News La Forza del Territorio del 4 ottobre 2017

4 ottobre 2017
News La Forza del Territorio del 4 ottobre 2017
Primo piano
 
TOSCANA
CASTAGNE: DA “PANE DEI POVERI” A FRUTTO PREGIATO
Sui banchi di negozi e mercati sono arrivate le prime castagne e in tutta la Toscana – informa la Coldiretti regionale – stanno per prendere il via eventi e sagre per festeggiare quello che un tempo veniva definito “pane dei poveri” ed oggi è un frutto pregiato.
 
La Toscana è una regione ricca di boschi con 1.055.000 ettari, pari al 47% del territorio regionale, in prevalenza di cerro (240.000 ettari) e poi quelli a prevalenza di castagno sono i più diffusi (177.000 ettari). La Toscana è saldamente al quarto posto nella produzione nazionale di castagne con il 10% dopo Campania, Calabria e Lazio. 
Alla domanda qual è lo stato della castanicoltura toscana, la risposta è certa: siamo sulla via della guarigione. In effetti dopo cinque anni di guerra, l’antagonista “buono”, ovvero il torymus sinensi, si può dire che in linea di massima abbia sconfitto il “cattivo” cinipide galligeno, killer che ha fatto strage di castagne, negli anni scorsi. Nei boschi del Mugello, della montagna pistoiese e di Caprese Michelangelo (in provincia di Arezzo), della Lunigiana e della Garfagnana, sul monte Amiata le castagne sono tornate per la felicità degli appassionati.
“Con le gelate primaverili e la siccità estiva e la presenza degli ungulati la produzione di marroni e castagne quest’anno registra un calo del 40%, ma la qualità sarà ovunque di ottimo livello – dice Tulio Marcelli Presidente di Coldiretti Toscana – con quotazioni in aumento: dai 4.5 ai 5.5 euro al kg all’ingrosso fino ad arrivare a 7 euro al kg al consumatore finale. E’ ormai un ricordo l’anno orribilis 2014, quando si è toccato il minimo storico dall’Unità d’Italia”.
“La lotta al cinipide – continua Marcelli – si è dimostrata adeguata e dopo gli anni orribili con la produzione che si è progressivamente ridotta fino all’azzeramento, i primi segnali sono incoraggianti anche se sono lontani i bei tempi in cui i castagneti da frutto della Toscana regalavano fino 24 mila tonnellate fra marroni e castagne. Se il Cinipide non fa più paura sono invece gli ungulati ad arrecare danno a questa produzione messa a dura prova anche dalla mancanza di acqua”.
“Il castagno – sottolinea il Direttore di Coldiretti Toscana Antonio De Concilio – riveste un ruolo importante in molte aree collinari e montane della nostra regione, non solo per la produzione di frutti e legno, ma anche per il presidio del territorio e per la salvaguardia dell’assetto ambientale e idrogeologico. La bellezza dei boschi, con castagni spesso centenari, rende fruibili tali luoghi anche per scopi turistici e di svago con l’habitat che risulta fondamentale per la selvaggina, per la produzione del caratteristico miele e per la raccolta dei funghi e dei piccoli frutti. Nel suo complesso, il comparto ha altresì una rilevanza economica notevole in Toscana: su di una superficie di 33.000 ettari, di cui 16.000 ettari coltivati con castagni da frutto, si ottengono quasi 200 mila quintali di castagne per una PLV media annua di oltre 90 milioni di euro”.
“Non bisogna però abbassare la guardia perché è sempre alto il rischio di trovarsi nel piatto, senza saperlo, castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dall’Albania. Da qui la richiesta di Coldiretti – conclude De Concilio – di assicurare più controlli sull’origine delle castagne messe in vendita in Italia per evitare che diventino tutte, incredibilmente, tricolori”. Un modo per tutelare l’alta qualità della produzione made in Italy che conta ben quindici prodotti a denominazione di origine legati al castagno dei quali ben cinque si trovano in Toscana e sono il Marrone del Mugello Igp, il Marrone di Caprese Michelangelo Dop, la Castagna del Monte Amiata Igp, la Farina di Neccio della Garfagnana DOP e la Farina di Castagne della Lunigiana DOP.
 
