invasione di cinghiali che nella nostra Regione, secondo le stime, superano ormai gli 80mila esemplari, a dicembre aveva già richiesto alla Regione tutti i numeri aggiornati del problema, compresi i censimenti e gli abbattimenti della stagione venatoria. Questa richiesta, fino ad ora inevasa, era ed è fondamentale per avere un quadro di maggiore trasparenza sul fenomeno legato all’elevatissimo numero di cinghiali e sull’incapacità o non volontà, con le forme attuali, di contenerli. Più volte abbiamo anche segnalato i rischi per la società dettati dagli incidenti sempre più frequenti, così come da tempo cerchiamo di far capire alla Regione che un numero così elevato di animali selvatici non tenuto sotto controllo poteva generare anche la possibilità, vista la presenza in Europa della Peste Suina, di questa grave eventualità. Ora è necessario più che mai contenere la situazione con gli opportuni interventi, dal momento che la Peste Suina Africana è altamente pericolosa e spesso letale per i suinidi, ma non è trasmissibile agli esseri umani.

“Siamo fortemente preoccupati. –affermano Gianluca Boeri presidente di Coldiretti Liguria e Bruno Rivarossa Delegato Confederale- Gli interventi immediati e urgenti che da tempo chiediamo, così come i controlli a tappeto sui cinghiali abbattuti, devono ora sicuramente essere fatti; non bastano più, di fronte ad uno spettro così grave e rischioso, solo i controlli eseguiti a campione alla ricerca della Trichinella. Bisogna anche mettere mano definitivamente alla forma di tracciamento della filiera e della commercializzazione dei cinghiali abbattuti, per questo ci aspettiamo che la Regione si attivi ora con la massima solerzia per richiedere tutti gli interventi necessari in queste casistiche coordinandosi con il Governo centrale; inoltre, attendiamo che ci trasmetta quanto prima i dati che abbiamo richiesto per conoscere bene i numeri e i meccanismi che vengono generati dall’attuale sistema di caccia, questo anche per monitorare in termini sanitari e fiscali il fenomeno. L’altra forte preoccupazione è per il danno d’immagine che questa situazione potrebbe creare diventando anche uno strumento di speculazione economica nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che, invece, conducono i loro allevamenti con standard di bio sicurezza molto elevati. Se dovessero generarsi speculazioni a loro danno, -concludono Boeri e Rivarossa- attueremo ogni misura possibile per difendere i nostri imprenditori già fortemente colpiti dalla crisi legata alla pandemia”.

 

PUGLIA, SCUOLA: IN CAMPAGNA 1 SU 3 SENZA INTERNET E DAD

In Puglia 1/3 degli alunni nelle aree rurali non può contare su un collegamento Internet veloce per poter seguire la didattica a distanza. E’ quanto dichiara Coldiretti Puglia rispetto al ritorno a scuola degli alunni, con il dibattito sulla possibilità di riattivare la didattica a distanza come strumento contro il rischio di contagio causato dalla diffusione della variante Omicron del Covid. “La banda ultralarga in Puglia è ferma al 15% a fronte di una media nazionale del 45%. La Puglia è sicuramente in difficoltà sui numeri per l’accesso alla rete. La digitalizzazione delle campagne è per Coldiretti uno degli assi strategici di intervento per dare sostenibilità alla crescita e garantire la sicurezza ambientale ed alimentare del Paese”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Solo il 76,1% delle famiglie italiane dispone di un accesso internet e appena il 74,7% ha una connessione a banda larga ma la situazione peggiora notevolmente nelle campagne – secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base dell’ultima indagine Cittadini e ICT dell’Istat – con appena il 68% dei cittadini che dispone di connessione a banda larga nei comuni con meno di duemila abitanti.

L’emergenza – sottolinea la Coldiretti Puglia – ha reso ancora più evidenti gli insostenibili ritardi sulle infrastrutture telematiche ed è quindi strategico superare il digital divide che spezza il Paese fra zone servite dalla banda larga e altre invece no, fra città e campagne, per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire. La disponibilità di accessi Internet ad alta capacità è importante – conclude la Coldiretti – per ridurre l’isolamento delle aree rurali ma occorre anche superare i ritardi infrastrutturali nelle zone di campagna dove ogni giorno i ragazzi si spostano su autobus e treni locali per raggiungere i centri più grandi dove trovano scuole e servizi spesso assenti nei piccoli comuni.

“La disponibilità di accessi Internet per consentire anche la didattica online è importante – dice il presidente Muraglia – per ridurre l’isolamento delle aree rurali e al tempo stesso rendere più efficaci le misure anti contagio”. Le regole di distanziamento e le precauzioni per limitare il diffondersi del contagio hanno comportato – sottolinea Coldiretti Puglia – uno stravolgimento globale della scuola fra turni di ingresso, rimodulazione degli spazi e delle lezioni.

L’utilizzo di internet deve essere promosso e sviluppato in maniera più forte e incisivo in Puglia, da sempre caratterizzata dal Digital divide tra città e campagna – conclude Coldiretti Puglia – dove le nuove tecnologie sono uno strumento indispensabile per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire e sostenere le famiglie in questo momento di difficoltà.

 

EMILIA ROMAGNA, MALTEMPO: MOBILITATI TRATTORI COLDIRETTI CONTRO NEVE E GELO

Anche i trattori degli agricoltori della Coldiretti sono stati mobilitati per liberare le strade rurali e di montagna dalla neve e per la distribuzione del sale contro il gelo. È quanto afferma Coldiretti in riferimento all’ondata di maltempo con gelate e neve che si è abbattuta in questi giorni sul nord Italia.

In Emilia-Romagna sono oltre 200 i trattori dei soci Coldiretti che svolgono servizi di pulitura strade e spargimento sale. I mezzi agricoli sono importanti – sottolinea Coldiretti – per consentire la circolazione anche nelle aree più interne e difficili non facilmente raggiungibili. La possibilità di utilizzare anche i trattori messi a disposizione dagli imprenditori delle campagne garantisce – precisa Coldiretti – la viabilità e scongiura il rischio di isolamento delle abitazioni soprattutto nelle aree più impervie interne e montane, grazie alla maggiore tempestività di intervento. Una attività importante – conclude Coldiretti – anche per garantire gli approvvigionamenti alimentari agli animali nelle stalle e per consegnare il latte raccolto quotidianamente in una situazione in cui l’improvviso cambiamento delle condizioni climatiche crea difficoltà soprattutto alle aziende situate nelle aree rurali in montagna.

 

LIGURIA, DEMANIO MARITTIMO: AUMENTO INGIUSTIFICATO DEL CANONE PER PESCATORI

Il 2022 si apre con l’ennesima ingiustificata stangata per i settori della pesca e acquacoltura ligure, che continuano a subire l’incremento dei costi concessori del demanio marittimo, costi che portano a gravi conseguenze in termini economici e occupazionali andando a gravare su una situazione già in bilico a causa del Covid-19: serve agire con urgenza per ristabilire, a livello nazionale, una tassazione equa e proporzionale, che permetta di non gravare su uno dei settori di punta dell’economia ligure.

È l’allarme lanciato da Coldiretti Liguria a seguito dell’inasprimento dei canoni demaniali comunicati dal Ministero con nota del 29 dicembre 2021, che colpisce i costi relativi alle concessioni demaniali marittime, coinvolgendo diverse categorie tra cui appunto i pescatori. Ad oggi, qualunque sia l’utilizzo delle aree interessate, l’importo minimo annuo del canone delle concessioni del demanio marittimo, lacuale e fluviale, è di 2698,75 euro (contro i 370 euro massimi precedenti).

“E’ una situazione insostenibile per le nostre imprese di pesca liguri –afferma Daniela Borriello, Responsabile di Coldiretti Impresa Pesca Liguria- che stanno assistendo ad un aumento ingiustificato del canone demaniale con un balzo da un minimo forfettario di € 369,00 a quasi € 2.700,00. Bisogna considerare che per la pesca e l’acquacoltura lo spazio non è fonte di reddito; inoltre, le cifre non sono commisurate agli spazi di concessione e non tengono conto che alcune Cooperative di pescatori occupano solo pochi metri quadri per cui però si trovano a pagare cifre spropositate. Si richiede fortemente, quindi, un intervento urgente delle parti politiche ai fini della modifica della norma e dell’applicazione di costi consoni e commisurati, evitando di mandare a fondo un settore già messo in ginocchio dalla pandemia e su cui gravano anche le limitazioni europee”.

“C’è bisogno di aiutare le imprese di pesca con misure che sostengano lavoro e reddito e portino a una ripresa duratura, non di misure che le mettano ancora più in difficoltà. –affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa– I nuovi canoni demaniali aumentano in modo spropositato i costi senza tenere realmente conto degli spazi occupati dai pescatori e portando avanti scelte non commisurate alle attività, che compromettono il futuro di un comparto dove il tanto atteso ricambio generazionale già di per se non è agevolato. Questa nuova misura va a colpire soprattutto le imprese medio-piccole, in un momento in cui la pesca e l’acquacoltura stanno già attraversando un periodo di grande crisi: in Liguria le imprese hanno registrato un calo del fatturato medio del 25% (con picchi del 55%) ma nonostante questo non si sono mai fermate; non è corretto aggravarne ulteriormente i costi, rischiando, peraltro, di spianare la strada al pesce straniero ben lontano dalla qualità e dagli standard di sicurezza del Made in Italy”.

 

SONDRIO, SELVATICI: ORA FA PAURA L’ARRIVO DELLA PESTE SUINA

L’arrivo della peste suina ai margini della Lombardia “è un disastro annunciato” e, purtroppo, costituisce una minaccia concreta anche per gli allevamenti della provincia di Sondrio. Un capitolo che si aggiunge al quadro già allarmante della presenza dei selvatici sul territorio, dopo le predazioni delle greggi avvenute nei mesi scorsi sulle nostre montagne: ora sotto minaccia sono i suini allevati in valle e con cui si producono carni e salumi tra i più identitari della tradizione valtellinese e chiavennasca. 

