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Giornata nazionale di ringraziamento




 





La Commissione Episcopale della Chiesa Italiana per i problemi sociali e del lavoro giustizia e pace, si incontra, per la prima volta a Palazzo Rospigliosi, con i dirigenti nazionali della Coldiretti. Roma 24 marzo 2014





La Coldiretti
"ispira la propria azione alla storia e ai princìpi della Scuola cristiano-sociale"
(1° articolo dello Statuto)

 
Il primo articolo dello Statuto della Coldiretti attribuisce all'Organizzazione il ruolo di "rappresentanza delle persone e delle imprese che operano in agricoltura" e aggiunge: "la Confederazione ispira la propria azione alla storia e ai principi della scuola cristiano sociale".
La presenza del Consigliere Ecclesiastico nella Coldiretti è postulata da questa identità ed è intesa come servizio per illuminare le scelte programmatiche e comportamentali perché siano coerenti con i dettati dell'ispirazione cristiana. Il Consigliere Ecclesiastico è chiamato a svolgere il suo compito nel rispetto della legittima autonomia dell'Organizzazione. I Responsabili, da parte loro, si impegnano a valorizzare questa figura nel modo più opportuno. Il Consigliere Ecclesiastico, in quanto espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa per la formazione dei laici nel mondo del lavoro, opera ai diverse livelli, per mantenere rapporti di collaborazione tra Confederazione e Federazioni con la Conferenza Episcopale Italiana e l'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, con i Vescovi e le strutture diocesane che animano la pastorale del lavoro.

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5. Il consigliere ecclesiastico provinciale










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1. FIGURA DEL CONSIGLIERE ECCLESIASTICOCCLESIASTICO

Il primo articolo dello Statuto descrive la Coldiretti come "organizzazione di rappresentanza delle persone e delle imprese che operano in agricoltura"; e aggiunge: "la Confederazione ispira la propria azione alla storia e ai principi della scuola cristiano sociale".
1.1. La figura del Consigliere Ecclesiastico si colloca entro questa specifica identità della Confederazione, ed è richiesta dai Responsabili dell’Organizzazione come servizio per essere in grado di attuare pienamente i dettati della propria ispirazione statutaria.
1.2. Il Consigliere Ecclesiastico non fa parte degli organi istituzionali, né ha diritto di voto nelle delibere degli organi costituiti; egli è invitato dall’Organizzazione a dare un parere consultivo sulle scelte che coinvolgono valori etici collegati con i principi morali e sociali che la Chiesa insegna e riveste un particolare ruolo formativo secondo quanto esplicitato nei paragrafo 2 e ss della presente Nota.
1.3. Il Consigliere Ecclesiastico è chiamato a svolgere il suo compito con competenza e partecipazione nel rispetto della legittima autonomia dell’Organizzazione. I Responsabili, da parte loro, si impegnano a valorizzare nel modo più opportuno la figura del Consigliere Ecclesiastico.
1.4. Il C.E., in quanto espressione della sollecitudine pastorale della Chiesa per la formazione dei laici nel mondo del lavoro, opera ai diverse livelli, per mantenere rapporti di collaborazione tra CNCD, la CEI, l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro e tra le singole Federazioni della Coldiretti, i Vescovi e le strutture diocesane che animano la pastorale sociale e del lavoro.

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2. RUOLO DEL CONSIGLIERE ECCLESIASTICO
In coordinamento con il programma organico di formazione permanente della Confederazione e in costante collaborazione con i Quadri Dirigenti, il compito del Consigliere Ecclesiastico si attua:
2.1. come contributo di formazione ai contenuti della dottrina sociale della Chiesa, attraverso appositi incontri e/o integrando i percorsi formativi dell’Organizzazione;
2.2. come guida nelle azioni liturgiche previste, in particolare la Giornata annuale del Ringraziamento, la Messa in preparazione al Natale e alla Pasqua, gli eventuali incontri organizzati per la formazione cristiana dei componenti dell’Organizzazione;
2.3. come contributo alla vita dell’Associazione, in ordine all’elaborazione-attuazione di progetti formativi adeguati alle singole realtà locali e ai Movimenti o Associazioni della Coldiretti (Epaca, Federpensionati, Movimento giovanile, Coordinamento femminile, Terranostra);
2.4. come presenza e stimolo nel coinvolgere l’Organizzazione nell’impegno di evangelizzazione della Chiesa nei confronti del mondo rurale, curando il raccordo con i programmi di pastorale del lavoro della Chiesa italiana.

