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Crisi: Coldiretti, +26% allarmi cibo con boom low cost nel 2013

30 Maggio 2013
Crisi: Coldiretti, +26% allarmi cibo con boom low cost nel 2013

?Nel 2013 sono aumentati del 26 per cento gli allarmi alimentari in Italia dove quello del cibo low cost è l’unico settore a registrare un aumento delle vendite per effetto della crisi. E’ quanto emerge dal primo dossier sui “Rischi dei cibi low cost” presentato dalla Coldiretti a Bruxelles, dal quale si evidenzia nel primo trimestre dell’anno un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi. A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori – sottolinea la Coldiretti -, dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite, ma si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare. Nel primo trimestre del 2013  le vendite sono aumentate solo nei discount alimentari che – precisa la Coldiretti – hanno fatto segnare un incremento del 2 per cento mentre sono risultate in calo tutte le altre forme distributive fisse al dettaglio. Una tendenza – continua la Coldiretti – frutto del cambiamento dei consumi delle famiglie italiane che per gli alimentari e bevande nel 2012 sono scesi a 117 miliardi, con un calo del 6,3 per cento dal 2008. Una storica inversione di tendenza provocata – precisa la Coldiretti – dall’aumento degli acquisti di “cibo low cost” con oltre sei famiglie italiane su dieci (62,3 per cento) che hanno tagliato quantità e qualità degli alimenti privilegiando nell’acquisto prodotti offerti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute. “Dietro questi prodotti spesso si nascondono infatti ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “verificare sempre gli ingredienti e la provenienza in etichetta, preferire l’acquisto di prodotti freschi o comunque poco elaborati e che non devono aver subito lunghi trasporti, diffidare dei prodotti che costano troppo poco come certi extravergini che non coprono neanche il costo della raccolta, sono alcuni dei consigli da seguire”.

 

CRISI: COLDIRETTI, IN UE 8 ALLARMI SU 10 DA CIBI EXTRACOMUNITARI

L’80 per cento degli allarmi alimentari è stato provocato da prodotti a basso costo provenienti da Paesi fuori dall’Unione Europea. E’ quanto emerge dal primo dossier sui “Rischi dei cibi low cost” presentato dalla Coldiretti a Bruxelles dal quale si evidenzia che nel 2012, in base al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, a salire sul podio sono stati nell’ordine la Cina, l’India e la Turchia. Nazioni dalle quali provengono ingredienti e alimenti che possono essere offerti a basso prezzo anche per le diverse regole sanitarie e ambientali in vigore, oltre che per lo sfruttamento della manodopera. La relazione sul sistema di allerta rapido sui rischi alimentari nell’Unione Europa – sottolinea la Coldiretti – ha registrato allarmi sull’importazione di nocciole e pistacchi dalla Turchia, contaminati per la presenza di muffe e aflatossine e spesso utilizzati per snack low cost. Ma nel 2012 – continua la Coldiretti –  sono anche aumentate del 38 per cento le importazioni in Italia di miele naturale dalla Cina per un totale di 1,7 milioni di chili, a fronte di una produzione nazionale stimata in 8 milioni di chili. Dopo che la scoperta di antibiotici nella produzione cinese aveva di fatto azzerato gli arrivi in Europa adesso un nuovo allarme – informa la Coldiretti – riguarda il rischio della contaminazione da organismi geneticamente modificati (Ogm) che non sono autorizzati nel Vecchio Continente. Un problema che riguarda pure il riso importato dalla Cina, ma anche dagli Usa che ha aumentato l’export verso l’Italia del 12 per cento nel 2012, dopo che nel passato era scoppiato lo scandalo dell’importazione illegale in tutto il mondo di riso geneticamente modificato non autorizzato. Se si vanno poi ad analizzare i singoli paesi, l’ultimo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi negli alimenti elaborato dall’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) evidenzia risultati particolarmente negativi – precisa la Coldiretti – per il pepe indiano (irregolare il 59 per cento dei casi), per il pomodoro cinese (irregolare il 41 per cento),  per le arance egiziane (irregolare il 26 per cento), per l’aglio argentino (irregolare il 25 per cento) e per le pere slovene (irregolare il 25 per cento). La maggioranza del succo di arancia consumato in Europa poi proviene dal Brasile sotto forma di concentrato al quale viene aggiunta acqua una volta arrivato nello stabilimento di produzione, a differenza di quanto avviene per la spremuta. Nel 2012 gli Stati Uniti – conclude la Coldiretti – hanno bloccato le importazioni di succo di arancia concentrato proveniente dal Brasile, a causa di residui sugli agrumi di un antiparassitario, il carbendazim, vietato negli Stati Uniti, ma anche in Europa. “Se l’Europa vuole difendere la salute dei propri cittadini,e tutelare l’ambiente e il territorio comunitario  deve investire sulla propria agricoltura” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “la politica agricola è l’unica politica veramente integrata dell’Unione Europea e occorre far si che con la riforma si premi chi lavora e vive di agricoltura, chi produce in modo sostenibile, chi produce cibo. Una esigenza per l’Italia dove – conclude Marini – occorre un piano strategico nazionale per aumentare del 10%, entro 5 anni, la copertura del fabbisogno alimentare nazionale, anche con politiche di salvaguardia del suolo agricolo e delle risorse naturali”.