“Ora urge correre ai ripari, sempre che non sia troppo tardi e che, finalmente, vengano ascoltate le voci di chi, da anni, denuncia il problema: a rischio c’è un intero sistema economico che rischia di implodere. La gestione dei selvatici non può prescindere dal principio di sostenibilità e, soprattutto, non può prevaricare la sopravvivenza di un settore economico chiave per la nostra provincia montana. Siamo estremamente preoccupati per questa nuova minaccia dagli esiti assolutamente imprevedibili”. Così il presidente di Coldiretti Sondrio Silvia Marchesini, dopo l’accertamento del primo caso di Peste Suina Africana in Piemonte, che segue quelli già tracciati in Germania e nell’Est Europa.

Oltre ai grandissimi danni alle coltivazioni, agli incidenti mortali e non, ai problemi sanitari e ad aver lasciato degenerare questa situazione, ora anche nei nostri territori sussiste un ulteriore rischio elevatissimo: la Peste Suina Africana, infatti, può colpire i cinghiali ed è altamente pericolosa e, spesso, letale per i suinidi, anche se non è trasmissibile agli esseri umani.                                                                  

“Siamo fortemente preoccupati – afferma Marchesini – e lo ribadisco: gli interventi immediati e urgenti, così come i controlli a tappeto sui cinghiali abbattuti, che da tempo chiediamo, devono ora sicuramente essere fatti e non bastano. L’altra forte preoccupazione è per il danno d’immagine che questa situazione può creare diventando anche uno strumento di speculazione economica nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che, invece, conducono le loro imprese con standard di bio sicurezza molto elevati. Chiediamo, pertanto, da subito di attuare tutte le misure necessarie per monitorare la situazione e contenerla il più possibile. Inoltre, per difendere i nostri imprenditori, già fortemente colpiti dalla crisi legata alla pandemia, se dovessero generarsi strumentalizzazioni e speculazioni, non esiteremo a fare causa, a richiedere il risarcimento danni ed a costituirci parte civile nei confronti di chi non ha saputo gestire correttamente la problematica del proliferare dei cinghiali e di chi ha avuto la responsabilità di farla degenerare”.

Riconosciamo “l’impegno annunciato dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi di istituire la figura del delegato dell’imprenditore agricolo, che potrà intervenire nelle attività di contenimento del cinghiale sui fondi di sua proprietà. E importante è anche l’impegno di Regione Lombardia a sburocratizzare le pratiche per gli interventi dei controllori. Ma questo nuovo allarme deve portare immediatamente il nostro territorio provinciale ad agire in modo energico e coordinato”.

 

PUGLIA, BREXIT: CROLLO MADE IN PUGLIA SULLE TAVOLE UK (-42%)

Gli effetti della Brexit si fanno sentire sulle esportazioni Made in Puglia di cibo e bevande in Gran Bretagna che nel 2021 risultano crollate del 42%, uno scenario aggravato dall’aumentare dei contagi da Covid. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti Puglia, su dati provvisori Istat Coeweb relativi alle esportazioni nel 2021 rispetto al 2020.

A frenare l’export alimentare nazionale in Gran Bretagna secondo l’analisi della Coldiretti Puglia sono i problemi burocratici e amministrativi che interessano le nuove procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi. La tendenza è aggravata – sottolinea Coldiretti Puglia – dall’aumento esponenziale dei contagi legati alla diffusione della variante Omicron che incide anche sulle attività commerciali nel Paese di Boris Johnson, con evidenti difficoltà legate ai casi di Covid che interessano gli autotrasportatori.

“A rischio sono oltre 25 milioni di euro di cibo e bevande che vengono esportate dalla Puglia in Gran Bretagna che è al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Il cambio nella dieta degli inglesi a seguito dell’uscita dall’Unione Europea riguarda anche – sottolinea la Coldiretti – il calo delle importazioni dall’Italia di vini e spumanti (-7%) e di formaggi (-9%) con il risultato che complessivamente Oltremanica si registra un crollo del 5% degli arrivi di cibo e bevande italiane

Dopo il vino, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono – continua la Coldiretti – i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi, dei salumi e dell’olio extravergine d’oliva.

Le esportazioni di prodotti agroalimentari dalla Puglia al Regno Unito avevano registrato una crescita del 40% negli ultimi 5 anni fino al 2020, aggiunge Coldiretti Puglia. Basti pensare che quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia e la Puglia uno sbocco di mercato di vitale importanza per l’economia e l’occupazione che va difeso con forza anche dopo la Brexit. Coldiretti Puglia ribadisce la politica lungimirante e di visione adottata con l’accordo di filiera sottoscritto da Coldiretti e Princes che hanno unito gli sforzi per sostenere il “Made in Italy” della filiera del pomodoro, valorizzandone l’elevata qualità e l’identità nazionale, con una intesa che garantisce una remunerazione in campo che gli agricoltori non vedevano da 22 anni, dal lontano 1998.

Le difficoltà nei rapporti tra Gran Bretagna ed Unione Europea rischiano peraltro di favorire l’arrivo di cibi e bevande extracomunitarie non conformi agli standard sicurezza Ue ma anche contraffazioni ed imitazioni dei prodotti alimentari Made in Italy.  Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano – sottolinea la Coldiretti – le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano. La Gran Bretagna – conclude la Coldiretti – potrebbe infatti diventare il cavallo di troia per l’arrivo del falso Made in Italy che nel mondo fattura 100 miliardi, anche a causa della proposta della Commissione Ue nell’ambito del Protocollo Irlanda del Nord che porta a “una riduzione dell’80% dei controlli delle merci che arrivano dalla Gran Bretagna alle coste nordirlandesi.

 

LIVORNO, – 41,4% PRESENZE STRANIERI NEGLI AGRITURISMI NEL 2020

In pagamento due misure a sostegno delle imprese agrituristiche e fattorie didattiche della provincia di Livorno colpite dal Covid. A renderlo noto è Coldiretti Livorno, in riferimento al pagamento in queste ore dei contributi in favore delle imprese turistico-ricettive ai sensi dell’art. 6 del decreto del Ministero del Turismo del 24 agosto 2021 e dell’eccezionale aiuto temporaneo per l’agriturismo e le fattorie didattiche della Regione Toscana finanziato con la sottomisura 21.1 del Psr Feasr 2014 – 2020.

Le aziende agrituristiche interessante dal bando del Ministero del Turismo sono quelle con il codice Ateco 55.20.52 (attività di alloggio connesse alle aziende agricole) che hanno beneficiato del contributo DL Sostegni. Il contributo è stato erogato dall’Agenzia delle Entrate. “Grazie all’importante lavoro di Coldiretti e Terranostra, le nostre imprese agrituristiche che hanno i requisiti previsti dal decreto del ministero del 24 agosto stanno ricevendo in questi giorni, il contributo che spetta in misura automatica alle attività con fatturato fino a 10.000.000. Gli agriturismi sono tra le strutture ricettive che hanno maggiormente sofferto a causa della pandemia. – spiega Simone Ferri Graziani, Presidente Coldiretti Livorno nonché Presidente Terranostra Pisa Livorno – Nel 2020 le presenze degli stranieri nelle strutture, oltre trecento cinquanta quelle autorizzate nella nostra provincia, sono crollate complessivamente del 41,4% rispetto ad un anno prima mentre meglio è andato per quelle italiane con un calo del 10% circa. – analizza ancora il Presidente Ferri Graziani – E’ andata meglio questa estate anche se pesa ancora molto l’incertezza legata alla nuova variante che ha condizionato i ponti delle festività di Natale, Capodanno e della Befana”. In liquidazione, in queste settimane, c’è anche l’eccezionale aiuto temporaneo per l’agriturismo e le fattorie didattiche della Regione Toscana finanziato con la sottomisura 21.1 del Psr Feasr 2014 – 2020 le cui domande sono state presentate entro lo scorso 13 novembre 2019. “Questa misura, a cui abbiamo lavorato a stretto contatto con la Regione Toscana, consentirà di liquidare alle imprese ammesse importi variabili tra i 2.000, 3.000, 5.000 e 7.000 euro. – conclude il Presidente Ferri Graziani – In questo momento sono già state evase il 99% delle domande. La situazione resta ancora complicata ma Coldiretti e Terranostra continuano a lavorare per stare al fianco delle aziende in un momento così delicato”.

 

COMO-LECCO, CINGHIALI, L’ARRIVO DELLA PESTE SUINA È “UN DISASTRO ANNUNCIATO

L’arrivo della peste suina ai margini delle nostre province “è un disastro annunciato” e, purtroppo, incoraggiato dall’assenza degli interventi risolutivi più volte richiesti da Coldiretti sul territorio in merito al tema della fauna selvatica: “Ora urge correre ai ripari, sempre che non sia troppo tardi e che, finalmente, vengano ascoltate le voci di chi, da anni, denuncia il problema: a rischio c’è un intero sistema economico che rischia di implodere”.

Così il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi, dopo l’accertamento del primo caso di Peste Suina Africana in Piemonte, che segue quelli già tracciati in Germania e nell’Est Europa.