 
Dal territorio
 
LOMBARDIA, ALLA SCOPERTA DEL VERO CARNAROLI: IN REGIONE IL 70% DEL RACCOLTO
 
Il 70% del vero Carnaroli originario, uno dei risi più pregiati d’Italia, è concentrato in provincia di Pavia con 6mila di tutti i 9mila ettari a livello nazionale. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti Lombardia in occasione della nascita della prima rete di agriturismi dedicati a questa varietà pregiata. Sabato 7 ottobre e domenica 8 ottobre, lungo “Le vie del riso Carnaroli” in 32 aziende di Terranostra Campagna Amica si potranno gustare piatti a base di vero Carnaroli originale da semente Carnaroli.
“L’obiettivo – spiega Alessandra Morandi, Presidente di Terranostra Lombardia – è raccontare i nostri territori e la nostra tradizione enogastronomica dove da sempre il riso è elemento fondamentale”. Basti pensare – spiega Coldiretti Lombardia – che quasi la metà di tutto il riso italiano viene prodotto in Lombardia con circa centomila ettari di risaie su poco più di 220mila a livello nazionale. Il riso lombardo è concentrato in particolare fra Pavia (prima risaia d’Europa con 80mila ettari), Milano e Lodi. “Gli agriturismi di Terranostra Campagna Amica – sottolinea Alessandro Morandi – saranno protagonisti di un viaggio nel gusto e nei sapori con ricette che sposeranno il Carnaroli ad altri prodotti del territorio nell’ambito di una collaborazione avviata con Regione Lombardia”.
In provincia di Bergamo, ad esempio, si potrà assaggiare il “risotto sbronzo con lo stracchino”, a Pavia il “risotto al Buttafuoco”, a Varese il “risotto Carnaroli con formaggella del Luinese”, nel Mantovano c’è chi preparerà il “risotto al radicchio e lambrusco” oppure nel Milanese cuoceranno “risotto alla monzese” e “risotto taleggio e pepe”, mentre nel Cremonese si abbineranno la zucca o le verze. Tutte le informazioni su ricette e agriturismi aderenti si possono trovare sulla pagina Facebook di Terranostra Lombardia e di Coldiretti Lombardia.
“Il riso – conclude la Morandi – è uno degli alimenti più eclettici che esistono. Si può preparare in mille varianti dolci e salate, può essere un primo piatto o un contorno, oppure può essere preparato con frutta e salumi. Ma è chiaro che serve una materia di prima qualità come quella che vogliamo dare con il vero Carnaroli originario che proprio grazie all’alto contenuto di amilosio (una delle componenti dell’amido, ndr.) è molto resistente ed elastico: durante la cottura non scuoce e rimane compatto. Per le sue preziose qualità organolettiche il riso Carnaroli è apprezzato in tutte le cucine, da quelle dei grandi chef a quelle più casalinghe”.
 
SALERNO, CARNE: COLDIRETTI PROMUOVE CONTRATTO FILIERA: CENTINAIA I COINVOLTI
 
Coldiretti Salerno promuove il contratto di filiera per la valorizzazione delle carni bovine linea vacca vitello 100 per cento made in Italy. Centinaia sono gli allevatori della provincia interessati ad aderire a un accordo che vede impegnati tutti gli attori della filiera, dalle aziende agricole fino alle industrie di macellazione e distribuzione. “La zootecnia è un comparto trainante per l’agricoltura salernitana, anche per la tutela ambientale e per il mantenimento delle aree interne – spiega il presidente di Coldiretti, Vittorio Sangiorgio – con questo Contratto di Filiera andremo a rilanciare il settore attraverso una maggiore valorizzazione del Made in Italy, un’adeguata remunerazione dell’impresa con un prezzo minimo garantito e maggiori tutele sui mercati.
Il settore delle carni bovine presenta diverse criticità che hanno provocato, negli anni, una crescente perdita di allevamenti. In particolare, il settore sconta la frammentarietà della filiera, i costi elevati, la contrazione delle richieste dei consumatori, la forte concorrenza di prodotto estero. Di qui – continua Sangiorgio – la necessità di creare una rete di allevatori per la produzione di vitelli, con un prezzo minimo garantito, nuovi sbocchi di mercato, e la possibile contribuzione del Mipaaf”.
Coldiretti ha incontrato a Contursi Terme centinaia di allevatori delle province di Salerno e Avellino per illustrare le opportunità del bando Mipaaf. All’incontro hanno partecipato, oltre al presidente Vittorio Sangiorgio, il direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda, il direttore di Coldiretti Salerno Enzo Tropiano, Giorgio Apostoli che ha illustrato in dettaglio il contratto, il presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari Orlando Paciello. È possibile negli uffici Coldiretti, da subito, sottoscrivere la domanda di ammissione al Contratto di Filiera. È un’occasione fondamentale per la zootecnia delle aree interne. In Campania sono 78mila i capi bovini da carne. Con questo progetto Coldiretti intende dare valore aggiunto al prodotto italiano e rassicurare il consumatore, che è ormai alla ricerca dei vitelli nati, allevati e macellati in Italia.
 