 

CRISI: COLDIRETTI, LOW COST CONTAMINA DIETA MEDITERRANEA

Secondo l’ultimo Rapporto annuale sui residui dei pesticidi negli alimenti elaborato dall’ Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, nei prodotti alimentari provenienti da Paesi extracomunitari sono stati individuati residui chimici sopra il limite nel 7,9 per cento dei campioni, una percentuale di oltre cinque volte superiore a quella dei prodotti dell’Unione Europea, dove gli “irregolari” sono l’1,5 per cento, e ben 26 volte superiore a quelli italiani dove appena lo 0,3 per cento dei campioni è risultato contaminato oltre i limiti di legge. E’ quanto emerge dal primo dossier sui “Rischi dei cibi low cost” presentato dalla Coldiretti a Bruxelles dal quale si evidenzia che la produzione alimentare Made in Italy è la piu’ sicura a livello planetario per quello che riguarda la presenza di residui chimici irregolari. Tuttavia l’Italia – sottolinea la Coldiretti – importa dall’estero circa il 25 per cento del proprio fabbisogno alimentare e il flusso riguarda anche prodotti fuori stagione per le quali la produzione nazionale sarebbe sufficiente. Sono infatti – precisa la Coldiretti – quasi 227 milioni i chili di frutta e verdura giunti nel 2012 in Italia dall’Africa: dai fagiolini del Marocco (irregolari nel 15 per cento dei casi) alle fragole etiopi (irregolari nel 16 per cento dei casi), ai piselli del Kenya (irregolari nel 38 per cento dei casi) o ancora i peperoni dell’Uganda (irregolari addirittura nel 48 per cento dei casi). In quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, nonostante – sottolinea la Coldiretti – sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009. Il rischio è che olio importato dalla Tunisia, con un minor contenuto di antiossidanti, venga spacciato per italiano. Sulle confezioni – continua la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. Inoltre – precisa la Coldiretti – spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi fortemente ingannevoli che richiamano all’italianità. In alcuni biscotti e merendine low cost ingredienti di qualità come l’olio extravergine di oliva e il burro, sono spesso sostituiti da grassi di bassa qualità e di basso prezzo come l’olio di palma e l’olio di cocco, spesso utilizzati in forma idrogenata. Accanto al pane artigianale venduto nei forni in Italia si assiste – segnala la Coldiretti – all’arrivo di milioni di chilogrammi di impasti semicotti, surgelati, con una durata di 24 mesi, grazie ad additivi e conservanti, provenienti dall’est europeo, destinati ad essere poi cotti e diventare pane nelle strutture commerciali a basso costo. Peraltro oltre la metà del grano duro utilizzato nella produzione di pasta in Italia è importato da Paesi dove si registrano spesso – informa la Coldiretti – problemi di aflatossine che hanno anche portato a sequestri di importanti partite di prodotto. La crisi porta a cercare di contenere i costi risparmiando sull’ingrediente base la cui origine  non è purtroppo  obbligatorio indicare in etichetta. Nell’Unione Europea è possibile acquistare pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit  che – sostiene la Coldiretti – promettono in pochi giorni di ottenere le etichette piu’ prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco o Montepulciano. E’ sconvolgente che anche in Europa siano stati addirittura aperti degli stabilimenti di lavorazione come in  Svezia dove opera una fabbrica a Lindome, vicino a Goteborg, che produce e distribuisce in tutto il continente, e del tutto indisturbata, oltre 140mila wine kit all’anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit della società Vinland – conclude la Coldiretti vengono venduti con i marchi Cantina e Doc’s che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualità tutelato dall’Unione Europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa imitazioni dei vini italiani più noti per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie.