Oltre ai grandissimi danni alle coltivazioni, agli incidenti mortali e non, ai problemi sanitari e ad aver lasciato degenerare questa situazione, ora anche nelle nostre province c’è un ulteriore rischio elevatissimo: la Peste Suina Africana, infatti, può colpire i cinghiali ed è altamente pericolosa e, spesso, letale per i suinidi, anche se non è trasmissibile agli esseri umani. “Siamo fortemente preoccupati – afferma Trezzi – e lo ribadisco: gli interventi immediati e urgenti, così come i controlli a tappeto sui cinghiali abbattuti, che da tempo chiediamo, devono ora sicuramente essere fatti e non bastano, di fronte ad uno spettro così grave e rischioso, le azioni palliative che non hanno centrato affatto l’obiettivo di ridurre la presenza dei cinghiali in un comprensorio – quello lariano – che è quello maggiormente investito dal problema a livello lombardo, con imprese agricole costantemente flagellate dalle invasioni dei selvatici che rappresentano anche un rischio per l’incolumità pubblica, dati i numerosi incidenti che continuano a verificarsi sulle strade del nostro territorio. E ora, il rischio di ritrovarci con i cinghiali contagiati dalla peste suina che girano indisturbati per i nostri paesi e città è tutt’altro che improbabile”.

“L’altra forte preoccupazione è per il danno d’immagine che questa situazione può creare diventando anche uno strumento di speculazione economica nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che, invece, conducono i loro allevamenti con standard di bio sicurezza molto elevati. Chiediamo, pertanto, da subito di attuare tutte le misure necessarie per monitorare la situazione e contenerla il più possibile. Inoltre, per difendere i nostri imprenditori, già fortemente colpiti dalla crisi legata alla pandemia, se dovessero generarsi strumentalizzazioni e speculazioni, non esiteremo a fare causa, a richiedere il risarcimento danni ed a costituirci parte civile nei confronti di chi non ha saputo gestire correttamente la problematica del proliferare dei cinghiali e di chi ha avuto la responsabilità di farla degenerare”.

Riconosciamo “l’impegno annunciato dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi di istituire la figura del delegato dell’imprenditore agricolo, che potrà intervenire nelle attività di contenimento del cinghiale sui fondi di sua proprietà. E importante è anche l’impegno di Regione Lombardia a sburocratizzare le pratiche per gli interventi dei controllori. Ma il troppo silenzio e l’inefficacia degli interventi attuati a livello territoriale nelle province di Como e Lecco, con situazioni al limite dell’incredibile come quelle che contraddistinguono la Val Menaggio o l’Intelvese, non possono davvero essere più tollerate”.

 

VARESE, CINGHIALI: L’ARRIVO DELLA PESTE SUINA È “UN DISASTRO ANNUNCIATO”

L’arrivo della peste suina ai margini della provincia di Varese “è un disastro annunciato” e, purtroppo, incoraggiato dall’assenza degli interventi risolutivi più volte richiesti da Coldiretti sul territorio in merito al tema della fauna selvatica: “Ora urge correre ai ripari, sempre che non sia troppo tardi e che, finalmente, vengano ascoltate le voci di chi, da anni, denuncia il problema: a rischio c’è un intero sistema economico che rischia di implodere”.

Così il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, dopo l’accertamento del primo caso di Peste Suina Africana nel contiguo Piemonte, che segue quelli già tracciati in Germania e nell’Est Europa.

Oltre ai grandissimi danni alle coltivazioni, agli incidenti mortali e non, ai problemi sanitari e ad aver lasciato degenerare questa situazione, ora anche nel Varesotto c’è un ulteriore rischio elevatissimo: la Peste Suina Africana, infatti, può colpire i cinghiali ed è altamente pericolosa e, spesso, letale per i suinidi, anche se non è trasmissibile agli esseri umani.                                                                  

“Siamo fortemente preoccupati – afferma Fiori – e lo ribadisco: gli interventi immediati e urgenti, così come i controlli a tappeto sui cinghiali abbattuti, che da tempo chiediamo, devono ora sicuramente essere fatti e non bastano, di fronte ad uno spettro così grave e rischioso, le azioni palliative che non hanno centrato affatto l’obiettivo di ridurre la presenza dei cinghiali in un comprensorio – quello del Varesotto – tra i più investiti dal problema-selvatici, con imprese agricole costantemente flagellate dalle invasioni dei cinghiali che rappresentano anche un rischio per l’incolumità pubblica, dati i numerosi incidenti che continuano a verificarsi sulle strade del nostro territorio. E ora, il rischio di ritrovarci con i cinghiali contagiati dalla peste suina che girano indisturbati per i nostri paesi e città è tutt’altro che improbabile”.

“L’altra forte preoccupazione è per il danno d’immagine che questa situazione può creare diventando anche uno strumento di speculazione economica nei confronti del nostro territorio, rischiando di colpire ingiustamente i nostri allevatori che, invece, conducono le loro imprese con standard di bio sicurezza molto elevati. Chiediamo, pertanto, da subito di attuare tutte le misure necessarie per monitorare la situazione e contenerla il più possibile. Inoltre, per difendere i nostri imprenditori, già fortemente colpiti dalla crisi legata alla pandemia, se dovessero generarsi strumentalizzazioni e speculazioni, non esiteremo a fare causa, a richiedere il risarcimento danni ed a costituirci parte civile nei confronti di chi non ha saputo gestire correttamente la problematica del proliferare dei cinghiali e di chi ha avuto la responsabilità di farla degenerare”.

Riconosciamo “l’impegno annunciato dall’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi Fabio Rolfi di istituire la figura del delegato dell’imprenditore agricolo, che potrà intervenire nelle attività di contenimento del cinghiale sui fondi di sua proprietà. E importante è anche l’impegno di Regione Lombardia a sburocratizzare le pratiche per gli interventi dei controllori. Ma il troppo silenzio e l’inefficacia degli interventi finora attuati a livello territoriale devono portare immediatamente il Varesotto un cambio di passo”.

 

PUGLIA, MALTEMPO: ALLARME PER VERDURE ORTAGGI E SERRE

L’irruzione dell’aria artica in Puglia ha determinato il crollo delle temperature e l’arrivo della neve a Foggia, oltre a nubifragi accompagnati da forti venti di burrasca in tutta la regione che mettono a rischio le colture più sensibili come ortaggi, verdure e prodotti in serra, a partire dai fiori. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti Puglia, sugli effetti della ondata di maltempo che si sta abbattendo sull’agricoltura, dopo le temperature primaverili fuori della norma che hanno accompagnato le festività natalizie e di fine anno, con un forte e repentino abbassamento della colonnina di mercurio, accompagnato dalla neve e da gelate mattutine che mettono a rischio le coltivazioni in pieno campo.

Non mancano disagi per la viabilità nelle aree rurali dove sul Gargano sono stati mobilitati i trattori degli agricoltori della Coldiretti per intervenire nella pulizia delle strade come spalaneve e per la distribuzione del sale contro il gelo. I mezzi agricoli sono necessari – sottolinea la Coldiretti regionale – per consentire la circolazione anche nelle aree più interne e difficili.

L’arrivo del grande freddo – sottolinea la Coldiretti regionale – colpisce le coltivazioni invernali in campo come cavoli, verze, cicorie, e broccoli. Questi ultimi reggono anche temperature di qualche grado sotto lo zero ma se la colonnina di mercurio scende repentinamente o se le gelate sono troppo lunghe si verificano danni. A preoccupare – continua la Coldiretti – è anche il balzo dei costi per il riscaldamento delle serre per la coltivazione di ortaggi e fiori che risente dell’impennata dei prezzi dei beni energetici. L’aumento record dei costi energetici, infatti, spegne le serre e mette a rischio il futuro di alcune delle produzioni più tipiche del florovivaismo come tra gli altri il ciclamino, il lilium o il ranuncolo, con il caro bollette che ha un doppio effetto negativo – denuncia Coldiretti Puglia – perché riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con l’arrivo del freddo e dell’inverno. Il costo dell’energia – continua la Coldiretti regionale – si riflette infatti in tutta la filiera agroalimentare e riguarda sia le attività agricole ma anche la trasformazione, la distribuzione ed i trasporti.

La possibilità di utilizzare anche i trattori messi a disposizione dagli imprenditori delle campagne garantisce – precisa la Coldiretti – la viabilità e scongiura il rischio di isolamento delle abitazioni soprattutto nelle aree più impervie interne, grazie alla maggiore tempestività di intervento. Una attività importante – conclude la Coldiretti – soprattutto per garantire gli approvvigionamenti alimentari agli animali nelle stalle e per consegnare il latte raccolto quotidianamente in una situazione in cui l’improvviso cambiamento delle condizioni climatiche crea difficoltà soprattutto alle aziende situate nelle aree rurali.

 

ALESSANDRIA, CAMBIO AI VERTICI: ROBERTO BIANCO SUBENTRA A ROBERTO RAMPAZZO

Roberto Bianco, originario di Cuneo, è stato nominato alla guida della Federazione alessandrina, succedendo a Roberto Rampazzo.

Da oltre 20 anni in Coldiretti, è stato Direttore del patronato Epaca/Coldiretti dal 2002; primo incarico nella federazione di Arezzo per poi continuare, nel 2004 presso la sede emiliana di Reggio nell’Emilia. Dal 2008 ritorna in Piemonte assumendo l’incarico presso la Federazione di Cuneo ricoprendo inoltre, negli ultimi anni, il ruolo di Vice Direttore della Federazione cuneese.

Il passaggio di consegne si è svolto alla presenza del Delegato Confederale Bruno Rivarossa e Giovanni Benedetti, Capo Area Organizzazione della Confederazione.

Bruno Rivarossa nel presentare alla dirigenza di Coldiretti Alessandria la figura di Roberto Bianco ha sottolineato come “veniamo da anni di intuizioni geniali e straordinarie che ci vengono riconosciute dalla società” e ha ribadito come “questo avvicendamento di direzione risponda ad un rinnovamento nella continuità per far crescere il progetto economico di Coldiretti, offrendo alla base associata le risposte di cui ha bisogno e ai consumatori, con Campagna Amica, un punto di riferimento  importante, continuando la battaglia per la rintracciabilità in etichetta e la difesa del vero Made in Italy”.