NUORO-OGLIASTRA, CALDO E SICCITÀ HANNO DIMEZZATO LE API
 
E’ da bollettino di guerra il report che arriva dagli apicoltori al termine di una annata siccitosa e di una delle estati più calde di sempre: il caldo e le mancate precipitazioni hanno dimezzato le api e le produzioni di miele, e causato perdite stimate in oltre 11 milioni di euro per un settore che produce oltre 6 milioni di euro di miele.
Il caldo eccessivo ha compromesso l’habitat naturale (flora e fioriture) decimando le famiglie di api contenute negli alveari: “sono decedute per indebolimento quasi il 50%, pregiudicando il popolamento delle arnie con conseguente riduzione delle produzioni stimabile in un – 60%” rivela Salvatore Nieddu, apicoltore di Nuoro.
“La calura e la siccità – spiega Ignazio Floris, docente dell’Università di Sassari – hanno riflessi negativi in quanto l’acqua per le api è un elemento indispensabile per termoregolare la temperatura corporea. Quest’anno è venuto a mancare quell’apporto energetico indispensabile alle api che si occupano di reperire la materia prima”.
Nell’Isola si contano 2700 aziende (fonte Banca Dati Anagrafe Apistica Nazionale), circa 65.000 alveari regolarmente denunciati, con una produzione media (per alveare) di circa 20 Kg.  Le api vivono da risorse naturali con ripercussioni positive sulla fenologia delle piante. Sono degli animali da reddito che hanno un rilevante ruolo ed impatto ambientale, un’attività ecosostenibile da salvaguardare che da sostegno alle piante spontanee ed a quelle coltivate. La loro assenza incide sul cambiamento climatico e sulla desertificazione dell’isola con conseguente stress o aborto dei fiori delle piante che producono nettare. In un’arnia, in condizioni ottimali, vive una famiglia di circa 80.000 esemplari equamente suddivisa tra adulte e larve.
“Non possiamo trascurare – evidenzia il direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra Alessandro Serra – oltre alla perdita economica e le conseguenze ambientali quella del valore genetico frutto di anni di selezione sia per quanto concerne le api che la capostipite, l’ape Ligustica e gli altri ecotipi locali. Oggi ripopolare un alveare è molto complesso, perché oltre ai costi (200 – 220 euro per arnia e 15 euro per ape Ligustica) è difficile trovare api in commercio, la domanda supera abbondantemente l’offerta”.
“E’ un settore strategico che merita maggiore attenzione – sottolinea il presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra Simone Cualbu -. E’ necessario garantire e sostenere le imprese per il ripopolamento degli allevamenti ed evitare la perdita di questo importante patrimonio che già subisce la concorrenza, spasso sleale, delle importazioni che oggi già segnano il 50 per cento del consumo. Grazie alle nostre battaglie la Regione ha riconosciuto 20 milioni di euro a tutti i settori agricoli per i danni subiti dalla siccità. Stiamo vigilando affinché questi fondi arrivino il prima possibile alle imprese agricole”.
 
SIENA, A #STOCOICONTADINI TRIONFA LA BRUSCHETTA CON OLIO EVO DEL TERRITORIO
 
Oltre 700mila persone hanno visitato il Villaggio Coldiretti a Milano lo scorso fine settimana: dal 29 settembre al 1 ottobre la kermesse #stocoicontadini è divenuta la piattaforma del migliore Made in Italy agroalimentare, tra prodotti tipici e produzioni locali provenienti da tutta Italia. Anche una delegazione territoriale di Coldiretti Siena ha partecipato all’evento, organizzato nella bellissima cornice del Castello Sforzesco di Milano, e che ha occupato una superficie di 7 ettari, grande come 10 campi da calcio.
“Sabato scorso c’era un gruppo senese composto da funzionari e soci che ha potuto apprezzare il grande valore della manifestazione – ha affermato il direttore di Coldiretti Siena Simone Solfanelli, presente con la delegazione senese – è stata la vetrina del migliore Made in Italy agroalimentare e della più sana imprenditoria agricola”. Gli “Ossi di Morto” senesi, i fagioli di Sorana, il pecorino abbucciato del Casentino, il vino Candia dei Colli apuani, il mezzone, i panigacci sono solo alcuni dei prodotti tipici agroalimentari toscani andati letteralmente a ruba con il pubblico della terra meneghina. Particolarmente apprezzata anche la prima bruschetta di stagione con olio toscano andata in scena con Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio extravergine IGP Toscano. 
La manifestazione #stocoicontadini ha ospitato 400 stand tra mercati degli agricoltori, aree del gusto, street food, stalle, agriasili, fattorie didattiche, orti, antichi mestieri, pet therapy, agrichef, laboratori, trattori e nuove tecnologie e workshop, presso i quali è stato possibile degustare, apprendere, giocare e divertirsi al fianco di oltre diecimila agricoltori. Oltre il 70% dei visitatori ha acquistato i prodotti esposti in vendita dalle aziende agricole o assaggiato le specialità del Made in Italy al 100% offerte a soli 5 euro (un primo, un secondo e un dessert) per far vivere a tutti un’esperienza da gourmet con le eccellenze italiane. Il piatto più apprezzato, nell’italica tradizione della dieta mediterranea, è stato quello della pasta preparata con i grani antichi, seguito dai gustosi secondi della braceria, tra hamburger, bistecchine e galletti certificati italiani.
Numeri imponenti anche per i “cartocci” con patatine fritte e alicette di Impresa Pesca Coldiretti sugli scudi, ma grandissimo successo anche per i gelati a base di latte d’asina e di capra, quest’ultimo addirittura esaurito già a conclusione della seconda giornata. “Pieno successo – secondo la Coldiretti – si è registrato anche per gli acquisti dei prodotti esposti nei vari stands con forme di formaggio, salumi, prodotti ortofrutticoli e conserve andate a ruba che hanno indotto i produttori di Campagna Amica a rifornirsi tempestivamente nelle rispettive aziende.” Infine, un interesse rilevantissimo ha registrato l’area riservata ai bambini che nell’agriasilo e nella fattoria didattica hanno trovato ‘agri-tate’, giochi contadini, l’orto da zappettare e alimenti gustosi e adeguati al loro benessere.
 