 

CRISI: COLDIRETTI, RADDOPPIA IMPORT FALSI PRODOTTI TIPICI LOW COST

I rischi del low cost riguardano anche le imitazioni dei nostri prodotti più tipici come il parmigiano Reggiano e il Grana Padano che soffrono la concorrenza sleale dei similgrana le cui importazioni in Italia sono raddoppiate negli ultimi dieci anni. E’ quanto emerge dal primo dossier sui “Rischi dei cibi low cost” presentato dalla Coldiretti a Bruxelles dal quale si evidenzia che le importazioni italiane di formaggi duri di latte bovino non Dop hanno raggiunto i 27,3 milioni di chili nel 2012, con un aumento dell’88 per cento in dieci anni. I similgrana – rileva la Coldiretti – sono arrivati in Italia soprattutto dall’Europa a partire dalla Germania (8,3 milioni di chili) e dalla Repubblica Ceca (8,1 milioni di chili) anche se in forte crescita risulta essere l’Ungheria dalla quale sono giunti ben 2,7 milioni di chili, pari al 10 per cento del totale delle importazioni. Ma volumi addirittura superiori di questi formaggi, che spesso hanno anche una assonanza fonetica con quelli nazionali, sono purtroppo destinati a Paesi diversi dall’Italia, in Europa e fuori, togliendo spazio di mercato al Parmigiano e al Grana. Si tratta di formaggi di diversa origine e qualità che non devono rispettare i rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Il rischio è che vengano scambiati dai consumatori come prodotti Made in Italy perché vengono spesso utilizzati nomi, immagini e forme che richiamano all’italianità, ma anche perché appare il bollo Ce con la “IT” di Italia se il formaggio viene semplicemente confezionato in Italia. Un problema analogo – continua la coldiretti –  riguarda i prosciutti che in quattro casi su cinque tra quelli venduti in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta e con l’uso di indicazioni fuorvianti come “nostrano” che ingannano il consumatore sulla reale origine. Il problema riguarda sia il prosciutto crudo che quello cotto, per il quale si stima la provenienza straniera del coscio in una percentuale superiore al 90 per cento. Le caratteristiche di questi prodotti sono profondamente diversi da quelli a denominazione di origine come il Parma e il San Daniele che sono ottenuti da allevamenti italiani regolamentati sulla base di rigidi disciplinari di produzione approvati dall’Unione Europea. Almeno una mozzarella su quattro tra quelle in commercio – afferma la Coldiretti – non è stata realizzata a partire direttamente dal latte, ma da cagliate straniere, anche se non è obbligatorio indicarlo in etichetta. Ogni anno  decine di milioni di chili di cagliate provenienti soprattutto da Lituania, Ungheria, Polonia e Germania diventano mozzarelle Made in Italy, dietro il nome di marchi con nomi italiani, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta. Oltre ad ingannare i consumatori, si tratta di una concorrenza sleale nei confronti dei produttori che utilizzano esclusivamente latte fresco, perché rispetto alla mozzarella genuina fatta dal latte quella “tarocca” costa attorno alla metà e può essere venduta sullo scaffale a prezzi molto bassi. “Per questo occorre recuperare al piu’ presto i ritardi accumulati nel rendere applicativo un sistema di etichettatura trasparente che consenta di far riconoscere la reale origine degli alimenti” ha affermato il presidente della Coldiretti  Sergio Marini nel sottolineare che purtroppo dobbiamo constatare che spesso in Europa i gruppi di pressione vincono nei confronti degli interessi dei cittadini”.