Ad aprire i lavori il Presidente provinciale Mauro Bianco che ha ringraziato Roberto Rampazzo per il suo impegno in terra alessandrina: “Il mio è un ringraziamento per il percorso condiviso, per tutti i risultati che Coldiretti Alessandria ha raggiunto in questi anni di cambiamento e per la vicinanza che Roberto ha sempre dimostrato al territorio in un periodo tanto difficile come quello pandemico. Come Consiglio di amministrazione siamo certi che, insieme a Roberto Bianco, stesso mio cognome ma nessun grado di parentela, continueremo a lavorare in modo proficuo per la crescita e la competitività del territorio”.

“E’ stato un periodo intenso, che mi ha insegnato molte cose, ad amare una regione come il Piemonte, che per me rappresentava un territorio quasi sconosciuto – ha sottolineato nel suo discorso di ringraziamento Rampazzo -. Ho avuto modo di confrontarmi con i problemi maggiori del Basso Piemonte: spero di aver contribuito al cammino, alla crescita e a quella rigenerazione di cui tanto parliamo in modo propositivo abbandonando la logica del “si è sempre fatto così”. La collaborazione che ho trovato è stata fondamentale, sono grato ai dirigenti, alla struttura, e a quanti mi hanno aiutato, specialmente appena arrivato, a farmi sentire come a casa”.

Roberto Bianco ha accolto ufficialmente la carica di direttore ribadendo quanto per lui sia fondamentale lavorare “in squadra”, per un unico progetto comune: costruire la Coldiretti del futuro mettendo sempre al centro la persona, il socio e la Sua azienda.

“Alessandria rappresenta un nuovo percorso, un’agricoltura variegata per tipologia e caratteristiche, un territorio importante per il tessuto economico piemontese, giustamente considerato uno dei granai d’Italia, dalle indiscusse potenzialità – ha affermato il neo Direttore Roberto Bianco -. Dirigere una Federazione come questa è una vera e propria sfida, soprattutto in un momento congiunturale non facile ma spero di riuscire ad inserirmi appieno nel contesto dirigenziale e strutturale. Ovviamente mi serve l’aiuto e la collaborazione di tutti, della Dirigenza e della Struttura, affinché quella sinergia in cui credo, venga attuata ogni giorno e si possano così mettere in campo nuove idee e nuove strategie per essere sempre più all’altezza delle aspettative delle aziende alessandrine, in attuazione del grande progetto economico di Coldiretti, per tutelare le nostre imprese e le produzioni Made in Italy”.

Una “nuova” Coldiretti, al fianco di imprese agricole moderne, che puntano alla propria crescita sugli elementi di distintività e legame territoriale.

“L’emergenza Covid ha evidenziato come l’agricoltura sia centrale per il sistema Paese, pilastro dell’economia sia locale che nazionale – ha aggiunto il neo Direttore Roberto Bianco -. Le nostre imprese hanno saputo affrontare le incertezze del mercato e imboccare la strada dell’innovazione, dell’origine, della trasparenza. Ringrazio per la fiducia che mi ha dato la Coldiretti. Mi attende un percorso nuovo nel quale mi auguro di poter portare un po’ del mio vissuto personale e del bagaglio professionale maturato in questi anni. Intendo proseguire di slancio il cammino già avviato, con l’aiuto e la collaborazione di tutti”.

 

PADOVA, BOLLETTE: COSTO ENERGIA SPEGNE SERRE, FIORI A RISCHIO

L’aumento record dei costi energetici “spegne” le serre e mette a rischio il futuro di alcune delle produzioni più tipiche del florovivaismo padovano come tra gli altri il ciclamino, il lilium o il ranuncolo. Dopo le gravi difficoltà sofferte dall’intero settore con l’emergenza Covid, dal periodo più duro del lockdown che aveva azzerato le entrate per mesi fino alle incertezze delle successive restrizioni, ora a pesare è l’impennata dei costi energetici.

E’ l’allarme lanciato da Coldiretti Padova sul caro bollette che ha un doppio effetto negativo perché riduce il potere di acquisto dei cittadini e delle famiglie, ma aumenta anche i costi delle imprese particolarmente rilevanti per l’agroalimentare con nel periodo più freddo dell’ano.

A risentirne è il florovivaismo, comparto che a Padova conta quasi 450 aziende su un totale veneto di circa 1.500, circa 740 ettari dedicati alla produzione, tra serre e vivai a pieno campo. Nonostante il calo strutturale delle imprese il florovivaismo veneto, il cui valore è di circa 210 milioni di euro con un patrimonio di 1,5 miliardi di piantine, aveva saputo riprendersi dal calo imposto dalle restrizioni Covid, adattando anche l’organizzazione aziendale alla vendita on line con maggiori servizi di consegna a domicilio. In provincia di Padova, dove il florovivaismo è diffuso nel distretto di Saonara, in cui si contano ben 70 aziende, come in diversi centri della Bassa Padovana, le circa 450 aziende attive fatturano poco meno di 70 milioni di euro. Ora, spiega Coldiretti Padova, in attesa di tirare le somme del 2021, un anno segnato comunque da una flessione dovuta anche alle condizioni climatiche non sempre favorevoli, a pesare è la crisi energetica.

Silvia Laura Girotto è titolare con i fratelli dell’azienda “Sle Fiori” ad Aguillara Veneta e guarda preoccupata alla situazione attuale: “L’impennata del costo dell’energia elettrica e del gas si fa sentire sulle nostre attività. Aumentano non solo i costi per il riscaldamento delle serre ma anche quelli delle lavorazioni in vivaio, per l’approvvigionamento di fertilizzanti e concimi, fino agli imballaggi e ai vasi per i fiori. Siamo preoccupati per la produzione primaverile, mettendo a rischio anche le eccellenze e i prodotti più richiesti,come i ciclamini, i lilium o il ranuncolo. L’alternativa di aumentare i prezzi crea ulteriori problemi perché si ripercuote sui cittadini consumatori, già alle prese con un minore potere di acquisto proprio a causa degli aumenti delle bollette di luce e gas”. “Il costo dell’energia si riflette in tutta la filiera agroalimentare – aggiunge Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – e riguarda sia le attività agricole ma anche la trasformazione, la distribuzione ed i trasporti. Di fronte ad una emergenza senza precedenti serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole, serre, allevamenti e produzioni”. Per le operazioni colturali gli agricoltori, ricorda Coldiretti sono stati costretti ad affrontare rincari dei prezzi fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Inoltre l’impennata del costo del gas, utilizzato nel processo di produzione dei fertilizzanti, ha fatto schizzare verso l’alto i prezzi dei concimi, con l’urea passata da 350 euro a 850 euro a tonnellata (+143%), il fosfato biammonico Dap raddoppiato (+100%) da 350 a 700 euro a tonnellata, mentre prodotti di estrazione come il perfosfato minerale registrano +65%. Non si sottraggono ai rincari anche i fertilizzanti a base di azoto, fosforo e potassio che subiscono anch’essi una forte impennata (+60%). L’aumento dei costi riguarda anche l’alimentazione del bestiame, il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi ma ad aumentare sono pure i costi per l’essiccazione dei foraggi, delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne. Il rincaro dell’energia – conclude la Coldiretti – si abbatte poi sui costi di produzione come quello per gli imballaggi, dalla plastica per i vasetti dei fiori all’acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

 

RIMINI, MALTEMPO: MOBILITATI TRATTORI COLDIRETTI CONTRO NEVE E GELO

“Anche i trattori degli agricoltori della Coldiretti sono stati mobilitati per liberare le strade rurali e di montagna dalla neve e per la distribuzione del sale contro il gelo”. È quanto afferma Presidente di Coldiretti Rimini Guido Cardelli Masini Palazzi in riferimento all’ondata di maltempo con gelate e neve che si è abbattuta in questi giorni sul nord Italia.

In Emilia-Romagna sono oltre 200 i trattori dei soci Coldiretti che svolgono servizi di pulitura strade e spargimento sale, 10 nella provincia di Rimini. I mezzi agricoli sono importanti – sottolinea il Presidente – per consentire la circolazione anche nelle aree più interne e difficili non facilmente raggiungibili. La possibilità di utilizzare anche i trattori messi a disposizione dagli imprenditori delle campagne garantisce – precisa Giulio Federici Direttore di Coldiretti Rimini – la viabilità e scongiura il rischio di isolamento delle abitazioni soprattutto nelle aree più impervie interne e montane, grazie alla maggiore tempestività di intervento. Una attività importante – conclude Giorgio Ricci Vicedirettore di Coldiretti Rimini – anche per garantire gli approvvigionamenti alimentari agli animali nelle stalle e per consegnare il latte raccolto quotidianamente in una situazione in cui l’improvviso cambiamento delle condizioni climatiche crea difficoltà soprattutto alle aziende situate nelle aree rurali in montagna.

 

GROSSETO, COVID: – 56,1% PRESENZE STRANIERI NEGLI AGRITURISMI DELLA PROVINCIA

In pagamento due misure a sostegno delle imprese agrituristiche e fattorie didattiche della provincia di Grosseto colpite dal Covid. A renderlo noto è Coldiretti Grosseto, in riferimento al pagamento in queste ore dei contributi in favore delle imprese turistico-ricettive ai sensi dell’art. 6 del decreto del Ministero del Turismo del 24 agosto 2021 e dell’eccezionale aiuto temporaneo per l’agriturismo e le fattorie didattiche della Regione Toscana finanziato con la sottomisura 21.1 del Psr Feasr 2014 – 2020.