BRESCIA, ALLA SCOPERTA DEL VERO CARNAROLI: VIAGGIO NEL GUSTO E NEI SAPORI
 
Il 70% del vero Carnaroli originario, uno dei risi più pregiati d’Italia, è concentrato in provincia di Pavia con 6mila di tutti i 9mila ettari a livello nazionale. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti Lombardia in occasione della nascita della prima rete di agriturismi dedicati a questa varietà pregiata. Sabato 7 ottobre e domenica 8 ottobre, lungo “Le vie del riso Carnaroli” in 32 aziende di Terranostra Campagna Amica si potranno gustare piatti a base di vero Carnaroli originale da semente Carnaroli.
“L’obiettivo – spiega Alessandra Morandi, Presidente di Terranostra Lombardia e Terranostra Brescia – è raccontare i nostri territori e la nostra tradizione enogastronomica dove da sempre il riso è elemento fondamentale”. Basti pensare – spiega Coldiretti Lombardia – che quasi la metà di tutto il riso italiano viene prodotto in Lombardia con circa centomila ettari di risaie su poco più di 220mila a livello nazionale. Il riso lombardo è concentrato in particolare fra Pavia (prima risaia d’Europa con 80mila ettari), Milano e Lodi. “Gli agriturismi di Terranostra Campagna Amica – sottolinea Alessandro Morandi – saranno protagonisti di un viaggio nel gusto e nei sapori con ricette che sposeranno il Carnaroli ad altri prodotti del territorio nell’ambito di una collaborazione avviata con Regione Lombardia”.
In provincia di Bergamo, ad esempio, si potrà assaggiare il “risotto sbronzo con lo stracchino”, a Pavia il “risotto al Buttafuoco”, a Varese il “risotto Carnaroli con formaggella del Luinese”, nel Mantovano c’è chi preparerà il “risotto al radicchio e lambrusco” oppure nel Milanese cuoceranno “risotto alla monzese” e “risotto taleggio e pepe”, mentre nel Cremonese si abbineranno la zucca o le verze. Tutte le informazioni su ricette e agriturismi aderenti si possono trovare sulla pagina Facebook di Terranostra Lombardia e di Coldiretti Lombardia.
“Il riso – conclude la Morandi – è uno degli alimenti più eclettici che esistono. Si può preparare in mille varianti dolci e salate, può essere un primo piatto o un contorno, oppure può essere preparato con frutta e salumi. Ma è chiaro che serve una materia di prima qualità come quella che vogliamo dare con il vero Carnaroli originario che proprio grazie all’alto contenuto di amilosio (una delle componenti dell’amido, ndr.) è molto resistente ed elastico: durante la cottura non scuoce e rimane compatto. Per le sue preziose qualità organolettiche il riso Carnaroli è apprezzato in tutte le cucine, da quelle dei grandi chef a quelle più casalinghe”.
 
CAMPANIA, CIBO AUTENTICO E CUCINA ANTISPRECO AL 2° CORSO PER AGRICHEF CAMPANI
 
Sicurezza alimentare, cibo autentico, prodotti tracciabili e cucina antispreco. Questi i temi del secondo corso dell’Agrichef Campagna Amica Academy, promosso da Coldiretti e Terranostra Campania. Le iscrizioni gratuite si sono chiuse con una settimana di anticipo, raggiungendo il limite massimo. Saranno 25 i partecipanti, cuochi di altrettanti agriturismi provenienti da ogni angolo della Campania: dalle colline irpine e sannite ai monti casertani del Matese, dall’isola d’Ischia all’area archeologica di Pozzuoli, dal Parco Nazionale del Cilento a Palinuro.
L’Academy si trova a Montoro (Av) presso la GB Agricola. Ad aprire il corso sarà Ermanno Coppola, esperto di sicurezza alimentare per la fondazione Campagna Amica. Sarà poi Diego Scaramuzza, primo agrichef d’Italia e presidente nazionale di Terranostra, a tenere la prima lezione di tecnica di cucina, valorizzando in particolare i prodotti poveri della nostra terra. Nella seconda giornata docente sarà lo chef Pietro Parisi, il “cuoco contadino”, che trasferirà le sue competenze in materia di cucina antispreco, sfruttando anche i cosiddetti scarti per ridurre i rifiuti. A seguire lezioni su degustazione di cipolla ramata, formaggi e birra artigianale da filiera agricola. Ultima giornata di corso dedicata ad approfondimenti sulla multifunzionalità agricola, sulle esperienze didattiche per i bambini in campagna, oltre a focus sui prodotti che rappresentano l’eccellenza della Campania nel mondo: la mozzarella di bufala Dop, l’olio extravergine di oliva (a cura di Aprol Campania), la pasta 100% da grano italiano, il pomodoro San Marzano Dop, il pomodorino del piennolo del Vesuvio Dop, il miele, la carne marchigiana Igp, l’ortofrutta e naturalmente i vini. A chiudere la tre giorni sarà la lectio magistralis sul marketing delle aziende agricole del professor Piero Mastroberardino.
“Il successo del secondo corso – afferma Manuel Lombardi, presidente di Terranostra Campania – testimonia che la strada intrapresa è quella giusta. Gli agriturismi hanno capito che alzare il livello qualitativo significa aumentare le opportunità di reddito per le aziende agricole. Per chi ha già fatto il primo corso continueremo ad organizzare momenti di approfondimento non solo sulle tecniche di cucine, ma anche sulla gestione di sala, il marketing aziendale e le lingue straniere”.
“L’intuizione dell’Agrichef Academy – aggiunge Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – si conferma la strada giusta per difendere il vero agriturismo da chi utilizza in maniera scorretta questa denominazione, che appartiene alla multifunzionalità agricola. L’agriturismo è ambasciatore del territorio, ma è anche custode delle tipicità, delle tradizioni produttive e della capacità di lavorazione delle materie prime”.
 
