N. 553 - 23 Agosto 2005

MADE IN ITALY: CINA; BEDONI (COLDIRETTI), SALVARE IL POMODORO ITALIANO
Trasparenza in etichetta dell'origine, controlli e rispetto accordi di trasformazione

"A distanza di oltre un mese dall'impegno assunto formalmente dal Governo al tavolo agroalimentare non sono ancora operative le norme per rendere obbligatoria l'etichetta "salva pomodoro italiano" nonostante sia da tempo iniziata una campagna di raccolta difficile dove è più che mai necessario garantire condizioni di trasparenza, efficienza e responsabilità nella filiera e nelle Istituzioni per dare un futuro ad un settore simbolo del Made in Italy". E' quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni, in riferimento al tavolo nazionale di settore convocato al Ministero delle Politiche Agricole per giovedì 25 agosto, nel sottolineare che mentre la coltivazione nazionale è a rischio, dalla Cina sono arrivate nell'ultimo anno circa 150mila tonnellate di concentrato di pomodoro da spacciare, per la mancanza dell'indicazione di origine, come prodotto Made in Italy, a danno delle imprese agricole e dei consumatori. Non ci dunque alibi per il mancato rispetto degli accordi raggiunti da parte delle industrie di trasformazione e - ha continuato il Presidente della Coldiretti - occorre invece attivare tutte le misure disponibili per dare continuità e sostenibilità al settore. E l'obbligo dell'origine in etichetta negli alimenti è - ha sostenuto Bedoni - un'arma formidabile per garantire l'efficienza nei controlli, il rispetto dei contratti e il futuro del vero Made in Italy dal campo alla tavola, per salvare le imprese e dare ai consumatori la possibilità di fare scelte consapevoli. Il concentrato di pomodoro - precisa la Coldiretti - è la principale voce delle esportazioni agroalimentari cinesi in Italia, con un valore che nel 2004 ha superato i 62 milioni di euro, dove dopo essere stato rilavorato e diluito diventa spesso "con l'inganno" passata tricolore per la mancanza di informazioni chiare sull'origine in etichetta. Per questo - continua la Coldiretti - sono gravi i ritardi accumulati nella pubblicazione delle nuove norme che rischiano di divenire operative troppo tardi quando la raccolta 2005 sarà conclusa. Il provvedimento frutto della concertazione tra Governo, Regioni, rappresentanti dell'agricoltura, dell'industria, del commercio e della cooperazione, del mondo del lavoro e dei consumatori prevede - ricorda la Coldiretti - che tutti i derivati del pomodoro ottenuti dalla diluizione del concentrato potranno essere posti in vendita sul mercato nazionale solo con denominazioni differenti, tali da non creare confusione con la vera passata di pomodoro, nella quale dovrà essere indicata la reale origine. L'Italia è il secondo produttore mondiale dopo gli USA con un raccolto di pomodoro per l'industria di trasformazione che - riferisce la Coldiretti - dovrebbe attestarsi essere attorno ai 5 milioni di tonnellate, in riduzione rispetto allo scorso anno e realizzato sia nel nord che nel sud del Paese. Dopo anni di progressivo declino a favore di condimenti meno tradizionali, che ha determinato un forte calo nei consumi, la classica e semplice pummarola è tornata sulle tavole degli italiani e - sottolinea la Coldiretti - ha fatto registrare nel 2004 un aumento del 6% nelle quantità acquistate dalle famiglie italiane, con punte del 10% per le passate e del 12% per il pomodoro a pezzettini, sulla base dei dati Ismea-ACNielsen. Ogni famiglia italiana - continua la Coldiretti - ha acquistato ben 31 kg di pomodori trasformati ed a essere preferiti sono stati nell'ordine i pelati (14 Kg), le passate (11 Kg), le polpe o pomodoro a pezzi (5 Kg) e per ultimo i concentrati e gli altri derivati (1 Kg). Una scelta di acquisto che - conclude la Coldiretti - ha portato complessivamente gli italiani a spendere 442 milioni per acquistare ben 545 mila tonnellate di pomodori in scatola o in bottiglia.

 
 
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