Le aziende agrituristiche interessante dal bando del Ministero del Turismo sono quelle con il codice Ateco 55.20.52 (attività di alloggio connesse alle aziende agricole) che hanno beneficiato del contributo DL Sostegni. Il contributo è stato erogato dall’Agenzia delle Entrate. “Grazie all’importante lavoro di Coldiretti e Terranostra, le nostre imprese agrituristiche che hanno i requisiti previsti dal decreto del ministero del 24 agosto stanno ricevendo in questi giorni il contributo che spetta in misura automatica alle attività con fatturato fino a 10.000.000. Gli agriturismi sono tra le strutture ricettive che hanno maggiormente sofferto a causa della pandemia. – spiega Luca Serafini, Presidente Terranostra Grosseto – Nel 2020 le presenze di stranieri nelle strutture, oltre mille e cento quelle autorizzate nella nostra provincia, sono crollate del 56,1% rispetto ad un anno prima mentre le presenze degli italiani del 16,1%. – analizza ancora il Presidente Serafini – E’ andata meglio questa estate anche se pesa ancora molto l’incertezza legata alla nuova variante che ha condizionato i ponti delle festività di Natale, Capodanno e della Befana”.

In liquidazione, in queste settimane, c’è anche l’eccezionale aiuto temporaneo per l’agriturismo e le fattorie didattiche della Regione Toscana finanziato con la sottomisura 21.1 del Psr Feasr 2014 – 2020 le cui domande sono state presentate entro lo scorso 13 novembre 2019. “Questa misura, a cui abbiamo lavorato a stretto contatto con la Regione Toscana, consentirà di liquidare alle imprese ammesse importi variabili tra i 2.000, 3.000, 5.000 e 7.000 euro. – conclude il Presidente Serafini– In questo momento sono già state evase il 99% delle domande. La situazione resta ancora complicata ma Coldiretti e Terranostra continuano a lavorare per stare al fianco delle aziende in un momento così delicato”.

 

MODENA, PESTE SUINA: COLPEVOLE MANCANZA PREVENZIONE

“Purtroppo ci troviamo ad affrontare una grave emergenza sanitaria perché è mancata la necessaria prevenzione come abbiamo denunciato più volte, in piazza e nelle sedi istituzionali, di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne con gravi conseguenze anche sulla sicurezza dei cittadini – è quanto afferma il Presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari dopo il caso accertato di peste suina africana e altri due in attesa di conferma, tra Piemonte e Liguria, come già successo in Germania e nell’Est Europa.  A rischio – sottolinea Coldiretti Modena – è uno dei settori di eccellenza della nostra provincia che conta 276.000 capi e 200 allevamenti.

“Abbiamo piu’ volte evidenziato – afferma Borsari – il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette. Adesso serve subito – avverte il Presidente della Coldiretti modenese – un’azione sinergica su piu’ fronti anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti da questa grave minaccia che rischia di causare un gravissimo danno economico alle imprese”

La Peste Suina Africana – precisa Coldiretti Modena – può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani.

“Servono ora interventi immeditati per fermare il proliferare dei cinghiali e garantire la sicurezza degli allevamenti ma occorre anche – continua Borsari – monitorare attentamente la situazione per evitare strumentalizzazioni e speculazioni a danno del settore. Si ravvisa infine la necessità di avviare iniziative comuni a livello europeo perché – conclude Borsari – è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste.”

 

RAVENNA, DA OGGI NUOVE NORME PER CERTIFICAZIONE VERDE NEGLI AGRITURISMI

Non cambiano le regole per accedere ai Mercati di Campagna Amica, da considerare alla pari dei negozi di alimentari e quindi accessibili con le normali precauzioni sanitarie (mascherine sempre indossate, igiene delle mani e distanziamento), novità negli agriturismi come per ristoranti ed alberghi a partire da oggi, 10 gennaio 2022.

Non è richiesto il green pass per fare acquisti di alimentari nei mercati contadini, anche al chiuso, in quanto servizi essenziali. Lo stabilisce l’ultimo Decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri e in vigore da oggi, 10 gennaio, secondo il quale l’acquisto dei beni essenziali, come appunto gli alimentari, non prevede la necessità di accedere con green pass o supergreen pass. Quindi, per il Mercato coperto contadino di Campagna Amica Ravenna, in via Canalazzo 59, nessun obbligo di certificazione verde per la clientela (ad esclusione di eventi che prevedano il consumo di cibo o bevande al banco o al tavolo all’aperto e al chiuso, in questo caso è necessario esibire ‘super green pass’ in corso di validità) ma resta obbligatorio, ovviamente, l’uso della mascherina, il mantenimento della distanza interpersonale di almeno un metro, l’accortezza di evitare assembramenti, l’igienizzazione delle mani con il gel messo sempre a disposizione negli ingressi e sui banchi e il divieto di toccare o manipolare la merce presente sui banchi. Il Mercato in questione è regolarmente aperto ogni martedì e sabato (dalle 8,30 alle 13) e il venerdì (dalle 14.30 alle 19).

Cambiano invece le modalità di fruizione dei servizi offerti dagli agriturismi: da oggi i gestori delle strutture ricettive sono obbligati a controllare la certificazione verde degli ospiti, sia italiani che stranieri, i quali non potranno, sempre dalla stessa data, accedere ai servizi di ristorazione e alloggio se non in possesso del cosiddetto super green pass (vaccinazione o guarigione).

Il certificato “base” non darà la possibilità di accedere né ai servizi di ristorazione e alloggio, né alle altre attività culturali, sociali o ricreative, anche all’aperto, esclusi i centri educativi per l’infanzia o le feste conseguenti a cerimonie civili o religiose (matrimoni, battesimi, ecc.). Non sono più vigenti i limiti dei posti a sedere, negli spazi al chiuso ed all’aperto. Il green pass o super green pass non è richiesto ai soggetti di età inferiore a 12 anni o chi è esentato dalla campagna vaccinale sulla base di certificazione medica.

 

ALESSANDRIA, COVID: 4 SU 10 A DIETA DOPO LE FESTIVITÀ NATALIZIE

Con lo stop forzato per la pandemia a veglioni, concerti in piazza, discoteche e viaggi, la festa si è spostata a tavola con un tour de force enogastronomico che ha portato aumenti di peso fino a 2 chili per effetto del consumo di circa 15mila-20mila chilocalorie.

E’ quanto stima la Coldiretti in occasione del rientro al lavoro della stragrande maggioranza degli italiani a conclusione del periodo di feste di fine anno segnate dall’emergenza Covid.

Il risultato è che quasi quattro alessandrini su dieci (39%) secondo Coldiretti/Ixe’ pensano di tornare in forma con un periodo di dieta prevedono per smaltire gli eccessi delle feste dopo che dalle tavole degli italiani sono già spariti 67 milioni di chili tra pandori e panettoni, 85 milioni di bottiglie di spumante, 20mila tonnellate di pasta, 6,5 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci per un valore complessivo di 5,1 miliardi di euro, solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno.

“L’effetto del maggior consumo di cibi calorici abbinato a bevande alcoliche è aggravato dal fatto che – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco –. L’abbuffata per le festività è stata anche accompagnata spesso dalla sospensione delle attività sportive e da una maggiore sedentarietà con le lunghe soste a tavola che hanno ridotto il movimento fisico e favorito l’accumulo di peso. Per aiutare le buone intenzioni la Coldiretti ha stilato una lista dei prodotti le cui proprietà terapeutiche e nutrizionali sono utili per disintossicare l’organismo e per accompagnare il rientro in salute alla normalità dopo gli stress dei viaggi e dei banchetti natalizi”.

In questa stagione tra la frutta da non dimenticare ci sono arance, mele, pere e kiwi mentre per quanto riguarda le verdure quelle particolarmente indicate sono spinaci, cicoria, radicchio, zucche e zucchine, insalata, finocchi e carote.

Tutte le insalate e le verdure vanno condite con olio d’oliva, ricco di tocoferolo, un antiossidante che combatte l’invecchiamento dell’organismo e favorisce l’eliminazione delle scorie metaboliche, e abbondante succo di limone che purifica l’organismo dalle tossine, fluidifica e pulisce il sangue, è un ottimo astringente e cura l’iperacidità gastrica.

Le arance sono una notevole fonte di vitamina C che migliora il sistema immunitario e aiuta a fronteggiare l’influenza che ha già portato 1,5 milioni di italiani negli ambulatori, favorisce la circolazione, ossigena i tessuti e combatte i radicali liberi.

“L’arancia, è una vera e propria farmacia – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco –. Al posto degli integratori, consumare una o più spremute di arance al giorno può rappresentare un aiuto per stare bene. Va però ricordata l’estrema sensibilità della vitamina C a fattori come il calore e alla quantità di tempo in cui è rimasta in magazzino. Per questo Coldiretti sottolinea l’importanza di consumarla fresca e di stagione acquistandola nei Mercati Campagna Amica”.

Sul podio anche le mele, per il loro modesto apporto calorico e per la prevalenza del potassio sul sodio sono capaci di svolgere un’azione antidiarroica e di regolare la colesterolemia, e le pere che oltre ad avere un buon potere saziante, contenendo zuccheri semplici come il fruttosio, fibra, molta acqua e poche calorie, sono adatte per chi soffre di intestino pigro.

I kiwi ricchi di vitamina C, fosforo e potassio sono particolarmente indicati per migliorare il funzionamento dell’intestino, i semini neri in esso contenuti, infatti, ne stimolano le contrazioni. Tutta la verdura a foglie verde scuro come spinaci e cicoria contiene acido folico, gruppo vitamine B, essenziale nella formazione dei globuli rossi del sangue per la sua azione sul midollo osseo. Ancora, l’insalata conferisce volume e potere saziante con un apporto calorico estremamente limitato ed assicura anche un certo contributo di vitamine, calcio, fosforo e potassio.