UMBRIA, PICCOLI COMUNI: LEGGE STORICA PER 60 CENTRI SOTTO 5000 ABITANTI
 
Dal farro di Monteleone di Spoleto Dop alla cipolla di Cannara, dallo zafferano di Cascia, ai formaggi, salumi e legumi di Norcia, senza citare i tanti Comuni a vocazione vitivinicola e olivicola. Sono questi alcuni dei grandi prodotti dei piccoli Comuni umbri destinatari del provvedimento che ha ricevuto qualche giorno fa il via libera del Senato e che permetterà di tutelare anche i 60 borghi regionali al di sotto dei cinquemila abitanti, pari al 65,22% dei 92 Comuni umbri. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, nei piccoli Comuni umbri vivono 126.792 abitanti, il 14,26% sul totale di 888.908 abitanti in regione.
Una legge storica che persegue un obiettivo fortemente sostenuto negli anni dalla Coldiretti per tutelare e valorizzare un patrimonio naturale e paesaggistico, culturale e artistico senza eguali per la popolazione residente ma anche per il numero crescente di turisti italiani e stranieri che vanno alla ricerca dei tesori nascosti del belpaese.
Alle produzioni dei piccoli Comuni umbri si devono alcune delle specialità più note della nostra regione, ma i borghi assicurano spesso anche una maggiore qualità della vita, dalla sicurezza al cibo. Ora ci sono le condizioni – secondo Coldiretti – per recuperare in queste aree i troppi ritardi infrastrutturali e nei servizi offerti con interventi che vanno dalle tecnologie informatiche alle scuole, dagli ospedali alle poste fino alle edicole. Ma sarà importante anche valorizzare le opportunità offerte dalla nuova agricoltura nel presidio del territorio e nel sociale in aree che devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona.
Nei piccoli Comuni italiani (5.567 centri, il 70% del totale, dove vivono 10 milioni di abitanti) si “coltiva” – ricorda Coldiretti – oltre la metà della produzione agroalimentare nazionale che ha reso celebre il Made in Italy nel mondo, grazie alla presenza delle imprese agricole impegnate per assicurare il mantenimento delle tipicità alimentari, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e dagli incendi, per difendere un ambiente che offre grandi opportunità di sviluppo sostenibile.
 
PISTOIA, PIANTE E FIORI D’ITALIA: IL MARCHIO TRICOLORE ANCHE PER LE PIANTE PISTOIESI
 
Nel corso del Flormart di Padova, è stato presentato dall’Associazione Nazionale Piante e Fiori d’Italia il marchio registrato “Piante e Fiori d’Italia”, di proprietà della stessa associazione. A fregiarsene potrà essere il solo prodotto florovivaistico italiano, ovvero che ha trascorso la parte prevalente del suo ciclo, a partire dal materiale di propagazione, in Italia.
“Un’opportunità anche per le piante ornamentali pistoiesi e per i fiori di Pescia -commenta Coldiretti Pistoia-, di qualificarsi sui mercati internazionali sotto in marchio che richiama il fascino e le qualità delle produzioni italiane”. L’attività di accreditamento delle aziende è partita, affidata all’organismo di certificazione Dqa (Dipartimento Qualità Agroalimentare), struttura che opera anche nell’ambito della certificazione delle Dop e Igp. Il marchio potrà essere utilizzato in abbinamento con le varie certificazioni possedute dalle aziende (Emas, Iso, Mps, ecc.).
Le imprese interessate a caratterizzare la propria produzione florovivaistica con il marchio “Piante e Fiori d’Italia” possono rivolgersi agli uffici Coldiretti o prendere contatto direttamente con l’Associazione Piante e Fiori d’Italia (tel 0183/767081, mail presidenza@pianteefioriditalia.it).
“Coldiretti ritiene importante che anche nel settore florovivaistico il prodotto italiano possa essere riconosciuto e scelto da consumatori ed addetti ai lavori – spiega l’associazione agricola-, in coerenza con il processo di trasparenza ormai da anni in corso nel settore agro-alimentare”.
 