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3. IL CONSIGLIERE ECCLESIASTICO NAZIONALE

3.1. Il Consigliere Ecclesiastico Nazionale si dedica, con piena disponibilità, al servizio della Coldiretti.
3.2. Partecipa, con ruolo consultivo, al Consiglio Nazionale e alla Assemblea Nazionale e può essere invitato dalla Giunta ad esprimere il suo parere su questioni di carattere etico.
3.3. Partecipa alle riunioni o incontri di studio organizzati dai Movimenti o Associazioni quando facciano riferimento o richiedano la riflessione sui principi dell’insegnamento sociale della Chiesa.
3.4. Gli ambiti nei quali si attua il suo compito implicano:
3.4.1. la formazione permanente alla dottrina sociale dei Quadri Dirigenti, dei futuri Dirigenti e dei Soci, nelle forme previste dal programma formativo e in collaborazione con i Responsabili nazionali e locali;
3.4.2. la formazione dei formatori, inserendosi in modo organico nei corsi di formazione professionale, per portarvi il contributo dell’insegnamento sociale cristiano e orientare ad una cultura dell’impresa ispirata "ai valori etici e sociali di cui la Confederazione è portatrice" (Statuto, titolo II, art.2);
3.4.3. portare la parola del Vangelo sociale della Chiesa agli incontri nazionali dei Dirigenti e nelle assemblee nazionali della Confederazione;
3.4.4. dare il proprio sostengo, in collaborazione con l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, alla Giornata nazionale del Ringraziamento e guidare i momenti liturgici della vita associativa;
3.4.5. curare il coordinamento e l’aggiornamento dei Consiglieri Ecclesiastici Regionali, Provinciali e Diocesani,
sia con opportune iniziative quali il Convegno Nazionale, il Viaggio-Studio dei C.E. Regionali e gli incontri regionali con i C.E.,
sia con la pubblicazione di un "Foglio di Collegamento" e le iniziative ritenute più opportune,
sia tramite specifici momenti di collegamento con la pastorale del lavoro della Chiesa ai diversi livelli.
3.4.6. convocare la consulta dei C.E. e progettare insieme ai C.E. Regionali il servizio di formazione alla scuola sociale cristiana nella Confederazione.

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4. IL CONSIGLIERE ECCLESIASTICO REGIONALE

Il Consigliere Ecclesiastico regionale ricalca, per quanto possibile, il ruolo di quello nazionale nell’ambito della Regione di competenza, in raccordo con il C.E. Nazionale.
In collegamento con il C.E. Nazionale e la Consulta dei C.E., il C.E. Regionale ha la responsabilità:
4.1. di organizzare incontri di formazione dei C.E. della Regione e di assistere spiritualmente il personale della Federazione;
4.2. di programmare iniziative formative all’insegnamento sociale della Chiesa per i Quadri Dirigenti e i Soci della Regione;
4.3. di offrire la propria collaborazione per articoli sui valori sociali cristiani per il giornale o rivista della Federazione;
4.4. di curare la presenza dei C.E. nelle singole Federazioni, prendendo contatto con i Vescovi per la loro nomina e per la loro partecipazione attiva alla vita della Coldiretti;
4.5. di curare il coordinamento dell’Associazione con i programmi dell’Ufficio regionale per i problemi sociali e il lavoro, collaborando in particolare alla Consulta regionale dell’Ufficio stesso
I Dirigenti della Regione si impegnano a valorizzare la figura del C.E. Regionale, offrendogli gli opportuni sostegni per l’adempimento del suo ruolo.

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5. IL CONSIGLIERE ECCLESIASTICO PROVINCIALE

La CNCD tenderà a riorganizzare la presenza dei C.E. in relazione alle Federazioni provinciali. Di conseguenza, diventerà preminente il ruolo del C.E. provinciale come primo animatore della dottrina sociale cristiana all’interno di ogni Federazione provinciale e come coordinatore del compito dei C.E. diocesani presenti in quella stessa Federazione.

In linea con quanto delineato al numero 2 della presente Nota, gli ambiti di intervento del C.E. Provinciale sono:
5.1. curare la formazione dei Dirigenti ai diversi livelli:
consiglieri provinciali e zonali e rispettivi funzionari,
soci, responsabili e appartenenti ai movimenti,
formatori dei corsi professionali (svolti a livello regionale) e in particolare i "tutors";
5.2. curare le iniziative e i corsi di formazione, anche invitando esperti sui temi della dottrina sociale cristiana.
I Responsabili delle Federazioni Provinciali, in accordo con quelle Regionali, si impegnano a coinvolgere la figura del C.E. Provinciale, offrendogli gli opportuni sostegni per l’adempimento del suo compito

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6. LA CONSULTA DEL CONSIGLIERE ECCLESIASTICO

La Consulta dei C.E. è formata da tutti i C.E. Regionali ed è presieduta dal C.E. Nazionale.
La Consulta svolge un ruolo di verifica, consiglio e progettazione per il servizio che i C.E., ai diversi livelli, sono chiamati ad attuare nella Coldiretti. Essa si riunisce ordinariamente due volte all’anno, previo invito del C.E. Nazionale.

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7. NOMINE E RINNOVI

La nomina del Consigliere Ecclesiastico è di competenza:
per il C.E. Nazionale, del Consiglio permanente della CEI;
per il C.E. Regionale, della Conferenza Episcopale Regionale (su proposta del C.E. Nazionale d’intesa con i responsabili regionali);
per il C.E. Provinciale e Diocesano, dei singoli Vescovi (d’intesa con i Dirigenti locali).

E’ auspicata una convinta collaborazione tra i Dirigenti e i CE. Di fronte ad ogni eventuale difficoltà di rapporti dovrà prevalere sempre il senso del rispetto per le persone e il bene superiore della Chiesa e della Coldiretti.