Le carote sono ricche di vitamina A, indispensabile per la salute degli occhi e della pelle, i finocchi, risultano ottimi per combattere la nausea, la digestione difficile e la stitichezza. Nella dieta non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli e lenticchie) perché contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l’organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalità intestinali ma sono anche una notevole fonte di carboidrati a lento assorbimento, che forniscono energia che aiuta a combattere il freddo.

 

REGGIO EMILIA, PESTE SUINA: GRAVE EMERGENZA SANITARIA PER I MOLTI CINGHIALI

«Siamo costretti ad affrontare una grave emergenza sanitaria perché è mancata l’azione di prevenzione come abbiamo ripetutamente denunciato in piazza e nelle sedi istituzionali di fronte alla moltiplicazione dei cinghiali che invadono città e campagne da nord a sud dell’Italia dove si contano ormai più di 2,3 milioni di esemplari». È quanto rimarca Albertino Zinanni, direttore della Coldiretti di Reggio Emilia, ribadendo le affermazioni del presidente della Coldiretti Ettore Prandini. La riflessione è emersa dopo un caso accertato di peste suina africana in Piemonte, come già successo in Germania e nell’Est Europa. «Abbiamo più volte e più modi evidenziato – afferma Zinanni – l’effettivo rischio di diffusione della Peste Suina Africana (Psa) veicolata dai numerosi cinghiali presenti e della conseguente necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie».

«Serve subito – avverte il direttore di Coldiretti Reggio Emilia – un’azione sinergica su più fronti, anche con la nomina di un commissario in grado di coordinare l’attività dei prefetti e delle forze dell’ordine chiamate ad intensificare gli interventi, per tutelare e difendere gli allevamenti da questa grave minaccia che rischia di causare un grande danno economico alle imprese». «Occorre al contempo – continua Zinanni – monitorare attentamente la situazione per evitare strumentalizzazioni e speculazioni a danno del settore, anche con l’avvio di iniziative comuni a livello europeo perché è dalla fragilità dei confini naturali del paese che dipende l’elevato rischio di un afflusso non controllato di esemplare portatori di peste». La Peste Suina Africana che – precisa Coldiretti – può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per questi animali che però, non è trasmissibile agli esseri umani.

 

PISTOIA, ENTRA NEL VIVO L’ASSEGNO UNIVERSALE PER I FIGLI

I potenziali beneficiari sono oltre 53 mila ‘figli’ pistoiesi fino a 21 anni, i cui genitori (a determinate condizioni) possono richiedere l’assegno unico universale, erogato dall’Inps a favore di lavoratori dipendenti, autonomi ed in altra condizione.

“Entra così nel vivo la riforma degli assegni per i figli fino a 21 anni (ma senza limiti di età in caso di disabilità) -spiega Alessandro Pagliai, responsabile provinciale di Epaca-Coldiretti-. La riforma, auspicata da Coldiretti, porta con sé un aumento delle cifre di cui beneficeranno i lavoratori autonomi in agricoltura e in tutti gli altri comparti: anche per loro sarà erogato un contributo mensile per figlio. Per i nuovi nati l’assegno unico decorre dal settimo mese di gravidanza”.

I pistoiese da 0 a 21 anni sono 53mila, oltre un sesto della popolazione provinciale. Saranno tanti i nuclei familiari con figli a carico a doversi attivare per presentare la domanda. “La rete Coldiretti, Caf e patronato Epaca –spiega Pagliai-, supporta tutti i cittadini (non solo gli agricoltori) per ottenere l’attestazione Isee aggiornata e presentare la domanda. C’è tempo fino a fine febbraio per procedere e iniziare a ricevere l’assegno, ma senza perdere diritto agli arretrati si può presentare la domanda fino al 30 giugno 2022. Gli interessati possono contattare i gli uffici zona di Coldiretti Pistoia: Pistoia 0573991011, Pescia 0572444448, San Marcello 0573630474, Quarrata 057372738 e Monsummano Terme 0572950504: https://pistoia.coldiretti.it.

L’erogazione avviene tramite bonifico sul conto corrente. L’importo dell’assegno unico è determinato anno per anno (dal 1 marzo al 28 febbraio dell’anno successivo) anche in base all’Isee del nucleo familiare, in corso di validità.

L’assegno spetta ai tutti i nuclei familiari indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori senza limiti di reddito. L’importo è commisurato sulla base dell’Isee tuttavia nel caso in cui non si volesse presentare un Isee è possibile fare domanda e ottenere l’importo minimo. L’assegno sostituisce il premio alla nascita o all’adozione, l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, gli assegni familiari ai nuclei familiari con figli orfani, l’assegno di natalità e le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni. Per i nuovi nati l’assegno unico decorre dal settimo mese di gravidanza.

 

PARMA, MALTEMPO: MOBILITATI TRATTORI COLDIRETTI CONTRO NEVE E GELO

Anche i trattori degli agricoltori della Coldiretti sono stati mobilitati per liberare le strade rurali e di montagna dalla neve e per la distribuzione del sale contro il gelo. È quanto afferma Coldiretti in riferimento all’ondata di maltempo con gelate e neve che si è abbattuta in questi giorni sul nord Italia.

In Emilia-Romagna sono oltre 200 i trattori dei soci Coldiretti che svolgono servizi di pulitura strade e spargimento sale. I mezzi agricoli sono importanti – sottolinea Coldiretti – per consentire la circolazione anche nelle aree più interne e difficili non facilmente raggiungibili. La possibilità di utilizzare anche i trattori messi a disposizione dagli imprenditori delle campagne garantisce – precisa Coldiretti – la viabilità e scongiura il rischio di isolamento delle abitazioni soprattutto nelle aree più impervie interne e montane, grazie alla maggiore tempestività di intervento. Una attività importante – conclude Coldiretti – anche per garantire gli approvvigionamenti alimentari agli animali nelle stalle e per consegnare il latte raccolto quotidianamente in una situazione in cui l’improvviso cambiamento delle condizioni climatiche crea difficoltà soprattutto alle aziende situate nelle aree rurali in montagna.

 

TORINO, INQUINAMENTO ARIA: BASTA USARE L’AGRICOLTURA COME CAPRO ESPIATORIO

L’agricoltura non può essere responsabile del peggioramento della qualità dell’aria che, da settimane, sta nuovamente ammorbando Torino. Lo afferma Coldiretti Torino. «Per una ragione molto semplice – precisa il presidente Sergio Barone – In questo periodo dell’anno l’agricoltura è praticamente ferma. Se si esclude la normale vita delle mucche e dei maiali nelle stalle, non ci sono concimazioni, a parte qualche agricoltore che si porta avanti col lavoro spargendo naturalissimo letame, concime principe dell’agricoltura sostenibile che accompagna la produzione di cibo fin dagli albori dell’agricoltura neolitica, cioè da 5.000 anni. È assolutamente ridicolo, per un’area urbana tra le più trafficate d’Italia, cercare nell’agricoltura il capro espiatorio dell’inquinamento dell’aria di Torino». Nel suo ultimo rapporto, l’Ispra, braccio tecnico del Ministero della transizione ecologica, ha indicato nel traffico e nelle emissioni industriali le prime cause di emissioni di gas serra. Ne è un esempio il peggioramento della qualità dell’aria dopo i miglioramenti registrati durante i lockdown del 2020: con le chiusure la qualità dell’aria è migliorata perché è crollato il traffico per il divieto degli spostamenti e per la didattica a distanza; questo mentre l’agricoltura e l’allevamento hanno continuato a funzionare a pieno regime per garantire i rifornimenti alimentari. Quando è tornato a crescere il traffico è tornato a crescere anche l’inquinamento da gas serra.

Le emissioni dell’agricoltura sono limitate a queste fonti: per il PM10, gli scarichi dei mezzi agricoli, che sono in numero limitato in confronto al parco veicoli circolanti; l’abbruciamento delle stoppie e dei residui colturali, pratica sempre più limitata che oggi non attua quasi più nessuno; le emissioni di gas azotati, come l’ammoniaca, derivati dallo spandimento dei concimi, dall’urina dei bovini e dei suini; Per le emissioni di gas serra, il metano rilasciato dalle deiezioni e la flatulenze degli stessi bovini e suini che vivono nelle stalle. E, per quanto si consigli di migliorare l’alimentazione animale per ridurre le emissioni di gas intestinale, le stalle non sono certo l’attività economica prevalente per l’area urbana torinese.

Se si guarda al particolato fine (Pm 10 e PM 2,5) da sempre si sa che è prodotto soprattutto dai fumi di combustione. I maggiori imputati sono i motori diesel e benzina più vecchi, i processi industriali che generano fumi e le centrali termiche non ancora metanizzate. Queste sono fonti dirette di produzione di polveri sottili. La responsabilità della formazione di particolato da parte del comparto agricolo è, invece, soprattutto, di tipo indiretto: gli effluvi di ammoniaca provocati dalle deiezioni animali e dei concimi reagiscono negli strati alti dell’atmosfera formando anche loro, come avviene per i fumi, solfati e nitrati di ammonio, che costituiscono gran parte della componente, secondaria, inorganica, del particolato. Si tratta del cosiddetto “smog fotochimico” che si forma in alto, molto in alto, negli strati superiori dell’atmosfera, dove viene quasi sempre disperso dalle grandi correnti d’aria intercontinentali che, per l’area torinese, scorrono prevalentemente da ovest-sud ovest verso est. Visto che a ovest di Torino ci sono le Alpi che, in inverno, praticamente non ospitano attività agricole, questo particolato di origine agricola non investe l’area torinese ma vola verso altre zone della Pianura Padana.