AVELLINO, COLDIRETTI LANCIA CONTRATTO DI FILIERA. CENTINAIA ALLEVATORI COINVOLTI
 
Un contratto di filiera per la valorizzazione delle carni bovine linea vacca vitello 100 per cento made in Italy. A promuoverlo Coldiretti che in provincia di Avellino vedrà l’adesione di centinaia di allevatori interessati ad aderire a un accordo tra tutti gli attori della filiera, dalle aziende agricole fino alle industrie di macellazione e distribuzione. “La zootecnia irpina va potenziata e rilanciata – conferma il direttore di Coldiretti Avellino e Campania, Salvatore Loffreda – per il ruolo fondamentale che ha nell’economia agricola e per la salvaguardia delle aree interne. Il rilancio del settore passa necessariamente attraverso accordi di filiera, per favorire l’aggregazione, l’adeguata remunerazione delle imprese con un prezzo minimo garantito e maggiori tutele sui mercati, per sviluppare l’innovazione, ridurre i costi e accrescere il valore delle produzioni”.
Coldiretti ha incontrato a Contursi Terme centinaia di allevatori delle province di Salerno e Avellino per illustrare le opportunità del bando Mipaaf. All’incontro hanno partecipato, oltre al direttore di Coldiretti Campania Salvatore Loffreda, il presidente di Coldiretti Salerno Vittorio Sangiorgio, il direttore di Coldiretti Salerno Enzo Tropiano, Giorgio Apostoli che ha illustrato in dettaglio il contratto, il presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari di Salerno, Orlando Paciello.
È possibile negli uffici Coldiretti, da subito, sottoscrivere la domanda di ammissione al Contratto di Filiera. “È un’occasione fondamentale per la zootecnia delle aree interne – afferma Loffreda – in Campania sono 78mila i capi bovini da carne ma le statistiche attestano le persistenti difficoltà degli allevamenti proprio a causa della frammentarietà della filiera, dei costi elevati, della forte concorrenza estera. Creare una rete di allevatori per la produzione di vitelli significa inserirsi nel mercato con un prezzo minimo garantito, una possibile contribuzione del Mipaaf e una valorizzazione del prodotto cento per cento italiano che è quello più richiesto dai consumatori”.
 
SALERNO, ALFONSO FANTASIA ELETTO PRESIDENTE DELLA SEZIONE ANGRI-SCAFATI
 
Alfonso Fantasia è stato eletto presidente della sezione Angri-Scafati di Coldiretti. 45 anni, già consigliere comunale a Scafati, vice Presidente del consorzio di Bonifica Sarno, Fantasia è socio con il fratello Andrea di un’azienda agricola di 70 ettari in Basilicata e presidente della Coop Italopomo che opera nel settore pomodoro da industria nelle regioni Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Emilia Romagna.
“Ci metteremo subito al lavoro – annuncia il neo presidente – per capire le priorità sulle quali intervenire e lavorare. Angri e Scafati, ma più in generale l’agrosarnese nocerino, hanno bisogno di un costante impegno sui territori: registriamo un incoraggiante incremento delle imprese agricole e un ritorno dei giovani alla terra. Dobbiamo valorizzare adesso le specificità della nostra agricoltura e dei suoi prodotti di eccellenza per creare economia e lavoro. Soprattutto, dobbiamo essere capaci di comunicare ai consumatori il valore aggiunto del binomio “prodotto-territorio” e supportare le aziende agricole nell’indirizzare le produzioni alle richieste del mercato per creare filiere virtuose”.
 
GROSSETO, IL FERMO PESCA NON CI PIACE E TUTELA POCO
 
Coldiretti Impresa Pesca Grosseto, in concomitanza con l’avvio del fermo pesca partito il 2 ottobre e che terminerà il 31 di questo mese, ribadisce con forza la propria contrarietà alle modalità con il quale ancora una volta è stato attivato. Rino Manno, presidente della sezione della pesca di Coldiretti, con il presidente Marco Bruni ed il direttore provinciale di Coldiretti Grosseto, Andrea Renna, pur apprezzando le notizie ufficiose secondo le quali questo provvedimento non sarà più previsto nel 2018, tona a stigmatizzare questo provvedimento.
“Con l’avvocato Alessandro Antichi stiamo verificando le richieste di pagamento per i nostri associati che ancora a distanza di due anni non hanno riscosso nulla. I referenti nazionali e regionali di Impresa Pesca di Coldiretti dalla sede maremmana ribadiscono che deve essere riconosciuto, apprezzato e difeso il ruolo attivo dei pescatori quali tutori dell’ambiente. “Il fermo pesca comunque non ci piace, non ci piaceva prima e non troverà il nostro sostengo neppure in futuro – ha detto Manno. Il blocco delle attività non rappresenta la risposta che attendevamo. Il blocco delle attività della flotta da pesca nel nostro territorio, a nostro parere, non ha davvero senso. In un Paese come l’Italia che importa più di 2 pesci su 3 nei territori interessati, con il fermo biologico, aumenta, peraltro, anche il rischio – continua Renna – di ritrovarsi nel piatto grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, straniere o congelate.
Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresa pesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). “Voglio essere chiaro – ha detto Manno – non vogliamo elemosine, vorremmo solo lavorare, ma visto che non ci hanno permesso di farlo, oggi dobbiamo ricevere quanto garantito per il fermo degli anni passati altrimenti oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. Secondo quanto assicurato a livello istituzionale si tratterà dell’ultimo anno di applicazione dell’attuale formula del fermo biologico che Coldiretti, ha più volte denunciato a tutti i livelli, si è manifestata fallimentare.
L’auspicio è che dal 2018 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie”. “I pescatori sono i primi tutori dell’ambiente – concludono Bruni e Renna – sono le sentinelle nel mare e ogni giorno svolgono un lavoro indispensabile. I pescatori di Monte Argentario, così come quelli delle altre zone maremmane, da tempo lavorano ad un progetto di tutela ambientale che applicano quotidianamente con passione, senza proclami e con l’innata coscienza che da anni in mare si tramanda garantendo prodotti sani di qualità nel rispetto delle norme e per rispondere alle esigenze del mercato e le richieste dei cittadini-consumatori”.
 