 

CRISI: COLDIRETTI,  DA 9 ITALIANI SU 10 SI AI DAZI “SALVA MADE IN ITALY”

Piu’ di nove italiani su dieci (91 per cento) si dicono favorevoli all’introduzione dei dazi alle importazioni per difendere le produzioni italiane e salvare i posti di lavoro. E’ quanto emerge dal sondaggio on line condotto sul sito www.coldiretti.it, divulgato in occasione della presentazione a Bruxelles del dossier su “I rischi dei cibi low cost”. Oltre un terzo degli italiani (34 per cento) – sottolinea la Coldiretti – è favorevole ai dazi per tutti i prodotti provenienti da fuori dell’Italia mentre il 29 per cento  solo per le merci che provengono da paesi che non rispettano norme sul lavoro, sull’ambiente e sulla salute simili a quelle nazionali. Inoltre – continua la Coldiretti – il 15 per cento li chiede solo sui prodotti "spacciati" per Made in Italy, ma fatti all’estero e il 13 per cento per tutti i prodotti provenienti da Paesi extracomunitari. Se quella dei dazi è una proposta provocatoria è anche vero che esprime un “sentiment” diffuso nei confronti della difesa dell’identità territoriale delle produzioni e della necessità di investire sui valori distintivi del territorio”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “nell’agroalimentare occorre intervenire subito per garantire la trasparenza delle informazioni con l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta per dare la possibilità ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli”. La crescente attenzione alla difesa del tessuto produttivo legato al territorio nazionale è confermata dal crescente numero di italiani che acquista prodotti locali anche per favorire l’economia e l’occupazione in un difficile momento di crisi.

 

LE TRAPPOLE DEL CIBO LOW COST

 

Mozzarella
Una mozzarella su quattro non è realizzata con il latte ma partendo da cagliate straniere spesso provenienti dall’Est europeo
Limoni
Proviene dall’Argentina quasi la metà dell’import sul quale sono stati riscontrati problemi di trattamenti chimici
Similgrana
Raddoppiate le importazioni in Italia di imitazioni del Parmigiano reggiano e il Grana Padano Dop che non rispettano pero’ i rigidi disciplinari
Wine kit
Promettono prestigiosi vini italiani ottenuti da polveri miracolose. 140.000 confezioni vengono addirittura realizzate in una fabbrica svedese
Pomodori
Nel 2012 sono stati importati in Italia 85 milioni di chili di pomodori “irregolari” per presenza di residui chimici, conservati in fusti che vengono rilavorati e diventano concentrato o sughi miracolosamente italiani. 
Aglio
Nel 25% dei casi quello argentino che giunge in Italia è irregolare per la presenza di residui chimici
Extravergine d’oliva
In quattro bottiglie di olio extravergine su cinque in vendita in Italia è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate
Nocciole
Vi sono allarmi per l’importazione in Italia di nocciole e pistacchi dalla Turchia contaminati per la presenza di muffe e aflatossine
Miele
Nel 2012 sono aumentate del 38 per cento le importazioni di miele naturale dalla Cina. L’Ue ha lanciato un allarme sul rischio di contaminazione da organismi geneticamente modificati
Prosciutto cotto
Il 90% dei cosci venduti in Italia provengono da animali provenienti da Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga indicato in etichetta
Riso
In Italia nel 2012 sono aumentate del 12 per cento le importazioni di riso dagli Stati Uniti: rischio Ogm
Pane
In Italia arriva un flusso di milioni di chilogrammi di impasti semicotti, surgelati, con una durata di 24 mesi, grazie ad additivi e conservanti, provenienti dall’Est europeo
Pasta
Oltre la metà del grano duro utilizzato nella produzione di pasta è di importazione, con problemi di aflatossine
Succo d’arancia
Nel corso del 2012 sono stati importati in Italia quasi un milione di chili di succo d’arancia dal Brasile. Problemi per la presenza dell’ antiparassitario carbendazim

 

Fonte: Dossier Coldiretti su “I rischi del cibo low cost”

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