Inoltre, sempre a proposito di emissioni agricole di ammoniaca leggiamo sul sito di ARPA Piemonte che “dal punto di vista temporale, le emissioni di ammoniaca a seguito dello spandimento di reflui zootecnici si collocano nel periodo compreso fra febbraio e novembre, principalmente in primavera e autunno”, quindi, non può essere la concimazione dei campi la prima causa dell’inquinamento dell’aria di Torino nei mesi invernali.

Altro punto: gli studi sul contributo degli ossidi di azoto nella formazione del particolato e gli studi sul contributo dell’agricoltura nel diffondere ossidi di azoto sono ancora tutti troppo recenti per trarre conclusioni affrettate. Mentre i contributi delle emissioni al suolo di PM10 e di ossidi azoto sono ben conosciuti. Si sa da sempre che sono prodotte direttamente dai motori e dalle caldaie in loco, cioè nella stessa area urbana di Torino e ristagnano con le alte pressioni e con le inversioni termiche invernali. Senza l’agricoltura l’area urbana torinese non avrebbe il grande contributo verde di sequestro della CO2 e delle stesse polveri sottili determinato dalle colture: le coltivazioni e il verde urbano forniscono, infatti, un efficiente contributo per disinquinare l’aria nelle città e nelle periferie.

 

PISA, EPACA: ASSEGNO UNICO UNIVERSALE PER 78 MILA FIGLI

L’assegno unico universale interesserà nella provincia di Pisa circa 78 mila figli tra bambini e ragazzi fino a 21 anni di età. E’ la stima di Coldiretti Pisa in relazione all’avvio delle domande per l’assegno unico che accompagnerà i figli dal settimo mese di gravidanza fino a 21 anni, a patto che i ragazzi studino, facciano tirocini con redditi minimi o siano impegnati nel servizio civile universale.

La corsa per beneficiare alla nuova prestazione di sostegno è subito decollata nei patronati di Epaca Coldiretti in tutta il territorio provinciale dove si sono già registrate molte richieste di informazione tanto è l’interesse nei confronti di una misura per il quale si può già fare domanda ma che sarà erogata dal mese di marzo 2022. L’assegno unico – spiega Coldiretti – è una prestazione erogata mensilmente dall’INPS a tutti i nuclei familiari con figli minorenni o figli di età inferiore a 21 anni (con determinate condizioni) o figli a carico con disabilità (senza limiti di età) che ne faranno richiesta mediante un’apposita domanda; l’erogazione avviene tramite bonifico sul conto corrente dei genitori. La prestazione è erogata per dodici mesi dal 01/03/2022 al 28/02/2023 e la domanda dovrà essere ripresentata alla scadenza.

L’assegno unico – chiarisce Coldiretti – spetta a tutti i nuclei familiari indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori (pensionati, non occupati, disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, compresi gli Imprenditori Agricoli e i loro eventuali coadiuvanti) senza limiti di reddito. L’importo dell’assegno è commisurato sulla base dell’ISEE tuttavia nel caso in cui non si volesse presentare un ISEE, è comunque possibile fare domanda e ottenere l’importo minimo previsto per ciascun figlio.

L’assegno Unico, ricorda Coldiretti, sostituisce da marzo 2022 le seguenti prestazioni: il premio alla nascita o all’adozione (Bonus mamma domani), l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, gli assegni familiari ai nuclei familiari con figli e orfanili, l’assegno di natalità (cd. Bonus bebè) e le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni.

Per i mesi di gennaio e febbraio 2022, restano invariate le previgenti detrazioni fiscali per figli a carico e i vecchi Assegni a Nucleo Familiare. Coldiretti ricorda inoltre che per ottenere l’assegno unico è necessario avere già un ISEE in corso di validità e presentare domanda telematica all’INPS anche attraverso il Patronato Epaca Coldiretti. Resta la possibilità di presentare l’ISEE anche in un momento successivo alla domanda di assegno unico. In questo caso sarà l’INPS, ad effettuare il ricalcolo dell’importo spettante. L’Assegno Unico Universale spettante sarà erogato direttamente dall’INPS sull’IBAN di uno (o di entrambi i genitori) indicato nella domanda.

C’è tempo fino al 30 giugno 2022 per presentare la domanda di assegno unico famigliare senza perdere il diritto agli arretrati maturati da marzo. Per i nuovi nati l’assegno unico decorre dal settimo mese di gravidanza. Gli uffici di Coldiretti dislocati sul territorio, e presenti a Pisa (telefono 050.526015), Pontedera (0587.483054), Pontasserchio (050.860034), San Miniato (0571.43730), Santa Luce (050.685900) sono a disposizione per la presentazione del Modello ISEE e delle domande di assegno unico all’INPS.

 

ASTI, FAUNA SELVATICA: FALLIMENTARI FINO AD OGGI LE AZIONI DELLA REGIONE

Dopo il caso accertato di Peste Suina Africana e altri due in attesa di conferma, tra Piemonte e Liguria, siamo costretti ad affrontare una grave emergenza sanitaria, causata dalla mancata azione di prevenzione.

Abbiamo più volte evidenziato – sottolinea la Coldiretti – il rischio della diffusione della Peste Suina Africana (Psa) attraverso i cinghiali e la necessità della loro riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.

“E’ evidente che l’azione della Regione sia stata fino ad ora fallimentare per quanto riguarda il contenimento della fauna selvatica. Nonostante Coldiretti Piemonte avesse inviato nei tempi, lo scorso 13 settembre, le specifiche e puntuali osservazioni alla proposta regionale riguardante le Linee guida per la gestione venatoria e l’attività di contenimento del cinghiale nella Regione Piemonte, non abbiamo ricevuto nessun segnale di apertura ad un confronto per dare il via concretamente ad una nuova stagione con misure utili a sanare una situazione che è sempre più vicina al collasso” – è quanto afferma Marco Reggio Presidente Coldiretti Asti a seguito dell’invio da parte di Coldiretti Piemonte di un nuovo documento in Regione contenente alcuni specifici punti su cui occorre porre l’attenzione con priorità.

“Già nello scorso 8 luglio, in occasione della manifestazione che abbiamo organizzato in piazza Castello, a Torino, avevamo presentato chiare e precise proposte finalizzate a garantire la continuità dell’attività produttiva – continua Diego Furia Direttore Coldiretti Asti – e riteniamo che le stesse siano tutt’ora attuali ed attuabili per far fronte ad una situazione ormai insostenibile. Dalla Regione, però, le risposte non sono mai arrivate per cui auspichiamo che adesso voglia finalmente mettere mano a questa partita e si possa, così, aprire veramente un confronto costruttivo”.

A livello nazionale, nella Legge di Bilancio 2022, è stata approvata una dotazione di 500 mila euro per l’introduzione, in Italia, del vaccino immuno contraccettivo GonaCon.

“Sperimentare la sterilizzazione è stato anche un argomento da noi affrontato da tempo, ma abbiamo sempre parlato e proposto una forma che potesse agire tramite esche, come stanno sperimentando in altre nazioni. E’ evidente che la formula finanziata sia inapplicabile perché in tal modo il cinghiale dovrebbe essere catturato, vaccinato e poi nuovamente liberato, invece che giustamente abbattuto. Un’occasione persa per introdurre, invece, lo studio di una sterilizzazione più utile e realistica”, concludono Reggio e Furia.

 

MASSA CARRARA, COVID: – 33,9% PRESENZE NEGLI AGRITURISMI APUO-LUNIGIANESI

In pagamento due misure a sostegno delle imprese agrituristiche e fattorie didattiche della Lunigiana e della costa di Massa Carrara colpite dal Covid. A renderlo noto è Coldiretti Massa Carrara, in riferimento al pagamento in queste ore dei contributi in favore delle imprese turistico-ricettive ai sensi dell’art. 6 del decreto del Ministero del Turismo del 24 agosto 2021 e dell’eccezionale aiuto temporaneo per l’agriturismo e le fattorie didattiche della Regione Toscana finanziato con la sottomisura 21.1 del Psr Feasr 2014 – 2020.

Le aziende agrituristiche interessante dal bando del Ministero del Turismo sono quelle con il codice Ateco 55.20.52 (attività di alloggio connesse alle aziende agricole) che hanno beneficiato del contributo DL Sostegni. Il contributo è stato erogato dall’Agenzia delle Entrate. “Grazie all’importante lavoro di Coldiretti e Terranostra, le nostre imprese agrituristiche che hanno i requisiti previsti dal decreto del ministero del 24 agosto a favore delle imprese turistico ricettive stanno ricevendo in questi giorni, il contributo che spetta in misura automatica alle attività con fatturato fino a 10.000.000. Gli agriturismi sono tra le strutture ricettive che hanno maggiormente sofferto a causa della pandemia. – spiega Francesca Ferrari, Presidente Coldiretti Massa Carrara – Nel 2020 le presenze nelle strutture, cento quelle autorizzate nella nostra provincia, sono crollate del 33,9% rispetto ad un anno prima, mentre quelle degli stranieri del 63.3%. – analizza ancora la Ferrari – E’ andata meglio questa estate anche se pesa ancora molto l’incertezza legata alla nuova variante che ha condizionato i ponti delle festività di Natale, Capodanno e della Befana”.

In liquidazione, in queste settimane, c’è anche l’eccezionale aiuto temporaneo per l’agriturismo e le fattorie didattiche della Regione Toscana finanziato con la sottomisura 21.1 del Psr Feasr 2014 – 2020 le cui domande sono state presentate entro lo scorso 13 novembre 2019. “Questa misura, a cui abbiamo lavorato a stretto contatto con la Regione Toscana, consentirà di liquidare alle imprese ammesse importi variabili tra i 2.000, 3.000, 5.000 e 7.000 euro. – conclude la Ferrari – In questo momento sono già state evase il 99% delle domande. La situazione resta ancora complicata ma Coldiretti e Terranostra continuano a lavorare per stare al fianco delle aziende in un momento così delicato”.