TREVISO, ACCORDO CETA: PARLAMENTARI TREVIGIANI DITECI DA CHE PARTE STATE!!!
 
“Chiediamo due cose, ai parlamentari trevigiani di entrare nel gruppo che si sta formando per bloccare definitivamente la ratifica al fantomatico accordo Ceta, ai 75 sindaci e giunte o consigli comunali di aiutarci a sensibilizzare sull’argomento i nostri rappresentanti a Roma. A chi non si opporrà al Ceta chiederemo pubblicamente di spigarci i motivi”. Con questo appello Walter Feltrin, presidente di Coldiretti Treviso riporta l’attenzione sulla battaglia della Coldiretti trevigiana No Ceta, un accordo capestro per l’agricoltura di casa nostra e per il nostro mercato che rischia di essere invaso da prodotti nordamericani che imitano il made in Italy e che portano con sé metodi di produzione lontani dagli standard qualitativi nostrani.
In provincia di Treviso la delibera Anti Ceta di Coldiretti Treviso è stata licenziata positivamente dalla Provincia di Treviso e da 75 comuni su 90: “E’ evidente che chi rinuncerà a firmare non potrà trincerarsi dietro ad ipocrisie o condizionamenti di appartenenza – sottolinea Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso rivolgendosi ai parlamentari trevigiani e ai sindaci mancanti – pretendiamo serietà e fermezza per sostenere il percorso di sviluppo identitario e territoriale e della nostra agricoltura in questa titanica sfida”.
L’accordo Ceta è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e favorisce la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali.
“Nei trattati – precisa Feltrin – va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori. Il Ceta uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia. Contemporaneamente le “volgarizzazioni” legate ai nomi dei prodotti tipici dell’italian sounding coesisteranno in Canada con le denominazioni autentiche dei nostri prodotti”.
 
 
Appuntamenti
 
EMILIA-ROMAGNA: BONIFICHE FERRARESI, ARRIVA CARNE “GREEN” CON LA STALLA 4.0
Giovedì 5 ottobre
 
Rivoluzione nelle campagne italiane con il progetto Made in Italy per l’allevamento integrato e sostenibile che sarà presentato da Assocarni e Coldiretti domani, giovedì 5 ottobre 2017 – ore 10.30 via Luigi Cavicchini, 2 – Jolanda di Savoia (FE) a Bonifiche Ferraresi, la piu’ grande azienda agricola italiana dove sarà possibile conoscere dal vivo la stalla del futuro con l’utilizzo delle più moderne tecnologie nel rispetto del benessere animale e dell’ambiente.
L’importanza dell’allevamento, la dipendenza dell’Italia dall’estero, le nuove richieste dei consumatori, le opportunità economiche ed occupazionali sono al centro dell’incontro che ha l’obiettivo di far tornare gli animali nelle aree interne del Paese dopo anni di abbandono che hanno provocato spopolamento e degrado ambientale.
Intervengono tra gli altri Marco Baldi dell’Area Economia e Territorio CENSIS Roberto Moncalvo presidente Coldiretti, Luigi Scordamaglia AD Inalca e vicepresidente Assocarni, Federico Vecchioni, AD di Bonifiche Ferraresi, Paolo De Castro Commissione Agricoltura Parlamento Europeo, Maurizio Martina Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali e Beatrice Lorenzin Ministro della salute. Modera Alessandro Cecchi Paone divulgatore scientifico. All’incontro interverrà un’ampia delegazione di dirigenti e produttori di Coldiretti Emilia Romagna.
 