 

MANTOVA, BENE ACQUISIZIONE DI CANTARELLI DI ASOLA DA PARTE DI LATTERIA SOCIALE

“L’acquisizione dell’industria casearia Cantarelli di Asola da parte della Latteria Sociale Mantova è un’ottima notizia per il mondo della cooperazione locale e conferma la vitalità imprenditoriale di una provincia che rappresenta il cuore della produzione del Grana Padano Dop e che, con questa operazione, consolida il proprio primato e compie un ulteriore passo verso il rafforzamento dell’export. Un risultato significativo, in particolare, in una fase congiunturale in cui i brand del Made in Italy agroalimentare di qualità sono oggetto di shopping da parte di gruppi stranieri”.

Così il presidente di Coldiretti Mantova, Paolo Carra, commenta la recente acquisizione da parte della Latteria Sociale Mantova dell’industria Cantarelli di Asola.

Carra, che è anche presidente del Consorzio Latterie Virgilio, apre a collaborazioni future fra i due maxi poli produttivi del Grana Padano. “L’attuale scenario e la propensione ad esportare prodotti lattiero caseari ad alto valore aggiunto – osserva il presidente Carra – possono inaugurare una nuova stagione di collaborazione all’interno del mondo cooperativo o, su più ampia scala, fra cooperazione e industria casearia, per rafforzare ulteriormente la posizione del Made in Mantova e per razionalizzare alcuni processi all’interno delle catene di approvvigionamento”.

“Grazie a questo passaggio, siamo riusciti a rafforzare la nostra posizione sul mercato e a dare una risposta ai soci – spiega il presidente della LSM, Paolo Brutti, allevatore di Porto Mantovano e vicepresidente della sezione locale di Coldiretti Mantova -. Questa soluzione ci permette di razionalizzare la raccolta del latte dei nostri 150 conferenti, riducendo i costi di trasporto e, di conseguenza, le emissioni in ottica di sostenibilità ambientale”.

Oggi Latteria Sociale Mantova aggiunge alle circa 360.000 forme di Grana Padano realizzate nel proprio stabilimento di Porto Mantovano oltre 57.200 forme in quota alla Cantarelli di Asola. “In questo modo evitiamo di splafonare rispetto alle quote produttive assegnate e di non acquistare all’esterno da altri caseifici circa 25.000 forme all’anno, rafforzando così la nostra posizione in termini commerciali”, precisa Brutti. Nello stabilimento di Asola, puntualizza il presidente Brutti, “sarà lavorata la produzione delle stalle del territorio limitrofo, per circa 900 quintali al giorno”.

 

Appuntamenti

 

TOSCANA, CEREALICOLTURA: CORSO SU AGRICOLTURA DI PRECISIONE E TECNOLOGIE

Lunedì 17, mercoledì 26 e lunedì 31 gennaio

Agricoltura di precisione per migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse, la produttività, la qualità, la redditività e la sostenibilità della produzione agricola, digitalizzazione aziendale, tecnologie innovative ed agropratiche per le piccole e medie imprese cerealicole e per le colture estensive.

Sono alcuni dei temi al centro del corso online gratuito per gli agricoltori toscani promosso ed organizzato dall’Agenzia Formativa di Coldiretti Toscana nell’ambito del progetto Tinia finanziato dalla sottomisura 1.1 nell’ambito del Bando relativo al Sostegno per l’attuazione dei Piani Strategici e la costituzione dei Gruppi Operativi del PSR 2014-2020 della Regione Toscana. Il corso è articolato in due differenti momenti: tre lezioni da remoto (17, 26 e 31 gennaio) ed in presenza con la visita aziendale alla Tenuta Jolanda di Savoia di Bonifiche Ferraresi.

Le lezioni saranno tenute da docenti esperti e qualificati di IBF Servizi, società nata da ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) e da Bonifiche Ferraresi con l’intento di offrire servizi completi e indipendenti alle aziende italiane che vogliono applicare i metodi dell’agricoltura di precisione.

Il corso è realizzato nell’ambito del Gruppo Operativo Tinia costituito con l’obiettivo di diffondere tra le pmi cerealicole elementi di conoscenza e buone pratiche dell’agricoltura di precisione, e allo stesso tempo, studiare a fondo le implicazioni e la propensione ad adottare questo nuovo approccio da parte delle imprese toscane.

Partner del progetto Tinia sono Bonifiche Ferraresi – Santa Caterina (Cortona, Arezzo), azienda agricola Bemoccoli (Castiglion Fiorentino, Arezzo), Diagri (Università degli Studi di Firenze), Centro Assistenza Impresa Coldiretti, Impresa Verde Arezzo, Center for Generative Communication (Università degli studi di Firenze). Le iscrizioni al corso sono aperte (per informazioni scrivere a olivia.fossi@coldiretti.it o chiamare al 055.32357209).

 

VENETO: DEBUTTA LA SCUOLA DI PESCA DI COLDIRETTI

Da martedì 18 gennaio

Allevatori di pesce e molluschi, operatori alla guida di pescherecci, tecnici dell’acquacoltura, addetti alla promozione e vendita del pescato, sono i moderni “coltivatori del mare” equiparati all’imprenditore agricolo definito nell’articolo 2135 del codice civile. E’ a questa la figura che Coldiretti Veneto – tramite Impresa Verde Padova –  dedica una scuola di formazione la cui prima campanella suonerà martedì 18 gennaio prossimo alle ore 9.00 grazie al progetto finanziato dal Feamp e alla collaborazione con l’Università degli Studi di Padova nello specifico il Dipartimento di Biologia (DiBio). Un corso di 900 ore totali, per ora costretto ad un inizio in aula virtuale a causa dell’emergenza sanitaria, ma che prevede metà del monte ore suddiviso in lezioni pratiche, stage e tirocini presso realtà produttive del territorio regionale. L’intervento formativo è stato costruito sull’individuazione di un profilo tra il recupero di un antico mestiere e le nuove forme professionali vocate allo sviluppo sostenibile dell’attività di pesca.  In questo ambito rientrano anche le competenze legate alla conservazione dell’habitat e al potenziamento del turismo nelle terre prospicienti puntando sulla valorizzazione dei prodotti locali e alla vendita diretta dal produttore al consumatore. Da non sottovalutare l’affermazione del ruolo sociale, economico, culturale delle donne della pesca, titolari e collaboratrici in una dimensione di parità di genere all’interno delle dinamiche del settore.

Tra i relatori ci saranno biologici, docenti esperti, professori, ma anche gli stessi protagonisti, soprattutto giovani, che praticano ancora un lavoro considerato in via d’estinzione come il pescatore di moeche della Laguna Nord ricercato testimonial mediatico, la neo vincitrice dell’Oscar Green che getta le reti per ripulire i fondali dalla plastica, i ragazzi di Four Fish che attraverso i social portano migliaia di followers in barca e in pescheria, nonché l’equipaggio dell’Edipo Re l’imbarcazione che solca l’Adriatico per regalare a turisti internazionali esperienze ed emozioni abbinate a degustazioni a kmzero.  Ancora pochi giorni per procedere alle iscrizioni al fine di creare una generazione di pescatori innovativa e determinante per il futuro del comparto. Contatti: info@scuoladipescaveneta.it oppure al sito www.scuoladipescaveneta.it

 

CREMONA: CONFERENZA STAMPA SUL PROGETTO-SCUOLA DI COLDIRETTI

Martedì 11 gennaio

Da gennaio 2022 prende avvio “Lo sviluppo sostenibile e l’educazione alimentare”, il progetto didattico proposto da Coldiretti Cremona alle Scuole primarie della Provincia di Cremona, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale di Cremona, con l’impegno di promuovere sani stili di vita coniugati alla sostenibilità ambientale. Il progetto ha già ricevuto l’adesione di oltre 80 classi e si prepara a coinvolgere oltre 1500 alunni.

Con la presente, Vi invitiamo alla conferenza stampa di presentazione del progetto, che si terrà domani, martedì 11 gennaio, alle ore 10:00, presso la Sede provinciale di Coldiretti Cremona, in via Verdi n.4 (primo piano).

Accanto al Direttore di Coldiretti Cremona Paola Bono interverranno in conferenza stampa Luca Burgazzi, Assessore ai Sistemi Culturali, Giovani, Politiche della Legalità del Comune di Cremona, e la prof. Elisa Cambiati, Ufficio Scolastico Territoriale di Cremona. Saranno presenti Carlo Maria Recchia, Delegato di Coldiretti Giovani Impresa, e Maria Paglioli, Responsabile provinciale di Coldiretti Donne Impresa, portando la voce dei giovani imprenditori e delle imprenditrici agricole in prima linea nell’iniziativa.

Avremo alcune classi in video-collegamento, in rappresentanza di tutte le scuole che hanno aderito al progetto. Sarà il via ufficiale ad un viaggio – alla scoperta dell’agricoltura cremonese e dei suoi frutti – che si apre con la prima lezione fissata il 13 gennaio e proseguirà nei prossimi mesi, con dialoghi tra alunni e agricoltori, nella modalità del collegamento-web, ma anche con visite nelle aziende agricole e video-testimonianze. Tra i ‘tutor’ che accompagneranno gli alunni ci saranno figure d’eccezione, fra cui il prof. Flavio Caroli, storico dell’arte e accademico italiano.

Vi chiediamo di dare conferma della Vostra partecipazione all’ufficio stampa Coldiretti Cremona, rispondendo alla presente mail d’invito oppure contattando il numero 334 6644736. L’ufficio stampa è a disposizione per ogni ulteriore informazione. Nell’attesa di incontrarci, rivolgiamo i più cordiali saluti.

 

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