PUGLIA: PEDIATRI-AGRICOLTORI ALLEATI PER “PAPPA GIUSTA” PER LA PRIMA INFANZIA
Giovedì 5 ottobre
 
Giovedì prossimo, 5 ottobre, alle ore 11,30, presso il salone di Coldiretti Puglia (Via Amendola 205/3), sarà stretto il patto tra agricoltori della rete di Campagna Amica e i medici dell’Associazione Culturale Pediatri che forniranno opportune indicazioni nutrizionali, per arrivare a produrre la ‘pappa giusta’ con pesce, carne, verdure e frutta a Km0, omogeneizzati e pastorizzati adeguatamente.
L’attenzione a come si alimentano i bambini è un dovere di tutti, a partire dagli enti locali – Comuni, Province e Regioni – delle istituzioni scolastiche che dovrebbero preferire i prodotti tipici e tradizionali non solo per i pranzi somministrati agli alunni, ma anche per i brevi momenti di ristoro. In quest’ottica l’interesse dei pediatri che intendono consigliare sin dai primi anni di vita dei bambini una corretta alimentazione – continua Coldiretti Puglia – magari indirizzando le mamme verso cibi che siano costruiti il meno possibile ‘in laboratorio’, piuttosto in casa.
Per aiutare le famiglie ad alimentare al meglio le giovani generazioni, da anni il Progetto di Educazione alla Campagna Amica ha agevolato l’incontro tra i bambini e i prodotti agricoli ‘fatti’ dagli agricoltori. In Puglia negli ultimi 10 anni sono stati coinvolti nel progetto delle masserie didattiche 90mila bambini e 270 scuole. Secondo il Rapporto Osservasalute 2016 le prevalenze di sovrappeso e obesità tra i minori aumentano, significativamente, passando dal Nord al Sud del Paese (33,0% al Sud rispetto al 19,7% del Nord-Ovest, al 22,5% del Nord-Est, al 23,8% del Centro e al 24,8% delle Isole), con percentuali particolarmente elevate in Puglia (31,4%).
I prodotti tradizionali e tipici rispondono all’esigenza di garantire sicurezza alimentare, tutela ambientale e salvaguardia della storia e del patrimonio di tradizioni del territorio. Da ciò l’impegno della Coldiretti Puglia, attraverso il progetto di Campagna Amica, di offrire ai bambini, agli studenti e alle loro famiglie, agli insegnanti e, più in generale, ai consumatori una visione concreta e reale dell’agricoltura regionale e un serio programma di educazione alimentare.
Coldiretti Puglia auspica la piena condivisione del Presidente della Regione Puglia Emiliano e dell’intero Consiglio Regionale sulla delicata questione ancora aperta del DdL sull’uso dei prodotti agricoli regionali nelle mense pubbliche da approvare in Consiglio regionale, che dovrà prevedere stringenti protocolli di controllo di tutte le fasi dalla produzione alla somministrazione. Vanno date risposte serie e concrete – aggiunge Coldiretti Puglia – all’83 per cento dei genitori pugliesi, convinto che le mense dovrebbero offrire cibi più sani anche per educare le nuove generazioni alla sana e corretta alimentazione e tutelare la salute dei bambini.
Oggi meno della metà (45%) dei giovani di età compresa tra i 12 e i 19 anni consuma frutta tutti i giorni, come conferma il Rapporto sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, realizzato da Eurispes in collaborazione con Telefono Azzurro, che per l’occasione ha intervistato oltre cinquemila ragazzi. Ma la stessa indagine – conclude Coldiretti Puglia – rileva che i giovani non consumano frutta solo a tavola con la famiglia, ma in un caso su dieci (9,6%) anche come snack fuori pasto preferendola secondo Eurispes alle merendine (8,2%), alle patatine fritte (6,4%), alla cioccolata e caramelle (6,2%) anche se la pizza è al top del consumo con il 24,3% delle preferenze, seguita da gelati e yogurt con il 20,8% e infine dai panini con il 16,1%.
 
SARDEGNA: NEI MERCATI DI C.A. SENSIBILIZZAZIONE AL CONSUMO DI LATTE MATERNO
Sabato 7 e giovedì 19 ottobre
 
Latte materno a km zero per sottolineare e sensibilizzare sull’importanza dell’alimentazione neonatale. Nella settimana mondiale che celebra questa importante pratica, anche in Sardegna si terranno degli eventi collegati. Questa mattina a Iglesias, per il secondo anno consecutivo, si è tenuto nel mercato di Campagna Amica l’evento “Latte di mamma a millimetro zero” con la partecipazione delle mamme di Iglesias in collaborazione con Coldiretti, il consultorio locale e l’associazione Consultiamoci. I principali testimonial di questa particolare promozione sono i bambini stessi che con le loro madri prendono parte all’evento, davanti al banchetto dove le operatrici del Consultorio della Asl locale danno consigli alle madri e a quelle donne che presto lo diventeranno.
Allattare fa bene sia all’ambiente che alle mamme. Nel primo caso perché si tratta di un alimento a impatto ambientale zero, la cui produzione non inquina e non comporta costi. Fa bene alle mamme perché allattare al seno contribuisce al ritorno in forma dopo la gravidanza. Non a caso è stato scelto il mercato di Campagna Amica come location ideale, perché l’alimentazione sana e varia è il presupposto fondamentale per portare avanti l’allattamento fino ai due anni di età del bambino come consiglia l’Organizzazione mondiale della Sanità che denuncia inoltre il fatto che una sempre più alta percentuale di donne fanno ricorso al latte artificiale.
I prossimi appuntamenti sotto i gazebo gialli con “Latte di mamma a millimetro zero” saranno a Sassari il 7 ottobre nel mercato dell’Emiciclo in collaborazione con il Consultorio, e il 19 ottobre a Oristano in collaborazione con Laore e Consultorio.
 
PIACENZA: EDUCAZIONE A CAMPAGNA AMICA: APPUNTAMENTO SUL PUBBLICO PASSEGGIO
Venerdì 6 ottobre
 
“Educazione alla Campagna Amica” fa tappa sul Pubblico Passeggio. Venerdì 6 ottobre Coldiretti Piacenza sarà infatti tra i protagonisti di “Futuro in salute” la settimana di iniziative organizzata dall’Ausl e dalla Polizia Municipale. Tra le 30 postazioni ci sarà quella tinta di giallo, facilmente raggiungibile da via Alberici dove dalle 9 di mattina cinque diverse classi delle scuole elementari e una della materna potranno essere guidate in un affascinante viaggio alla scoperta degli stili di vita sani e di una corretta alimentazione che parte dal consumo dei prodotti locali e stagionali.
Le iniziative di Coldiretti dedicate ai più piccoli e alle loro famiglie continueranno nel pomeriggio, dalle 15 alle 17.30, con “Dimmi la verità, nient’altro che la verità”, ovvero il laboratorio interattivo dedicato all’importanza delle etichette d’origine sugli alimenti.
 
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